ALFONSO  GIORDANO  (1910-1990)

Anatomo-potologo

 

 

Alfonso Giuseppe Maria appartiene ad una Famiglia che vanta la presenza di numerose personalità che si sono distinte nel campo della medicina, della giustizia e della pubblica amministrazione, il maggiore dei quali è lo scienziato Alfonso (1843-1915), suo nonno.

Figlio di Luigi e di Bongiovanni Vincenzina, nacque il 10 dicembre 1910 a Lercara Friddi. Nei primi anni di vita la sua malferma salute mise a rischio la frequenza della scuola, ma, il precoce interesse per i libri e la straordinaria intelligenza gli consentirono di conseguire, e con anticipo di due anni, la licenza elementare.

Fu sempre fra i più bravi della classe ed essendo stato promosso in terza liceale con una media superiore agli otto decimi, poté presentarsi agli esami di licenza che superò brillantemente. Intraprese, quindi, con entusiasmo gli studi di medicina e di chirurgia, e nel 1932, cioè a soli 22 anni, si laureò con il massimo dei voti e la lode.

Iniziò la carriera universitaria – che fu rapida e brillante - a Catania e, poi, a Pavia. Libero docente di Anatomia e Istologia Patologica, a 26 anni conseguì una seconda laurea in Scienze Biologiche. Nel 1938 era incaricato di insegnamento a Bari e dal 1943 a Pavia.

Risultato primo nel concorso a Cattedra dell’Ateneo Pavese nel 1947, diresse per sei anni l’Istituto di Anatomia Patologica e nel 1956 passò, per chiamata unanime, alla Università di Milano, a succedere al suo maestro Pietro Radaelli insigne studioso. Qui esercitò l’insegnamento sino al 1980 e come professore fuori ruolo per altri cinque anni. Con decreto presidenziale del 12 ottobre 1987 venne nominato Professore Emerito.

Nonostante i frequenti cambiamenti di sede, mantenne i legami con la Scuola Lombarda di Patologia e precisamente con quella del premio Nobel Camillo Golgi, attraverso Achille Monti e lo stesso Radaelli.

L’attività scientifica del Giordano si indirizzò anzitutto allo studio delle patologie  e delle infezioni, sulla scia del suo maestro, e sono del 1930 i primi interessanti contributi.  Per gli studi e la ricerca sulle malattie dell’embrione e del feto umano, nel 1937 trascorse un anno accademico nell’Istituto di Allgemeine Pathologie della Università di Gòttingen, in Germania, (vi era stato da studente) dove collaborò con Georg B. Gruber, noto studioso delle malformazioni.

Nel 1952 soggiornò  a Ann Arbor (Michigan) presso il Dipartimento di Biologia Umana di quella Università, collaborando con James V. Neel, noto studioso di eredità patologica dell’uomo.

Conosceva tre lingue straniere  e, profondamente, il tedesco; ciò gli consentì di svolgere con disinvoltura dei seminari nei Paesi europei. Inoltre, tale profonda conoscenza gli permise di tradurre in italiano il Trattato di Anatomia Patologica  del prof. Eduard Kaufman, che ebbe più edizioni, e che fu per parecchi anni l’opera su cui si formarono diverse generazioni di medici italiani.

Rivolse la sua attenzione anche ad un campo in quel tempo poco esplorato, quello della patologia natale e prenatale, per passare, successivamente, alla Patologia ereditaria di cui diverrà in Europa uno degli indiscussi maestri.

Molto acute ed apprezzate le osservazioni sulla patologia dei cromosomi umani, ed in particolare di quelli sessuali, con riferimento ai rapporti tra aberrazioni cromosomiche e tumori maligni sia dell’uomo che degli animali da esperimento.

Questo studio cromosomico dei tumori – di cui il Giordano fu un pioniere in Italia - ha permesso un più corretto inquadramento diagnostico di alcune patologie ed ha aperto nuove vie alla patologia molecolare.

Rilevanti i dati sperimentali nell’ambito della patologia endocrina che trovano riscontro nell’attuale sviluppo delle scienze biologiche, delle quali il Giordano può essere considerato uno dei lontani precursori.

Gli innumerevoli rendiconti dei suoi studi e ricerche, affrontati con grande amore e permeati di grande fascino, sono apparsi su numerose riviste, tra le quali quelle tedesche ed inglesi, le più famose.

Autore di oltre duecento pubblicazioni, fra le monografie spiccano il poderoso volume su Le Disencefalie (Laterza,Bari 1939), La sifilide renale ed il rene dei sifilitici (Cappelli, Bologna 1936) e L’avviamento alla patologia genetica dell’uomo (Garzanti 1949).

