FOSSATO NEL TEMPO

 Roccaccio e cinta muraria medievale prima del 1970

 

FOSSATO ( Castello )

  

Sopra un poggio appenninico appollaiato,

tra rovine nostalgiche di mura,

veglia il castello vecchio di Fossato.

Gli si apre ad occidente la pianura

che or le foglie d'autunno hanno ingiallito;

ma vive eternamente la figura di dame, di torrioni e di conventi

ricchi di glorie non più recenti.

Salve! o paese antico sull'altura

 

 Da Fossato di Vico nel tempo di Isidoro Galassi - 1960 -


STORIA DI FOSSATO IN BREVE


Descrivere Fossato con poche parole, come ora si tenterà di fare, mette sempre nell'imbarazzo di quali argomenti trattare.
Privilegiare la bellezza dei suoi verdi ed immensi panorami, le cui prospettive variano al variare di ogni punto d'osservazione, oppure dare la precedenza a quell'indiscussa centralità viaria, che attraverso secoli e millenni gli ha portato fortune e sfortune?
Mettere in risalto le caratteristiche di autonomia, che per vari aspetti l'hanno reso unico tra i castelli del contado perugino, oppure evidenziare la continuità della sua economia silvo-pastorale, che dalla notte dei tempi fino al secolo XX gli ha garantito la sopravvivenza, attraverso un sapiente uso della sua bella e ricca montagna? Sottolineare quella che tuttora è l'identità medievale del centro storico, oppure preferirgli l'illustrazione delle oltre quaranta chiese sorte nel suo territorio durante i dieci secoli del secondo millennio?
Si potrebbe continuare con gli interrogativi, ma fermiamoci qui, nella considerazione che nessun discorso sintetico potrebbe riferire la varietà e la ricchezza di dati di un insediamento la cui origine si perde nei secoli pre-cristiani dei popoli italici e nella consapevolezza che farsi l'idea di un luogo, significa, innanzi tutto, farsi un'idea dei suoi eventi fondamentali.

 


 

La vita in epoca italica

 

Allora diciamo subito che - fatta eccezione per materiali preistorici che sono tuttora in attesa di definizione da parte degli esperti al VI sec. a.C. risalgono i più antichi reperti archeologici, manufatti bronzei, finora rinvenuti in territorio fossatano e precisamente in montagna, sugli Appennini, testimonianza che la vita si svolgeva allora lassù, dove tra l'altro, favoriti dalla situazione orografica, si incontravano gli Italici dei due opposti versanti, i popoli pastorali e transumanti della cosiddetta "facies appenninica"; ancora nel Trecento, cioè circa due millenni dopo i citati manufatti bronzei, quella che è oggi cima Aiale (campum crescionis nel Medioevo) e divide i territori di Fossato e Fabriano, nonché l'Umbria dalle Marche, è definita in una pergamena luogo ubi consuevit per antiqua tempora fieri iustitia, cioè luogo ove fu solito nei tempi antichi amministrare la giustizia. Dunque uno dei pochi punti della lunga catena appenninica, nel quale Umbri, Piceni e tanti altri popoli degli opposti versanti appenninici s'incontravano, scambiavano prodotti, stipulavano patti sotto la garanzia di qualche divinità, realizzando con ciò quel fieri iustitia di cui si è conservata memoria così a lungo; nè dovrebbero essererci dubbi che gli antiqua tempora siano quelli pre-romani, in quanto in epoca romana la giustizia viene amministrata ad Helvillum, corrispondente all'attuale Borgo o via F. Venturi, dove nel frattempo la vita si è spostata dalla montagna e dove gli helvillates sono amministrati dai marones, come risulta inequivocabilmente dai rinvenimenti archeologici effettuati in loco in questo secolo XX e nel precedente.

