LE FONTI

 

Come avevo già accennato, il corso nasce da una base "intuitiva" ma si basa anche su conoscenze propriamente tecniche che prendono l'avvio dalla lunga esperienza delle scuole di Scrittura Creativa in America. Ciò per quanto riguarda la parte del corso relativa alla Scrittura Creativa; per quello che concerne la Ricerca Interiore, mi sono ispirata a studi esoterici.

 

 

Storia della scrittura creativa in America.

 

Secondo i dati ufficiali pubblicati dall’AWP(Associated Writing Programs), l’associazione a cui fanno capo tutte le più importanti scuole di scrittura degli Stati Uniti, oggi sono circa quattrocentocinquanta le Università americane che ospitano un programma di “ creative writing “, ovvero un insieme organizzato di corsi, terminati i quali, gli studenti ricevono un diploma o una laurea in scrittura creativa. Molto più numerosi, ovviamente, sono i college e le Università nelle quali studenti di varie discipline possono ampliare e integrare la loro formazione, inserendo nel loro curriculum di studi uno o due corsi di scrittura.

L’aggettivo “ creative “ fece il suo ingresso nelle Università degli Stati Uniti intorno al 1912, quando John Dewey ritenne necessario riformare il sistema educativo americano: per fare questo era necessario elaborare una nuova pedagogia e una nuova filosofia della pratica, perché l’arte, il procedimento, la stessa natura umana, sono prima di tutto esperienza.

Nel 1922 il “ creative writing “ venne inserito ufficialmente come materia autonoma nella facoltà di inglese dell’Università dello Iowa, la prima degli Stati Uniti ad accettare raccolte di poesia, libri di racconti e romanzi come tesi di laurea.

Le più importanti innovazioni sia sul piano della didattica che su quello dell’organizzazione dei corsi e delle scuole vennero introdotte nel primo e nel secondo dopoguerra. Nelle Università si affacciano romanzieri anche di provenienza europea. Furono gli anni in cui Vladimir Nabokov insegnò alla Cornell University (dal 1948 al 1958); a metà degli anni Cinquanta Flannery O’Connor (che aveva presentato nel 1947 come tesi di laurea “ The Geranium: a collection of short stories “) cominciò a tenere i suoi corsi a Iowa; alla fine degli anni Cinquanta, Raymond Carver  incontrò il suo maestro John Gardiner. In quegli stessi anni si affermavano scrittori come Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Ferlinghetti, William Burroughs.

Così scriveva Kerouac: “ Sottomesso a qualsiasi cosa, aperto, in ascolto ….. Sii innamorato della tua vita …… Scrivi quello che vuoi senza fondo dal fondo della tua mente “.

Negli anni Settanta il “ creative writing “ contamina anche altri campi, dalle scuole di giornalismo a quelle di cinema, oltre ai tradizionali programmi di letteratura e di composizione: i ragazzi tornano nelle Università intenzionati questa volta a imparare per davvero il “mestiere” dello scrittore. Sono gli anni del successo degli scrittori che i media hanno chiamato “ minimalisti “ (alcuni dei quali si erano formati nei corsi di scrittura di Raymond Carver), i quali hanno insegnato a rendere la scrittura più essenziale e autentica (mostrare e non riferire; rispettare le “cinqueW”: chi, cosa dove, quando, perché ).

Negli anni Ottanta si pubblicano interessanti testi di John Gardner (Il mestiere dello scrittore); viene stampato nel 1986 “ Scrivere Zen “ di Natalie Goldberg, ancora oggi uno dei più grandi successi tra gli studenti americani.

