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IL MIO CAPPELLO ALPINO (di Porro Gianmario) Nel mio armadio circondato, guardato a vista, quasi coccolato dai miei tanti cappelli invernali, c'è un Cappello sdrucito con un numero sul davanti protetto da un'aquila, con una penna d'aquila leggermente rovinata, infilata in un piccolo fiocchetto verde. E' il mio Cappello Alpino. E' un Cappello che ha una lunga vita, è stato testimonio di una storia di naja militare un po' tormentata. E' un Cappello che conservo gelosamente , come soltanto può un soldato fiero della tradizione del Corpo degli Alpini. Quando lo calco in testa mi sento orgoglioso della mia totale italianità. Mi ha accompagnato nel periodo del servizio militare portato avanti sotto due repubbliche e che ho accettato senza mai lamentarmi, anche quando l'addestramento si è svolto duramente in Germania. Un Cappello impreziosito da una penna che mi dava e mi da tanta sicurezza, tanta tranquillità, con la certezza che mi sarà sempre un compagno fedele. Caro Cappello, sono sempre stato e sono orgoglioso di portarti.
Cappello Alpino sei rimasto uno degli oggetti ai quali maggiormente sono legato. La mia gioventù per parecchi anni è trascorsa portandoti in testa. Nascondevi , all'epoca, i miei tanti capelli ondulati. Mi hai conosciuto giovane Alpino quando un regime che non accettavo mi ha mandato in Germania a Mussingen, nella Foresta Nera, per un periodo di istruzione. Mi sei stato compagno durante la mia permanenza sul fronte della Garfagnana. Mi hai accompagnato quando la mia compagnia lasciò volontariamente questa zona dl fronte e con tanta fortuna potei raggiungere la mia casa. Non mi hai lasciato quando ho cercato di rifugiarmi in Svizzera perchè ricercato dalla Guardia Nazionale Fascista. Con mio grande disagio non venni accettato e di conseguenza respinto con il pensiero tormentoso di trovare un rifugio. Durante il periodo di vita in solaio , per sfuggire alla carcerazione, ti ho tenuto nascosto con me. Quando ti guardavo mi ricordavi che ero un Alpino tutto d'un pezzo, che non dovevo temere della mia vita di clandestino Terminato questo triste periodo nuovamente ti ho calcato sulla mia testa per svolgere un altro spazio di vita militare. Era nata un’altra repubblica che cancellando la precedente Repubblica Sociale non considerava valido il servizio militare prestato sotto il regime fascista. Caro Cappello, una divagazione, o meglio un breve commento che ti riguarda in buona parte. Per le solite leggi politiche di parte, sia di destra che di sinistra, se non avessi risposto alla chiamata di leva dell’attuale Repubblica non avrei potuto iscrivermi all’Associazione Nazionale Alpini. Conseguenza: non avrei potuto partecipare alle varie manifestazioni indette da questa Associazione. Pertanto anche tu , mio amato Cappello, saresti sempre stato chiuso nell’armadio con gli altri cappelli che non hanno i tuoi meriti. Una grossa amarezza per uno che si sente Alpino dalla testa ai piedi e che malgrado le idee politiche diverse è sempre stato fiero di servire l'Italia. Terminato il servizio militare nel 1947 fedelissimo cappello , hai trovato posto in questo armadio dove con tanta cura ti conservo. Quando apro le ante ti presenti alla mia vista con tutto il valore che nutro per te. Mi racconti continuamente tutti gli episodi belli ed anche dolorosi che hai vissuto calcato sulla mia testa. Anche se la naia alpina è terminata non ti ho mai dimenticato e tu non mi hai mai abbandonato. Un Alpino non può scordare il suo Cappello che lo ha accompagnato per tutti gli anni della sua vita militare, e un Cappello Alpino non può cessare di ricordare chi lo ha portato per qualche anno con tanto onore, con tanto entusiasmo e con tanto amore. Ci siamo sempre amati perché abbiamo vissuto gli stessi pericoli ed a vicenda ci incoraggiavamo. Non ti ho lasciato oziare nell'armadio . Ad ogni occasione di festa Alpina e di solennità nazionale ti facevo e ti faccio uscire dal buco dello stipo, forse anche on una punta di invidia degli altri cappelli, per fare bella mostra sulla mia testa non più doviziosa di tanti cappelli. Non potrò mai sapere il giorno programmato per l'ultima mia salita in montagna, la scalata alla cima eterna. Solo il Signore ne è a conoscenza; nel giorno della mia nascita l'ha scritta nel libro della mia vita. Lo prego perchè mi accetti nella cordata da Lui guidata, è la più sicura, anzi l'unica per raggiungere incolumi la vetta finale. Nel giorno in cui lascerò la vita terrena e prima di iniziare l'ascesa consegnerò alle mie nipoti il mio cappello che considero un cimelio. Passerà di loro proprietà affinché lo conservino con cura. Augurandomi che ogni volta che si presenterà ai loro occhi facciano memoria del loro nonno, orgoglioso ALPINO, con tutto ciò che ha fatto per il bene della famiglia. Nel cappello alpino è racchiusa tutta la mia vita militare. In questi anni sono spirati venti di tutti i colori, venti più o meno caldi, anche impetuosi. Con il mio Cappello mi sono messo sempre al riparo, rimanendo solo e solamente un incrollabile Alpino Italiano.
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