di
Danilo Caruso

FRANCESCO
Francesco
Paolo Gravina, principe di Palagonia e di Lercara Friddi,
nacque nel 1800 a Palermo. Sua madre, Provvidenza Gravina e Gaetani
(1774-1805), aveva sposato lo zio, Salvatore Gravina e Cottone (1742-1826), per
garantire ai Gravina la continuità del titolo di principe (concesso nel 600),
poiché figlia unica di Ferdinando Francesco II: una norma testamentaria di Ignazio
Sebastiano Gravina aveva creato questo meccanismo in previsione. Fu
lultimogenito della coppia, dopo due gemelli nati morti e quattro sorelle nate tra
il 1792 ed il 1797 (Agata, Francesca Paola, Giulia, Gioacchina: la prima sposerà Vincenzo
Grifeo principe di Partanna, le altre si monacheranno).
La
sua famiglia, proveniente dalla Puglia e presente in Sicilia dal 1300, coltivava
una devozione per il santo di Paola: infatti il suo nome fu esattamente Francesco
di Paola Ferdinando [
] Gravina. La sua educazione fu improntata agli
insegnamenti della Chiesa Cattolica: sarà sempre un cristiano nella fede e nelle
opere.
Ebbe
una giovinezza spensierata appartenendo ad una famiglia tra le più influenti
dellisola (Palazzo Comitini sede in passato della prefettura di Palermo ed
ora della provincia apparteneva ai Gravina). Il padre di Francesco nei fatti non godeva
del titolo di principe, ma nel loro palazzo residenziale la servitù e gli altri si
rivolgevano a lui come tale. Durante lepoca napoleonica i Gravina ospitarono
tra gli altri Inglesi lammiraglio Nelson. Allora la corte borbonica si era
trasferita a Palermo (a Napoli cera Giuseppe Bonaparte), e per loro fu un
periodo di particolare fulgore.
Francesco
Paolo Gravina sposò nel 1819 la coetanea Maria Nicoletta Filangeri, figlia del
principe di Cutò, la quale finì però ben presto per tradirlo con Francesco Paolo
Notarbartolo, figlio del principe di Sciara (di quattranni più giovane di lei).
Non appena la notizia, che fermentava lentamente, si diffuse a Palermo fu uno scandalo: nel
1829 il principe, che nel frattempo aveva adottato la misura di dormire in un
camera per sé, raggiunto il limite dellumana e cristiana sopportazione, ordinò
allusciere di casa di rispedire al mittente la consorte di ritorno una notte.
Lei ritornò indietro volentieri. Non si sarebbero più rivisti.
Dopo
la sua morte (il principe lascerà nel testamento la disposizione per messe in
suffragio di entrambi) lei sposerà religiosamente il Notarbartolo.
Inizialmente la nuova condizione fu per lui difficile da affrontare: si ritirò a meditare
sul da farsi, aveva quasi trentanni.
Due
erano le strade che aveva di fronte: divorziare, rifarsi una vita ed una famiglia per
garantire quel meccanismo di successione (dalla moglie non aveva avuto figli)
artificiosamente aggirato in precedenza; oppure rimanere coerenti in Cristo ed aprirsi
a nuove prospettive. Prevalse questa seconda via, il Gravina non volle mai divorziare
conformemente agli insegnamenti del Vangelo: ciò gli ha meritato lappellativo di ultimo
principe. Iniziò il suo apostolato di carità e beneficenza quasi in sordina a
Palermo. Tutti i suoi immobili diverranno a poco a poco centri di accoglienza per i
poveri, gli emarginati ed i diseredati.
Divenne
in breve tempo noto per il suo attivismo nella testimonianza dei principi cristiani. Dopo
essere stato sindaco (chiamato allora pretore) di
Palermo (1832-1834), gli fu affidata lemergenza colera, che esploderà in
Sicilia negli anni 36-37, nel capoluogo isolano, emergenza che superò
tramite la creazione del Deposito di Mendicità, un ente per il ricovero degli
indigenti. Nel 1839 divenne responsabile del Reale Albergo dei Poveri, un
altro ente di concentramento, stavolta pubblico.
Nel
suo palazzo che aveva destinato pure a struttura di accoglienza, alloggiava in una stanza
vicino al suo segretario. La sua giornata trascorreva sovrintendendo ai suoi ricoveri.
