Parlare di banditismo in Sardegna significa ricostruire un aspetto importante della sua storia passata, ma anche affrontare un drammatico problema, ancor oggi di attualità, che pone spesso l'isola al centro dell'attenzione della stampa e dell'opinione pubblica nazionale. Quello del banditismo e, più in generale, della criminalità rurale, infatti, non è un fenomeno nuovo. Già nel Medioevo, durante il periodo spagnolo e, soprattutto, durante il dominio sabaudo, le autorità dovettero affrontare questo problema e tentare con diversi mezzi, anche con la repressione militare, di stroncare l'attività delittuosa dei banditi, punirne i delitti, frenare l'azione e limitare gli aiuti che le comunità rurali offrivano loro. Ma furono iniziative che non risolsero il problema, poiché alle radici del banditismo e delle varie forme di criminalità diffuse nelle campagne stavano motivi di ordine economico, sociale e culturale che non potevano essere eliminati con l'intervento militare, con gli arresti, con le condanne penali. E per questo che le ricorrenti campagne di repressione, attuale nei secoli sino ai nostri giorni, non sono riuscite a stroncare definitivamente questo fenomeno, che ha continuato a persistere sotterraneamente, esplodendo talora in episodi particolarmente gravi e dando luogo a un diffuso stato di insicurezza e di sofferenza civile che condiziona pesantemente, ancor oggi e soprattutto in alcune zone dell'isola, l'attività produttiva e l'intera vita comunitaria.

 

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