La burocrazia della R.S.I.
 

 

 

 

 

 

 

 


Dopo la firma dell’armistizio e la fuga del Re e di Badoglio, ci fu un momento di sbandamento e di caos, però impiegati e funzionari dell’apparato burocratico, in buona parte di sentimenti nazionali e anche fascisti, rimasero al loro posto e, non appena la R.S.I. fu costituita, continuarono regolarmente il loro lavoro.

 Già il 30 settembre 1943 vengono nominati i primi diciotto (più un reggente) Prefetti (1):

Milano: Oscar Uccelli;  Varese: Pietro Giacone; Venezia: Luciano Celso;   Udine: Giovanni Mosconi; Alessandria: Giambattista Alessandri;  Cuneo: Guido Cortese; Sondrio: Efre Parenti; Imperia: Francesco Bellini; Livorno: Giannino Romualdi; Belluno: Gaspero Barbera; Trento: Italo Foschi; Rovigo: Federigo Menna; Piacenza: Davide Fossa; Pisa: Francesco Adami; Asti: Renato Celio; Pavia: Rodolfo Vecchini; Firenze: Raffaele Manganiello; Roma: Filippo Manlio Presti (reggente); Como: Francesco Scassellati Sforzolini.

 Nella seduta del Consiglio dei Ministri del 27 ottobre 1943, poi, vengono effettuati i seguenti movimenti di Prefetti:

Aosta: Carnazzi Dott. Cesare Augusto; Novara: Tuminetti Dott. Dante Maria; Vercelli: Morsero Michele; Bergamo: Grazioli Emilio; Brescia: Barbera dott. Gaspero; Cremona: Romano Avv. Attilio; Genova: Basile Avv. Carlo Emanuele; La Spezia: Turchi Dott. Francesco; Savona: Mirabelli Filippo; Belluno: Foschi Avv. Italo; Padova: Fumei Bruno; Verona: Cosmin Piero; Fiume: Gigante Riccardo; Gorizia: Cariolato Tullio; Trieste: Salerno Avv. Edoardo; Zara: Quarantotto Paolo; Bologna: Montani Avv. Guglielmo; Ferrara: Berti Dott. Vincenzo; Forlì: Zaccherini Alberto; Modena: Calzolari Bruno; Reggio Emilia: Savorgnan Dott. Enzo; Ravenna: Bogazzi Dott. Franco; Apuania: Benagli Nicola; Arezzo: Rao Torres Bruno; Grosseto: Ercolani Alceo; Pistoia: Giovine Dott. Giuseppe; Pisa: Pierotti Dott. Mariano; Lucca: Piazzesi Ing. Mario; Siena: Chiurco prof. Giorgio Alberto; Perugia: Rocchi dott. Armando; Terni: Faustini Pietro: Ancona: Lusignoli Aldo; Macerata: Ferrazzani Ferruccio; Pesaro: Rossi Dott. Angelo; Chieti: Girgenti Dott. Giuseppe; Pescara: Morisi Celso; Teramo: Ippoliti Vincenzo; Frosinone: Rocchi Arturo; Littoria: Laghi Giovanni; Rieti: Di Marsciano Ermanno; Viterbo: Rottoli avv. Ubaldo; Torino: Zerbino dott. Valerio Paolo; Parma: Valli Dott. Antonio; Ascoli Piceno: Capo della Provincia Altini Dott. Giuseppe; Treviso: Capo della Provincia Gatti Dott. Luigi; Brescia: Leone Dott. Leone; Mantova: Olivieri Dott. Vincenzo; Venezia: Dinale Dott. Neos; Belluno: Capo della Provincia Silvetti Dott.Carlo (dal 22.11.43); Bolzano: Capo della Provincia Tinzl dott. Carlo (dal 3.12.43); Fiume: Capo della Provincia Spalatin avv. Alessandro (dal 29.10.43); Gorizia: Capo della Provincia Pace Marino (dal 27.10.43), Pola: Capo della Provincia Artusi dott. Lodovico (dal 1.12.43); Trieste: Capo della Provincia Coceani avv. Bruno (dal 26.10.43); Trento: Capo della Provincia De Bertolini avv. Adolfo (dal 16.9.43); Udine: Capo della Provincia De Beden dott. Riccardo (dall’11.11.43); Forlì: Capo della Provincia Zaccherini Alberto.

 Nella stessa seduta il Prefetto di II classe Grazioli Emilio è nominato Alto Commissario per la Provincia di Lubiana.

  Nella seduta del 24 novembre 1943 vengono effettuati i seguenti movimenti di Prefetti:

Cuneo: Quarantotto Paolo; Modena: Panzera Pier Luigi; Livorno: Facduelle dott. Edoardo; L’Aquila: Manti dott. Vittorio; Venezia: Cagetti dott. Dino; Ferrara: Vezzalini avv. Enrico; Mantova: Bocchio Giovanni; Zara: Sorrentino Vincenzo; Roma: Salerno avv. Edoardo.

