Eravamo
partiti dal Nord, un gruppo di amici, per un viaggio in Sicilia.
Le mete, quelle solite, i posti più belli e rinomati di questa
terra dove il sole rimane una delle poche costanti; il suo
tramonto non prelude mai alla fine di una bella giornata con lincognita
in sé (altrove ovvia) di un domani grigio e piovoso
il
sole ritorna vivo come il giorno prima, rinasce si rigenera e
rende quasi tutto immutabile. Lunghe giornate di luce e calore
che avvolge tutti gli abitanti dellisola, costringendoli ad
un ritmo lento cadenzato immutabile.
I
miei amici mi chiesero, conoscendo le mie origini, se volessi
portarli a conoscere questa Lercara di cui mi sentivano parlare
spesso.
Non
nascosi il mio timore: siete certi, cosa andiamo a fare?.
Anche
se in cuor mio lintenzione sarebbe stata comunque quella di
rivedere dopo 20 anni il mio paese.
Pensai:
e si mi chiedono dove alloggiare? Cosa rispondo che non cè
un posto, un hotel una pensione dove dormire?
.e se mi
chiedono come passare il tempo
..cosa cè da vedere,
cosa rispondo?.Dun tratto il mio orgoglio, tutti i
miei discorsi da depliant pubblicitario che decanta le bellezze
locali, i costumi le tradizioni, le storie, le curiosità,
sarebbero naufragate al cospetto di un ambiente generico, vuoto,
indefinibile.
Mi
feci comunque coraggio e dissi di si,andiamoci, infondo qualcosa
di quello che io non riuscivo più a trovare, questi foresti, lavrebbero
saputo cogliere, chissà!
Vi
ricordo che siamo abbastanza lontani dal mare
.e che
manca lacqua
e di piscine neanche a parlarne; se
poi qualcuno sta male, non cè un pronto soccorso; non vi
è un cinema, né una discoteca.
Fui
fortunato, i miei amici, forse presi dalla novità e dalleuforia
di trovarsi in vacanza, non ponendosi minimamente il pensiero di
doverci passare la vita, apprezzarono lo stesso il posto. Non si
lamentarono, seppur alla sera, dopo aver fatto incetta di ogni
prelibatezza che la cucina locale offre ancora, un po
stanchi, un po annoiati, mi suggerirono di cercarci altrove
un posto dove passare la notte per poi proseguire litinerario
turistico.
Girando
il lungo curvane del cimitero ci si lascia alle spalle questo
paese dormiente a ridosso una collina, anonimo ,forse uguale a
mille altri,ne migliore ne peggiore, senza un ricordo, senza unimpressione
da portare con sé da raccontare ad altri.
Ebbi
un momento di tristezza, di malinconia: quasi quasi vado alla
ricerca di qualche lontano parente e passo la notte qui da solo.
Ci
ritroveremo da qualche parte. Volevo ancora respirare quellaria,
rivedere i luoghi, le persone ed i visi che solo nella mia
memoria rivedevo seduti davanti luscio di case ormai
chiuse, rimesse a nuovo e vuote o in stato di abbandono e prive
di vita.
Arrivando
in paese, la cosa che mi colpì maggiormente è stata lespansione
subita dal cimitero, era diventato una nuova cittadina che
quasi insidiava le porte del paese stesso.
La
Lercara dei miei ricordi, della gente che avevo lasciato,forseera
tutta là dentro; in paese poche facce note, con i tratti del
viso cambiati dal tempo. Anche della mia generazione non vera
traccia,erano andati tutti via.
Qui
non cè niente. Il lavoro ti porta via.Chi rimane o perché
non ha saputo rinunciare allattaccamento ai propri cari e
alle vecchie abitudini, adattandosi allo stato di cose, oppure
non ha potuto scegliere.
Ma
qualcuno sarà ritornato?
Chi
lo ha fatto ha cambiato idea dopo qualche anno ed è sparito di
nuovo.
Eppure,siamo
a luglio, da ragazzino ricordo che era il tempo degli emigrati in
Belgio che tornavano con lo strascico sempre più numeroso delle
loro famiglie. Ragazzi nati allestero e che vagavano
stancamente alla ricerca di qualcosa da fare
.eppure
tornavano sempre, a bordo delle loro macchinone, abbigliati da
colori impossibili a guardarsi.
Cera
Gino che aveva fatto i soldi in Germania con un ristorante, cera
Totò che diceva sempre che il suo massimo desiderio era
ritornarsene in paese a godersi la pensione dopo anni di
sacrifici.
Incontrai
i miei parenti e chiesi a loro. Totò non è più tornato, era
giunta voce che fosse morto ed i suoi figli non avrebbero mai più
ripensato di tornare in paese.
Adesso
capisco perché in luglio non si vede più nessuno, nessuno
ritorna, chi va via non lascia niente, cancellato il passato,il
futuro è altrove.
