POEMETTO DELLA DAMA

 

 

 

Versi della dama

 

Mi agito come furia,

torno torno a quest’angolo male illuminato di strada,

ai margini di un bosco

con l’acqua che inizia a scendere sul mio capo,

appena coperto da un foglio di giornale.

Pensate che sia questa la vergogna,

questa la vergogna che temo,

quest’acqua nera che riga il viso?

Per quest’acqua sporca che m’insozza

avrei lasciato il mio paese di sole?

No, no è la paura di dimenticare il tuo volto,

quando come una bestia a quattro zampe

pensano di avermi per loro, fosse anche un minuto.

 

 

Secondi versi della dama

 

Solo le mie mani,

ad esplorarti le cosce,

solo le mie mani sanno

serrare e riconoscere il tuo sesso duro.

Nelle mie mani solo

la geografia del tuo corpo,

corpo che non dimentico

e che richiamo unico

in questa promiscuità

di clienti che lasciano in me solo

veloci odori di commercio.

 

 

 

 

La separazione della dama

 

Ma come avvenne questa separazione?

Ci strapparono gli uni agli altri di più le grida.

Le grida delle madri per figli morti di fame,

le grida d’uomini per la terra che non dava più frutto.

Fu chiaro allora il da farsi,

per te strade e strade di polvere,

per raggiungere un misero lavoro.

Per me quest’angolo di strada

a mostrar le cosce aperte,

che seppero cullarti e accoglierti

ed ancora in se un profumo di bosco serrano.

 

 

La terra persa della dama

 

Sul camion che ci avrebbe tutte condotto di là dal mare,

ci avevano assicurato di un lavoro di donna a servizio.

Il viaggio tra noi donne scorse con apparente calma,

con gli occhi che mai si staccavano dalla terra che si allontanava.

Una volta arrivata a me fu subito chiaro il destino che ci attendeva.

Lo capii dalla sua mano callosa a rigare il seno mio,

dalla bava calda di vino che si seccava sul mio collo lo intuii con terrore,

e dopo l’invasione nel mio corpo,

una rassegnazione s’impossessò di me,

nel vedere il verme fuori del mio ventre oramai sazio.

Della terra persa tra noi la sera,

in questa lurida strada, non facciamo che parlare.

 

 

La memoria della dama

 

Dopo tanto vigore e tanta fretta,

resta di te, che non conosco e non ricorderò,

l’attimo in cui la tua verga esce da me molla come verme.

In questi attimi, prima di un debole farfugliar saluti,

la memoria torna a te ai tempi dei nostri amori,

dove dopo amore ritornavamo all’amore ed a ricercarci tra sospiri mai sazi.

 

 

Gli ultimi versi della vecchia dama

 

Vi meravigliate di quanta furia in questi versi?

Ora che mi chiamano la vecchia dama,

solo quest’inquietudine mi spinge a ricordare,

ricordare e cantare la mia gioventù africana

gettata su un camion ed in questa nuova terra

di nuova assassinata.

Nel commercio con uomini vogliosi,

mai il profumo di te ho dimenticato,

e nell’incavo del mio ventre sale l'odore del seme caldo tuo

a ricordare il profumo della nostra terra.

 

 

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