La vita economica e caritativa della cittadina di Lercara Friddi è stata caratterizzata principalmente dalla benefica attività della Cassa rurale ed artigiana e della Casa di riposo “ S.Alfonso”, già Boccone del povero; entrambe rivolte al bene comune, sorte in seno alla Chiesa locale, volute da sacerdoti di grande sensibilità sociale, di indiscusso altruismo, di vedute lungimiranti.
La Cassa rurale ed
artigiana, oggi Banca di credito cooperativo, trova la sua origine nel movimento cooperativo cattolico che
nella seconda metà dell’Ottocento ebbe facile sviluppo nel Veneto, dove a
Loreggia, piccolo centro agricolo in provincia di Padova, sorse la prima Cassa rurale ad opera dell’economista Leone Wollemborg.
La nuova forma creditizia era stata concepita in Germania per iniziativa di Federico Guglielmo Raiffeisen, sindaco in diversi comuni della provincia Renana, il quale, mosso da motivazioni etiche cristiane, incentrò la sua azione a favore del mondo agricolo.
In Italia, ne comprese la rilevante validità cristiano-sociale un
giovane cappellano, don Luigi Cerutti,
il quale nel 1890 fondò a Gambarare (Venezia) la prima Cassa rurale
cattolica e per mezzo dell’Opera dei Congressi divulgò l’istituzione in
tutte le regioni d’Italia.
In Sicilia, uno dei
cooperatori che per primo mise in pratica la “ nuova idea” propagandata dal
Cerutti, con il quale ebbe una feconda corrispondenza, è stato il concittadino mons. Giuseppe
Marino. Era il 2 marzo 1895 quando, insieme a dodici volenterosi
collaboratori, nei locali del Circolo
cattolico situato in piazza Duomo, stipulò l’atto costitutivo della Cassa rurale di prestiti “ La Sacra Famiglia”.
L’avvenimento venne
divulgato dalla rivista “ La Cooperazione popolare”, edita a Parma, con
questo inizio : “ Diamo un posto d’onore a questa bella e consolante
notizia. E’ stata fondata la prima Cassa rurale in Sicilia !. Infatti a
Lercara,….”.
Quali motivazioni
determinarono la nascita di questo Movimento
cooperativo che tende “ a superare gli egoismi individuali e ad esaltare le
migliori energie dell’uomo ? “. La povertà e i disagi dei lavoratori, e
l’avarizia dei ricchi, accompagnati dall’usura.
Protagonisti furono uomini pieni di amore per il prossimo, che ebbero chiari alcuni fondamentali princìpi : difesa dei deboli contro il comportamento opprimente dei benestanti, lotta per il superamento della squallida condizione sociale ed il riconoscimento del proprio ruolo, affermazione della solidarietà, elevazione morale.
Primo fra tutti il Papa,
Leone XIII, con l’enciclica “ Rerum
Novarum”.
1 - Mons. Giuseppe Marino (1847-1929),
uomo colto ed attento osservatore dei problemi della società, sorretto
dalla spiritualità e dalla forza intellettuale che promana dal credere
fermamente in un ideale, ha attuato pienamente la Dottrina sociale della
Chiesa.
Si dedicò all’apostolato,
impegnando la sua vita nell’alleviare le sofferenze del prossimo. Da valente
educatore, preparò alla vita morale e civile uno stuolo di giovani, avviando
alcuni al sacerdozio e sostenendoli a proprie spese, mentre da Assessore alla
pubblica istruzione impresse alle vicende di Lercara il segno della sua
personalità. Inoltre, ha combattuto il liberalismo massoneggiante e il
socialismo dei Fasci dei Lavoratori.
Essendo Arciprete
(1904-1929) provvide al rifacimento del prospetto della Chiesa Madre e al
ripristino di quello di S. Antonio.
Ebbe a cuore anche l’assistenza agli anziani, promuovendo la erezione
dell’Ospizio di mendicità ( poi Boccone del povero), e quasi esclusivamente con
sue elargizioni costruì l’Orfanotrofio “S. Giuseppe”, annesso al Collegio di
Maria.
Tra le varie opere
realizzata, vive ancora oggi la Cassa rurale ed artigiana, il cui atto
costitutivo vanta di essere stato il primo in Sicilia, ma, a causa di ostacoli
burocratici, soltanto il terzo del 28 settembre 1896 ottenne l’omologazione.
