Danny Fortson

 

Non appena scelto dai Milwaukee Bucks nel draft del 1997, prima ancora di poter indossare il cappellino della squadra del Wisconsin, Danny Fortson era stato mandato a Denver in cambio di Earvin Johnson, Joe Wolf e un paio di birre. Beh un caso avrà pensato Danny, che però le valigie è stato costretto a farle più volte. In quattro anni ha già vestito la maglia di tre diverse franchigie, Denver appunto, Boston ed ora i Warriors. Dopo un primo anno di adattamento, concluso con 10 punti e poco più di 5 rimbalzi a partita, nella stagione del lock out Danny fu il quarto miglior rimbalzista della lega con 11,6 carambole. Fini l’annata in doppia doppia, con quasi 30 minuti a partita. A Denver sembrava aver trovato il suo ambiente: era integrato bene nei meccanismi dei Nuggets, era una (pre) potenza a rimbalzo, aveva minuti a sufficienza e non garbage time ma minuti che contavano. Ebbene alla fine di quella che fino ad allora era stata la sua miglior stagione Dan Issell e compagni gli fecero trovare le valigie sul pianerottolo e un biglietto per Boston. A Boston il metodo Pitino mal si adattava alle caratteristiche di Danny, e complice una micro frattura da stress al piede, il suo periodo in bianco/verde fu un disastro. Fortson era troppo aggrssivo e per questo motivo aveva spesso problemi di falli. In campo applicava alla lettera la filosofia di Jerry Glanville, pittoresco allenatore di football, ma anche pilota Nascar. “colpite tutto ciò che si muove”, era solito dire il Jerry ai suoi, e Danny per sua stessa ammissione provava a prendere tutto ciò che gli girava intorno: “Ero troppo reattivo, non mi controllavo e mi gettavo su ogni palla vagante, magari calpestando anche compagni o avversari”. Gli inevitabili problemi di falli lo portavano a lunghi periodi in panchina, così che l’uomo che doveva assicurare peso in area era spesso a bersi il gatorade mentre gli avversari depredavano il canestro dei Celtics. Eppure quest’estate, alla scadenza del suo contratto, New York e Golden State se lo sono contesi all’ultimo centesimo, in una battaglia che sembrava eccessiva per il giocatore in questione. Ma GS aveva visto bene e l’inizio stagione di Fortson è stato strepitoso: 16 e 16, miglior rimbalzista della lega, una presenza difensiva non indifferente ma soprattutto non più problemi di falli. “In passato cercavo di prendere ogni rimbalzo, andavo su tutti i palloni. Ma non sempre puoi. Ho cercato di essere paziente di concetrarmi solo su quei palloni che posso catturare. Questo ha limitato molto i falli stupidi che facevo”. Danny sembrava lanciato verso una stagione eccezionale, ma i problemi fisici dell’anno scorso si sono ripresentati. E’ stato operato qualche settimana fa, allo stesso piede che lo scorso anno gli aveva fatto saltare 25 partite. Ne avrà per tre mesi. GS ha perso molto in termini di rimbalzi e difensivi, dove nella terribile Pacific i vari Webber, Wallace e compagnia bella trovavano in Danny un avversario coriaceo. Ora Fortson dovrà avere pazienza, proprio come in campo, lavorare duro per recuperare, ma questo per un ex Bearcat non sarà un grosso problema.