per
scaricare la Carta dei Percorsi Storici
L'occasione di parlare
dei nostri percorsi storici è doppiamente propizia, nel
senso che da un lato ciò avviene, per la prima volta, in
un foglio soltanto ad essi dedicato e contenente una geo-carta
che li rappresenta graficamente, da un altro lato l'iniziativa
consente di mettere a disposizione di tutti - ed in primis dei
fossatani - alcuni dati storici significativi di per sé
e necessari per rendersi conto di quella che dalla notte dei tempi
ad oggi si può tranquillamente definire centralità
viaria di Fossato, rispetto ad ogni altro luogo dell'Appennino
umbro-marchigiano e addirittura rispetto a gran parte dell'Italia
centrale.
Qui, per proseguire lunga la Val d'Esiono, passava con ogni probabilità
il confine che nel 27 a.C. l'imperatore Augusto pose tra la "
regio sexta Umbria " e la " regio quinta Picenum ",
disegnando per la prima volta una carta delle regioni italiane,
e qui - sulla collinetta dell'Aia della Croce di Borgo di Fossato,
acropoli della romana Helvillum ove sorgeva quel tempio a Cupra
del II sec. a.C. i cui resti sono tornati alla luce nel 1868 -
arrivavano i Piceni attraverso gli Appennini per il loro culto
alla dea, al cui nome sono tuttora intitolate nelle Marche località
come Cupramontana, Cupramarittima, Poggio Cupro......
E' opportuno ricordare che gli Appennini tra Fossato e Fabriano,
o tra Umbria e Marche se si preferisce, sono i più bassi
della catena ed i più agevoli da scavalcare salendo da
entrambi i versanti.
Per questo già nei secoli pre-romani degli Italici, i popoli
pastorali e transumanti al di qua e al di là degli Appennini
s'incontravano su quello che oggi chiamiamo Valico di Fossato
(m.733) per praticare lì i loro rapporti, come s' intuisce
leggendo una pergamena del 1374 (v. percorso n.3).
Non sapevano allora di trovarsi su uno dei pochi passi dell'intera
catena Appenninica dalla Liguria alla Calabria, su cui avvenivano
incontri di popoli degli opposti versanti, né probabilmente
sapevano di percorrere sentieri che prima di loro avevano già
percorso i preistorici del basso Neolitico e poi dell'Età
dei Metalli, come non potevano sapere che dopo di loro altri popoli,
i Romani , avrebbero continuato a camminarci sopra; uno di tali
percorsi, anzi il più illustre, è il "diverticulum
ab Helvillo-Anconam " ( v. percorso n.2 ).
Qui, ancora, nel VI sec. d.C. sorse il confine tra i Longobardi
fondatori del Ducato di Spoleto ed occupatori della Flaminia da
Terni a Gualdo ed i Bizantini fondatori di " fossaton "
( da cui il nome del paese ), " fortificazione " per
impedire ai Longobardi ulteriore avanzata verso nord.
Qui, tra Età feudale ed Età comunale, si cominciò
a precisare sulla dorsale appenninica, limite naturale , il confine
politico-amministrativo tra Fossato e Fabriano, come dire tra
Marche ed Umbria o, se si preferisce, tra Marca anconitana e contado
perugino; e qui, nel '300, tale confine fu fissato in maniera
definitiva (v. percorso n.3).
Qui, da dove proseguiva per Perugia e successivamente anche per
il sud-ovest europeo, è documentato per il '300 il passaggio
della lana dalla Marca e insieme alla lana certamente di tutte
le altre merci che allora fecero la fortuna della neonata borghesia
mercantile;
nel secolo precedente e precisamente nel 1260, si incontra del
grano da prendere " in civitate Esi " ( Iesi ) e da
condurre a Perugia portandolo prima " usque ad Fossatum ",
porta del contado ( è opportuno ricordare che ancora nel
'300 una sola strada esce dai confini della diocesi di Perugia
ed attraversa tutto il contado di Porta Sole, quella, appunto,
che arriva sulla Flaminia a Fossato ).
Non a caso " prope et extra muros " del castello si
svolge nel '200 e '300 un eccezionale doppio mercato domenicale
( rubr. 148 degli Statuti che sono tra i più antichi dell'
Umbria e ai quali d'ora in poi ci si riferirà ogni volta
che verrà citata una rubr. ) ed è noto che nel M.