 


 

Helvillum: la Fossato di epoca romana


Helvillum - la Fossato di epoca romana, ma talora erroneamente identificata in passato con località diverse da Fossato - era un insediamento così importante, lungo la consolare Flaminia, da essere presente, così come Nocera al di qua degli Appennini, Cagli e Fossombrone al di là, in tutti e quattro gli Itineraria pervenutici dalla romanità, nell'ordine il Gaditano (o vasi di Vicarello), l'Antonino, il Gerosolimitano o Bordigalense, la Tabula Peutingeriana; era un vicus, come ci dice l'Antonino (Vitinerarium, del II secolo d.C., che riferisce anche il diverticulum ab Helvillo-Anconam ricalcante, come ebbe a notare G. Sigismondi, un preesistente actus preistorico) ed era anche una mansio, anzi l'unica mansio tra Fano e Roma, come ci dice il Gerosolimitano (prima metà del IV sec. d.C.), che è l'Itinerarium più ampio e dettagliato.
Era dunque un insediamento transitatissimo e con servizi idonei al traffico che vi si svolgeva, sulla principale arteria centro-italiana e a 124 miglia da Roma, sul quale si confluiva direttamente da diverse aree marchigiane attraverso il diverticulum e attraverso quella che poi è stata detta "la strada del valico", altro actus preistorico coincidente con la vecchia S.S. n.76 della Val d'Esine, entrambi scavalcanti gli Appennini nel punto più facile di tutto il nord-est umbro.
A sottolineare ulteriormente l'importanza di Helvillum, basti aggiungere che le località lungo la Flaminia oggi-limitrofe di Fossato, negli Itineraria o non compaiono mai, come nel caso di Sigillo e Costacciaro, o compaiono solo una volta, come nel caso di Gualdo, definita Ptanias nel Gerosolimitano.
Il territorio fossatano è perciò ricco di testimonianze dell'epoca romana - da raccogliere quanto prima in un museo locale - tra le quali una delle più significative appare quel tempio del II secolo a.C. alla dea
Cupra, venuto alla luce nel 1868 al Borgo in voc. Aia della Croce e ricco anche di quella lamina con la scritta in lingua umbra e caratteri latini, ora al Museo Archeologico di Perugia, mentre la più recente -rinvenimento ad opera dello scrivente e due suoi amici - è quel secondo ponte romano riemerso sotto una metrata di terreno agricolo in voc. Le Borre nell'agosto 1989, dopo il primo di epoca augustea sul fiume Rigo e noto da sempre (negli stessi giorni della scoperta del ponte, lavori di scavo in Borgo portavano alla luce la casa romana caduta su se stessa, con materiali del III sec. d.C., dunque una notevole traccia della scomparsa Helvillum, ora sepolta sotto quel campo da bocce che il Comune gli ha costruito purtroppo sopra...).

 

   
 Lamuna del II sec.a.C. in lingua umbra e caratteri latini con la scritta alla dea Cupra Bronzetto del IV-VI sec. a.C.

 


 

Fossaton durante le invasioni barbariche

 

Helvillum presumibilmente scompare durante la lunga guerra goto-bizantma conclusasi proprio nella nostra area nel 552 d.C.
con la vittoria dei Bizantini, i quali sono i presumibili fondatori del primitivo castello di Fossato, quella Rocca alto-medievale di cui sul vertice del colle - mt.581 slm - resta il rudere chiamato Roccaccio, utile a raccogliere i sopravvissuti, ma soprattutto a fungere da guardia alla Flaminia, come rivela lo stesso termine greco (la lingua dei Bizantini) di fossaton, significante fortificazione in altura. Siamo infatti nell'epoca delle invasioni barbariche e nel 569 sono i Longobardi a calare in Italia e ad occuparla, eccezion fatta per il cosiddetto corridoio bizantino, quella striscia di terra tra Ravenna e Roma che i Longobardi contenderanno ai bizantini per circa due secoli. Fossaton, frontiera bizantina, ha proprio il compito d'impedire che i Longobardi, padroni della Flaminia da Terni a Gualdo compresa, avanzino ed arrivino ad occupare Scheggia, dove comincia quella strada amerina (perché passa per Amelia, l'Amena dei Romani) costruita per mantenere i collegamenti tra Ravenna e Roma, impediti sulla Flaminia dalla citata occupazione longobarda.
Il nostro insediamento, dunque, come posto di confine non poteva non rimanere influenzato da entrambi i contendenti, tracce dei quali restano tuttora nel suo territorio; è decisamente longobardo, anzi - dopo la sua origine bizantina - da quando diventa un feudo dei Conti di Nocera, Contea costituita nell'anno 850 come emanazione settentrionale del longobardo Ducato di Spoleto. Di stirpe longobarda, infatti, sono definiti gli ascendenti di quel Vico che, come figlio del Conte di Nocera, nel 996 ottiene dall'imperatore Ottone III il formale riconoscimento del vicariato su quello che intanto ha latinizzato il nome in castrum fossati - che in pratica, come si è visto, era già un feudo dei conti nocerini - e sulle aree ad esso limitrofe (il "di Vico" è aggiunto al nome di Fossato soltanto nel 1862, per distinguerlo da altri Comuni omonimi presenti sul territorio, diventato nel frattempo nazionale; non essendoci più Comuni italiani che si chiamano soltanto Fossato, potrebbe ore il nostro paese eleminare il "Vico" e tornare al suo antico e semplice nome).

