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La natura umana: cosa cambia e cosa no

La discussione successiva potrebbe essere più agevole se cercassimo prima di classificare le aree della vita umana in tre categorie distinte:

  • il comportamento che appare radicalmente diverso nelle varie culture
  • quello abbastanza diverso
  • quello che non sembra variare in nulla, o quasi, col variare delle culture.

Nella prima categoria, quella del massimo cambiamento, metterei il modo in cui produciamo il cibo ( raccolta di frutti o caccia, allevamento di animali domestici, agricoltura ). Da ciò procede la scelta di uno stile di vita nomade o sedentario, e il genere di cibo che mangiamo. Possiamo inserire in questa categoria le strutture economiche, le pratiche religiose e le diverse forme di governo ma non - e questo è significativo - l'esistenza in sé di una qualche forma di governo, che appare universale o quasi.

Nella seconda, delle variazioni parziali, inserirei le relazioni sessuali. Gli antropologi vittoriani rimasero fortemente impressionati dalle differenze di atteggiamento che intercorrevano, nei confronti della sessualità, tra la società in cui vivevano e quelle che studiavano. E' per questo che tendiamo a pensare alla morale sessuale come l'esempio tipico di un comportamento totalmente relativo alla cultura di appartenenza. Ci sono effettivamente, com'è ovvio, differenze sostanziali tra le società che consentono all'uomo di avere una sola moglie, e quelle che gli permettono di averne più di una. Ma in pratica ogni società ha adottato un sistema di matrimonio, che implica restrizioni nei rapporti sessuali al di fuori di esso. Inoltre, mentre nelle varie culture gli uomini possono avere una o più mogli, i sistemi familiari in cui sia consentito alle donne di avere più mariti sono estremamente rari, e si sviluppano soltanto in circostanze particolarissime e temporanee. Quali che siano le norme che regolano il matrimonio e le sanzioni più o meno severe che regolano le mancanze nei suoi confronti, infedeltà e gelosia appaiono elementi universali del comportamento umano nella sfera sessuale.

In questa stessa categoria collocherei anche l'identificazione etnica e il suo corollario, cioè la xenofobia e il razzismo. Ho la grande fortuna di vivere in una società multiculturale con un livello relativamente modesto di razzismo; so però che sentimenti razzisti albergano in un numero non irrilevante di australiani, e che tali sentimenti possono facilmente essere fomentati dall'abilità dei demagoghi. La tragedia della Bosnia ha mostrato, con un'intensità insostenibile, come l'odio etnico possa essere risvegliato tra popoli che hanno vissuto pacificamente uno accanto all'altro per decenni. Il razzismo si può imparare e disimparare, ma la demagogia razzista accosta la torcia a un materiale estremamente infiammabile.

Nell'ultima categoria, che prevedere nessuna o poche varianti di comportamento nelle varie culture, inserirei il fatto che siamo animali sociali - pochissime sono le persone che vivono completamente isolate - e che ci interessiamo alla sorte dei nostri simili. La nostra disponibilità a dar vita a rapporti di tipo cooperativo, e a riconoscere gli obblighi reciproci, è un altro tratto universale. Più controversa potrebbe essere la mia teoria secondo cui l'esistenza di una gerarchia o di un sistema di ranghi è una tendenza pressoché universale. Sono pochissime le società che non conoscono differenze di livello sociale, e quando si tenta di abolire tali differenze, esse tendono a riemergere con grande rapidità. Infine, anche i ruoli dei due sessi mostrano una variabilità minima. Alle donne è affidato quasi sempre il ruolo principale nell'educazione e l'allevamento dei figli, mentre gli uomini sono coinvolti, molto più spesso delle donne, nei conflitti che implicano l'uso della forza fisica, tanto all'interno del gruppo sociale di appartenenza come nelle guerre tra gruppi rivali. Gli uomini tendono anche ad avere un ruolo preponderante nella leadership politica del gruppo.

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Ci sono dunque negli esseri umani tendenze comuni che trascendono le differenze culturali. Naturalmente la cultura esercita sempre un'influenza nell'acutizzare o nel mitigare anche le tendenze più profondamente radicate nella nostra natura. Ci sono poi le differenze tra gli individui: nulla di ciò che ho affermato viene contraddetto dall'esistenza di individui che non si preoccupano dei loro simili, o di coppie in cui l'uomo bada ai bambini mentre la moglie è arruolata nell'esercito. Devo anche ricordare che la mia grossolana classificazione del comportamento umano non comporta giudizi di valore. Non sto dicendo che l'ordine gerarchico o il dominio maschile, per il fatto stesso di contraddistinguere tutte o quasi le società umane, sono positivi o accettabili, né che non dovremmo fare alcun tentativo per modificare questo stato di cose. Non mi interessa far derivare da un "così è" un "così dovrebbe essere": sto invece cercando di stabilire il prezzo che potremmo dover pagare per raggiungere gli obiettivi che perseguiamo.