Evo i mercati non si facevano per rifornire di merci le localtà
in cui si svolgevano - fatto che pure avveniva, ovviamente - ma
si facevano in funzione della centralità viaria della tal
località, sulla quale confluivano mercanti da tutte le
direzioni , come appunto a Fossato. Gli Statuti del castello,
naturalmente, favoriscono questi mercanti in tutti i modi, a cominciare
dalle severe pene per chi attenta loro lungo le strade sulle quali
passano, tutelate " ut mercatores mulacterii artifices et
alii homines per dictas stratas tutius et securius transeant "
( affinchè mercanti, mulattieri, artigiani e chiunque altro
per dette strade passino in maniera più protetta e sicura
- rubr. 259 ) ;gli Statuti perugini del 1342, noti anche per essere
scritti in volgare, alla rubr. 133 del libro III permettono che
in alcune zone del contado si possa girare armati e tra esse è
Fossato , che con le sue vie di fuga in tutte le direzioni, per
eventuali malandrini è un luogo ideale.
Con il '400 c'imbattiamo nella consapevolezza che i fossatani
hanno della centralità del loro insediamento: in una supplica
a Perugia per ottenere facilitazioni, datata 15 aprile 1464 e
più antico documento in volgare presente nell'Arch. Storico
di Fossato, invitano la città dominante a rivolgere un
pensiero " al sito del luocho ", come dire alla strategica
posizione geografica di Fossato e " alla importantia d esso".
Nel secolo successivo c'imbattiamo in un documento pressochè
analogo, ma stavolta inviato, il 25 luglio 1576, dai Priori delle
Arti e del Popolo di Perugia alle autorità fossatane, definite
" voi che state in un passo molto frequentato " .
In età moderna la centralità di Fossato è
ribadita da Napoleone, che pone il confine tra Impero di Francia
e Regno d'Italia ad Osteria del Gatto, allora definita "
Osteria Nuova detta Passo di Fossato "ed anche, nell'unica
casa che la costituiva, " Dogana di Napoleone " ; poco
dopo davanti a questa Dogana, sulla Flaminia . si aprirà
la strada per Gubbio e per l' Alta Valle del Tevere ( oggi S.S.
219 ) e per l'esattezza nel medesimo punto in cui cominciava,
per andare nella direzione opposta e cioè verso Fabriano
e le Marche, la strada della Val d'Esino ( oggi S.S. 76 ) .
E' qui, infine, che negli anni immediatamente precedenti l'Unità
d'Italia si decide di aprire la galleria sub-appenninica, rispetto
ad altre ipotesi , perché vi passi la Ferrovia Roma-Ancona.
Ed è qui che poco dopo si individua il capolinea di un'altra
ferrovia, quella della F.A.C. o Ferrovia dell'Appennino Centrale,
collegante Arezzo a Fossato e costituente per i toscani e per
l'Alta Valle del Tevere ( Città di Castello, Umbertide,
ecc. ) l'agognato accesso alla " ferrata ventrale ",
secondo una definizione di allora della Roma-Ancona, che univa
il Tirreno all'Adriatico.
Concludiamo qui la sintetica carrellata su " Fossato nodo
viario dalla preistoria " - come si diceva in un documento
di oltre dieci anni fa - da considerare introduttiva delle parole
che seguono sui principali percorsi storici del nostro territorio.
sempre è la principale
di Fossato. -127) la chiesa di S.Cristoforo, dipendenza
fossatana del mon. di Fonte Avellana di dantesca memoria. -128)
la chiesa di S.Martino, abbattuta negli anni 1860 per far posto
alla costruzione della ferrovia Roma-Ancona. - 129) la
chiesa di S. Maria della Staffa ( dal toponimo medievale Staffolo),
la chiesa dell'attuale cimitero. - 130) la chiesa di S.Croce,
la medievale chiesa dei Templari, al di sotto di Collina di Purello.
- 131) la chiesa di S. Maria della Ghea, la " plebs
" alto-medievale del territorio fossatano. - 132) la
chiesa di S. Apollinare ( oggi Purello ), all'epoca ancora situata
sui 150 mt. al di sopra dell'attuale. Il tracciato della via
Flaminia in questo documento è ancora quello consolare
romano: provenendo da Palazzolo passa per S.Martino scorre al
di sotto del castello di Fossato e di Villa S. Apollinare, poi
esce dal territorio di Fossato e attraversa il castello di Sigillo.