Però
ho notato, in quelli rimasti, il tentativo, la voglia mai spenta,
lesigenza di rinascita o di sopravvivenza benché celata,
tenuta dentro come un segreto desiderio.
Tutti
ci credono, tutti ne hanno coscienza, le iniziative intanto
continuano a morire sul nascere. Nulla resiste nel tempo: locali
che aprono e chiudono(forse non a torto, il mercato non offre
molte garanzie economiche di prosperità), commerci che si
concentrano tutti nello stesso settore inflazionando bisogni
già al di sotto del livello normale del tenore di vita medio.
Anche
i pochi ricchi di un tempo sono in crisi e i nuovi ricchi vivono
di rendite poco note o esageratamente ostentate.
Ciao
Pasquale,come va?
Quasi
non mi riconosceva, non tanto perché fossi cambiato ma
abitudine mai persa ha avuto da ridire sui miei
pantaloncini corti.
E
sempre la stessa storia non si perde abitudine a far sarcasmo
gratuito sugli altri, scordandosi di dare ogni tanto una
occhiatina a se stessi.
Del
resto Pasquale è un affermato professionista (un asino a scuola
..)però
adesso è rispettato e riverito, non si sognerebbe mai di farsi
vedere in giro in pantaloncini corti!
Lui
ha un lavoro, chi ha un lavoro e un pezzo di stipendio ha una
propria dignità da far valere, è così in ogni dove, solo che
qui ha un privilegio in più (forse lunico) di cui potersi
vantare, da usare come arma di sopruso verso chi il lavoro lo
cerca inutilmente.
Una
sorta di elevazione di rango che ti distanzia da chi non è al
tuo livello economico. La rivincita e la vendetta, per le antiche
sofferenze patite, del moderno parvenu, larrinisciutu.
Diverse
teste basse di un tempo, devo dire quasi per magia o in virtù di
qualche intervento chirurgico, ho notato portare in giro, su un
collo esageratamente rigido, la loro testa di adesso:
sguardo alto e fiero, quasi sprezzante di chi gli sta attorno,
noncurante di tutte le cacche che va pestando!
I miei parenti sono
stati gentili a ricordarsi di me, eppure siamo parenti alla
lontana, lospitalità verso il foresto da noi è sacra come
sempre. Del resto Lercara è sempre stata molto più aperta verso
gli altri che non attenta alle cose e alle persone di casa
propria. Nessun campanilismo, però a me pare non aver saputo
conservare niente di proprio, nulla da vantare come originario e
locale. E poi la filosofia comune è rimasta la stessa, ognuno
pensi per sé, così come nel commercio,nel lavoro, in politica,
nella vita sociale in genere.
Adesso però dicono in molti che è giunto finalmente il cambiamento tanto atteso: una sorta di redentore in vesti da leader politico, un nuovo dominatore, il nuovo padrone da ossequiare e riverire, che darà lavoro a tutti e che in virtù del proprio status di ricco, non sopportando ovviamente la povertà, trasformerà tutti in piccoli imprenditori, insedierà industrie e distribuirà miliardi e tanti in Sicilia, al punto che ogni anno moderne e futuristiche trebbiatrici non raccoglieranno fieno o grano ma solo denaro.
Ho chiesto notizie
di queste nuove facce ed in effetti quelle mi risultano nuove, ma
il sistema, i rapporti politici, i legami con i vecchi non mi
sembrano mutati, né tanto meno le promesse.
Ma si, lasciamo almeno rincorrere una speranza a chi ancora; non è più tempo di comizi e di promesse, la nostra terra ha bisogno di fatti, ha bisogno di progetti a breve e medio termine (non mai di lungaggini), di iniziative e di gente in grado di realizzarle seriamente ed anche onestamente (il che non guasterebbe certo).
Io
sono solo capitato per caso, egoisticamente non sono cose che mi
appartengono più, potrei omettere persino di commentarle.
Quello,
però, che offende lorgoglio e che ferisce il ricordo di
chi viveva in questa comunità è che non si faccia nulla
per il bene comune, che nessuno pare difendere il valore
primario del proprio habitat, declinando in favore di un diffuso
senso di noncuranza verso tutto e tutti.
Altri
viaggiatori, incuriositi dalla voglia di scoprire comè
fatta questisola anche nelle sue zone meno note, dellentroterra,
magari un domani scopriranno che ciò che non è morto ha saputo
rigenerarsi, creando occasioni di richiamo, offerte minime ma
necessarie per consentire vita dignitosa a tutti.
Il
sole cè sempre
..i miei amici erano da unaltra
parte a guardare ammirati qualche nota località turistica, io li
ho raggiunti, con un po di tristezza e non senza rammarico.
Loro avranno molto da raccontare del loro viaggio, io asseconderò i loro entusiasmi, ovviamente, poco avremo da raccontare e raccontarci su Lercara, ma questo è un ricordo che rimarrà sempre e solo mio o da condividere semmai con chi non vuole continuare a pensare che tutto sia fermo ed immutabile e che un giorno cambierà.
Francesco Damilano