E’ necessario osservare che negli Stati Uniti l’insegnamento della scrittura (anche di tipo informativo, argomentativo, critico e saggistico) è da sempre elemento centrale dei programmi di istruzione a tutti i livelli. A differenza che in Italia, in tutte le Università americane, già dai primissimi anni, gli studenti, invece che sostenere esami orali, devono scrivere brevi saggi alla fine di ogni corso. Nelle Università americane, inoltre, sono molto rare le lezioni cosiddette “frontali” come quelle a cui siamo abituati in Italia, in cui un docente parla ininterrottamente per una due ore: quasi tutti i corsi sono concepiti con una struttura di tipo seminariale in cui gli allievi sono invitati a partecipare attivamente al lavoro in classe.

Oltre a fornire un importante filtro all’industria editoriale, le scuole americane funzionano anche come delle vere e proprie comunità letterarie: in esse si formano nuovi stili, tendenze, esperienze capaci nel medio e lungo periodo di influenzare il mercato editoriale. Le scuole funzionano, in effetti, anche come dei veri e propri “networks”; quasi tutte sono collegate in Internet oltre che attraverso decine di associazioni e riviste; in esse nuove generazioni di scrittori, lettori, insegnanti ed editori muovono insieme i primi passi di una vera e propria esperienza letteraria.

Comunque, se i laboratori e le scuole di “creative writing” hanno permesso a moltissimi scrittori americani di raggiungere un livello formale certamente invidiabile, la vera letteratura, in America come in qualunque altro posto, è tutto quello che viene “dopo”, quando non c’è più altra scuola che quella della propria vita.

E’ proprio questa dimensione immediata, pratica e solitaria dell’esperienza letteraria che emerge dalle testimonianze di scrittori come la O’Connor, Carver, Gardner, McInerney, Ginsberg.

 

 

 

La scrittura creativa in Italia

 

Come osserva Tullio De Mauro, quello tra la scrittura creativa e le Università italiane è un rapporto in colpevole ritardo.

Solo del 1997 è l’esperimento di Tullio De Mauro: l’apertura dell’Università “La Sapienza” di Roma a dei corsi di scrittura creativa. Il professor De Mauro lo ha fatto istituendo una collaborazione con la libera e privata scuola Omero che ha la sua sede nelle aule della John Cabot University, in Trastevere. Alcuni di quegli insegnanti, fra cui Pietro Pedace e Annio Gioacchino Stasi, da qualche anno lavorano anche con gli studenti della facoltà di Lettere.

Ci vorrà molto perché la scrittura creativa entri nelle Università a pieno titolo?

Intanto, questi primi esperimenti stanno producendo testi piuttosto utili per chi voglia familiarizzare con la scrittura di servizio, anche se non immediatamente creativa. Utilissimi, ad esempio, i volumi di Maria Teresa Serafini, che insegna alla facoltà di Lettere della Statale di Milano: “Come si fa un tema in classe” (1985), “Come si scrive” (1995), “Come si scrive un romanzo” (1996).

Molto recenti sono le scuole private di scrittura creativa: la prestigiosa “Scuola Holden” di Torino, fondata nel 1994 da Alessandro Baricco; il “Laboratorio di scrittura” di Eugenio Pintore, attivo a Torino dal 1993; il “Corso di scrittura creativa” di Raffaele Crovi e di Giuseppe Pontiggia; “Prima e dopo le parole”, fondata a Milano nel 1996 da Rosaria Guacci e Bruna Miorelli; “Piccola scuola di scrittura creativa”, attiva dal 1993, fondata da Giulio Mozzi a Padova; “Laboratorio di scrittura creativa”, inaugurato nel 1995 a Mestre; “Laboratorio parola per parola”, di Trieste, che vede come docenti Franco Gaudiano, Giulio Mozzi, Luca Masnata; “Associazione Culturale Grafio”, fondata a Prato da Gianni Cascone e Paola Rosati; “Scuola di scrittura creativa Omero”, fondata a Roma nel 1988 da Enrico Valenti e Annio Gioacchino Stasi; “Laboratorio di scrittura creativa Eva Luna”, nato nel 1993 e condotto da Antonella Cilento a Napoli.

Su queste basi nasce e si articola il mio corso di Scrittura Creativa.