Notare come dopo S. Martino una strada salga verso l'antico castrum
Fossati e soprattutto notare il «diverticulum»
che parte dalla Flaminia e che seguendo la valle del fiume Rigo
scavalca alle spalle di Fossato gli Appennini e scende nelle
Marche; è il «diverticulum ab Helvillo-Anconam»
(Helvillum era la Fossato di epoca romana), l'unico ad esserci
pervenuto con una indicazione nominativa dai quattro «itineraria»
pervenutici dall'antichità e precisamente dall'Itinerario
Antonino del II sec. d.C. |
1) ANTICA CONSOLARE
FLAMINIA
La principale strada che per oltre
due millenni ha attraversato l'Italia centrale da un mare all'altro,
costruita da Caio Flaminio Nepote tra il 223 e il 217 a.C. - anno
in cui muore nella battaglia annibalica del Trasimeno - è
la strada strategica per l'espansione romana verso nord ed è
anche la strada che più tardi permetterà ai popoli
del nord di scendere fino a Roma e conquistarla. Delle sue quattro
miglia in territorio fossatano , circa 6 Km. , restano: a) il
percorribile tratto di circa un Km. detto " strada del Turcone
", iniziante al ponte sulla ferrovia ove nel Medioevo sorgeva
la chiesa di S.Martino di Roveregia e terminante sopra il toponimo
Capodacqua ove cominciava la romana Helvillum, " vicus "
a 124 miglia da Roma (poco più di Km. 183 ) ed attraversato
dalla consolare, nonché unica " mansio " sulla
medesima tra Fano e Roma, nell' Itinerario Gerosolimitano del
IV decennio del IV sec. d.C. ( tale e tanta è la centralità
viaria di Helvillum, da essere l'unico insediamento al di qua
degli Appennini a comparire in tutti e quattro gli itineraria
pervenutici dall'antichità ). In un disegno del 1817 tale
tratto è definito " strada corriera vecchia da Bologna
a Roma "; da ricordare anche come ad un certo punto nasca
dal tratto quella ripida scorciatoia già presente nel Medioevo
ed oggi in vergognoso abbandono, che salendo al castello passa
tra le " fontanelle " - da cui prende il nome - e il
monastero . b) il tratto subito sotto il Borgo, percorribile ma
in disusso, dalla ferrovia al ponte romano di epoca augustea sul
fiume Rigo e da qui al cimitero, il " trivium staffoli "
della rubr. 133 . c) il tratto dal cimitero al Purello, l'unico
in cui antico e nuovo percorso coincidono. d) il breve e percorribile
tratto che dall'inizio di Purello scende giù verso il fiume
Vetorno e la Palazza e poi risale all'attuale Borghetto, dove
finisce il territorio fossatano e dove nel 1985 è stato
ritrovato in contesto tombale quel dolio di I-II sec. d.C., ora
restaurato e conservato nelle " Carceri". e) due ponti
romani : quello gia citato e detto anche " di S.Giovanni
" in memoria di una villa con questo nome che lì sorgeva
nel Medioevo e quello scoperto dallo scrivente e due suoi amici
nel 1989 in voc. Le Borre sotto una metrata di terreno di origine
alluvionale, con l'eccezionale larghezza di m.9 tra una spalletta
e l'altra, con il letto in pietra per il fiume che vi passava
sotto, con le grandi pietre perfettamente combacianti di epoca
augustea ( I sec. a.C. ), fiancheggiate da quelle più piccole
di epoca adrianea ( II sec. d.C. ).
![]() |
![]() |
2 ) DIVERTICULUM AB
HELVILLO-ANCONAM "
E' l'unico diverticulum della Flaminia
ad arrivarci con un nome dagli itineraria dell'antichità
e precisamente dell'Itinerario Antonino del II sec. d.C. . Cominciava
sulla Flaminia al ponte romano sul fiume Rigo che, dirigendosi
verso gli Appennini, costeggiava per un paio di Km. e poi, prima
di scavalcare gli Appennini e scendere verso l'Adriatico, si biforcava
: andando a destra permetteva di salire al Valico di Fossato di
m. 733 e andando a sinistra permetteva di arrivare in cima a Valle
Alceto (m.764) percorrendone il fianco destro ( tra i due tronchi
c'erano, e in qualche caso ancora ci sono, sentieri di collegamento).
E' opportuno parlarne separatamente . Dunque: a) Strada del Valico,
uno dei più importanti Passi di tutta la catena appenninica,
come si è gia detto, per aver costituito punto di osmosi
per i gruppi etnici pastorali della pre-romanità, punto
di raccordo delle vie di transumanza, tappa d'obbligo per ogni
tipo di mediazione economico-culturale tra le regioni adriatiche
e tirreniche.
