A questo punto sarà bene
presentare qualche pagina del lavoro giàsvolto nell'anno scolastico 1998-99. A
quanto è stato già detto devo aggiungere l'introduzione della pratica del
quaderno mensile: un quaderno da riempire liberamente nell'arco di un mese per
tutto l'anno.
LO SPECCHIO DEL SOLE
Insieme
alla mia classe, I E del Liceo Scientifico “ A. Volta “ di Caltanissetta, sto
sperimentando, per la prima volta, un corso completo di scrittura creativa.
Per
la verità, mi ero già impegnata in sporadici tentativi ma, nello scorso mese
d’Ottobre, ho realizzato concretamente e sistematicamente
un vero percorso.
Percorso:
è così che voglio chiamarlo in quanto intendo percorrere, insieme ai miei alunni,
un cammino di crescita personale e di potenziamento delle tecniche espressive
nella lingua italiana.
La
definizione che amo dare della scrittura è: “ LO SPECCHIO DEL SOLE “ .
Sole
è chi, nell’atto dello scrivere, riflette la propria immagine su uno specchio:
la scrittura, appunto.
Ciascuno
di noi è, insomma, un sole e la scrittura funge da specchio. Da ciò deriva,
dunque, il valore profondo che l’esercizio dello scrivere può avere
nell’evoluzione interiore, spirituale e personale dell’individuo che si trova,
così, “irrimediabilmente” (come
gli stessi miei allievi hanno rilevato), a faccia a faccia con se stesso, in
una solitudine totale, profonda ma veramente affascinante.
Le
lezioni si svolgono a cadenza settimanale.
Ecco gli argomenti di alcune lezioni trattate.
1)
Percepire e ascoltare. Il testo descrittivo.
2)
Freewriting. Esercizi sulla percezione. Uso della I e III persona.
3)
Esercizio a tempo. I primi pensieri. “In questo momento…..”
(dur. 15 min.).
4) Esercizio a tempo (10 min.).
Descrivete la luce che entra dalla finestra.
Ricordo che …….
Un’emozione (positiva –
negativa)
Quali sono le persone che
avete amato?
1) Importanza
dello scrivere.
“ Chi sono io “?
“ Il mio nome “ (lettura e riflessione: “I ciechi e
l’elefante”)
2)
Cogliere l’essenziale. (Lettura: “Il forziere di Nuri Bey”).
Scrivere dalla pagina.
3) Essere
presente a se stessi.
Consapevolezza.
L’attenzione per il particolare: esseri animati e
inanimati.
Lo scrittore non deve dire ciò che si sa già.
4) Il
punto di vista.
5)
Imparare e insegnare.
“Siamo svegli”? (Lettura: “La storia del fuoco”).
Vorrei
precisare che ogni lezione (soprattutto dalla quinta in poi) è una finestra che
rimane aperta fino a quando, la settimana successiva, verrà chiusa grazie all’apertura
di una nuova finestra che, a sua volta, rimarrà aperta per tutta la successiva
settimana e verrà richiusa da una nuova apertura. E così via.
Mi
spiego meglio con un esempio: l’apertura della lezione n.7 “Essere presenti a
se stessi” funge da risposta alla domanda lasciata aperta dalla lezione n.6 e,
a sua volta, aprirà la strada a nuovi quesiti in quanto è evidente che si
riuscirà a cogliere l’essenziale solo nella misura in cui si potrà essere presenti a se stessi. Ma, allo stesso
modo, la lezione n.7 “Essere presenti a se stessi” darà adito a nuove domande e
alla necessità di successive risposte in un’ottava lezione.
Così,
l’avvio di ogni nuova lezione, diventa anche, implicitamente, la risposta alla
lezione precedente: un collegamento a catena, dunque.
Un’avventura.
Allo
scadere di ogni mese, inoltre, gli alunni sono tenuti alla consegna di un
“quaderno mensile” che, riempito liberamente nei contenuti, si aggiunge come
lavoro domiciliare agli esercizi settimanali.
Naturalmente
le lezioni curriculari di grammatica italiana, di analisi di testi e generi
letterari fanno da supporto tecnico alla realizzazione creativa della pagina
scritta. Così, acquisizioni tecniche e contenuti consentono insieme la
realizzazione di un testo completo.