Lercara, quindi, si affermò nel mondo della cooperazione
italiana per merito di mons. Marino
il quale divulgò la cooperazione in
Sicilia con diverse pubblicazioni, fra le quali, nel 1900, una guida per la costituzione dei nuovi
organismi dal titolo “ La Cassa Rurale
Cattolica – Sistema Raiffeisen . Opuscolo di propaganda”.
Efficace
la sua partecipazione ai convegni e la collaborazione alla citata rivista con una vasta ed interessante produzione. Ebbe rapporti epistolari con don Luigi
Sturzo.
Di lui si sono interessati
studiosi contemporanei e moderni. (1)
2 - La Cassa sorse e visse per alcuni decenni dentro le mura della Chiesa Madre poiché la problematica della dilagante indigenza trovò accoglienza presso il Clero.
Perciò, nell’ultimo atto costitutivo risulta la presenza dei canonici Gioacchino Garofalo e
Domenico Scaglione, e nel 1904 si aggiunse mons. Giuseppe Favarò
nella funzione di assistente ecclesiastico, il quale, dopo essere stato
presidente, nel 1938 venne nominato
assistente morale. Altri sacerdoti sono stati soci, alcuni dei quali
hanno svolto la mansione di segretario.
Ecco la successione dei presidenti :
mons.
Giuseppe Marino, dal 1896 al 1915 ; e dal 1920 al 1927;
mons. Giuseppe Favarò, dal 1916
al 1919 ; e dal 1928 al 1931;
Francesco Ribaudo, dal 1932
al 1938;
Giuseppe Elia Massaro dal
1939 al 1944 ;
Francesco Nicolosi dal 1945
al 1958;
Antonino Esposto dal 1959 al
1973;
Biagio Favarò, dal 1974 al
1982;
Giovanni Tosto, dal 1983 al 1992;
Francesco Canale a partire
dal 1993.
Il primo “capo Sindaco della
Commissione di Sindacato” fu Giuseppe
Leto, farmacista, nonno materno del giurista Angelo Piraino Leto, già
presidente del Tribunale di Palermo, che, per un certo periodo, espletò
l’incarico di legale della Cassa.
Il carattere religioso della
nuova istituzione si riscontra in molte circostanze.
Nel secondo atto, redatto
presso il notaio Vincenzo Fiorentino, il Marino volle che la Cooperativa venisse titolata “ L’Immacolata “; ciò conferma la sua
devozione alla Madonna, attestata anche dalla cura riservata alla cappella situata nel transetto sinistro della Chiesa
Madre.
E in onore del Marino, che
sin dal 1904 provvedeva con i soci della Cassa alla festività dell’Otto
dicembre, il Consiglio di amministrazione della Banca ha ripreso la consuetudine
a partire dal 1988, erigendo, altresì,
un monumento all’Immacolata nello
spiazzo formato dalla confluenza della strada “ a scorrimento veloce”
Palermo-Agrigento con il raccordo Lercara-Palermo, a circa cinquecento metri
dall’abitato.
3 – “ La Società - recita il primo statuto – ha per iscopo il
miglioramento morale ed economico dei
suoi membri”; successivamente “ La
Società ha lo scopo di procurare il credito in primo luogo ai suoi soci…, il
miglioramento delle condizioni morali ed economiche dei quali costituisce la
sua principale ragione di essere”.
Ai nostri giorni, in un
contesto di economia globale e di processo comunitario europeo, “ La Società ha per oggetto la raccolta del
risparmio e l’esercizio del credito nelle sue varie forme”, però, la sua operatività rimane sempre ancorata ai
principi di solidarietà che escludono
qualsiasi speculazione lucrativa,
ad una visione cristiana della vita lavorativa e alla promozione degli
indigenti.
Per comprenderne il
grande valore, la cui concezione
mutualistica – uno dei requisiti non accettati, originariamente, dagli organi
competenti - andava a scardinare una impostazione sociale basata sul profitto,
occorre calarsi nella realtà dell’Ottocento, quando la miseria era stragrande,
che necessitava di un atteggiamento umano, e, soprattutto, come scriveva anche l’umanista Alfonso Giordano, del seme della cultura.