La Cima Aiale di m. 862, gobba destra del Valico per chi sale
su da Fossato, è il " campum crescionis " del
Medioevo e soprattutto è il luogo in cui nel 1374 viene
piantato uno dei terminus confinari tra Fossato e Fabriano (v.
percorso n.3 ), luogo definito " ubi consuevit per antiqua
tempora fieri iustitia ", cioè ove fu solito nei tempi
antichi amministrare la giustizia: i tempi antichi sono quelli
pre-romani o Italici (perché in età romana la giustizia
si amministrava a Helvillum, attuale Borgo ) e amministrare giustizia
significava da parte degli Italici (Umbri,Piceni ed altri ) stipulare
patti sotto la garanzia di qualche divinità, in assenza
di Stato e di leggi. Chi scrive ha potuto rinvenire sul cucuzzolo,
qualche anno fa, una buca innaturale che potrebbe ben essere il
sito di un altare italico o qualcosa del genere, come ritengono
archeologi; la iustitia praticata in cima agli Appennini dev'essere
stata comunque un fatto straordinariamente grande, se a distanza
di almeno due millenni - siamo nel sec. XIV - i popoli ancora
se lo ricordano.
Di questo percorso del Valico la cui origine si perde nella notte
dei tempi, si deve anche dire che è diventato percorribile
da calessi e carri sul finire del sec. XVIII , " per facilitare
( a Perugia ) il trasporto dei propri sali ed attivare il commercio
dei suoi cittadini con la Marca per una via più breve ",
scrive P.Bruschi all'inizio dell'Ottocento, aggiungendo che questa
strada Fossato " la manteneva in addietro ", quando
i trasporti avvenivano a dorso di mulo. Dai " salaioli "
che qui passavano " con le loro bestie da soma con li carriaggi
pontifici "( doc. del 1703 ), alle truppe napoleoniche ,
austriache, tedesche, alleate ecc.., su questa strada , recentemente
restaurata, son passati un po' tutti e fino agli anni '50 anche
la leggendaria " Corsa delle Mille Miglia ", che induceva
noi ragazzi a salire al Valico di notte, naturalmente a piedi,
per vedere Nuvolari che guidava a fari spenti, allo scopo di piombare
inaspettato sugli avversari che lo precedevano.
b) Il " diverticulum " vero e proprio , appena percepibile
- perché purtroppo non più transitato - nel suo
primo tratto di salita del fianco destro della Valle e sul quale
si arriva dopo qualche centinaio di metri dalla Madonnella (toponimo
ed edicola) ubicata quasi all'inizio della strada che sale al
Valico.
Arrivato alla sommità della valle, il " divertuculum
" è sul " plano crucis apenini " del Medioevo,
ove crucis sta per incrocio da cui si può andare nelle
quattro direzioni ed anche qualcuna di più ; da lì
proseguiva per il Passo di Chiaramonte (m.910), S.Cassiano, Sassoferrato,
ove poteva scegliere tra tre direzioni, nel cuore dell' "
ager gallicus ", per arrivare al mare. Questo percorso ,
salendo su da Fossato, facevano i vescovi nelle loro visite pastorali
all'area marchigiana della vasta diocesi di Nocera ( il 22 sett.
1593 " discedens de castro Fossati, transiens montem, pervenit
ad Abatiam S.Cassiani...", si dice per es. del vesc. Pierbenedetti
nel registro " Visitationes" a c 93.v ), questo percorso
chiamano ancora " strada romana " gli abitanti dei paesini
marchigiani sottostanti, questo percorso definisce il compianto
studioso G.Sigimondi in " La battaglia tra Totila e Narsete
"(1968), " strada tra Fossato e S.Cassiano attraverso
il Passo appenninico di Chiaramonte, l'erede del percorso per
montem dell'antico diverticulum, che da Helvillum sulla Flaminia
portava nell'agro sentinate ". D'altronde le 141 miglia tra
Sentinum (Sassoferrato) e Roma, indicate nel " miliarius
"rinvenuto a Sassoferrato nel 1750, si ottengono sommando
alle 124 miglia tra Roma ed Helvillum, le 17 miglia che per il
percorso descritto ci sono tra Helvillum e Sentinum; sono le 141
miglia che con grande probabilità fanno i consoli romani
Quinto Fabio Massimo e Publio Decio Mure nel 295 a.C., dunque
prima della costruzione della Flaminia , quando, " valicato
l'Appennino, raggiunsero il nemico nel territorio di Sentino "
(Livio, X), luogo della battaglia che da inizio alla romanizzazione
dell'Italia Centrale; Sigismondi, per inciso, sospettava che "
la battaglia di Tagina " tra i Goti di Totila e i Bizantini
di Narsete del VI sec. si fosse svolta nell'area di " crucis
apenini ", al punto di mandarvi a fare degli scavi, agli
inizi degli anni '70.