Ciascuna
lezione si articola in:
Esposizione, da parte
dell’insegnante, dell’argomento da trattare;
lettura di brani
finalizzati allo svolgimento dell’argomento previsto;
scrittura;
rilettura “circolare”
senza interventi valutativi;
dibattito. Chiusura della
lezione. Apertura della lezione successiva.
Iniziamo
subito con alcune testimonianze scritte, tratte da un tema in classe. Tengo a
precisare che ho riportato le frasi degli “autori” così come sono state formulate,
correggendo solo l’indispensabile, riservandomene la revisione completa in
ambito di valutazione.
Ciò
nel rispetto della purezza del pensiero così come è stato elaborato.
Ho
notato che scrivendo non mi accorgo più del luogo in cui sono o se sono sola a
casa e la cosa più strana che ho notato e che magari può sembrare stupida, è
che non sento più freddo. Ieri ho scritto sei pagine sul quaderno mensile;
cinque minuti prima avevo le mani congelate e brividi di freddo. Appena ho
finito sono andata da mia madre che mi ha detto che ero tutta rossa in viso,
infatti sentivo molto caldo.
Queste
esercitazioni per me sono state utilissime, perché ho ritrovato in me un altro
Walter: più riflessivo, capace di esprimere sensazioni, emozioni, fatti sia
tristi sia felici. Ora durante qualsiasi componimento mi diletto ad esprimere
tutto ciò che provo, liberamente, senza aver paura di sbagliare, anzi con la
convinzione di far sempre meglio. Solo ora posso dire veramente di aver
acquisito quella sicurezza, quel coraggio di prendere in mano una penna e
scrivere.
La
seconda ora di ogni Venerdi sembra mutare ogni singolo spazio della nostra
aula. Tutti quanti, in pochi minuti, come per magia, ci rendiamo partecipi di
un mondo meraviglioso, tutto da scoprire……. Se allora non avevo un punto saldo
su cui contare, adesso credo di averlo trovato: sono proprio io (ovvero il mio
animo) ……… A volte penso a come la mia vita sarebbe continuata ad essere un
lungo sentiero buio, privo di una via d’uscita. ……… Immensi sono i
ringraziamenti nei riguardi di questa persona, che mi ha davvero aiutata a
riaccendere ed a scoprire, mediante il metodo di scrittura creativa ogni angolo privo di significato nel mio
animo.
Sono
riuscita a rendermi veramente conto di ciò che sono e di quello che il mio
cuore prova, che ha provato e che è davvero la realtà, non solo una mia
sensazione, ma la realtà ……. Una dimensione dove trovo tante parole, tante
emozioni e tanti scrittori tra le nuvole, immersi nelle acque marine e in
qualunque luogo, che scrivono, scrivono e scrivono. Sembra che l’unica cosa
importante sia scrivere, ed è così.
Grazie
a queste sensazioni ho riconquistato la persona che c’era prima dentro di me e
che avevo perso tanto tempo fa.
Da un’esercitazione:
“Descrivi
la luce che entra dalla finestra”
Elisa
La
luce che entra dalla finestra mi attraversa l’anima. Ma tutto sta cambiando: la
luce si è spenta ed io ad un tratto sono diventata triste; due nuvole hanno
coperto il sole, nella mia camera non entra più luce. TUTTO E' BUIO. ANCHE LA
MIA ANIMA E’ BUIA.
“CHI SONO IO?”
Io
sono un pensatore, io sono riflessivo. Io non sono nessuno e io sono il
migliore…… Io sono uno tra tanti che sanno di sapere chi sono ma che in realtà non
sanno. Io studio, io mangio, io dormo, io gioco e faccio tantissime altre cose
ed in base a queste io sono qualcuno. Non sono uno di grande importanza, ma
qualcuno sono e sarò. Io sono alcune cose ed altre no. Molte volte devo dare la
mia opinione sulle cose che gli altri dicono e se non la dò vuol dire che l’ho
data gia dentro di me,ma sempre c’è. Io sono uno che solo da poco tempo ha
imparato ad “ascoltare la musica”, se così si può dire.