Nel
1837 richiese ed ottenne per il Deposito di Mendicità il distaccamento
di un gruppo di suore; e nel 1847 ci sarà la concessione ecclesiastica della
regola per il nuovo ordine delle Suore di Carità del Principe di Palagonia (lui le
aveva effettivamente chiamate di san Vincenzo de Paoli). E stato sinora
lunico laico ad istituire un ordine religioso. Rimarrà suo sogno non
esaudito quello di poter istituire un analogo ordine maschile per la mancata
disponibilità di frati.
Il
principe si era distinto anche a Lercara per il sostegno che dava alla
popolazione bisognosa (in particolar modo durante lepidemia colerica del 37),
e per la difesa dellambiente e della salute dellintera comunità in relazione
alla questione della lavorazione dello zolfo. Qui possedeva una miniera, dei terreni
ed alcuni edifici. Tra gli altri: lattuale Sala Principe di Palagonia (ex
cineteatro) allepoca da lui affidata ad una compagnia di attori, e Palazzo
Palagonia sede attualmente del comune, immobili (entrambi allora dei magazzini) che
dopo la sua morte furono acquisiti dal comune di Lercara. Era solito venirvi ogni
tanto, ma durante una sua visita, lotto maggio 1849, fu assalito dalla folla e non
vi mise più piede, non tralasciando però di avere ancora per Lercara una certa
considerazione, nonostante lamaro episodio, nelle sue opere di carità che avevano
come centro Palermo.
La
rivoluzione antiborbonica del 48 lo vide schierato allinterno del parlamento
siciliano (era membro della camera dei pari) in favore dellindipendenza
dellisola. I Borboni ritorneranno nel 49, ma lui per intima coerenza non farà
abiura di quellatto, a differenza di molti altri opportunisti, il che gli alienò le
simpatie della corona. Il principe morì alletà di 54 anni: per le sue esequie volle che la sua salma fosse vestita di un
saio ed essere trasportato col capo appoggiato ad una tegola come san Francesco: il
giorno del suo funerale una folla enorme lo seguiva. La salma deposta nella chiesa
di Baida fuori Palermo è stata traslata nel 1958 nella Casa madre delle
Suore di Carità. Nel 1990 il cardinale, allora arcivescovo di Palermo, Pappalardo ha
dato il via alla sua causa di beatificazione.
Nel
2000 in occasione del bicentenario della nascita si è tenuto a Lercara
un convegno curato dallassociazione Amici del Principe di Palagonia e
dallamministrazione comunale. Relatore sulla figura del principe di Palagonia e di Lercara Friddi è stato
lillustre concittadino e giornalista dott. Nino Barraco, autore anche della
prefazione al libro di Umberto Castagna sulla vita di Francesco Paolo Gravina
(LULTIMO PRINCIPE
).
Lercara
ha espresso nel tempo diversi figli della fede: altro storico di questa spiritualità è
il prof. Nicolò Sangiorgio, sapiente narratore e biografo appassionato e profondo.
Ognuno di loro ci addita degli esempi di chiamata alla santificazione nelle vite del reverendo
Giuseppe Canale (1913-1992) e di Salvatore Daffronto (1925-1968).
Dal
canto suo la vita di Francesco Paolo Gravina è stata una dimostrazione della
predilezione del Signore per questo servo del suo amore verso gli uomini, il suo eroico
esercizio delle virtù cristiane tramanda nel tempo una esaltazione del principe e
delluomo riconosciuta universalmente, ma soprattutto nella e per la maggior gloria
di Dio.
Come
infatti la pioggia e la neve
scendono
dal cielo e non vi ritornano
senza
avere irrigato la terra,
senza
averla fecondata e fatta germogliare,
perché
dia il seme al seminatore
e
pane da mangiare,
così
sarà della parola
uscita
dalla mia bocca:
non
ritornerà a me senza effetto,
senza
aver operato ciò che desidero
e
senza aver compiuto ciò per cui lho mandata.
Isaia
55,10-11
[Limmagine
di don Francesco Gravina è tratta da Personaggi di Provincia (supplemento della
rivista PALERMO, n.5-2000), AA. VV., Palermo 2000]