La Casa di Riposo “ S. Alfonso”

 

 

“ Se ai nostri giorni in Lercara il povero ha trovato tutto, ciò deve attribuirsi alla grande mente lungimirante dell’Arc. G. Marino”. Così scrive Padre Giuseppe Canale a pagina 225, nel paragrafo “ Le Mura della Provvidenza”, del suo volume dal titolo “ Lercara Friddi”, pubblicato nel 1965.

Monsignor Marino reggeva la Chiesa locale quando, nel 1922, si cominciò a parlare concretamente di un ricovero per anziani. Infatti, il Consiglio comunale, su richiesta di un comitato di cittadini, deliberò  di utilizzare i locali della cosiddetta “ Casa Santa”, costruzione iniziata circa un secolo prima dai Padri Liguorini o Redentoristi, ordine fondato da S. Alfonso dei Liguori. Stabilì, inoltre, che il nuovo organismo doveva  essere  amministrato  dalle  Suore     “ Serve dei poveri” del Boccone del povero, una istituzione voluta dal beato Padre Giacomo Cusmano.

L’anno successivo, il medesimo Consiglio concesse, a tale scopo, metri quadrati 1400 di terreno confinante con detta Casa, di proprietà del Comune essendo stati incamerati nel 1860 a seguito della confisca dei beni ai Religiosi, Gesuiti e Redentoristi.

1 -Monsignor Marino non è stato soltanto un promotore, ma anche un finanziatore avendo contribuito con il proprio patrimonio alla erezione del ricovero. “ Sotto la spinta faticosa del suo nobile animo si incominciarono lentamente ad alzarsi quelle mura della Provvidenza”. (1)

La posa della prima pietra avvenne il 23 settembre 1924, ma egli non poté vedere ultimati i lavori – essendo deceduto nel 1929 – che furono proseguiti da mons, Giuseppe Favarò il quale lo sostituì nell’arcipretura. Considerevoli elargizioni sono venute nel tempo dalla Cassa rurale ed artigiana, azienda di credito di cui il Marino fu fondatore e primo presidente, ma il popolo e i lercaresi d’America parteciparono con generose  offerte.

La benedizione  dell’edificio – assente monsignor Favarò poiché morto da appena sei mesi – ebbe luogo il 20 aprile 1941 con l’intervento di Sua Ecc.  mons. Gioacchino Di Leo, vescovo ausiliare di Palermo, e contestualmente si insediarono le Suore bocconiste “ Serve dei poveri”. Prima superiora fu suor M. Fiorentina Sciambra da Giuliana.

L’assistenza religiosa agli anziani era curata da P. Giuseppe Canale, novello sacerdote pieno di entusiasmo, al quale mons. Favarò, due anni prima, aveva affidato l’attigua piccola chiesa di S. Alfonso.

Il Boccone del povero, che è una eloquente testimonianza di fede e di carità di una comunità, attraverso un lungo e tenace lavoro, ha esercitato la sua benefica attività pure in favore dei piccoli, con l’Asilo infantile “ S. Alfonso” sorto nel 1950.

La  presenza dell’istituto sottrasse alla fame e alla disperazione molti uomini e donne in quel particolare momento storico, segnato dalla guerra (1940-1945). Allora, una delle maggiori entrate era costituita dalla raccolta del frumento che i componenti dell’ Azione cattolica eseguivano porta a porta,  per incarico di mons. Filippo Aglialoro.

Si andava in giro con gli animali da soma e il frumento veniva posto nelle bisacce; dico, si andava, poiché io seguivo mio padre il quale, essendo membro dell’Azione cattolica, curava questo servizio.

2 - Poi, nell’autunno del 1970, per vicende interne che travagliarono l’istituzione cusmaniana, cessò il funzionamento e le suore lasciarono Lercara. La triste conclusione addolorò la cittadinanza, arrecò grave disagio ai ricoverati, lasciò nell’abbandono i locali faticosamente costruiti pietra su pietra dall’azione della Provvidenza.

Padre Giuseppe Canale, dal 1957 primo parroco della Chiesa di S. Alfonso, si rattristò nel vedere in stato di abbandono, freddi e silenziosi, i capienti vani che, invece, avrebbero potuto svolgere una valida funzione socio-religiosa in favore della collettività, e in primo luogo degli anziani soli o abbandonati, bisognosi di una mano amica.