E' certo invece, in quanto se ne sono trovate le fondamenta, che
in questa area sorse prima del Mille il monastero benedettino
di S.Maria d'Appennino, con le le strutture che l'economia benedettina
prevedeva e di cui non è rimasta traccia : molini (di S.Lorenzo),chiesa,case
( il " burgus in pede rocche " ), " hospitale "
anch'esso intitolato a S.Lorenzo e costruito per i viandanti -
come era regola nel Medioevo- in un punto difficile di una strada
di grande transito.
Gli Statuti medievali di Fossato definiscono questa come strada
" montis dicti castri.....per quam itur Fabrianum et ad Saxumferatum
" (rubr. 35 della Rif. del 1406, annessa al corpo statutario),
da revisionare una volta all'anno; la chiamano anche " stratam
realem "(rubr. 116 ), definizione che indica una condizione
di particolare protezione e che si estende al fiume Rigo che scorre
ai suoi piedi, chiamato " flumine Rivi Regii " in rubr.
256 e " rinregis " nell'atto della " venditio "
del castello di Fossato a Gubbio del 1251.
Una delle possibili direzioni per chi sceso dal " diverticulum
" fosse arrivato al ponte romano, era la " via salse
" ( rubr. 190, larga 12 piedi ), cioè via del sale,
" salz " nel tedesco delle tante discese barbariche
alto-medievali ; si conserva il toponimo " la salsa "
dall'antico tracciato che ad ovest della moderna Flaminia attraversa
il Pian di Grignano.
E' da citare infine come questo diverticolo sia raffigurato a
scavalcare i monti dopo Fossato, nella "diocesis picta dei
secc. XVII-XVIII esistente nell'episcopio di Nocera ( ne è
stata tratta la copertina di " Le più antiche carte
fossatane a stampa " pubblicato nel 1989 ).
![]() |
![]() |
3) PERGAMENA DEL 1374:
CONFINE APPENNINICO TRA FOSSATO E FABRIANO
Il confine fissato ufficialmente
per la prima volta a Perugia in tale anno, " in publica audientia
artis lanae ", è tutt'ora il confine tra Umbria e
Marche . Esso cavalca la dorsale appenninica dall'area di M. Pratiozzo,
in cui è il punto di incontro dei tre Comuni di Fossato
-Fabriano-Sigillo, all'area di Cima Mutali, in cui è il
punto d' incontro dei tre Comuni di Fossato-Fabriano-Gualdo Tadino.
Seguiamolo da nord a sud attraverso i 15 " terminus "
piantati nel terreno nel 1374, i primi otto dai fossatani e gli
altri sette dai fabrianesi, tenendo anche conto che i primi due
e gli ultimi quattro sono piantati " ubi consuevit esse antiquus
terminus ", dunque prima del 1374:
I - Il primo è piantato " in vertice et summitate
montis puri felectae vel claremontis " ( oggi M. Pratiozzo,
m. 1116 ).
II - " in vertice dicti montis protendendo ....recta linea
"( Cima Filetta, m. 1120 ).
III - " in summitate saxi sive segariae saxorum detecta,
quae est prope forcaturam clarmontis " ( M. Sasso Grande,
m. 1030, vicino al Passo di Chiaramonte di m. 910 ).
IV - " in fundo vallis felectae prope forcaturam claremontis
" ( all'inizio del fondo valle del Filetta si è infatti
vicinissimi alla
Forcatura di Chiaramonte).
V - " in summitate prati puri rocchae " ( M. della Rocca,
m. 1016 ).
VI - " in dicto prato inxta et super fossatum pisciarellae
" ( è il prato che scende dal M. della Rocca all'oronimo
Piscinali ).
VII- " in segaria saxi detecti de biscinali " (oronimo
Piscinali, dal cui prato emerge tuttora l'antica fila di scogli
).
VIII- "in plano crucis apenini in medio viae....vadat versus
colcellum " ( il piano di croce, cioè incrocio, d'Appennino,
è
quello alle falde del M. della Rocca, quota 764 della carta dell'
IGM - da esso attraverso l'oronimo Colcelli si sale
alle vicinissime rovine della primitiva sede del monastero di
S. Maria d' Appennino, sorto prima del Mille ).
IX - " in vertice ed summitate montis plani apennini veteris
"( oggi quota 832 della carta dell'IGM, vale a dire gobba
sinistra del Valico di Fossato, per chi viene su dal territorio
fossatano).
