CENTRO MUSEALE DELLA CIVILTA' CONTADINA

 

COME E' NATO IL MUSEO
E nato grazie alla consapevolezza del prof Luigi Galassi, di Fossato, che tramandare ai posteri oggetti di vita provenienti da una lontananza di millenni ed avviatisi a rapida scomparsa intorno alla metà del '900, era un dovere da compiere, finché si era ancora in tempo, nei confronti del mondo che li aveva prodotti, in cui affondano le nostre radici. Raccogliendoli in loco dall'abbandono o acquistandoli dai proprietari o ricevendoli in dono, il professore ha finora ammassato circa 1.600 pezzi, sistemandoli tipologicamente nei tre piani di un buon edificio ex scolastico, destinato a tale scopo dal Comune nel 1991, previa convenzione con il professore stesso.


 

Un angolo della stanza destinata ai MEZZI DI TRASPORTO
al centro, l'ultimo calesse del territorio. Oltre a quelli che qui si vedono, nel Museo ci sono anche il carro delle vacche, la treggia, le biciclette degli anni '40... e naturalmente gli elementi, talora insospettabili, connessi a tali mezzi.
In alcune stanze, inoltre, ci si può imbattere nelle cose più varie.
In questa, ad esempio, si possono ammirare vari tipi di nidi di uccelli, rettili sotto formalina, sapone fatto in casa, radio (funzionante) degli anni '40...



OGGETTI DEL PASTORE
Dal grande ombrello fissato su telaio di canne, alle fuscello della ricotta sapientemente intessute in vimini, al cerchio ligneo regolabile come una cintura per dare la forma al formaggio, al "mistico" in legno di fico per rompere il caglio nel latte, al "mazzo" per piantare i paletti dello "stazzo" o recinto delle pecore, ecc. L'Appennino umbro-marchigiano, ed in particolare quello di Fossato, è stato per secoli meta della grande transumanza maremmana, anch'essa scomparsa nella seconda metà del XX secolo.

 

 

 


Gli ATTREZZI DEI CAMPI Questa falciatrice è affiancata, nel Museo, da tutti i grandi attrezzi storici di lavorazione della terra: aratro, perticaia, voltorecchio, erpice, estirpatore, centocorni, aratro insolcatore, seminatrice, rastrellone...
Un Museo Contadino è tale non quando ha raccolto un po' di cose di quel mondo, sia pure significative, ma solo quando è in grado di documentare, come questo di Fossato, interi ambienti di vita ed interi cicli lavorativi.


La CANTINA, nel Museo, è rappresentata da quasi cento pezzi, dai piccoli ai grandi, ed è da considerarsi tra le più interessanti dell'Umbria per la sua origine ottocentesca (riporta incise anche date, in tal senso), per la sua completezza, per essere interamente stata fatta a mano, per essere in tanti tipi di legno (botti in quercia e perfino in gelso, tinelli in castagno, rulli della macinatrice intagliati nell'olivo...).
La vite, insieme all'olivo, è da sempre la coltura di maggior pregio della collina umbra.



Un angolo della stanza degli OGGETTI DEI MESTIERI,
in cui si vedono il banco da falegname e alcuni strumenti della fatica contadina, tra i quali segnaliamo quelli da taglio (in basso), in quanto il loro disegno ricorda immediatamente picche ed alabarde medievali... arrivate così fino al '900. Nella stanza sono rappresentati anche il fabbro, il calzolaio, il muratore e ci sono oggetti di vari lavoretti della quotidianità, nonché vecchi giocattoli, pietre particolari, residuati della II guerra mondiale, graciole della Settimana Santa, uno schioppo settecentesco in noce ad avancarica e tante altre cose...


Fino agli anni '50 l'AULA SCOLASTICA aveva i banchetti ed i banchi col calamaio che qui si vedono e che si vedono anche nelle illustrazioni della I ediz. del libro "Cuore": 1892. Li faceva il falegname del paese nella sua frequentata bottega. C'erano allora belle carte geografiche telate, come quella che qui si vede sopra la lavagna, semplici giocattoli didattici, come quello azzurro sotto la carta geografica e risalente al periodo fascista, la nera "bacchetta della maestra", l'astuccio con l'occorrente per scrivere, la piccola borsa di fibra per contenere l'essenziale. ecc.


La CUCINA - di cui qui vediamo un angolo con il focolare, la "mattra", la "tavola del pane" ed altro era il vero centro di casa, perché era li che avveniva quasi tutto; cucinare, mangiare, stirare, studiare, scaldarsi, giocare, discutere, vegliare (le famose veglie accanto al fuoco), ecc... In questa stanza si possono ammirare rari pezzi ottocenteschi (ad esempio la "vettina" per l'olio e le "giuste" o piccole brocche per l'acqua), alcuni dei quali pezzi dimostrano efficacemente di come le cose di una volta, al contrario di quelle di oggi, erano fatte per durare.


La CAMERA DA LETTO è dominata dall'antichissimo letto in ferro battuto, con "prete" per scaldarlo, coperta e lenzuola fatte al telaio. Qui si conservano però anche quella che si ritiene la prima macchina da cucire della storia italiana (la "regina Margherita", del 1880 circa), la "Necchi" (successiva alla I guerra mondiale), la borsa da lavoro di primo '900, i ferri da stiro che venivano scaldati con le braci, ecc...
Le immagini sul muro offrono l'occasione per ricordare che il Museo è tappezzato da decine e decine di manifesti sotto vetro, ad esso connessi.


TESSITURA. Il telaio che, rimesso in sesto, qui si vede tessere con tutti i suoi elementi, è sopravvissuto alla scomparsa dei telai avvenuta nei paesi alla fine dell'Ottocento e nelle campagne intorno a metà '900. Identico a quello raffigurato su una formella del Battistero del Duomo di Firenze del 1337, come mostra una foto esposta nella stanza, nella quale sono pure esposti in ordine progressivo i vari attrezzi che precedono il telaio e che costituiscono le varie fasi della tessitura: maciulla - pettini - rocca, fuso e filatoio - aspo - molinello - incannato, rastrello, orditoio.