Non si rassegnò agli eventi e sognava la loro riattivazione e la rinascita dell’opera assistenziale. Nella realizzazione del suo progetto lo sostennero la solidarietà dei lercaresi e degli emigrati con i quali aveva intrecciato un contatto epistolare per mezzo del periodico “ La Voce di Lercara Friddi”, da lui istituito nel 1957 e che faceva giungere oltreoceano.

Affidandosi alla divina Provvidenza, nel gennaio 1971, dalle colonne del periodico lanciò un appello a “ tutti gli amici dei poveri”, chiedendo sostegno per il ripristino della                  costruzione del fu “ Boccone del povero”, alla quale diede il nome di “ Casa di Riposo S. Alfonso”.

Pertanto, ne iniziò il recupero con gradualità, incoraggiato dalla disponibilità della cittadinanza e di quanti, dalle sedi lontane dove si trovavano per ragioni di lavoro, inviavano numerose offerte. Fra l’altro, nel novembre 1973 giunge da Torino un automezzo carico di vernici per la coloritura. Dapprima furono riattati i vecchi vani, successivamente e  in varie riprese ne sorsero altri.

Era un susseguirsi di messaggi lanciati in galoppante progressione mediante la viva voce e il periodico. E con questa costante azione, che oserei definire ostinata, P. Canale riuscì nel 1976 ad aprire le porte dell’ex Boccone del povero, per introdurvi la Casa di Riposo.

 Cosicché, nell’ottobre 1976 scriveva : “ … Finalmente ! La Casa di riposo “ S. Alfonso” ha aperto i suoi battenti al servizio dei fratelli bisognosi. Oggi la Casa ha bisogno del tuo aiuto perché forse domani tu potrai avere bisogno della Casa”.

Molto eloquente questa affermazione che, certamente, trascina ciascuno  di noi a riflettere sull’incertezza del domani e, soprattutto, sull’urgenza di volgere intorno lo sguardo per individuare situazioni di miseria morale e materiale, inimmaginabili oggi, epoca della tecnologia e della declamazione  dei diritti umani.

Immediatamente giunsero messaggi di approvazione, anche dalla remota America, mentre gli anziani arrivarono da Lercara, dai paesi limitrofie da centri lontani ricadenti nelle province di Palermo e di Agrigento.

3 - La presenza della Casa di Riposo è valsa a modificare il comportamento dei familiari nei confronti del “ vecchietto” di casa. Ciò è asseverato dal fatto che, quando un anziano si riteneva maltrattato, puntando l’indice verso i familiari, diceva risolutamente : “ Se continuate a trattarmi così… io me ne vado da padre Canale”,  cioè, alla Casa di riposo, poiché riteneva questa l’ultima àncora di salvezza.

Si verificarono casi commoventi, come il ritorno  di un ex ricoverato, in fuga dal luogo dove si trovava, e il prelievo pietoso di un uomo dal tugurio in cui viveva: un giaciglio di paglia per letto, una bianca capretta per compagnia.

Padre Canale aveva auspicato di potere affidare alle suore la conduzione della Casa, ma la crisi delle vocazioni ne fu il massimo ostacolo. Si rivolse alle suore di Lucerna, vicino a Pinerolo e alle suore nigeriane di Chiasso; scrisse persino a degli ordini religiosi in Africa.

Soltanto per un anno circa vi operarono le suore dell’Ordine della Congregazione di Gesù Lavoratore di Torino; poi, chiese prestazione lavorativa a laici e assunse l’onere di curare la gestione con la collaborazione di un Consiglio di amministrazione, di cui era presidente.

A prescindere dalle difficoltà incontrate e da quelle non superate, era evidente la validità della istituzione e che la Chiesa, attraverso la sollecita attenzione in favore degli umili e dei deboli, curandone il corpo e lo spirito, sviluppava la missione evangelica che in tutti secoli ha coinvolto uomini di Dio, i quali hanno segnato positivamente la storia degli uomini.

Perciò, quasi per una particolare predilezione della divina Provvidenza, la Casa ha svolto e continua a svolgere nel sociale, e con rilevante incidenza,  una lodevole opera  che le consente di assistere tante anime in procinto di chiudere la loro vita terrena e presentarsi al cospetto di Dio.