Sicuramente
nella nostra vita tutti abbiamo avuto il bisogno di essere guidati e di
ricevere dei consigli che, dopo essere stati esaminati, ci hanno consentito di
intraprendere la via migliore. Le persone con una propria personalità possono
andare avanti anche senza il bisogno di una persona che li guida ma tutte le
altre non sapranno dove dirigersi perché non hanno una propria coscienza. Così
il mondo sarà diviso in due: da un lato un mondo pieno di strade affollate da
persone confuse, dall’altro tante strade deserte senza nessun essere umano dotato di coscienza.
………
In alcuni giorni, infatti, mi sembra di essere una Laura fallita, insicura,
priva di coraggio; in altri, ritrovo in me stessa qualcosa in più; sì, riesco
ad oscurare la mia visione pessimistica di tutto; insomma, il velo, la
copertura negativa che mi assale. E al di sotto di tutto ciò ritrovo un tesoro.
Dopo lunghe, lunghissime fatiche, mi sembra di aver compiuto un passo avanti. A
volte, ho la netta sensazione che io sia la protagonista di una fiaba che, una
volta trovato lo scrigno, inconsapevole di ciò che quest’ultimo conterrà, lo
apre e con grande stupore ne ammira il contenuto. Tutto questo accade veramente
ma ogni volta mi sembra di rinascere, di trovare uno spazio per ogni cosa.
Tutto si dimostra perfetto, persino le negatività; si, persino a queste ultime
riesco a trovare un lato positivo, qualcosa di bello. Quando mi ritrovo in
perfetto collegamento con me stessa, mi fermo a riflettere su come ogni giorno,
ogni singola ora, non basti mai per dare a me la possibilità di conoscermi meglio……..
Ogni giorno, infatti, provo a specchiarmi interamente. Dapprima credo di
conoscermi per intero ma magari, successivamente, dopo aver messo in atto
l’azione precedente per la seconda volta, mi rendo effettivamente
conto che mi sbagliavo o che almeno c’era qualcosa in più. Si, avevo trovato un
altro tesoro.
RIFLESSIONI SU UNA LETTURA:
“I CIECHI E LA STORIA DELL’ELEFANTE.”
Oltre
Ghor c’era una città. Tutti i suoi abitanti erano ciechi. Un re con il suo
seguito arrivò nei paraggi ………Aveva un possente pachiderma……. Il popolo era
ansioso di vedere l’elefante……. Siccome i ciechi non sapevano nemmeno che forma
avesse l'elefante, annaspavano tutt’attorno alla cieca, cercando di toccare
qualche parte dell’elefante per raccogliere informazioni. Ognuno pensava di sapere qualcosa, perché riusciva a
tastare una parte. Quando tornarono dagli altri concittadini furono circontati
da gruppetti di volenterosi ascoltatori…….. Volevano sapere della forma
dell’elefante……… L’uomo che aveva allungato la
mano a toccare un orecchio si sentì chiedere quale fosse la natura
dell’elefante. Disse: “E’ una cosa larga e ruvida, larga e ampia come un
tappeto”. E quello che aveva tastato la proboscide disse: “Io ho le
informazioni corrette. E’ come un tubo diritto e cavo, terribile e
distruttivo”. Quello che aveva tastato le zampe disse: “ E’ possente e solido,
come un pilastro”. Ognuno di loro aveva toccato una parte tra tante ……. Nessuno
sapeva l’intera verità: la conoscenza non è cosa comune tra i ciechi. Le cose
create non sono a conoscenza della divinità.
Non
c’è Via in questa scienza per mezzo dell’intelletto
ordinario.
(Shah, Tales of the Dervishes, 25)
VALENTINA
Tutti
noi ci possiamo trovare nei panni dei ciechi: credevano di sapere tutto, quando
invece era tutto errato. Anche noi facciamo la loro stessa fine. Giudichiamo
troppo gli altri e li classifichiamo in un certo modo, quando nella realtà
persone o cose si dimostrano diverse da come noi le avevamo giudicate.