I pericoli della cecità

Essere ciechi di fronte ai fatti che riguardano la natura umana significa rischiare il disastro totale. Prendiamo la gerarchia. Dire che gli esseri umani, in una vastissima varietà di condizioni, manifestano la tendenza a formare delle gerarchie, non significa affermare che è giusto che la nostra società rimanga gerarchica; significa lanciare un ammonimento, affinché nessuno pensi di abolire la gerarchia nella nostra società semplicemente eliminando quel particolare ordine gerarchico adottato nella nostra società. Faccio un esempio: se viviamo in una società la cui gerarchia si fonda sull'aristocrazia ereditaria, e aboliamo quest'ultima, come fecero i rivoluzionari francesi e americani, è assai probabile che ci ritroveremo con una nuova gerarchia emergente, fondata su qualcosa di diverso , per esempio il potere militare, oppure la ricchezza. Quando la rivoluzione bolscevica abolì, in Russia, tanto l'aristocrazia ereditaria come la ricchezza privata, si sviluppò ben presto una nuova gerarchia basata sul rango, la posizione e l'influenza di cui si godeva all'interno del Partito comunista, e su questa base si ottenevano privilegi di ogni genere. La tendenza a costruire un ordine gerarchico si manifesta in ogni sorta di modi, spesso meschini, all'interno delle grandi aziende e delle istituzioni burocratiche, in cui si attribuisce un'enorme importanza alle dimensioni degli uffici, e al numero delle finestre che vi si aprono. La posizione occupata all'interno di una gerarchia sembra anche sortire un certo effetto, indipendentemente da altre variabili, sulla salute e sulla longevità. inizio pagina.gif (751 byte)

Considerare istintiva, negli esseri umani, la tendenza a costituirsi in gerarchie, ci aiuta a comprendere la rapidità con cui l'idea dell'uguaglianza è stata abbandonata in Unione Sovietica, con il conseguente emergere della nuova leadership. E' facile dire, con Trotzskij, che Stalin "ha tradito" la rivoluzione. Ma prima che questi salisse al potere, lo stesso Trotzskij, con il pieno appoggio di Lenin, aveva sicuramente tradito l'idea del comunismo come forza di liberazione quando ordinò la brutale soppressione della ribellione di Kronstadt. In effetti il movimento comunista è sempre stato dominato da figure autoritarie, a cominciare dallo stesso Marx, il quale distrusse la Prima Internazionale non appena si rese conto che i suoi oppositori avevano buone possibilità di assumerne il controllo. Ma il punto non sta nel comportamento dei singoli rivoluzionari. Sta piuttosto nella domanda: quale rivoluzione egualitaria non è stata tradita dai suoi capi? E perché ci illudiamo che la prossima rivoluzione sarà diversa? Nulla di quanto detto finora prova che la gerarchia sia giusta, o desiderabile, e nemmeno che sia inevitabile. Dimostra semplicemente che sbarazzarsene non sarà assolutamente così semplice come avevano creduto i rivoluzionari che ci hanno preceduto. Sono fatti che è necessario affrontare. E per farlo, la sinistra deve accettare e comprendere la nostra natura di esseri evoluti.

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I riformatori a lezione da Darwin

L'intagliatore cui si presenti un pezzo di legno e la richiesta di ricavarne una coppa, non incomincia immediatamente a scolpire sulla base di un disegno eseguito prima di aver visto il materiale. Comincerà invece proprio dall'esame di quest'ultimo, e modificherà il disegno per adattarlo ai nodi e alla qualità del legno. I filosofi politici, e i rivoluzionari o i riformatori che li hanno seguiti, troppo spesso elaborano - e poi cercano di realizzare - il loro modello di società ideale o le loro riforme senza preoccuparsi di conoscere gli esseri umani che dovranno mettere concretamente in atto i loro progetti, e vivere sulla base di questi. Poi, quando i progetti non funzionano, danno la colpa del fallimento ai traditori all'interno delle loro fila oppure a sinistri agenti di forze esterne. Chi intende modificare la società deve invece comprendere le tendenze presenti negli esseri umani, e modificare i propri astratti ideali in modo da adattarvisi.

Ci sono diversi modi di affrontare le tendenze insite nella natura umana. L'economia di mercato si fonda sull'idea che gli esseri umani sono disposti a lavorare duramente e a mostrare capacità di iniziativa solo se, così facendo, potranno migliorare le loro possibilità economiche. Per usare le parole di Adam Smith, " non è dalla benevolenza del macellaio che ci aspettiamo la cena, ma dalla sua preoccupazione per il proprio interesse personale ". E' per servire al nostro interesse che ci diamo da fare per realizzare prodotti migliori di quelli della concorrenza, o prodotti simili a minor prezzo. Così, prosegue Smith, " i desideri interessati di una moltitudine di individui sono tenuti insieme come da una mano invisibile, e operano a beneficio di tutti ". Garrett Hardin riassume sinteticamente questa stessa opinione nel suo libro The Limits of Altruism, quando spiega che l'amministrazione pubblica dovrebbe basarsi su una " adesione inflessibile alla Legge Cardine: Mai chiedere a qualcuno di agire contro il proprio interesse ". L'attuale moda economica della privatizzazione di aziende statali e dell'introduzione della concorrenza in aree precedentemente riservate al monopolio statale è perfettamente consona a questa mentalità. In teoria - teoria astratta, cioè avulsa da qualunque analisi della natura umana - un monopolio statale dovrebbe essere in grado di garantire, nel modo più efficiente ed economico, servizi di pubblica utilità, trasporti e anche, perché no, la fornitura del pane; il monopolio infatti trae enormi vantaggi dalle sue dimensioni, e non deve preoccuparsi di far guadagnare i proprietari. Quando però introduciamo il fattore citato prima, cioè la convinzione universale che l'interesse privato - anzi, più precisamente, il desiderio di arricchirsi - è ciò che spinge gli uomini a lavorare bene, ecco che il quadro cambia. Se la comunità possiede un' impresa, i suoi dirigenti non traggono alcun profitto dai suoi successi e il loro interesse economico e quello dell'azienda vanno in direzioni opposte, il risultato, nel migliore dei casi, è l'inefficienza. Nel peggiore, la corruzione diffusa e l'appropriazione indebita. Privatizzare le imprese significa che i proprietari garantiranno ai dirigenti dei premi in base all'andamento produttivo, e i manager faranno di tutto per gestire l'azienda nel modo più efficiente possibile.