 


 

Il secolo dei Bulgarello

 

E' intorno alla metà del sec.XII, presumilbente, che i nobili successori di Vico scompaiono dalla storia di Fossato, per motivi che tuttora s'ignorano; gli subentrano i Bulgarello - a lungo ed erroneamente confusi con gli omonimi conti di Marsciano - che nobili non sono o per lo meno non si definiscono mai tali. Nel periodo di circa un secolo in cui sono signori di Fossato, essi, che rappresentano il ponte di passaggio dall'età feudale all'età comunale, fanno vivere al castello le fasi più intense della sua storia:
- nel 1187 sottomissione a Gubbio, subita dai Bulgarello molto malvo-
lentieri.
- nel 1208 sottomissione a Perugia, che si sta affermando come città dominante, ma stavolta voluta dai Bulgarello i quali, anzi, nella storia delle sottomissioni, sono gli unici che riescano ad imporre condizioni alla dominante stessa, come notò Briganti nel suo magistrale studio del 1906, durante l'esame di questa sottomissione del 1208.
- nel 1251 vendita per 4.000 libre, ancora voluta dai Bulgarello, del ca-
stello di Fossato e dei suoi uomini a Gubbio; consapevoli che l'epoca
dei signori feudali sta declinando perché si sta affermando quella dei
Comuni, prima di uscire di scena cercano di rastrellare soldi come
possono. Contemporaneamente si vendicano, per così dire, della indigesta sottomissione del 1187, in quanto effettuano la venditio e riscuotono subito la cifra pattuita, ma sono ben certi che gli eugubini non si godranno il castello di Fossato, sia perché sanno che Perugia non rinuncerà al suo principale bastione di nord-est, e tanto meno a favore della rivale Gubbio, sia perché - con un'astuzia che ai compratori sfugge - redigono un atto di vendita che, se fosse impugnato davanti a un giudice, si rivelerebbe falso nella sostanza (non a caso l'atto è considerato, per il suo diversificarsi rispetto agli altri, uno dei più interessanti della Diplomatica medievale umbra e va anche detto, per inciso, che contiene il più antico elenco nominativo, a quanto finora risulti, che un castello faccia dei propri abitanti, motivi per i quali è esposto in copia nella sede comunale e, relativamente all'elenco, anche in trascrizione a cura dello scrivente).
- nel 1259 infatti, cioè otto anni dopo, troviamo il nostro castello saldamente e definitivamente sotto il dominio e la protezione del grifo perugino, come si vede anche nello stemma di Fossato; lo decidono una guerra tra le parti, a cui Fossato non partecipa pur essendo l'oggetto
del contendere, nonché un laudum conclusivo di Città di Castello scelta come arbitro dalle due parti stesse
. I Bulgarello, come quasi certamente avevano previsto, spariscono dalla scena di Fossato; sotto di loro, come tutto lascia credere, era stato però costruito, ai piedi di quello primitivo, il secondo castrum fossati, cioè l'attuale paese o centro storico che ancora oggi ammiriamo. Come periodo della costruzione, si può ipotizzare fondatamente la prima metà del sec.XIII.



