PERCHÉ JUDO

 

La constatazione dell'interesse che i giovani dimostrano per questa disciplina, l'affluenza continua dei praticanti in continuo aumento e che non accenna ad affievolirsi ha posto a più di un esperto l'interrogativo sui motivi che generano tale fenomeno. Circa 100.000 sono i praticanti sotto la direttiva della FILPJK (Federazione Italiana Lotta, Pesi, Judo e Karate) ed altrettanti sono suddivisi tra le pseudo-federazioni e gli enti di propaganda sportiva. Pleonastico apparirebbe inoltre far credito di tale fenomeno all'origine orientale della specialità, al rituale, ai costumi che vengono indossati.

A nostro avviso, ben altre sono le considerazioni da fare per comprendere le ragioni che muovono i ragazzi ed invogliano i genitori. Va ricordato che il judo amalgama i vari ceti sociali di estrazione dei giovani, non solo perché li pone uno accanto all'altro, ma perché li veste nell'identico modo, senza possibilità di scelte nella qualità e nella estemporaneità, essendo il judogi (vestito del judo) bianco ed eguale per tutti, per cui, una volta sul tatami (materassina per judo), i praticanti non si distinguono socialmente uno dall'altro trovandosi così a loro perfetto agio, uniti nella pratica che deve essere svolta possibilmente in silenzio.

Per i giovanissimi poi, vi è il contatto diretto con il tatami, rappresentato dalla necessità di essere a piedi nudi, senza correre pericoli, di rotolare in piena libertà e spontaneità, provando sensazioni dimenticate e troppo spesso vietate dalle imposizioni sociali. Non sottovalutiamo inoltre il desiderio innato in tutti noi della competizione, dell'incontro diretto, individuale e di squadra, di dare prova della propria  abilità e intelligenza, caratteristiche che si acquisiscono con l'assidua e continua frequenza senza le quali non si può praticare un corretto judo.

Nei genitori, inoltre, vi è la soddisfazione di vedere i propri figli disinibiti in un ambiente che non li diversifica, considerati e valutati soltanto per ciò che riescono a fare con le loro forze, con la loro capacità.  L'ambiente dove i giovani praticano - il DOJO - è completamente diverso da ogni altro che sono soliti frequentare. In esso ritrovano valori dimenticati, di rispetto, di disciplina, di comunità dove il maestro - non l'allenatore - rappresenta il simbolo di una autorità che è tale per capacità e non per imposizione, essendo egli stesso pervenuto a tale sua posizione passando attraverso l'identico loro percorso e non differenziandosi esteriormente se non per il colore della cintura.

Quello del colore della cintura, infatti, è un altro degli elementi che costituiscono motivo di attrazione perché, esso solo, dà la misura concreta di una valutazione dei meriti e della capacità che si acquisisce con il tempo, regola alla quale nessuno può sfuggire, neanche i bravissimi, essendo stati stabiliti all'origine i periodi di permanenza nei vari gradi che risultano in conseguenza incontestabili e inderogabili.

L'organizzazione dell'attività, infine, è di per sé formativa del carattere dei praticanti. Essi si abituano alla concentrazione e all'autocontrollo del corpo e della mente, caratteristiche senza le quali i praticanti non potrebbero realizzarsi, ciò giova loro anche nella vita quotidiana per affrontare i problemi che la stessa impone. Un judoka, tale da quattro o cinque anni, è in genere un giovane equilibrato, cosciente delle proprie possibilità, osservante delle regole speciali, rispettoso dei valori umani e del prossimo che lo circonda.

In sostanza, la pratica continua, il contatto diretto in un ambiente non diversificante, il controllo al quale volontariamente si assoggetta , dà al judoka una sensazione di sicurezza ed il metro esatto delle proprie possibilità che spesso trovano riscontro nella realtà quotidiana che affronta con realistica visione, abituato com'è ad accettare anche la sconfitta come parte integrante del proprio bagaglio di esperienze, attraverso la quale sa che può migliorarsi.

Indenne da frustrazioni, alla ricerca di un miglioramento di se stesso seguendo l'esempio di chi lo precede solo per anzianità, il judoka appare così come un giovane tra i giovani proiettato alla ricerca della misura del proprio valore, senza remore, traendo soddisfazione dalla perfezione che egli solo può ottenere facendo affidamento sulle sue qualità di uomo.

A conclusione di questo scritto ci sembra doveroso ringraziare l'Amministrazione Comunale di Fara Novarese per averci dato lo spazio e la possibilità di presentarci alla popolazione. Ringraziamo inoltre i ragazzi tutti che si applicano con serietà e sacrificio aiutando con molto impegno coloro che si dedicano all'agonismo. I risultati agonistici sono il frutto di tutti, genitori inclusi, che seguono i loro figli con amore e assiduità.

 


 

Dal mese di Settembre sono iniziati i corsi di Judo e Yoseikan Aikijujitsu (forma particolare di Aikido) reale ed efficace metodo di difesa personale per giovani e adulti, donne e uomini.

 

Chi fosse interessato a praticare questa meravigliosa disciplina può rivolgersi per informazioni:

 

*   presso la palestra Comunale di Fara Novarese, adiacente alla Scuola Media, via Garibaldi, 15 - lunedì e venerdì dalle ore 18,00 alle ore 21,00.

 

*   oppure telefonando (ore pasti) al n° 0321 / 82.55.26

 

Per l'A.S.  "Judo Fara"

        (Martinengo Tiziano)

 

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