Il nuovo organismo riusciva
a dare ai modesti lavoratori della terra, e successivamente agli artigiani e
all’intera popolazione, quell’autonomia economica che li rese protagonisti della
vita economico-finanziaria, e quella dignità che li riscattò dal servilismo e
dalla umiliazione.
E alcuni requisiti richiesti
ai soci, che potevano sembrare intransigenti, avevano un fine altamente
qualificante: la elevazione morale, civile e religiosa; in definitiva, la
formazione di buoni ed onesti cittadini.
Un’azione, quindi, di civica
educazione che non venne meno neanche nei periodi di particolare dissensi, come
quello della ingerenza del Regime e dei contrasti conseguenti, che non impedì di avvalorare lo spirito patriottico e di partecipare con entusiasmo
alla crescita della nazione.
4 – La prima sede della Cassa
fu l’oratorio della Chiesa Madre e dal 1898 la sacrestia. Nel 1919 l’acquisto
di vani terreni in piazza Duomo consentì ai soci di riunirsi; nel 1931 un
apparecchio radio favorì l’apprendimento delle informazioni,
principalmente di carattere agricolo, che venivano diffuse. Nel 1935 furono
accorpati altri vani e una parte di
essi adibiti ad uffici; pertanto, la Cassa lasciò definitivamente la sacrestia
della Chiesa.
Lavori di sistemazione della
sede sono avvenuti in diversi periodi e nel 1983, in seguito dell’acquisizione
di alcuni vani, è stata effettuata la ristrutturazione di tutti gli ambienti;
una fase importante nella evoluzione degli uffici per una funzionalità adeguata alle accresciute
esigenze operative.
Il successivo ampliamento e
ammodernamento dei locali negli anni Novanta,
dislocati su tre piani oltre il pianoterra, hanno consentito di raggiungere l’attuale confortevole assetto.
5 – La Cassa, che con
modestia si era posta al servizio delle forze produttive, nel corso degli
ultimi quarant’anni si è affermata sempre più come idoneo strumento di crescita
e di difesa dell’economia locale.
Fra l’altro, a partire dal
1902 l’operatività della Cassa viene incrementata con la fondazione del Piccolo
Monte di Pietà, un valido mezzo a servizio dei poverissimi, ed è encomiabile la
decisione presa dal Consiglio di amministrazione, nel 1912 di elargire parte
degli utili della Cassa in favore di parecchi privati bisognosi, per permettere loro di riprendere gli
oggetti. In seno alla Cassa sorsero anche
la Lega cooperativa cattolica degli agricoltori e la Cassa Operaia Ecce
Homo.
L’attività benefica della Cassa non è stata una panacea soltanto di quel momento storico, ma si è protratta nel tempo in modo costante ed incisivo, contribuendo allo sviluppo e all’ammodernamento del mondo del lavoro, ad una certa maturità di pensiero e,conseguentemente, alla divulgazione della cultura.
Sin dal suo nascere, al
contadino ha consentito di affrancarsi dalla sudditanza e di acquistare
appezzamenti di terreno, divenendo proprietario; e, a partire dagli anni
Sessanta all’artigiano di creare o di rinnovare il proprio laboratorio;
all’operaio, al professionista, all’impiegato di acquisire beni di consumo e, principalmente, di
potersi dotare di una casa o di apportarvi delle migliorie..
Il tutto con un iter procedurale ridotto
e mediante un atteggiamento
relazionale che pone l’utente al centro dell’attenzione, in una dimensione
a misura d’uomo.
A
questi interventi si aggiunge il contributo alle opere di interesse collettivo:
assistenza alle orfane, edificazione
dell’immobile sede del Boccone del
povero, installazione dell’impianto
elettrico nella Chiesa Madre e restauro
di opere d’arte, come il fonte battesimale.
Altre
partecipazioni sono quelle rivolte all’istruzione agraria, alle varie forme di
assistenza in agricoltura,
all’acquisizione di una trebbiatrice e alla fornitura di concimi chimici.
Molteplici
e vitali i sussidi, erogati con
tempestività e sensibilità, in favore
di privati colpiti da calamità o afflitti da precarie condizioni economiche, e di istituzioni ed enti promotori di
iniziative di carattere formativo, filantropico, religioso e culturale, anche nei confronti degli abitanti che risiedono nei comuni di Castronovo di Sicilia e di Vicari.