II libero Comune ed i suoi Statuti

 

Nella seconda metà del secolo, invece, certamente in uno degli anni tra il 1259 e il 1266, Fossato diventa un libero Comune e si dota gradualmente di quegli Statuta, che sono tra i più antichi dell'Umbria, con i quali si autogovernerà fino al sec. XIX; la Publicatio statutorum, ad opera del Vicario e alla presenza di testi, avviene nel cuore del castello il 13 maggio 1386, mentre la legislazione successiva - cioè le Reformantie avvenuta anch'essa a più riprese, la si vede iniziare nel 1394 e terminare nel 1510. Statuti e Riformanze,conviventi in un unico corpo manoscritto, son oggi conservati in due preziose copie, una pergamenacea e l'altra cartacea, della prima metà del '500.



Fossato nel basso medioevo

 

Nel '300, secolo in cui s'intensifica il fenomeno delle mercenarie Compagnie di ventura, non si registrano per Fossato fatti militarmente clamorosi e nelle carte si legge piuttosto di infìnitos labores acdispendia sopportati in difesa del contado - del quale è la principale porta d'ingresso - di continue spese, guerre e danni patiti da parte dei nemici di Perugia - la quale ricambia i fossatani facendo loro concessioni - e di altri fatti del genere, ma mai si legge che il castello sia caduto in mani nemiche; la posizione in cima a un colle, la cinta muraria con le sue sedici torri, gli accorgimenti difensivi che si leggono negli Statuti, uniti al coraggio degli abitanti, ne fanno una fortezza di leggendaria inespugnabilità. Neanche Francesco Sforza, nel 1442, riuscirà ad impadronirsi del nostro castello: forte di circa cinquemila cavalli, e 2000 fanti, andò per pigliare Fossato, ma non l'havve, riporta la "Cronaca Oraziani"; l'Alfieri, nel suo libro del 1900, commenta scrivendo che il gran capitano dovette fremere a quella inaspettata resistenza, uso comerà alla vittoria.
Nel 1500, invece, il Valentino, cioè Cesare Borgia, fratello di Lucrezia e figlio del papa Alessandro VI, diede di notte la battaglia a Fossato - scrive il Pellini - et ricevatene non picciolo danno di soldati percioche molti vene morirono, prese per forza il castello, e lo mise a sacco, così come nel 1517 fanno notevoli danni al castello i cappelletti, le truppe mercenarie internazionali di Francesco Maria della Rovere, Duca d'Urbino. Ma va tenuto conto che in particolare dal 1447 compaiono nelle carte muri di cinta ruinosi et veteres e perciò inadeguati, bisognosi, come si scrive nel 1464, di fortificatione reparatione et aconcimine; nel 1431, in compenso, Fossato ottiene il formale riconoscimento, da parte della città dominante, di poter nominare da sé il Vicario del castello, cosa che d'altronde faceva fin dalle origini del libero Comune, unico nell'esercizio di tale autonomia tra i castelli del contado perugino, mentre nella seconda metà del secolo raggiunge la superficie comunale attuale, con graduali acquisti da privati della montagna in area purellana, tra le proteste durante a lungo di Sigillo, che su tale montagna ha delle mire.



 

Sottomissione allo Stato Pontificio

 

Dopo il saccheggio ad opera del Valentino, si prosegue con un pesante coinvolgimento del nostro castello nella guerra tra i Baglioni Giampaolo e Carlo detto il Bargiglia: nel 1501 Fossato è spettatore di tradimenti, di impiccagioni davanti alle sue porte, di evacuazioni notturne di massa, fatti e misfatti destinati a costellare tutto il primo quarantennio del secolo, finché, nel 1540, le truppe di Paolo III non s'impadroniscono dell'Umbria, di Perugia (la guerra del sale) e perciò anche di Fossato, mettendo fine alle gloriose libertà comunali e inaugurando tré secoli abbondanti di potere pontificio, coincidenti con quelli economicamente e culturalmente più poveri della storia dell'Umbria, fatta forse eccezione per i secoli delle invasioni barbariche.
Nell'atto di sottomissione alla Chiesa, redatto in Gualdo l'11 maggio, Fossato chiede ed eccezionalmente ottiene di poter continuare ad autoamministrarsi con i suoi Statuti, e reformanze, dimostrazione di comele proprie antiche e sagge regole siano condivise anche come regole di vita.