X - " iuxta foveam veterem in serra seu sommitate serrae
dicti montis " ( Valico di Fossato, m. 733 ).
XI - " in plano campi crescionis ubi consuevit per antiqua
tempora fieri iustitia " ( Colle Aiale, m. 862, vale a dire
gobba
Destra del Valico, il luogo ove i popoli pre-romani degli opposti
versanti si incontravano per praticare i loro rapporti
sotto la garanzia di qualche divinità - la definizione
di " plano " deriva dal fatto che il Colle Aiale appare
piatto, visto
dal versante dei fabrianesi che vi piantano il " terminus
".
XII - " in summitate et vertice montis mutuli apennini "
( oggi quota 942 della carta dell' IGM, nonché oronimo
" Serretta ",
al di sopra dell'oronimo " Gualdarne " , la " valle
arnis " degli Statuti mediev. di Fossato).
XIII - " in serra de oriolis " ( probabilmente è
la quota 980 della carta IGM , sulle pendici nord-est di Cima
Mutali).
XIV- " in plano collis taverni " ( pendici est di Cima
Mutali, oggi oronimo Coltaverno o Contaverno ).
XV - " in plano stercoratae " ( ancora pendici est di
Cima Mutali, dette oggi " gli stabbi " ).
![]() |
4) DAL CASTELLARO A
FOSSATO
Il percorso inizia a quota 980,
sul confine tra Fossato e Fabriano nei pressi dell' oronimo "
Serretta ", poco al di sopra dell'altro oronimo " Trocchi
del Castellaro " - distanti circa 1Km. dal Valico di Fossato
- ove si trova la sorgente a cui con i loro muli andavano ad attingere
acqua potabile, partendo dal Col del Lavorato, i pastori della
transumanza maremmana fino a circa metà '900. E' una continua
discesa nel verde verso Fossato passando per il pendio de "
le Piana "( punto più basso m.704 ), per la "
cava della Breccia " (m. 638) e per il " Roccaccio "
o parte alta del castello (m. 581 ). Fino a " le Piana "
si può parlare di sentiero, da " le Piana " a
Fossato di strada, ovviamente bianca e sassosa . Il percorso tiene
continuamente sotto osservazione, dall'alto, il " diverticulum
" e i suoi due rami illustrati al percorso n. 2, discendenti
dalla montagna antistante: un arrivo sospetto permette di correre
non visto, a piedi o a cavallo e comunque in pochi minuti , fino
a Fossato, dando così l'allarme con grande anticipo su
eventuali nemici .
Si tratta dunque di un percorso strategico, per lo meno medievale,
finalizzato all'osservazione e alla difesa; si può parlare
più di certezza che di ipotesi, sia perché "
castellaro " è variante di " castellare "-
che significa piccolo castello, torre di osservazione - sia perché
questo " castellare " ci perviene con un' indicazione
nominativa, cioè di uomo che con questo " castellare
" aveva a che fare : " sumitatem castellaris Guidi rabii
versus valle arnis " ( la sommità del castellare di
Guido di Rabio verso Val d'Arne - rubr. 173 ).
![]() |
![]() |
5) DALLA VERCATA ALLA SFORCATURA
In cima alla Valle della Vercata,
vallata a est di Purello, siamo a m. 525 e nel punto in cui convergono
da nord-est la Val di Lago col suo Fosso Vetorno e da est la Val
Canovine, portatrice di altre acque confluenti nel Vetorno e dalla
quale si sale alla Sforcatura. Chi si inoltra nella prima Valle,
s'imbatte dopo circa un Km. in alte pareti rocciose che gli sbarrano
il cammino; è la Valle in cui sorgeva il romitaggio, di
cui non resta traccia, che una pergamena del1289 definisce "
Heremita S. Romualdi de Podio " ( i romualdini o camaldolesi
sono un ramo dei benedettini e " Podio " è il
" Poggio " di m. 795, fianco sinistro della Valle e
proprietà dei " dominorum de podio ", i signori
del Poggio in rubr.241), più tardi definito anche "
Romitella Porelli de castro Fossati ".
Chi s'inoltra invece nella seconda Valle, il cui nome ci ricorda
che anticamente vi si coltivava la canapa poi tesserne la fibra,
dopo un po' sale sulla destra verso l'oronimo Trocchi del Purello
(m.660), attraversa una parte del bosco delle Intassaie (m. 730
) ed arriva alla Sforcatura (m. 854 ); alla Sforcatura si può
arrivare anche salendo dalle pendici sud-est ( m. 740 ) di M.
