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L'amplificatore operazionale L'amplificatore
operazionale si può considerare il componente elettronico integrato
più usato per il fatto che ci possono essere diverse configurazioni
di collegamento. Il simbolo elettrico per rappresentarlo è il seguente:
dove: +
: è l'ingresso non invertente (in figura è applicata la
V1) Se
consideriamo l'ingresso invertente (-) posto a potenziale nullo (massa),
in uscita avremo un segnale avente stessa fase (segno uguale) del segnale
posto sull'ingresso non invertente (+) eventualmente amplificato. Se nessuno dei due ingressi è a potenziale nullo (massa) in uscita si ha una segnale amplificato uguale alla differenza dei due ingressi: Vo = (V1 - V2) · A Ovviamente
senza l'ausilio di componenti esterni l'OP-AMP non è in grado di
amplificare niente. Vediamo ora le due configurazioni per realizzare amplificatori retroazionati. configurazione invertente
In
figura è rappresentata la configurazione invertente dell'OP-AMP. A = - (Rf / Rs) il segno meno deriva dal fatto che il segnale in uscita ha fase inversa rispetto all'ingresso. La Rs funge anche da resistenza d'ingresso, mentre la resistenza d'uscita è da considerarsi sempre nulla. Se vogliamo realizzare un amplificatore invertente con guadagno 3 e resistenza d'ingresso di 3,3 Kohm, dovremo porre: Rs
= 3300 ohm (la resistenza di ingresso) Con
questa configurazione è possibile ottenere anche una attenuazione
del segnale se si mette Rf < Rs. E' scontato dire che in uscita non si può mai ottenere una tensione superiore a quella di alimentazione dell'OP-AMP stesso. configurazione non invertente
Qui
sopra è rappresentata la configurazione non invertente di un OP-AMP. Il guadagno è dato dalla seguente formula: A = 1 + (R2 / R1) Si nota che in questo caso non si ha segno opposto (e infatti si sta usando la configurazione non invertente), e il guadagno minimo è unitario e quindi non si ottiene mai una attenuazione del segnale. |