Nessuno
sapeva l’intera verità: secondo il mio parere è questo il significato della
storia. Tutti noi sappiamo qualcosa, riusciamo a capire qualcosa ma è soltanto
una piccola parte. Nessuno di noi sa la verità. Però non riesco a capire quale
verità. Forse il brano si riferisce al proprio essere, cioè: io conosco una
parte di me, i miei amici mi vedono in un altro modo, i miei genitori in un
altro ancora però nessuno mi conosce fino in fondo, nessuno sa chi sono
veramente, neanche io. Oppure si può riferire ai sentimenti. Molte persone, a
volte, non riescono a capire bene quali
sentimenti provano, cercano di interpretarli e a volte lo fanno male.
Credo
di aver trovato: anche quando credi di conoscere la verità, non è così, è
soltanto un’illusione, perché nessuno sa la verità per intero. Alla fine, la
verità completa non esiste, o meglio, non si conosce.
Il
brano parla di ciechi ma la frase finale mi induce ad un altro tipo di
riflessione. Ciechi sì, ma non fisicamente.
Intelletto
ordinario in questa scienza ordinaria.
Secondo
me, oggi siamo tutti un po’ ciechi, ciechi perché appunto siamo troppo
ordinari. In questo mondo fatto di scienza e di progresso, l’uomo, che è quasi
padrone del sistema solare, non ha più tempo per pensare e quindi anche per la
più piccola cosa che accade durante la sua giornata, chiede una spiegazione.
Rivolgendosi a chi? Alla scienza. Forse una certa corrente di pensiero e gli
ideali dell’Illuminismo stanno cercando
di venir fuori dopo tanto tempo……. In questa vita frenetica bisogna fermarsi e
guardare un albero. Può sembrare sciocco, ma forse così ognuno riuscirà a
trovare quella parte di sè che gli manca. La
scienza sta condizionando il modo di vivere della nostra società. I
ciechi, non vedendo, si affidavano a ciò che toccavano. E’ un po’ l’esempio di
ciò che facciamo noi. Non cerchiamo mai di cogliere quel significato che sta
dietro alla scienza e alla pratica, quel significato che, se colto nel modo
giusto, potrebbe aiutarci a ritrovare noi stessi.
E’
vero che, a volte, non c’è Via in questa scienza per mezzo di questo intelletto
ordinario…… L’uomo, proprio lui, il più efficiente fra gli esseri di questo pianeta…….
Si perde. …… Non si rende mai cosciente, non accetta, non capisce addirittura
che ciò su cui egli affonda ogni singola riflessione, è qualcosa d’infinito, è
un mondo privo di una via. Probabilmente, chissà, noi tutti cesseremo di vivere
desiderosi di conoscere, di illuminare, di accendere ogni singola parte di una
via inesistente ai nostri occhi, che costituisce questo mondo privo di un punto …….. E il modo migliore, penso, sia quello di
chiudere, di tappare i nostri occhi con una benda, come dei veri e propri
ciechi che abbandonano l’idea della scienza come via infinita, ma afferrano,
invece, l’unico concetto valido: quello di proseguire, comunque, il cammino.
L’uomo, così, seguirà l’istinto, la propria indole, fino ad arrivare ad un
punto indefinito. Non si tratterà della così tanto attesa fine della ricerca ma
sicuramente di una meta cui aspira
l’uomo.
L’uomo,
infatti, crede che esisterà un giorno che farà comparire questa via ancora adesso invisibile. Questo giorno,
però, sono convinta che non esisterà o, altrimenti, sarà la fine della ricerca
e del ricercatore. E sarà proprio quell’istante che apporterà all’uomo una
miriade di soddisfazioni che, magari, purtroppo, non potrà mai sentire.
°°°°°°°°°
Laura,
servendosi dello “specchio” della scrittura, è riuscita, consapevolmente, ad
evolvere la sua visione della vita. Da un pessimismo che sembrava negare
l’esistenza di alcuna Luce, sebbene ansiosamente cercata, passa, nello scritto
successivo, ad una speranza proiettata in una dimensione spirituale, oltre il
corpo e la morte.