 


Personaggi illustri


Ma il '500 è anche il secolo in cui emergono alcuni tra i più significativi personaggi della storia fossatana: dopo che nella seconda metà del '400 si era fatto onore Melchiorre da Fossato come professore di grammatica nello "Studium perusinum" (tra i suoi allievi è il celebre
umanista G. Fontano, che - come scrive l'Alfieri - lo ricorda nei suoi versi), nel sec. XVI sono i Gricci a conquistarsi una meritata e larga fama presso le maggiori autorità dell'epoca, dai Papi ai Duchi d'Urbino, con la loro multiforme attività artigiana culminata nella costruzione - in cui fu grande Tiziano - di orologi da torre in tante città dell'Italia centrale, Perugia, Nocera, Ostra, Arcevia, Ancona ecc. Nel sec. XVI un altro fossatano, di cui si erano perse le tracce e la memoria, fu un grande costruttore di orologi da torre, quel Felice da Fossato autore nel 1552 dell'orologio che tuttora sovrasta la Piazza Grande di Arezzo e che è uno dei più begli esemplari del nostro Rinascimento; Felice apparteneva alla famiglia Vannucci ed era figlio di Salvatore e Belardina, ci informa un manoscritto genealogico dell'Archivio Plebanale di Fossato, che lo definisce maestro d'orologi.
Una citazione a parte merita quel cardinale Francesco Pantalissi, più noto nelle biografie con il cognome di Armellini preso dallo zio materno che lo aveva istituito suo erede universale, diventato potentissimo ecclesiastico e morto nel 1527 (era nato a Fossato nel 1469) durante il sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi, poco prima di diventare Papa come tutto lasciava credere: aveva infatti scalato tutti i gradini della gersrchia, segretario di Giulio II (il Papa di Michelangelo) e del Sacro Collegio, commendatario della tal abbazia, adozione da parte di Leone X nella sua potente famiglia (i Medici), protonotario apostolico, poi chierico di camera e segretario apostolico, cardinale. Legato della Marca, prò-legato dell'Umbria, più tardi Legato di Francia, infine Camerlengo - cioè la massima autorità finanziaria e carica a sua volta accessibile al porporato che allora offriva più denaro - arcivescovo di Tarante su nomina di Clemente VII, pro-vice cancelliere, "lucrosissimo ufficio" quest'ultimo, come ricorda l'Alfieri, il quale ci riferisce anche come i biografi ce lo tramandino "attaccatissimo al denaro, avarissimo". Curioso il modo in cui si rifugia in Castel Sant'Angelo durante il sacco di Roma: trovata la porta chiusa per la gran calca di chi vi cerca salvezza, entrato in un cesto, si fa tirar su con delle corde.
Anche un altro cardinale ha Fossato poco dopo. Cesare Gherardi nato nel 1577, insegnante per 20 anni di Diritto Canonico a Perugia e Fermo, poi uditore a Roma del card. Borghese, canonico di S. Maria Maggiore, poi di S. Pietro, poi Soprintendente dello Stato, poi cardinale, vescovo di Camerino; muore appena 46/nne nel 1623 e oggi a Fossato restano di lui alcune lettere autografe, un paio di begli stemmi in pietra e su di lui un manoscritto settecentesco che ne descrive le caratteristiche, recuperato nel 1986 dallo scrivente nell'Archivio Diocesano di Nocera e riportato a Fossato.
Figura seicentesca fossatana degna di nota - accostata in genere a quella cinquecentesca del capitano Fioravanti - è Simone Calandrini, nato nel 1611 e morto nel 1660, un anno dopo essersi sposato; capitano della Serenissima Repubblica, rappresenta gli interessi di Venezia, soprattutto contro i Turchi, nell'isola di Candia (Creta), in cui resta per 17 anni - alcuni dei quali come governatore della piazza - e in cui lasciano la vita un fratello ed un nipote, stando all'Alfieri.
Un posticino tra i personaggi illustri meritano infine Filippo Angeli (sec. XVII), professore di grammatica nello Studio di Padova e perciò continuatore di una tradizione fossatana risalente in questo caso al '400; Silvestre Bruschi vissuto tra il '700 ed '800, sommo legalista, cultore di
poesia (fu pastore arcadico con il nome di Lisio Samiense) e di arte oratoria, uditore del Governatore di Perugia, visitatore apostolico di vari Comuni, avvocato della Sacra Rota, Presidente - in epoca napoleonica - del
Tribunale Criminale del Dipartimento del Trasimeno ed infine professore universitario di Diritto Civile; vari fratelli di Silvestre, come Luigi notaio di Sassoferrato, come Ippolito visitatore degli Archivi pontifici, come Pietro notaio e Segretario Priorale di Fossato, nonché in un certo senso suo primo storico, in quanto per amore e per motivi d'ufficio, ordinatamente ne raccoglie ed autentica varie memorie; nell'arco del XIX sec. i Venturi, dal medico e scrittore di medicina Luigi, noto anche all'estero, al vescovo Maricino e al suo nepote Francesco anch'esso vescovo, all'avvocato Filippo che di Fossato fu anche sindaco (gli è intitolata la via che attraversa il Borgo, dove i Venturi abitavano e precisamente nel palazzo in cui ora è il Centro Turistico "Il Quadrifoglio").

