LO STRANO MIO PAESE, SI CHIAMA
LERCARA FRIDDI
Lo
sapevate perché è strano questo mio paese?
ora
vegno e mi spiego
..
Lercara
è un paese strano perché la gente che ci abita essendo di
provenienza randuna ovvero immigrati da tutte le
parti della Sicilia, in quattrocento anni, non è riuscita a
definirsi una comunità propria che possa veramente
definirsi lercarese. Non si può dire che gli incroci sono venuti
male, ma la caratteristica personale di ognuno è così
differente che anche un tentativo di clonazione non darebbe buoni
risultati.
Grandi
menti sono nati in questa terra di Lercara, personaggi da fare
invidia a tutto il mondo. Accanto a questi ci sono stati e ci
sono pure uomini di poco cervello forniti di miopia, di pigrizia
e di tanto altro che fanno di loro lopposto di quelli che
si diceva prima. Con questi due tipi dominanti, Lercara, è
cresciuta come un orto dove la varietà delle piante si perde tra
le gramigne e le erbe fituse.
Il
Principe, o chi per lui, voleva fare di Lercara un villaggio ben
tagliato, con una planimetria a scacchiera. Altri, pur di
soddisfare le loro esigenze di spazio, hanno, nel tempo,
sconvolto la scacchiera e creato una serie di vicoli e violetti.
La
Chiesa Madre, diceva Padre Raja, doveva essere molto più ampia,
ma al progettista gli fu imposto di ridimensionare perché non ne
valeva la pena; una Chiesa di quelle dimensioni era inutile per
le esigenze di un piccolo villaggio.
La
piazza del Duomo doveva occupare tutto il Piano Scaniglia,
cioè dalla Chiesa del Rosario allodierna Matrice.
Incominciarono
a costruirsi la casa nel posto, i personaggi più potenti,
occupando spazi e creando vicoli, fino a ridurla allo stato
odierno.
La
via Finocchiaro Aprile si affacciava direttamente sulla piazza;
il cortile Nicolosi era una via che arrivava anchessa sulla
piazza. La via S.Alfonso inizia da una strettoia a causa della
costruzione del Palazzo Raja; la via dellOrologio divenne,
in tempi non lontani, il pisciatoio pubblico, causa
di una fila di case costruite pure sul largo Scaniglia. Il
cortile Gaiba era una via che dava pure sulla piazza
e,
così possiamo continuare a dire di tanti altri posti che labusivismo
di allora ha rovinato la scacchiera originaria, il villaggio
dalle linee rette e dagli spazi meravigliosi.
Labusivismo
di tempi più recenti non è stato da meno nel contribuire a
modificare laspetto originario.
Quando
nel 1840 si costruiva lo stradale Palermo-Agrigento,
arrivando alle porte di Lercara successe un putiferio per far
passare il tracciato dentro il paese per il veto dei proprietari
terrieri di allora.
In
tempi non molto lontani, se non fosse stato per lonorevole
Germanà, la via per Filaga sarebbe stata chiusa allaltezza
dellodierno sottopassaggio. Ancora, lo stesso onorevole,
voleva che la strada per Roccapalumba avesse inizio dalla via
Costantinopoli, spostando la Chiesa sul terreno stanze
e creandosi un vasto spiazzale dinanzi lodierna Chiesa. Il
prolungamento della stessa via sarebbe dovuto avvenire con la
costruzione di una duplice fila di case popolari.
Oggi,
anno 2001, non si riesce a realizzare un tratto di strada tra il
piano Giglio e lex miniera onde evitare lattraversamento
dei mezzi pesanti per via Finocchiaro Aprile, piazza Duomo, S.Giuseppe
e via Friddi.
Nei
primi del 1900 un certo Agostino Rotolo lascia tutti i suoi beni
per la costruzione di un ospedale (legato Rotolo). Oggi i beni
Rotolo si sono arrotolati in mezzo ad Enti che di
tutto parlano tranne che dOspedale. Ed ancora Germanà, fa
costruire un Caseificio che nessuno ha saputo gestire e che è
finito in vendita a privati per altri usi. La Caserma Forestale
dismessa, è data al locale Comando dei Carabinieri; il Cine
Teatro Ideal, con annesso Albergo e Ristorante, non
più in esercizio da anni, non sappiamo ancora che fine farà. La
zona industriale che doveva supplire alla cessata attività
solfifera, ancora, si spera
.
Questa
è la nostra Lercara, un cantiere di buone iniziative e buoni
propositi che non è dato sapere il perché rimangono senza
realizzazione.
Ma,
non finisce qui
.ne riparleremo prossimamente
in
attesa che nel frattempo qualche miracolo si avveri.
Corrado
Pirrello