Il
mondo è stato creato dalle mani dell’amore. In nessun’altra maniera potrebbe
l’anima dell’uomo esistere; per cui egli fu creato a raggiungere l’apice della
sua perfezione…….. E’ esatto affermare che il Creatore dell’universo, del
territorio abitato da ciascuno di noi è Dio, colui che personifica l’amore. La
sua presenza ha regalato il germoglio di ognuna delle nostre anime. Chissà,
magari noi tutti, compresa io, non saremmo partecipi di questa immensa vicenda
che la vita ci riserva, se un piccolissimo gesto da Lui compiuto, non fosse mai
esistito. E’ davvero curiosa l’esistenza di ciascuno: a volte si presenta come un vero e proprio viaggio, ricco di avventure e
di scoperte che ogni giorno con grande ansia ci apprestiamo a svelare.
L’uomo,
quell’essere debole ma efficientissimo, è stato creato per giungere in cima, in
vetta, probabilmente, di un’enorme montagna che usa chiamarsi perfezione………
ciascuno di noi, con il massimo delle forze, si appresta ad avanzare nei pressi
di quest’enorme masso naturale, ovvero la perfezione. Ogni minimo passo, ogni
piccola svolta sembrano personificare i giorni
che, accumulati come dei mattoni, fondano su delle solide basi la vita di
ciascuno. Quest’ultima è colma di sorprese. In effetti, è come se quotidianamente noi tutti
ci apprestassimo a scartare un dono offertoci da qualcuno, entusiasti, o a
volte costretti, secondo il grado di
pesantezza, negativo o positivo che sia.
Ogni volta che ci troviamo dinanzi a questo dono, possiamo decidere se mandarlo
via o tenerlo caro per sempre finchè morte non ci separi. A volte, però,
scegliendo come punto saldo la prima affermazione, accade che la desolazione ci
coglie. Viviamo in uno
stato pessimo. Sì, ci troviamo sospesi tra il desiderio di mollare il dono che
l’immensa immagine di questo
Qualcuno ci ha regalato e l’idea di mantenere la calma, dimenticare e
proseguire il lungo cammino. Molta gente, però, si lascia travolgere nelle
cosiddette sabbie mobili della desolazione. In questo modo, decide di
effettuare il fatale passo verso la fine di tutto ciò che un tempo era bello. E
proprio quell’individuo, con una semplicissima ma terrificante azione, riesce
in pochissimi attimi a distruggere, a calpestare ciò di cui Qualcuno lo aveva reso partecipe. La sua presenza fra i terreni è
terminata, il suo lungo cammino verso la perfezione è terminato ma,
indubbiamente, solo per ciò che riguarda l'individuo esteriore. Infatti,
l’intera Essenza procederà con estrema assiduità fino a giungere in vetta. E
sarà proprio allora, in quel luogo, al cospetto di Dio, che sarà in grado, e
dunque riuscirà, a compiere la sua perfezione.
“ PERCHE’ SCRIVO? “
Scrivere
è diventato per me un vero e proprio punto di riferimento. Scrivere è
bellissimo. Ti liberi da tutto ciò che provi e senti. Puoi scrivere ore ed ore
senza stancarti, senza renderti conto del tempo che passa. Ti sembra di essere
in un mondo tutto tuo. E’ quasi qualcosa d’inspiegabile. E’ strano ma è una cosa
che ho scoperto solo ora, sebbene scrivessi da già tre anni. Adesso, quando la
mia insegnante ci dà degli esercizi di scrittura, non li considero più come dei
doveri, ma anzi ……….
Sono
una persona che vive giorno dopo giorno sperando che prima o poi qualcosa
cambierà e che non sia la morte ciò che la renderà libera ma che la vita stessa
la porti ad una condizione di libertà ………..Scrivo per disperazione, scrivo per
paura di non essere capita, scrivo per paura di restare sola. Ma, infine, dopo
tutti questi perché, sono sicura: scrivo perché ne ho voglia.
