Mi scuso per la presenza di immagini un po' sbiadite e/o sciupate a causa del tempo
L'INCHIESTA PARLAMENTARE
L'idea di un'inchiesta parlamentare sul banditismo sardo e le sue cause, quando il ministro degli interni PAOLO EMILIO TAVIANI la enunciò la prima volta, non era sicuramente nuova, poiché nell'ultimo centinaio danni non erano mancate inchieste non molto diverse da quelle che ora si suggeriva, benché i risultati fossero stati il più delle volte modesti.
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'Per molti segni -disse dunque il ministro in quell'occasione- si manifesta opportuna un'inchiesta sul banditismo sardo'. Aveva ottimi motivi di formulare questa proposta, poiché sulla Sardegna pesava proprio allora, grave e diffusa com'era stata nei momenti peggiori d'una storia lunga e amara, la minaccia dei banditi. Erano gli anni del bandito Graziano Mesina, quando alla criminalità si opponeva una repressione durissima e spesso indiscriminata che a SASSARI aveva dato luogo a episodi poco lodevoli che avevano portato in carcere alcuni funzionari e agenti di polizia. |
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Il ministro Paolo Emilio Taviani |
A proporre l'inchiesta, infine, fu il senatore TOGNI rappresentante della destra democratica, ma la sua proposta , giunto in parlamento alla scadenza del suo mandato, non ebbe il tempo d'essere trasformata in legge. Non pare vero che il tipo d'inchiesta ch'egli voleva fosse esattamente quella che i sardi speravano.
Il 16 ottobre 1968 <<La nuova Sardegna>> riferiva che il senatore Togni, in una dichiarazione rilasciata al giornale, aveva confermato di ovviare nell'isola, con sistemi di emergenza, all'intollerabile sistema di ricatti e di violenze, e di stabilire in sede parlamentare, quali siano le vere cause che ne facilitano il diffondersi.
Il parlamento procedette spedito a dare il via a queste indagini che il senatore Togni aveva riproposto all'assemblea di Palazzo Madama.
Togni in sostanza accusava i rappresentanti politici della Sardegna di avere esercitato strane interferenze e nascoste pressioni dilatorie per impedire che l'inchiesta venisse avviata.
Il deputato democristiano nuorese ARIUCCIO CARTA replicò ricordando al senatore che nei secoli passati i suoi predecessori avevano depredato la nostra isola e impiccato i suoi abitanti.
Questo scontro polemico, sarebbe stato irrilevante se non avesse messo a nudo i termini di una radicale contrapposizione: da una parte si voleva un'inchiesta limitata ai soli aspetti dell'ordine pubblico; dall'altra si esigeva che l'inchiesta, senza ignorare i problemi connessi alla tutela della sicurezza pubblica, ricercasse e indicasse le cause d'ordine economico, sociale, culturale e politico che stavano alla base del banditismo e dei fenomeni di criminalità.
In quegli stessi giorni, i deputati democratici sardi presentarono un'altra proposta d'indagine parlamentare molto diversa da quella che sarebbe piaciuta al senatore Togni, e mossa da altri intenti. Il 16 ottobre 1969 la legge istitutiva della commissione d'inchiesta venne approvata, la legge assegnava compiti e poteri singolarmente ampi. 'La commissione parlamentare d'inchiesta -stabiliva l'articolo 2'- esaminate la genesi e le caratteristiche dei fenomeni di criminalità in Sardegna, proporrà le misure necessarie atte a scoprire le cause e a reprimere le manifestazioni.
Contemporaneamente la commissione ha il compito di proporre tutti quegli interventi pubblici, organici e coordinati che saranno necessari per superare la situazione socio-economica specie nelle zone interne alla Sardegna'.
Fu un tentativo riuscito, la commissione indirizzò le sue indagini non solo al mondo pastorale, al quale i fenomeni criminali erano più direttamente legati, ma ad ogni settore dell'economia, della società, della vita civile sarda, dalla scuola alle amministrazioni pubbliche e all'apparato giudiziario. Né trascurò di riesaminare le vicende dei secoli passati per rintracciarvi le radici dei mali che ancora affliggevano la Sardegna.
Di particolare interesse è ancora oggi la relazione del deputato comunista IGNAZIO PIRASTRU dal quale emerse un quadro dei momenti nei quali si può osservare con chiarezza il maturare, l'aggravarsi e l'estendersi delle cause di fondo del banditismo.
Vi si sottolineava soprattutto la connessione, nel tempo, fra i momenti di crisi e di svolta della storia economica della Sardegna e l'incremento e l'aggravarsi qualitativo della criminalità.
Rilievi di peso non inferiore erano contenuti negli altri documenti della commissione d'inchiesta.
Vi si criticava, per esempio, il funzionamento degli uffici pubblici, si mettevano in rilievo i danni che derivavano dai ritardi sulle vicende giudiziarie.
La commissione non si limito alle valutazioni critiche, ma indico anche gli orientamenti da seguire per promuovere uno sviluppo dell'economia e della società sarda.
La commissione suggeriva però, oltre ai cambiamenti nel settore agricolo, anche la nascita di industrie che fornissero un alto numero di posti di lavoro.
Questi progetti furono approvati e così nacquero grandi industrie a PORTO TORRES, CAGLIARI, OTTANA. Solo lo stabilimento di Ottana, che iniziò a produrre nel 1973, contava 3000 dipendenti che negli anni a seguire sarebbero diventati 15000, quanti bastavano perché in Barbagia non restasse più un solo disoccupato, ne evidentemente un solo bandito.
Poi, pero, le cose andarono in modo molto diverso.