   

 Stemma in pietra del cardinale fossatano C.Gherardi (1577-1623)

 Un tondo della sala consiliare dedicato a Melchiorre, illustre grammatico del sec. XV


 

Fossato in epoca napoleonica


Si tralasciano altri personaggi minori, per concludere a questo punto le brevi note sul passato del nostro paese, che avevamo lasciato nel torpore dello Stato Pontificio. Esso è interrotto da Napoleone dal 1808 al 1814, periodo in cui Fossato è nel Regno d'Italia e nel Dipartimento del Musone avente per capoluogo Macerata; a Osteria anzi, che non si chiama ancora del Gatto, c'è la dogana napoleonica ed è questa l'occasione in cui intomo all'osteria e alla dogana comincia a svilupparsi l'insediamento che oggi conosciamo (Colbassano, Purello e Palazzolo hanno invece un'origine antichissima, così come in aperta campagna anche la Ghea, oggi esclusivamente santuario, ma un tempo insediamento che dalla romanità in poi ha vissuto tutti i contesti storici possibili, da quello di plebs a quello di curtis, da quello di curia a quello di castrum e poi di villa). Appena dopo la dogana c'è il confine con l'altro dominio napoleonico, l'Impero di Francia, che si estende nei territori ex pontifici, fino a Roma ed oltre; andare a Gualdo da Fossato, perciò, significa entrare in un altro Stato.


 

Le due stazioni ferroviarie


Caduto Napoleone, Fossato resterà sotto il restaurato Governo Pontificio fino alla caduta di quest ultimo e al passaggio nel 1860 al Regno d'Italia sotto i Savoia; pochi anni dopo sulla neonata ferrovia Roma-Ancona che in territorio fossatano vede l'attraversamento sotterraneo degli Appennini - e non a caso nella stessa area del loro scavalcamento da parte dei percorsi preistorici - comincerà a svilupparsi un altro insediamento, quello intomo alla Stazione FF.SS., alla quale fanno capo anche le popolazioni alto-tiberine,eugubine ed urbinati. Vent'anni dopo, ad ulteriore conferma della centralità di Fossato - sintesi viaria di aree limitrofe e non - a pochi metri da questa Stazione ne sorge un'altra, quella della F.A.C., Ferrovia dell'Appennino Centrale, a scartamento ridotto e funzionante a carbone; inaugurata nel 1886 e distrutta dalla II guerra mondiale nel 1944, collegava in circa sei ore Arezzo a Fossato, attraversando Anghiari, San Sepolcro, Città di Castello, Umbertide e Gubbio.