Come brevemente evidenziato, l’azione della
Cassa non è circoscritta soltanto alla
sfera economica, ma si concretizza in diversi aspetti.
Per
esempio. I variegati sostegni in favore del contadino riuscirono a formare una coscienza di classe; un concetto
originale, per certi versi, che tendeva a migliorarlo e, soprattutto, ad
introdurlo nella società con una propria fisionomia e un proprio peso
economico e morale.
Tangibile
l’impulso promozionale per la formazione del risparmio che si è potuto
realizzare grazie all’accresciuta disponibilità finanziaria verificatasi in
tutti i settori produttivi, ma anche
mediante nuovi mezzi promozionali.
6
-Agli
inizi, per il funzionamento della “ piccola banca” la prestazione di lavoro veniva data gratuitamente, ma, a seguito del consistente sviluppo, per
l’espletamento dell’attività sempre più diversificata è stato necessario
l’intervento di impiegati a tempo pieno. Oggi dispone di personale qualificato
e organizzato secondo moderni criteri
aziendali.
Pertanto,
la Banca rappresenta un ragguardevole contenitore operativo che dà lavoro a
molti cittadini direttamente, ma indirettamente per tanti altri è fonte di reddito, contribuendo, alla
riduzione della disoccupazione e della emigrazione, che, in maniera
inesorabile, continuano a depauperare la cittadina.
Una
Banca sana e solida, la cui potenzialità e dinamismo le consentono di
proiettarsi positivamente nel futuro,
capace di rinnovare metodologie e strumenti operativi in relazione alle
mutazioni sociali, lavorative e di costume, che, a causa della ristretta
economia locale, e, al fine di consolidare la propria posizione, sospinta anche della concorrenza incalzante, ha
cercato di guadagnare segmenti di
mercato con l’apertura di agenzie, nel 1993
nel comune di Castronovo di Sicilia e nel 1995 in quello di Vicari.
7
- La
molteplicità e l’utilità delle iniziative realizzate e le finalità istitutive
perseguite, hanno posto la Cooperativa in una posizione di rilievo, tanto da
farle meritare riconoscimenti e benemerenze.
Nel 1901 ricevette un premio
di incoraggiamento in denaro da parte della Casse di risparmio siciliane; nel
1902, partecipando alla Esposizione
agricola di Palermo promossa dall’Associazione della stampa isolana, il diploma
con Medaglia d’argento, essendo stata riconosciuta la sua “ importanza
sociale”; nel 1906 partecipò ad una Esposizione a Milano, sezione previdenza;
infine, nel 1922, ricevette un diploma di benemerenza di 3° grado da parte del
Ministero dell’agricoltura in un concorso fra Enti agrari della Sicilia.
Nel 1962 ha avuto il
privilegio di partecipare alla costituzione dell’Istituto di Credito delle
Casse Rurali ed Artigiane (Iccrea), con sede in Roma; un organismo creditizio, con il ruolo di
intermediazione tecnica e di assistenza finanziaria alle associate.
Fattiva la presenza con
propri rappresentanti amministrativi e tecnici ad incontri di studio e
convegni, mentre i vari presidenti, compreso quello attuale, hanno ricoperto la
carica di consigliere presso la Federazione Siciliana di categoria.
8 – Se non ci fosse la Cassa
rurale, la realtà economica e lavorativa di Lercara non sarebbe al punto in cui
si trova; certo, non è facile coglierne la consistenza, poiché conviviamo con questa concretezza da cento
anni; ma, quello che noi lercaresi riteniamo una normalità, essendo ormai parte
integrante della nostra vita, a giudizio degli abitanti dei paesi vicini, è un
privilegio.
Lercara, cioè, ha a disposizione uno strumento di smisurata
portata economico-sociale che ha
concorso al processo evolutivo dei vari settori operativi, iniziando con la promozione dei cosiddetti soggetti
“semplici” dell’economia.
Ha sviluppato, quindi, una
funzione formativa di impresa, e a ciò ha concorso la presenza di una
amministrazione composta esclusivamente
da elementi del luogo, anche loro soggetti economici, la cui alternanza ha
ampliato la capacità imprenditoriale, e di un esecutivo composto di persone
appartenenti alla collettività.