La Croce ed attraversando da ovest ad est i circa due Km. di bosco
delle Intassaie . Una volta arrivati alla Sforcatura, si può
scendere nel vicino " plano crucis apenini " di cui
si dice nel percorso n. 2 e da lì andare in tutte le direzioni.
![]() |
![]() |
6 ) VIA SUPERIOR
" Via Superior " è
definizione che compare nella rubr. 131, nella quale convive con
quella di " strata superiori que est per colles ". E'
da ritenere che sia la strada che tuttora - percorrendo dopo il
Molinello sommità collinari - va a Colbassano; su essa
confluiva anche il percorso ( la " via salse " che rubr.
145 vuole imbrecciata e a cui si accenna nel percorso n. 2 ) attraversante
Pian di Grignano ed iniziante al ponte romano di S. Giovanni,
dove non a caso cominciava il " diverticulum " citato,
per dirigersi nella direzione opposta . La rubr. 131 vuole che
la via sia fiancheggiata da fossi da ambo i lati e che siano gli
uomini di Colbassano a doverne curare annualmente imbrecciatura
e manutenzione .
Da un certo punto di essa, infine , si scende a sud " per
viam cupam usque ad stratam inferiorem " ( rubr. 229 ) :
attraverso la via Cupa fino alla strada Inferiore, che è
da attraversare per andare " per viam rectam usque ad fontes
" (rubr. cit. ), per via retta fino alli fonti, le odierne
" funte ".
7 ) VIA INFERIOR
Anche la "inferior " è riferita dalla rubr. 131, che l'affida ancora alle cure degli uomini di Colbassano. Molto probabilmente è la stradina che muovendo dal Molinello verso ponente, scorre alla base dei colli percorsi dalla " superior " - di cui costituisce una parallela a livello più basso - tracciando con ciò il confine tra pianura e collina. Poco ad ovest di Colbassano " superior " ed " inferior " s'incontrano e contestualmente danno origine a due percorsi ancora diretti verso ponente : quello più alto che porta a Colle Alogne (m. 451) dove l'ottocentesco Catasto Gregoriano segna la presenza di una chiesa di S. Stefano di cui non resta traccia, e quello più basso che porta a Casa Fornace - che a sua volta con i suoi m. 372 è il punto più basso del territorio comunale - e cioè alla " strada di masseggio " proveniente da Sigillo, come la chiama la rubr. 28 degli Statuti seicenteschi di questa cittadina.
8) DAL TRIVIO DELLO
STAFFOLO ALLA GHEA
Il " trivium staffoli "
cui si accenna nel percorso n. 1, era determinato nel Medioevo
dall'incrocio tra consolare Flaminia proveniente dal ponte romano
di S. Giovanni e la strada per la Ghea riferita dalla rubr. 133,
che la distingue in due tratti: " a fossato Ricorboli usque
ad pontem riconini " ( dal fosso Ricorboli - oggi Corvoli
- fino al ponte Rigolino, che è un altro fiumiciattolo
) e "a dicto ponte usque ad trivium staffoli " ( dal
detto ponte fino al trivio dello Staffolo ) ; dalla Ghea al Corvoli
c'è comunque un tratto che la rubr. non riferisce.
Tutto il percorso veniva fatto a piedi alle prime luci dell'alba
del 5 agosto, fino a metà '900, dalle famiglie del territorio
- esluse quelle di Colbassano e Purello che seguivano altre vie
- che si recavano alla Festa della Madonna della Ghea col rosario
in mano e le canestre piene di ogni ben di Dio per i pasti della
giornata sui prati . Dal cimitero, anzi un m.200 più a
nord, camminando spesso uno dietro l'altro lungo le siepi che
fiancheggiavano i campi, si andava verso il Bocero, si scendeva
verso il Rigolino , si superavano gobbe di terreno e poi il Corvoli,
si saliva infine alla Ghea (m. 496 ), oggi solo santuario, ma
nella storia luogo che ha vissuto tutti i contesti : insediamento
romano , " plebs " altomedievale, " curtis "
, " curia ", " castrum ", " villa "
, un insieme di realtà di cui restano poche tracce .
Anche la gente di Colbassano arrivava alla Ghea superando il Rigolino
e il Corvoli, ma passando per Col Palanca e Palazzo Caim , che
è probabilnente la " via que venit a colbassano et
vadit per gheam ad montem " della rubr. 142 ( la via che
viene da Colbassano e attraverso la Ghea va alla montagna).