Dei vari congressi organizzati, menziono quello della International Accademy of Pathology,  tenutosi nel 1968 presso l’Università di Milano, alla cui cerimonia di apertura  sono stato presente.

Nel 1951 fondò e diresse la rivista scientifica internazionale  Folia ereditaria ed Patologica”  e, nel 1968, altra dal titolo “Morgagni”, che ebbe ampia diffusione., della quale fu anche editore. Nel 1964 riuscì a realizzare una “European Society of Pathology”  a Salisburgo (Austria), di cui fu il primo presidente, poi, per lunghi anni segretario generale e, infine, dal 1983 presidente onorario.

Anelò ardentemente di fondare un Istituto Europeo di Patologia  con sede a Milano che avrebbe riunito ricercatori e studiosi dei vari Paesi del continente e creato un gigantesco archivio centralizzato del materiale di tutta Europa.

Per la sua poliedrica e proficua attività scientifica ricevette vari riconoscimenti. Gli venne conferita la medaglia d’oro al merito della Sanità Pubblica e dei benemeriti della Scuola della Cultura e dell’arte; fu socio ordinario di Società scientifiche italiane ed estere, fra le quali di quella Belga di Patologia, della Spagnola di Anatomia Patologica, della Ungherese e di Jugoslava di Patologia.

Fece parte di Accademie italiane e straniere; fu socio nazionale della autorevole e prestigiosa Accademia Nazionale dei Lincei.

Diresse, nella qualità di presidente, l’Istituto Lombardo, accademia di Scienze e Lettere, fondato da Napoleone I e che ha avuto tra i suoi membri Alessandro Volta e Alessando Manzoni.

Nel 1958 è stato insignito del Dottorato Honoris causa in medicina dalla Università Cattolica di Louvain (Belgio) e il 25 novembre 1977 dalla Università Pierre e Marie Curie di Parigi. L’Amministrazione comunale di Lercara gli assegnò una targa titolata a “Mauro Picone”, illustre matematico.

“Aveva una preparazione, un’abilità ed un fascino dialettico-didattico veramente eccezionali... una esposizione calda, chiara e lineare… era un trascinatore”. Numerosi i suoi allievi, molti dei quali hanno raggiunto posti di dirigenza; fra questi il nostro concittadino Salvatore Battaglia. Due si trasferirono all’estero, presso le Università di New York e di Melbourne (Australia). 

Dal carattere forte e risoluto, era assai esigente e non ammetteva compromessi; queste peculiarità compromettevano, spesso, i rapporti interpersonali.

“Uomo di larghe vedute…possedeva insieme una intelligenza analitica ed un’intelligenza speculativa, dote che gli permetteva di cogliere tutti i lati di un problema… da buon siciliano manifestava una prudenza a volte eccessiva e anche per chi lo conosceva molto bene era un uomo imprevedibile…sapeva essere rigido, ma anche affabile… e  comprensivo”.

“Era un uomo molto complesso… per una somma di elementi che gli derivavano oltre che dal suo valore scientifico...da una vasta cultura umanistica travasata in un siciliano permeato di idealismo con una forte venatura di pessimismo”.

“Fu didatta brillante e scrupoloso…sempre legato all’austerità del pensiero e alla concretezza dell’azione…disponeva di una sufficiente dose di autoironismo e di molto equilibrio”.

Amava parlare in dialetto siciliano e lo faceva ben volentieri ogni qualvolta si incontrava con un concittadino; soleva anche declamare le opere poetiche di Giovanni Meli, specialmente le favole dal profondo significato socio-pedagogico.

Era fortemente legato alla Sicilia e al paese di origine, in cui era ben lieto di trascorrere le vacanze, beandosi della quiete agreste, della vita genuina, della sacralità dell’amicizia.

Morì il 6 giugno 1990 a Milano e il sedici successivo fece definitivamente ritorno a Lercara dove ho avuto il privilegio di pronunciare l’elogio funebre.  

Alcuni anni dopo, per iniziativa del prof. Corrado Schmid è stata apposta una lapide di marmo nell’atrio di ingresso dell’Istituto di Anatomia Patologica dell’Ospedale S. Carlo Borromeo di Milano, a ricordo della intitolazione a suo nome della Divisione.. 

 

Nicolò Sangiorgio   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       Bibliografia

Commemorazioni pronunciate da Elio Polli e Salvatore Battaglia l’11 aprile 1991 nella sede dell’Istituto Lombardo in Milano; Commemorazione tenuta il 24 aprile 1992 da Giorgio Cavallo presso l’Accademia Nazionale dei Lincei in Roma; N. Sangiorgio Il  prof. Alfonso Giordano lercarese che onora l’Italia in “Il Pensiero”,  giornale del 22 ottobre 1976, edito a  St. Louis Missouri (Usa).