Vivere
velocemente,
Subdole
e silenziose, dolorose come un ago nella vena.
Così, davanti ad un secondo sorriso grande come il mondo e due occhi caldi
come
la terra,
non
ci si sente mai a proprio agio.
Ho
scelto il freddo per questo; perché mi fa sentire a casa.
In questo tango che non mi apparterrà mai, lascio solo un vago ricordo, un
odore,
una sensazione.
“Il
colore della mia pelle”
(24/11/2000)
Il
suono, come fonte di ispirazione continua dove mi immergo.
Senza
parole o ritorni,
come
il colore della mia pelle che segna ogni stagione della mia breve vita.
Elementi
fondamentali mi mantengono avvolta alla mia storia,
le
mie origini;
Fanno
da sfondo a questo imprevedibile spettacolo
che
ogni spettatore non ha tempo di apprezzare perché già si conclude
coprendoti
con un drappo di velluto morbido e caldo
come
la mano di un fanciullo innocente e per questo crudele.
L’inizio
e la fine.
Quante
frasi in concluse.
Animale
volubile in continua mutazione è l’uomo.
La
luna splende sulla mia testa, nascosta da un velo d’acqua.
Invidia
per tutto ciò che è eterno.
Io
non starò qui per sempre è bene che me ne convinca.
“Good
luck”
(31/8/2000-1/10/2000)
Sono
sdraiata sulla vostra sabbia
Ed
il solo tocco la tramuta in polvere d’oro.
Grazie
per questo salto.
“Idea
poetica”
(2000)
Nei
momenti meno opportuni,
quando
non trovo né inchiostro né carta,
con
un inizio di dislessia,
tutto
questo fa presagire che lei arriverà a momenti.
Silenziosa,
morbida come la più bella sottana di una puttana.
Affascinante
e pericolosa incomincia a farmi girare la testa
Facendomi
sentire insicura come nei momenti peggiori della mia vita;
sussurra
un’idea e si aspetta che io la colga con azzardata audacia.
Amore
di tutta la mia vita
Sei
di chiunque e di nessuno
Sempre
così diversa!
Fondamentalmente
la stessa di sempre.
“Per
Luca”
(Senza data)
I
Ricordi sono caldi colpi di luce che fuggono all’ombra di un telo,
oltrepassano
la mia mente lasciando code di immagini impresse nei miei occhi,
alla
ricerca perenne della tua immagine a me così cara e sacra.
Il
vento trasporta odori appena percettibili,
e
ancora Tu, in modo imperativo,
penetri
questo mio canale vitale e trasformi il volgare in prezioso.
Questo
mio corpo così inutile, così umano diventa con te poesia.
Il
sole fa da sfondo ad un palcoscenico di azioni e gesti invisibili,
esistenti
solo per lontani rumori, uniche presenze e segni tangibili di vita;
la luna assorbe le uniche parole tra noi sussurrate, creando un lungo letto di
silenzi e di unioni
misticamente istintive.
“Istante
breve”
(18/01/1995 rivisitata 29/11/2000)
L’aria
mi sfiora senza toccarmi.
Donne,
quante donne!
La
terra ride al rumore di tacchi imponenti.
Profumo
dolce su boccioli di plexiglas.
(09/05/1996)
Questa
canzone,
questa
Madonna,
questa
cucina a volte buia,
questa
mia Italia che non riesco ad odiare come vorrei.
Ho un cuore che brilla sul mio petto, è richiuso da un cubo di vetro perché
nessuno
me lo possa rubare.
(19/12/1998)
Le
giovani spose sono pronte;
tremano
nelle loro file.
E’
tutto così estemporaneo
E
questo vento non lo ricordo da sempre.
Davanti
a questo spettacolo, apparteniamo a categorie diverse,
ci
spartiamo le nostre paure.
In
questa zona c’è bisogno di più luce.
“Inverno”
(12/01/1999)
Quando
fuori tutto è spento,
e questo cielo plasticato riesce ad emanare la luce delle stelle sulla strada
ghiacciata,
trovo
consolazione in quella finestra illuminata.
Riesco
a godermi questo spettacolo
ho
la sensazione che possa durare finché io lo desidero.
