(Testo a cura del Prof. G. Di Girolamo)
Due sono i cicli di affreschi
della chiesetta trecentesca della Madonna di Loreto: quello nell'abside,
l'altro in una cappella laterale, a destra di chi entra.

Il primo ciclo è
esclusivamente mariano. Da una parte è rappresentata la nascita della
Vergine. Gli elementi costitutivi sono quelli stessi che si rinvengono
nei dipinti sullo stesso argomento , lasciatici nel tardo medioevo e
nel primo rinascimento. Basta
ricordare il mosaico di Pietro Cavallini in Santa Maria in Trastevere a Roma,
gli affreschi di Taddeo Gaddi in Santa Croce a Firenze, quelli di Domenico
Ghirlandaio in Santa Maria Novella sempre a Firenze.
La parte destra è scomparsa
completamente. Vi dovevano essere raffigurati San Gioacchino ed una donna con
un involto di panni sulla testa e la conocchia in mano, così come viene
ricordato dallo studioso ottocentesco, Antonio De Nino. La parte di scena
rimasta rappresenta la neonata adagiata su di un vassoio ed è accudita da due
donne. In fondo si scorge Sant'Anna seduta sul letto. Tutta la scena si svolge
sotto un intercolonnio dipinto in prospettiva .
Nella parte sinistra
dell'abside c'è lo sposalizio della Vergine. E' questa la scena meglio
conservata. Nel centro c'è il sacerdote, alla sua sinistra Maria con un
seguito di giovani donne, a destra San Giuseppe col bastone fiorito,
accompagnato da giovani. Uno di questi sta spezzando il suo bastone. Il tutto
è inquadrato in un ambiente architettonico rinascimentale. Le due scene sono
collegate al centro da una cerchia di mura merlate, dietro cui si innalzano
dei cipressi.
Nel catino absidale
è rappresentata l'incoronazione della Vergine, circondata dalla
cosiddetta noce, simbolo della verginità. Ai due lati degli angeli danzanti
festeggiano la Regina del cielo e della terra al suono delle tube.
Lo stile e la lavorazione
riportano l'esecuzione alla fine del quattrocento e non più tardi del primo
decennio del cinquecento.
Nella cappella laterale
è rappresentata la nascita del Redentore. L'affresco, che era stato
completamente ricoperto da vernice vero
il 1950, forse perché si riteneva irrecuperabile per lo stato di degrado in
cui era ridotto, è stato riscoperto e restaurato in questi ultimi anni.
L'affresco, anche se meno
pregevole del primo ed eseguito con mano poco esperta, tuttavia
si ammira per una certa
freschezza sia nella composizione che nel colore che creano una atmosfera di
ingenua poesia. Forse l'opera è della metà del quattrocento..