Questo è uno dei modi in cui le istituzioni possono modificarsi in base all'osservazione della natura umana. Ma non è l'unico. Anche rimanendo nei termini della Legge Cardine di Hardin, dobbiamo ancora chiederci che cosa si intenda per " interesse personale ". Ci viene spesso ricordato che il denaro non può comprare la felicità. Sarà una frase trita e banale, ma porta con sé l'implicazione che è meglio, è più nel nostro interesse, essere felici che essere ricchi. Inteso nel suo significato più corretto, l'interesse personale è qualcosa di più del semplice interesse economico. La maggior parte delle persone desidera, per la propria vita, essere felice, realizzata o sentirsi in qualche modo importante; e capisce che il denaro può essere, tutt'al più, un mezzo per raggiungere in parte quegli obiettivi. La politica non deve necessariamente restringere il concetto di interesse al suo angusto valore economico.                     

Il pensiero darwiniano moderno investe sia la concorrenza sia l'altruismo reciproco, che altro non è che il termine tecnico per designare la cooperazione. Focalizzandosi soprattutto sull'elemento competitivo, le moderne economie di mercato discendono dall'idea che siamo tutti dominati da ambizioni acquisitive e competitive. Queste economie continuano a progettare le loro strutture in modo da incanalare tali ambizioni e metterle al servizio del bene comune. Certo, è sempre meglio di una situazione in cui l'economia sia esclusivamente in funzione del benessere di pochi. Ma anche quando le economie consumistiche funzionano nel migliore dei modi, non è questa l'unica via per armonizzare natura umana e bene comune. Potremmo invece cercare di incoraggiare l'interesse privato nel suo valore più vasto ed elevato, edificando le strutture economiche sul tratto sociale e collaborativo della nostra natura anziché su quello individualista e competitivo. 

Cooperazione competitiva, competizione cooperativa

Una società cooperativa è più in armonia con i valori della sinistra rispetto a una società competitiva. Incoraggiare la ricerca dell'interesse attraverso il libero mercato può anche aver contributo a raggiungere un elevato livello di prosperità nei paesi più progrediti, ma allo stesso tempo ha allargato il divario tra ricchi e poveri, e costretto a ridurre il sostegno agli indigenti.  I sondaggi, nazionali e internazionali, dimostrano che tra aumento della ricchezza e aumento della felicità non c'è praticamente alcuna relazione, una volta che i bisogni fondamentali siano stati soddisfatti. La società competitiva, portata all'estremo, ci incoraggia a valutare l'interesse privato nei termini che si potevano leggere su una maglietta indossata dall'affarista di Wall Street Ivan Boesky (che si dice abbia ispirato a Oliver Stone il personaggio di Gordon Gekko in Wall Street): "Quello che quando muore ha più giocattoli, ha vinto ". Ma basta riflettere un attimo per rendersi conto che una società in cui le persone sono motivate soprattutto dal desiderio di tenere il passo, e possibilmente superare i loro vicini, difficilmente può essere una comunità in cui la maggior parte dei membri trova felicità e realizzazione di sé.         

Come possiamo costruire una società di tipo cooperativo, che  disponga  di una solida rete di sicurezza per quanti non sono in grado di provvedere alle loro necessità? Gli esseri umani hanno dimostrato di saper vedere i benefici della cooperazione proprio in quelle circostanze che sembrerebbero, a tutta prima, le meno favorevoli. Durante il primo anno della Prima guerra mondiale, nell'impasse verificatosi durante la guerra di trincea in corso nella Francia settentrionale, tra gli scontri sanguinosi in cui morirono decine di migliaia di giovani, i soldati semplici dei due eserciti nemici svilupparono un metodo straordinario, chiamato "vivi e lascia vivere ". Sfidando tacitamente gli ordini dei superiori, le truppe che si fronteggiavano da una parte e dall'altra della terra di nessuno cercavano, e quasi sempre ci riuscivano, di non ammazzarsi a vicenda. La disponibilità a collaborare è veramente universale tra gli esseri umani.

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