Pochi
attimi, pochi secondi sono sufficienti per travolgerti, per attirare te stessa
in una grande sfera capace di frenare il tuo istinto, di farti agire con la
mente e aprire invece le porte alla tua anima, ponendo come veicolo di
comunicazione solo carta e penna. In quei pochi minuti, io sono solo parte
dell’inchiostro che scorre su un foglio. Gli unici abitanti sono gli esseri,
insomma, di un nuovo pianeta che mi accingo a ranggiungere. Priva di coscienza,
fuori dal mondo, inconsapevole, al momento, delle splendide influenze che
agiscono con estrema velocità
attraversando da cima a fondo il mio organismo. Dopo tale esperienza, mi sembra
ovvio, se non scontato, considerare il metodo della scrittura un vero e proprio
prodigio giunto tra le anime di ciascuno ………..La scrittura è riuscita perfino a
cambiare me stessa nelle opinioni. Se una settimana prima, infatti, afferravo
un’idea con estremo pessimismo, una lezione dopo avevo già abbandonato il pessimismo
e conducevo il lungo cammino verso l’ottimismo. E’ questo ciò che la scrittura
creativa detrmina in ognuno di noi. Dunque, perché perdere un’occasione unica
(probabilmente) del
genere? Aprite, spalancate tutte le porte presenti nella vostra anima e
lasciatevi influenzare, attraversare, insomma, da questo splendido prodigio.
……..
Perché non riesco a capire, a scoprire come in realtà sono, chi sono, perché
non riesco a fare a meno di questa copertura, di questo specchio deformante che
cambia, modifica la mia personalità …….. Forse scrivo per poter riuscire ad
infrangere le regole dell’apparenza e rompere questo specchio, per riuscire a
rendermi conto di chi è Rosanna.
RIFLESSIONI SU UNA LETTURA:
“ LA STORIA DEL FUOCO “.
C’era
una volta un uomo che contemplava il modo in cui opera la natura, e grazie alla
sua concentrazione e ai suoi sforzi, scoprì come si poteva fare il fuoco.
Quest’uomo si chiamava Nour. Decise di viaggiare da una comunità all’altra per
mostrare alla gente la sua scoperta. Nour trasmise il segreto a molti gruppi di
persone …….. Passarono i secoli. La prima tribù che aveva imparato a fare il
fuoco riservava il segreto ai sacerdoti, che rimasero ricchi e potenti, mentre
il popolo tremava dal freddo.
La seconda tribù dimenticò quell’arte e finì col rendere culto agli strumenti
del fuoco. La terza cominciò ad adorare l’immagine di Nour stesso, perché era
colui che li aveva istruiti. La quarta mantenne nella propria mitologia la
storia del fuoco; alcuni credevano alle leggende, ed altri no. La quinta
comunità usava davvero il fuoco, e questo permetteva loro di scaldarsi, cuocere
il cibo e fabbricare ogni tipo di oggetti utili.
Dopo
molti, molti anni, un uomo saggio con un piccolo gruppo di discepoli viaggiò
attraverso le terre di queste tribù ………. Il primo
discepolo disse: “Per la causa della Verità mi sento costretto a dire qualcosa
a questa gente”.
“
Se lo fai assumendotene tutti i rischi, puoi farlo “, disse il maestro.
Allora
il discepolo si fece avanti e disse: “ Io posso compiere il miracolo che voi
considerate una manifestazione speciale della divinità. Se lo farò, ammetterete
di esservi sbagliati per tutti questi anni?”
Ma
i preti gridarono: “Prendetelo!”
I
viaggiatori si recarono nel territorio dove la seconda tribù adorava gli
strumenti per fare il fuoco. Di nuovo un discepolo si offrì di illuminare la
comunità ……… “Voi adorate gli strumenti con cui si può fare una certa cosa, non
adorate neanche la cosa in sé …….”
Questa
tribù era composta da persone più ragionevoli. Ma essi dissero al discepolo: “
Tu sei il benvenuto tra noi …… ma in quanto straniero, non puoi capire quello
che stiamo facendo. Sei in errore …….. Quando arrivarono nelle terre della
terza tribù, videro davanti a ogni casa un idolo che rappresentava Nour, il promotore originale del fuoco. Il terzo
discepolo si rivolse al capo della tribù: “Quest’idolo rappresenta un uomo, che
a sua volta rappresenta una capacità, di cui si può fare uso.”
