Risveglio.

 

Cammino per la strada
luci gialle fosforescenti,
calpestando lattine vuote, gridando
alla gente; mordendo capelli per
vedere se sono capace
di innamorarmi ancora. Intorno la
cittą ruota e vortica e le prime scaglie
dell’alba ci colgono sdraiati sul marmo
di fronte al treno, il treno, al treno
con la risposta incisa sul palmo
della mano.


 

 

 

 

 

Seduto sul molo.

 

Qua non c'č niente da farne poesia
facce chiuse nel proprio egoismo. Ah,
ma verrą il dolore a farle sbocciare.
Seduto sul molo che s'inventa mare
guardo l'orizzonte al di lą
dei giorni.
Solo o con te contiamo i punti neri nel cielo
accompagniamo con lo sguardo i rimorchiatori.
Il nastro d'oro di un tramonto
incarta la cittą, come un regalo per chi
si lascia vivere.
Non vedi il piano ?
Non vedi il disegno ?
Dai contorni cosģ fini, ma nitidi, chiude in sč senza
soffocare, il vasto orizzonte.
Tutte le cose che chiamiamo con nomi.
Tutte le cose.
Tutte le piccine cose.

 

Torna al menł poesie