Il gioco del cacio (formaggio) si svolge dal 1° gennaio al giorno di carnevale di ogni anno.
Il "Caciotorneo" è una gara a squadre, ad eliminazione, organizzata dall'A.N.A. di Magliano e si svolge nel suddetto periodo.
La gara consiste nel lanciare, a turno, una forma (pezza) di formaggio, anche di notevoli dimensioni, utilizzando solo la forza delle mani, senza l'ausilio di funi o fettucce. Giocano due squadre per volta ed ognuna è composta da uno o più giocatori (solitamente tre o quattro).
Il
gioco costituisce un unicum nel suo genere per le regole che lo
disciplinano. Vige infatti un vero e proprio regolamento che si tramanda
oralmente di generazione in generazione. La sua interpretazione dà luogo a
continue controversie per dirimere le quali sono chiamati i più anziani come
depositari dell’interpretazione autentica. Il circuito, su cui si svolge la
gara, è costituito dalla vecchia strada di circonvallazione dell’antico
centro urbano, chiamata popolarmente Giro di Tornoterra: il nome popolare
sta ad indicare che la strada circondava la terra, cioè il paese.
La
struttura di detta strada, dalla forma approssimativamente circolare, parte
pianeggiante, parte in discesa e in salita, secondo la direttiva di marcia, da
cui si dipartono nella parte esterna strade e stradette scoscese, veri e propri
trabocchetti, ha ispirato gli articoli del Regolamento ai primi che dettero
inizio alla tradizione.
Appellaturo
è il nome del punto di partenza e di arrivo, chi vi giunge con un numero minori
di colpi è dichiarato vincitore. Ma attenzione! .. Non è solo questione di
forza e di abilità nel lancio. Perché il tiro sia valido,infatti, la pezza
deve essere visibile dal punto da cui è stata lanciata Nel caso in cui sia "ceca",
cioè non visibile , si perde un tiro.
Il
gioco ha avuto origine nella seconda metà del settecento nel pieno della
società pastorale e contadina.
Il giorno del Corpus Domini.
E’ una nuova tradizione che sempre di più va imponendosi a Magliano. Su di un disegno dai contenuti eucaristici, che ogni anno si rinnova, acquisendo aspetti artistici notevoli, un gruppo di giovani volenterosi la notte che precede la festa del Corpus Domini depone, con abilità, materiale colorato così da formare un immenso tappeto che orna l’ampio viale che da piazza della Repubblica sale leggermente fino all’incrocio con via Dalmazia.
La sera del Corpus Domini su questo tappeto incederà il sacerdote portando il Corpo di Cristo e dalla parte più alta della strada impartirà la grande benedizione eucaristica.
Questa cerimonia religiosa, che si ripete ogni anno la sera del Venerdì Santo, pur non vantando origini esclusivamente maglianesi ha acquistato a Magliano un suo carattere particolare, che la distingue da cerimonie simili per la ricchezza dei contenuti religiosi e artistici che si sono accumulati nel tempo.
Semplice è la trama narrativa che collega le diverse preghiere e considerazioni, l’itinerario che Maria percorre dal Sepolcro alla casa del figlio adottivo Giovanni, in attesa della promessa resurrezione. La parte culminante e di maggiore impatto emotivo è quando La Madre Desolata ripercorre le vie di Gerusalemme.
Le preghiere e le considerazioni sono animate da canti solistici e corali.
L’origine è da collocarsi agli inizi dell’ottocento ma non si conosce il motivo musicale originario. Il più antico di padre Francesco D’Alessandro non va al di là del 1860 ed è stato trasmesso oralmente. In seguito musicisti professionisti e dilettanti si sono cimentati nella creazione di nuovi motivi. Fin da principio le arie erano a carattere solistico, in questi ultimi decenni, si è dato ampio spazio alle parti corali in nome di una religiosità meno individualistica secondo la nuova sensibilità creata dal Concilio Vaticano Il che offre ampio spazio al popolo di Dio, senza mortificare l’individuo
Si tratta di una festa a carattere religioso e patriottico legata ad un evento della storia cittadina che vide Magliano, pur nella sua modestia, partecipe dell’epopea risorgimentale.
Il
10
settembre del 1860, ad appena tre giorni dall’entrata di Garibaldi a Napoli,
Magliano si pronunciava per l’Italia unita con ben 300 voti. Sembrava che con
la battaglia sul Volturno tutto fosse finito invece inizia allora la reazione
borbonica. Giunge nella Marsica il colonnello La Grange, i reazionari rialzano
la testa. Ad Avezzano il colonnello apprende che a Magliano c’è stato un
pronunciamento antiborbonico e molti sono i liberali e mazziniani. Decide di
intervenire.
Magliano si prepara alla difesa, vegliano in anni i soldati della Guardia Nazionale: In una delibera del Decurionato del 3 dicembre 1860 è scritto:” La Guardia Nazionale custode della fede dei Maglianesi, è stata salda di e notte in su le anni dal 10 al 20 ottobre”.
Il colonnello col suo esercito, formato di sbandati e miserabili, è alle porte del paese. Il decurionato si riunisce di tutta fretta nella sera del 19 ottobre e decide di lasciare il paese, scortato dalla Guardia Nazionale Il popolo, asserragliato nel centro storico, (gli abitanti fuori porta hanno abbandonato le loro case.), non sa di essere stato lasciato solo
La mattina del XX ottobre, all’albeggiare, non appena qualche mattiniero si accorge che il popolo è stato lasciato solo, dà l’allarme e in breve tempo è tutto un fuggi fuggi.
All’entrata del La Grange il paese è ormai deserto, solo una piccola processione guidata da un prete coraggioso. va incontro all’invasore. Mentre la soldataglia si dà al saccheggio, il colonnello, giunto dinanzi alla chiesa di Santa Lucia, si ferma improvvisamente e, dopo un breve colloquio con Luigi Masciarelli, dà l’ordine di ritirata. Il Paese è salvo.
Il popolo di Magliano vede nell’improvvisa decisione del colonnello l’intervento dei suoi Santi Protettori e Tutelari ed in onore di questi ogni anno ne celebra la memoria
L'Infiorata