“ La nostra Chiesa locale – scriveva P. Canale nel 1981 –ha sempre avuto una attenzione particolare per i poveri, gli ammalati e gli abbandonati. Per difendere i deboli dall’usura …per mezzo di mons, Giuseppe Marino sorse la Cassa Rurale… a difesa dei poveri privi di casa e di assistenza …è sorto il Boccone del Povero”. (3)

4 - Quanti anziani sono transitati dalla Casa … tanti ! Qualcuno vi ha festeggiato i cento anni, come Gaetano Greco; altri, passati a miglior vita, sono stati sepolti nella Tomba di cinquanta loculi, intestata alla “Casa di Riposo S. Alfonso”, costruita nel cimitero di Lercara..

Gli ospiti sono di ambo i sessi, però, un’ala del piano superiore è stata costruita con la caratteristica di potere ospitare coppie di sposi, e ciò per consentire ai coniugi di non interrompere quel vincolo coniugale che per parecchi decenni li ha uniti affettuosamente.

Proprio questi nuovi ambienti,  presenti il clero e le autorità civili e militari, sono stati benedetti nel novembre 1991 dal cardinale Salvatore Pappalardo, e, per la circostanza, il concittadino Nino Barraco ha trattato il tema : “ Gli anziani … un dono per la comunità”.

Nella Casa hanno trovato riparo e ristoro, più volte e gratuitamente, in mancanza  di specifiche strutture, intere comitive e singoli viaggiatori, e fra questi sacerdoti, bloccati nelle vicinanze dell’abitato in occasione di violente bufere e recuperate dalla Polizia stradale locale, Come è accaduto nei giorni otto e nove gennaio 1981, quando un’abbondante nevicata isolò per due giorni la cittadina.

La Casa ha accolto solamente per consumare i pasti, persone sole e disabili psichicamente, che difficilmente accoglieremmo alla nostra tavola; altre sono state assistite totalmente e gratuitamente, non potendo corrispondere alcuna somma poiché non ancora titolari di pensione, oppure perché i familiari non intendevano assumere alcun onere. Sicché,  La Casa di riposo “ S. Alfonso” è stata ed è una porta sempre aperta ai bisogni degli ultimi.

Una volta vi trovò rifugio una madre di un paese vicino, il cui figlio invalido aveva bisogno di una particolare terapia a cui era sottoposto presso il Centro mutualistico di Lercara; e non era raro il caso che qualche emigrato, in assenza di parenti prossimi, è costretto a chiedere temporaneo soggiorno.

E’ stato, altresì, ricovero, sebbene temporaneamente, per i giovani, offrendo ospitalità alle studentesse del Liceo Scientifico per il tempo intercorrente tra l’uscita dalla scuola e la partenza degli autobus per fare ritorno a casa nei paesi vicini. Era un modo per tenerle “ al sicuro” , lontane da potenziali pericoli della strada.

E presso la Casa, su invito di Padre Canale, si recavano pensionati esterni, abbastanza efficienti, con lo scopo di intrattenere gli ospiti, per ascoltare i racconti della loro vita, per farli sentire ancora protagonisti. Ciò avveniva dalla ore 16 alle 18 di tutti i giorni. La partecipazione numerosa degli intervenuti suggerì di introdurre la celebrazione della “ Messa settimanale del pensionato”.

La manifesta validità della struttura caritativa, indusse l’Amministrazione comunale, nel 1981, a realizzare un corso di formazione professionale per “ addetti all’assistenza”, al termine del quale venne celebrata la “ Giornata dell’anziano”.

Alcuni anni prima, dal 27 al 30 aprile 1977, i problemi della terza età erano stati affrontati, proprio presso la Casa nel Convegno interparrocchiale dal tema “ Evangelizzazione e promozione umana”.

5 - La Casa è un centro di attività culturali.

E’ stato di pianoforte il primo concerto, e si è tenuto nel vano utilizzato a soggiorno dai ricoverati. Si è fatto teatro sin dal 1941 con i giovani dell’Azione cattolica e le rappresentazioni avevano luogo nel largo corridoio di accesso; ma anche ai nostri giorni, in particolare nel Natale 1999, i ragazzi della parrocchia si sono cimentati nel medesimo corridoio.