“I°”
(12/01/1999)
Figure
lente senza contorno cercano la felicità in questa valle.
I
miei occhi di cera si sciolgono di fronte a questa scena grottesca.
Mi
giro per cercare la mia luna
ma
il cielo si lucida e si fa pesante.
Non
ho paura.
“Jesus”
(12/02/1999)
Solo
quando sarà estate ed i miei pomodori saranno maturi potrò crederti.
Solo
quando mi offrirai una spalla su cui piangere sarai mio amico.
Quando
potrò vederti fumare una sigaretta avrò fiducia in te.
Solo se mi aspetterai alla porta per incoraggiarmi potrò dire che sei mio
padre.
Quando mi commuoverò davanti ad un ingordo cielo languido potrò sentirti
accanto.
Quando dalla felicità donerò tutto quello che ho nelle mie tasche potrò dire
che
sei a mia immagine e somiglianza.
(1997)
Come
un bel vestito di velluto rosso macchiato di sangue,
un
vecchio libro gettato a terra,
una
donna di mezza età nuda su di un letto mentre piange la sua anima,
l’orrore
della solitudine.
Guardare
un bambino mutilato correre.
Piangere
lacrime amare in cucina,
avere
addosso il profumo che non ti appartiene più,
essere
aggredita dal tuo sguardo collerico.
Non
posso vivere senza di te.
“Icona”
(12/04/1996 rivisitata 30/11/2000)
Una
colomba sta piangendo.
La
vedo piangere e lo stupore mi assale.
Guardo
il suo corpo senza estremità e riscopro i suo occhi sofferenti.
Volare
per non morire.
“A
mia Madre”
(21/12/1998)
Sento
solo adesso questo tuo sangue scorrere nelle mie vene,
lento
e partecipe delle nostre disgrazie.
Il
cielo si apre sopra le nostre teste, colpendo dritto sui nostri corpi inanimati.
Freddo
dentro e fuori.
Tutta
la mia pelle percepisce questa pioggia.
Mi
rialzo lentamente,
lo
sguardo di tutti questi alberi mi confonde,
questo
tuo ultimo vento scuote le parti asciutte del tuo vestito.
L’ambiente
mi rifiuta, tu fai già parte di esso.
La
terra sprofonda sotto di te e non c’è niente che possa fermarla.
Ho
paura, tutto intorno è molto cupo.
Cosa
dovrei sentire in questo momento?
Da
questo momento cosa dovrei provare?
“1/2
Tiro”
(8/01/1997rivisitata 5/12/2000)
In
mezzo a tante luci può essere facile confondersi,
soprattutto
quando si rimane estasiati.
Ogni
cosa che avrò concluso nella vita,
lontano
o vicino a te,
l’avrò
fatta anche per te.
Per il tuo karma, per chiudere le tue ferite, per ringraziarti ancora, per non perderti più.
“Noli
me tangere” (14/12/2000)
Questa
sera ho deciso di mettere all’asta il mio cuore,
non
che sia un articolo interessante,
ma
ci vuole coraggio ad ammetterlo.
Sento
che non ho più niente da perdere (a parte quest’orchidea).
“Gelo”
(27/12/2000)
Questo
scenario ti sorprende,
il
bagliore del bianco rende le tue notti meno dense,
petali
di vetro scivolano sul tuo viso contratto.
La
mia bocca omette.
Come
un animale senza tana,
trai
calore da ogni tuo impulso.
Quiete,
come un manto,
in
questo inverno per te troppo freddo.
“C.”
Nel
giardino senza pace,
si
muove armoniosa con zampe di gazzella.
Con
immenso sguardo, pone ogni suo desiderio nel limite tra cielo e terra.
Là,
dove le gocce di sangue perse dai padri
hanno
già posto il limite che separa ogni suo sogno dalla realtà.
vagavo là, dove gli alberi fitti non permettevano alla luna di penetrare con il suo celeste
bagliore.
Silenzi,
e ancora sospiri di anime giocose
E
silenzio e vuoto sotto le mie ginocchia stanche.
Orrore
nell’abbandonarsi all’emozione,
incatenata
dalla mia ragione.
Gabbia
dorata, civetta e peccatrice.
Ingannevole
compagna sostenitrice.