9) DAL PURELLO ALLA
GHEA
E' il percorso di circa Km. 2 che faceva la gente di " villa sancti apolonaris ", più tardi chiamata Purello, iniziandolo dal Colle ( m. 503 ), la " villa collis " del Medioevo in cui sorgeva la Chiesa di S. Cristoforo " de colle "citata in una Bolla di papa Adriano IV del 1157, accanto ad altre chiese dell'area e alla " curte de Glea ", definizione interessante perché ci riporta subito all'ordinamento carolingio del IX secolo.
![]() |
![]() |
10 ) DALLA COLLINA
A S. CROCE
E' un percorso ancora più
corto del precedente e che inizia vicino al Km.200 ( da Roma )
della consolare Flaminia: si attraversa il gruppetto di case di
Collina, si fiancheggia la Villa Mariani e poco più giù
si è alla chiesa di " S. Crucis Hierosolimit. ",
come la chiama, segnandola con il n.130 , la seicentesca tavola
della diocesi esistente nell'ex vescovado di Nocera . Il fatto
eccezionale è che si tratta dell'unica chiesa della vasta
ex diocesi di Nocera, che sia appartenuta al notissimo ordine
monastico-cavalleresco dei " Templari " o Soldati del
Tempio di Gerusalemme, sorto agli inizi del sec. XII. Di questa
chiesa detta anche di " sancte crucis de Culiano ",
cioè di Collina - facente corpo con una abitazione che
all'epoca quasi certamente ospitava un presidio militare e per
Crociati che qui confluivano da varie direzioni per essere poi
dirottati all'Adriatico dove s'imbarcavano per la Terrasanta -
si hanno notizie fin dal 1297, quando risulta vacante e cioè
in attesa di un rettore. In una pergamena del 1046 si parla di
" tere........de s.ca cruce", terre di S. Croce, ma
non è detto che in questa data la chiesa già esistesse.
Da S. Croce, per chi volesse proseguire, la strada scende per
il voc. Campetella fino alla " strada di masseggio "
citata nel percorso n. 7.
11) I CONFINI DEL PIANO
NEL MEDIOEVO
I " confines plani " -
e di un piano visto dall'alto del castello - sono descritti dalla
rubr. 229 ed oggi non sono sempre rintracciabili con precisione,
perché ovviamente non sappiamo più quello che nel
'200-'300 tutti sapevano e cioè dov'erano le case di Filippuzio
di Mancia e di Vanni di Gennaro o di Corrado di Ceccolo, il noce
di Verma, il campo dell'abate o quello dei figli di Ermannuzio,
la vigna di Giovannolo, il trivio dei nipoti di Paoluzio di Angelo,
ecc.. - Anche queste indicazioni, infatti, vengono utilizzate
per descrivere un percorso che comincia " a trivio categgi
" ( dal trivio di Categge ) e dopo aver tracciato una specie
di cerchio finisce ancora " ad trivium categgi ". Ma
proviamo ugualmente a riassumerlo: da Categge, dunque, attraverso
Palazzolo e poi la " via nova " si arrivava " ad
portam sancti petri ", quella che chiudeva a sud l'attuale
piazzetta della Mura.
Si scendeva quindi da Fossato, ma non per la strada da S. Benedetto
all' ex Caserma di Borgo, " ad pontem sancti Ioannis "
e da questo ponte si andava attraverso un percorso che possiamo
solo immaginare, " ad trivium porrarie ", cioè
all'area della Porraia poco a sud-est di Purello ( pendici di
M.la Croce ). Poi " per viam sancti Gregorii" ( la strada
di S. Gregorio è tuttora quella che da Purello va verso
il voc. Casa Pulcinella ) si arrivava " ad flumen Riconini
" ( al fiume Rigolino ) e si scendeva per una strada omonima
- attraversando le aree del Bocero e del Sacramento - " ad
semitan ghirgani ", cioè al sentiero del Ghirgano
( in altre carte anche Grignano) , ove s'imboccava la " via
coll turris " ( di Col della Torre, nome tuttora conservato
al rialzo del Grignano ), immittente poco dopo nella " via
superior " e da questa alla " inferior " e poi
alle " funte " ( v. percorsi n. 6-7 ). Da qui ci si
dirigeva " ad flumen sciole " ( fiume della Sciola ),
che veniva costeggiato fino al " molendinum presbiterorum
" ( molino dei preti, che quasi certamente è l'Alogne
), dal quale si arrivava a chiudere il cerchio " veniendo
ad directum ad trivium categgi ", cioè camminando
per via diretta fino al trivio di Categge.