Nelle stanze superiori si è sviluppato un fervore artistico. Attorniata dalle compagne o da visitatori, la pittrice autodidatta Rosa Facella ha prodotto delle tele a soggetto religioso che adornano gioiosamente tutti gli ambienti; mentre una tela raffigurante Santa Lucia, dopo apposita cerimonia, è stata collocata nel coro della Chiesa.

Si è fatta cultura per trentasei anni, pure con la pubblicazione de “ La Voce di Lercara Friddi”, un periodico che divulgava buoni sentimenti, educava alla rettitudine e riportava cronaca edificante. Venivano trattati argomenti che investono l’uomo nella vita quotidiana, nelle relazioni sociali, nella complessità degli affetti, e  diffuse notizie di politica locale,  economia, avvenimenti, ricorrenze, problemi cittadini; cioè, vita sociale e religiosa.

Oltre a ciò, la Casa è stata un punto di riferimento per gli emigrati; e qui venivano i sacerdoti che operavano all’estero per dare notizie ai familiari, e per raccogliere i messaggi. Perciò, durante il periodo delle ferie, gli emigrati si recavano da Padre Canale per visitare la Chiesa e il complesso abitativo, di cui apprezzavano le migliorie che di anno in anno venivano apportare, e per rafforzare i vincoli con il proprio paese; ma, per di più, vi si recavano delle personalità con le quali P. Canale aveva stretto proficuo rapporto.

Tra questi, cito il matematico di fama internazionale Mauro Picone, il generale Antonino Giglio, l’ambasciatore in Belgio, Michele Scammacca, discendente collaterale dei nobili Scammacca che nel 1618 divennero signori di Lercara, Jean Miceli, dei baroni Miceli di Lercara, alto funzionario dell’Unesco in Francia e Padre Jordanis Jordanidis, sacerdote Ortodosso di rito greco-bizantino, proveniente da Salonicco.

Per non citare quelli a noi più vicini, come le autorità del luogo;  il giurista Angelo Piratino Leto, l’anatomo-patologo Alfonso Giordano e il magistrato Pietro Scaglione,   venendo a Lercara, solevano recarvisi.

Visitatori eccellenti sono stati i cardinali Salvatore Pappalardo e Salvatore De Georgi, i quali, nell’esprimere ammirazione ed apprezzamento, si sono vivamente compiaciuti per il grado di efficienza e funzionalità.

6 - L’istituzione è il risultato di molti sacrifici sostenuti da Padre Giuseppe Canale, prima, e da Padre Mario Cassata, dopo, sorretti dalla divina Provvidenza; ma, certamente, il fondatore dal Cielo ha chiesto e chiede al Signore di proteggere la sua creatura. 

La Casa in questi ultimi anni ha subito una radicale trasformazione, ha cambiato volto, ha assunto un aspetto sobrio, armonioso, razionale e non solo strutturale. Ambienti luminosi, arredati con gusto, che donano a chi vi soggiorna la gioia di esserci e al visitatore una piacevole accoglienza, il tutto in conformità alle leggi.

Essa continua a realizzare e molto efficacemente la sua benefica attività. Un’opera altamente umanitaria che nel perseguire le finalità istituzionali, il cui valore morale, umano e sociale la distingue e la qualifica, esercita un’attività di impresa che la colloca nel contesto lavorativo generale, che, però, in seno alla economia del paese costituisce una considerevole risorsa di reddito.

 Una realtà, quindi, di carattere economico che assolve una funzione sociale di notevole importanza; infatti, per la esecuzione delle necessarie incombenze, vi operano costantemente molti lavoratori, mentre altri ne ricavano un profitto indiretto. Una fonte di reddito che contribuisce a mitigare la disoccupazione che affligge la popolazione e che alimenta costantemente il fenomeno della emigrazione verso l’estero e il nord Italia.

 

Nicolò Sangiorgio

 

 

 

 

 

 

 

 

(1)    G. Canale, Lercara Friddi, Scuola Tipografica Salesiana, Palermo, 1965, 225.  Nel libro sono ampiamente trattate le vicende della Chiesa di S.Alfonso e del Boccone del Povero.

(2)  G. Canale, La Voce di Lercara Friddi n. 10, ottobre 1976, 3.

(3)  Ibidem,  n.3,  marzo 1981, 3.