“Può
anche darsi”, risposero gli adoratori di Nour, “ma la comprensione del vero
segreto è riservata a pochi soltanto”.
…….
Il gruppo continuò nel suo viaggio e arrivò nella terra della quarta tribù. Un
quarto discepolo si fece avanti ……. “La storia del fuoco è vera ed io so come
si puo farlo”, dichiarò. ……… Alcuni dissero: “ Potrebbe essere vero e, se lo è,
vogliamo scoprire come si fa il
fuoco”.
Quando
il maestro e i suoi seguaci esaminarono queste persone, però, scoprirono che la
maggior parte di loro desiderava usare il fuoco per il proprio vantaggio
personale, e non si rendevano conto che si trattava di qualcosa fatto per il
progresso dell’uomo.
Le
leggende distorte erano penetrate così profondamente nella mente della maggior
parte delle persone che chi le credeva vere erano solo degli squilibrati, che
non sarebbero riusciti a fare il fuoco nemmeno se fosse stato loro mostrato il
metodo ……
Così
il gruppo di discepoli riprese il viaggio, finchè arrivò nelle terre della
quinta comunità, dove tutti accendevano normalmente il fuoco, e dove avevano
altri problemi da affrontare.
Il
maestro disse ai suoi discepoli: “ Dovete imparare ad insegnare, perché l’uomo
non ama essere istruito. Innanzitutto, dovete insegnare alla gente come si
impara. E prima ancora, dovete insegnare loro che esiste ancora qualcosa da
imparare. Loro immaginano di essere pronti ad imparare. Ma vogliono imparare
quello che immaginano debba essere
imparato, non quello
che devono imparare in primo luogo. Quando avrete imparato tutto questo, allora
potrete mettere a punto un modo per insegnare. La conoscenza senza la specifica
capacità di insegnare non equivale alla conoscenza accompagnata da tale
capacità”.
( Shah, Tales of the Dervishes, 39-41)
Secondo
me il vero significato che la storia del fuoco vuole darci è che, appunto,
l’uomo non cerca di andare avanti per imparare cose nuove. Gli uomini, essendo
orgogliosi, credono già di sapere tutto quello che è opportuno conoscere
pensando non al progresso comune, appunto, ma al bene proprio.
Non
sono però solo le tribù che hanno bisogno di imparare, ma anche coloro che
credono di sapere, volendo insegnare agli altri; perché, insomma, bisogna saper
porsi nei confronti degli altri e, nello stesso tempo, ccettare i consigli di
coloro che sanno qualcosa in più di
noi.
……..
Coloro che non conoscono non hanno altro che le piccole responsabilità che da
soli riescono ad imporsi. Allora, perché non insegnare a questi ultimi, in modo
che, possedendo più responsabilità, si possano sentire importanti, utili a
qualcuno o a qualcosa e meglio inseriti nel mondo e, in questo modo,
alleggerire il peso di coloro che, conoscendo, sono oppressi dalle troppe
responsabilità? In modo che sappiano di poter contare su qualcun’altro, e non
solo su se stessi o su poche, pochissime persone. Così sarà permesso a chi sa, di procedere
in una vita più serena e spensierata.
Concludo
con una poesia ricavata dalle frasi più belle scelte da Laura dal proprio “quaderno mensile”.
UNA GOCCIA DI PIOGGIA
INVERNALE
E’
in inverno
che
il sole,
con
i suoi raggi,
che
illumina e risveglia
tutto
l’Universo,
è
poco presente.
Ma
chissà.
Sarà
la sua mancanza
o
magari proprio la pioggia
a
portar via tutte le gioie?
No.
Ora,
tutto cambia.
La
prima goccia,
il
primo rumore,
ha
riacceso,
ha
messo in moto,
ha
caricato me stessa
per
affrontare il seguito.
A
volte una goccia
può
spegnere parte di te,
impedendoti
di far qualcosa.
Il
più delle volte, invece,
quando
la noia ti assale,
essa
è un amico.
Se
sei sola o sconsolata,
un
semplice rumore,
un
semplice ticchettìo,
può
accendere in te la voglia di vivere.