22.6.2000
"Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli" (Mt. 5,10)
Nell’irriducibilità dell’ingiustizia, perché la giustizia sia tale, molte sono le istanze che penalizzano l’innocente in una sorta di grave persecuzione che pone limiti alla libertà umana, con conseguenze devastanti a livello morale, psicologico, spirituale e fisico.
Nell’irreparabilità del danno alla dignità umana vi è il sopruso che suscita l’indignazione del cuore, schiacciato dall’indifferenza di cui l’ingiustizia si rende colpevole poiché sacrifica all’opportunismo e all’egoismo umano la vita stessa del perseguitato.
Opera santa è la coerente difesa dei diritti umani quale costituzione di un tessuto sociale sano, che non mieta ma aiuti lo sguardo dei malcapitati a potersi risollevare e tornare a credere e ad avere fiducia in una vita anzitempo spezzata.
Morire innocente sotto l’infamia di una falsa giustizia che si rende biscazziera, nel gioco malefico dell’orgoglio del più forte o, meglio, del più subdolo, è esperienza di mala giustizia che infrange ed infanga non solo le leggi umane, ma le leggi divine.
Molte sono le avvocature con lunghe piume di pavone che vincono, in virtù di ciò che sanno a loro volta uccidere: la verità e l’amore.
Il disgiungersi della verità e dell’amore dalla causa della giustizia e dell’etica, che ne eleva lo scopo e la regalità offerta da Dio alla giustizia stessa, configura una giustizia non più tale, ma profondamente sfigurata dallo sfregio nefasto dell’ipocrisia e del malaffare in coloro che sono preposti a profferire sentenze in suo nome.
La "giustizia" è suprema realtà divina ancor prima che umana, che ha le sue radici nella legge di Dio ed il leggio del suo essere verità nella palestra che il mondo offre all’umanità perché possa vivere degnamente la ragione umano-divina per la quale è stata creata.
Sì, "palestra", non aula, perché la palestra accoglie la giovinezza del corpo e l’infanzia spirituale cara a Gesù per l’esercizio della dinamica necessaria alla vita stessa, perché l’umanità possa crescere quale manifestazione della perfezione sia umana che divina.
Il disconoscimento di ciò, la ciarlataneria del falso, della calunnia, dell’azione chiaramente demoniaca, fa della persecuzione il martirio dei miti, degli oppressi e degli incompresi, le ostie in Cristo del sacrificio della vita che ben merita l’affermazione di Gesù: "Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei cieli".
Amate, marianite e giovanniti che, per il solo fatto di definirvi tali, siete fautori di verità e amore, causa primaria della giustizia pregata col Cuore stesso di Gesù che, nel Divino Volere, porge all’umanità non solo la salvezza ma il potere di estinguere ogni male perché la giustizia ammannisca a coloro che sperano, perché sono perseguitati, la sua maternità.
San Giovanni Evangelista