Perciò, siamo orgogliosi
della nostra Banca, della banca che
appartiene a tutti, di questa banca “ sui generis”; un orgoglio, però, che ci investe di responsabilità.
A quale costo questo
privilegio ?
Nulla per noi che siamo i
diretti fruitori, molto per colui, mons. Marino, che con tenacia ed
ardimento non si arrestò di fronte agli insuccessi; infatti per ben cinque
volte sottopose lo statuto al vaglio delle Autorità competenti. Egli, bersaglio degli usurai, fatto segno a minacce da parte di giovani “
inviati”, accusato di ” esercitare
l’arte del commercio nel Tempio di Dio”.
Le accorate richieste, le
disillusioni, il timore di non riuscire a realizzare quanto promesso alla
cittadinanza, la fatica fisica e mentale
alla quale si sottopose e le amarezze che inevitabilmente sono connesse
alla realizzazione delle grandi opere, hanno certamente scosso il carattere
docile ma risoluto, buono ma rigido del Marino, facendolo soffrire.
Gliene siamo tutti riconoscenti.
Ma siamo grati anche ai membri di tutti i Consigli di amministrazione che si sono succeduti nel corso di un secolo, per avere proseguito con impegno, acume e preveggenza l’opera del fondatore, non arrestandosi davanti alle difficoltà.
L’Amministrazione della
Cassa ha manifestato la sua gratitudine a mons. Marino anche con
la collocazione, nel 1986, di un busto
in bronzo e con la pubblicazione del mio libro “ La Cassa Rurale ed Artigiana di Lercara Friddi – Novantanni di Credito
Cooperativo”, in occasione della inaugurazione
dei locali, ampliati ed ammodernati, con l’intervento del cardinale Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Palermo..
Questo libro è stato
inserito nei due volumi dal titolo “ La
Banca e il libro”, catalogo delle pubblicazioni delle aziende e degli Istituti
di credito italiani, pubblicato a Roma nel 1991 dall’Associazione Bancaria
Italiana.
L’Amministrazione comunale
di Lercara Friddi ha evidenziato la
figura del Marino con la titolazione
di una via e la cittadinanza lo annovera tra i figli illustri di Lercara.
(1) A.Sindoni, La cooperazione di credito
nelle campagne: le Casse rurali ed artigiane
in “Storia della cooperazione siciliana”, Edizioni
Ircac, Palermo,1993 e Dal
riformismo assolutistico al
cattolicesimo sociale, Edizioni Studium, Roma; F. Renda, Socialisti
e Cattolici in Sicilia 1900-1904, Edizioni Salvatore Sciascia,
Caltanissetta-Roma, 1972; Silvio Tramontin, Società, religiosità
e movimento cattolico in Italia meridionale, Roma, 1977.
1900 – Popolazione residente 13.562
1903 - ( 18
agosto ) – Scoprimento del busto ad
Umberto I, in piazza Duomo
1912 – (20 agosto) – Inaugurazione della Stazione
ferroviaria di Lercara Alta
1913/1914 – Installazione della energia elettrica
1922 ? -
Erezione del Monumento ai caduti in guerra
19 - Scoprimento del busto ad Alfonso Giordano,
in piazza Garibaldi, intesa di S.
Antonino.
1910/1911 – Rifacimento del
prospetto della Chiesa Madre
1912 – Rifacimento del
prospetto della Chiesa di S. Antonino
1925 – Viene stampato il
periodico parrocchiale “ L’Angelo di Lercara”
1956 – P. Giuseppe Canale inizia la pubblicazione di un
bollettino dal titolo “ La Voce” che successivamente diviene “ La Voce di
Lercara Friddi”
1957 – Viene istituita la
Parrocchia di S. Alfonso
1962 – Un gruppo di giovani,
di diversa ideologia politica, pubblicati due numeri unici testati “ Il Gobbo”.
Benché in data avessero ottenuto l’autorizzazione da parte del Tribunale di Termini
Imerese, non proseguirono alla pubblicazione
ufficiale.
1986 – Nasce l’Associazione
“ Carta Stampata” che pubblica dei numeri unici