Le due guerre mondiali


Sono infine da citare la pesante partecipazione fossatana all' inutile strage della I guerra mondiale (55 nomi di caduti riporta il Monumento eretto in memoria negli anni '20 sulla piazza della Porta-
nova), poi gli anni difficili del ventennio fascista, seguiti dalle bombe e dalle stragi della II guerra mondiale, tra le quali particolarmente efferata è quella di tré innocenti ed indifesi cittadini di Purello, incontrati in montagna e massacrati senza alcun motivo, sotto il sole del luglio 1944 e
sui loro prati in località Trocchi del Borghetto, da quegli specialisti della morte che sono i tedeschi.


Fossato ed i fossatani

Ma aldilà di tutte le note fin qui riferite, l'essenza di Fossato è forse altrove, nel soffiare quasi ininterrotto del vento, riferito anche dalle carte dei secoli passati, nelle bufere urlanti e nelle nevi che d'inverno puntualmente lo avvolgono nel loro candido mantello e che riportano i paesani all'intimità del vecchio focolare, nelle pietre medievali che come in una tessitura talora rattoppata lo rivestono tutto, nel fascino misterioso d'interni sacri e profani, in uso e in disuso, le cui architetture antichissime si ostinano lodevolmente a sopravvivere alle moderne e ri-
correnti epidemie da cemento.Ma l'essenza di Fossato potrebbe essere anche nell'assorta quiete che
si respira tra le sue mura, quasi un corrispettivo del pigro crogiolarsi nello spettacolo della pianura e delle lontane colline pre-appenniniche, osservate dall'alto di una posizione privilegiata. O nella pace bucolica dei suoi profumati boschi e dei suoi prati, nei paesaggi dei due opposti versanti che si possono godere a perdita d'occhio dal crinale appenninico. Oppure nell'orgoglio di sentirsi eredi di antenati medievali, che furono capaci di costruire un insediamento così robusto da esser giunto fino a noi ed anche così bello e caratteristico.
Difficile dire in che cosa consista, in realtà, l'essenza profonda di Fossato, più complessa di quanto possa immaginarsi. È più facile, piuttosto, accennare a quella dei fossatani, dei quali si può dire che con il loro paese vivono in simbiosi, in un rapporto di reciproca funzionalità; è questa una connotazione che appare chiaramente in tanti documenti di questo secondo millennio e che talora appare anche un sentimento di viscerale identificazione con il proprio castello.
Gli uomini che a metà '200 si vedono nelle carte con il nome di Fossatanus, stanno proprio a significare l'interdipendenza, orgogliosamente sottolineata, con l'insediamento murato che essi stessi hanno creato. Oggi, a distanza di tanti secoli, non ci si chiama più "Fossatano", ma il
fossatano originario - così definito in età pontifìcia per distinguerlo dal
residente che originario non è e nel Medioevo definito terrigena, magnifica espressione per dire il generato dalla terra in cui vive - continua a somigliare inevitabilmente al suo 'natio borgo selvaggio'. Si distingue infat-
ti, nelle piccole cose, per un umore mutevole altrettanto rapidamente che quello delle condizioni meteorologiche in cui vive, mentre nelle grandi decisioni è saldo, fino alla testardaggine, come la roccia sulla quale è fondata la sua casa; dalla montagna ha ricavato tratti talora aspri di comportamento, ma anche una tenace capacità di sacrificio, dai paesaggi sterminati e dolci ha derivato la taciturna coscienza della propria piccolezza e il sentimento sereno del mistero come parte della vita.
Fossato è leggibile anche così, in questo rispecchiarsi nel suo ceppo originario, che solo lentamente può accogliere gli altri nel proprio grembo. In tempi andati, c'era un vero e proprio tirocinio alla fossatanità per così definirla - che poteva durare anche diverse generazioni; soltanto dopo tutto questo tempo si poteva acquistare l'incolato o diritto ad esser considerati come gli originari, cioè cittadini di Fossato a pieno titolo.
Ed è per l'omogeneità tra il luogo e la sua gente, che si sono concluse queste brevi note su Fossato parlando dei fossatani.

Fossato, luglio 1993

Luigi Galassi