 

Questi Capi di Provincia erano in carica il 31 dicembre 1943:

Aosta: Cesare Carnazzi; Cuneo: Paolo Quarantotto; Novara: Dante Tuninetti; Vercelli: Michele Morsero; Bergamo: Emilio Grazioli; Brescia: Gaspero Barbera; Cremona: Attilio Romano; Mantova: Giovanni Bocchio; Genova: C.Emanuele Basile;  La Spezia: Francesco Turchi; Savona: Filippo Mirabelli; Bologna: Guglielmo Montani; Ferrara: Enrico Vezzalini; Forlì: Alberto Zaccherini; Modena: Luigi Panzera; Parma: Antonio Valli; Ravenna: Franco Bogazzi; Reggio Emilia: Enzo Savorgnan; Apuania: Nicola Benagli; Arezzo: Bruno Rao Torres; Grosseto: Alceo Ercolani; Livorno: Edoardo Facduelle; Lucca: Mario Piazzesi; Pisa: Mariano Pierotti; Pistoia: Giuseppe Giovine; Siena: C.Alberto Chiurco; Perugia: Armando Rocchi; Terni: Pietro Faustini; Venezia: Gino Cagetti; Padova: Bruno Fumei; Treviso: Luigi Gatti; Verona: Piero Cosmin; Vicenza: Neos Dinale; Ancona: Aldo Lusignoli; Ascoli Piceno: Giuseppe Altini; Macerata: Ferruccio Ferrazzani; Pesaro: Angelo Rossi; L’Aquila: Angelo Monti; Chieti: Giuseppe Girgenti; Pescara: Celso Morisi; Teramo: Vincenzo Ippoliti; Roma: Edoardo Salerno; Frosinone: Arturo Rocchi; Littoria: Giovanni Laghi; Rieti: Ermanno Di Marsciano; Viterbo: Ubaldo Rottoli.

 

 Nella seduta dell’ 11 gennaio 1944 il Consiglio dei Ministri delibera le seguenti nomine di Capi di Provincia, che vanno a sostituire i precedenti:

Milano: Parini Piero; Bologna: Fantozzi Dino; Pistoia: Balletti Emilio; Varese: Bassi Mario; Terni: Ortalli Vittorio.

 

Nella seduta del 12 febbraio 1944 il Consiglio dei Ministri delibera le seguenti nomine di Capi Provincia:

Forlì : Bologna Pietro; Pescara: Mortillaro Giovanni; Pesaro: Bracci Angelo Cesare; Parma: Leonardi Ugo.

 

Nella seduta del 18 aprile 1944 il Consiglio dei Ministri delibera le seguenti nomine di Capi Provincia:

Roma: Zerbino Paolo Valerio, Sottosegretario di Stato e Alto Commissario per la Provincia di Roma; Frosinone: De Maria Paolo; Novara: Barbera avv. Gaspero; Brescia: Dugnani Innocenzo; Aosta: Stefanini Bruno; Viterbo: Cionini Visani Mario; Apuania: Buttini Ernesto; Torino: Salerno avv. Edoardo; Venezia: Cosmin Piero; Bergamo: Vecchini Rodolfo; Ravenna: Grazioli Emilio; Verona: Scassellati Sforzolini Francesco, poi Bogazzi Franco; Cuneo: Celio Renato; Piacenza: Piazzesi Mario (fino al 19.7.44); Mantova: Fossa Davide; Pavia: Tuminetti Dante Maria; Vicenza: Preti Edgardo; Lucca: Olivieri dott. Luigi; Macerata: Rottoli Ubaldo; Treviso: Bellini Francesco; Imperia: Di Marsciano Ermanno;  Asti: Quarantotto rag. Paolo; Cuneo: Galardo Antonio; Pistoia: Cocchi Antonino; Ancona: Ippoliti Vincenzo; Teramo: Boattini Dante; Genova: Bigoni Arturo; Ferrara: Altini Giuseppe (con decorrenza 20.7.44); Cremona: Ortalli Vittorio(con decorrenza 20.7.44); Rovigo: Melchiorri Melchiorre(con decorrenza 20.7.44); Modena: Girgenti Giuseppe(con decorrenza 20.7.44); Piacenza: Graziani Alberto (con decorrenza 20.7.44).

 

Nella seduta del 31 agosto 1944 il Consiglio dei Ministri delibera le seguenti nomine di Capi Provincia:

 

La Spezia: Giovanni Appiani ; Milano: Bassi avv. Mario; Reggio Emilia: Vanelli dott. Almo; Mantova: Bracci Angelo Cesare (dal 16.9.44); Varese: Savorgnan dott. Enzo (dal 16.9.44); Venezia: Barbera dott. Gaspero; Novara: Vezzalini avv. Renato; Padova: Menna dott. Federico; Parma: Cocchi Antonino (dal 20.7.44).

 

Nella seduta del 18 settembre 1944 il Consiglio dei Ministri delibera le seguenti nomine di Capi Provincia:

 

Torino: Grazioli Emilio (dal 1.10.44); Ravenna: Zaccherini Alberto (dal 1.10.44)

 

Nella seduta del 9 dicembre 1944 il Consiglio dei Ministri delibera i seguenti trasferimenti di Capi Provincia:

 

Zaccherini Alberto: da Ravenna a Novara; Carnazzi dott. Cesare Augusto: dalla disposizione ad Asti; Piazzesi dott.Mario: dalla disposizione ad Alessandria.

 

 

   Tutti i Capi Provincia nel corso del 1944 risulteranno trasferiti e una ventina saranno anche le nuove nomine.

   

 

La vita nei comuni

Nei Comuni, salvo rare eccezioni in cui rimasero in carica i vecchi Podestà, vennero nominati dei Commissari Prefettizi. Anche nelle zone più prossime al fronte gli uffici comunali continuarono a fare il loro dovere e i Commissari Prefettizi si fecero carico dell’organizzazione della vita delle popolazioni. Verso la fine del 1944 a molti comuni situati in prossimità del fronte di guerra era venuto a mancare il Commissario Prefettizio perché arruolato nelle formazioni della R.S.I. e andato al Nord. In quei casi i Capi della Provincia nominarono Commissario Prefettizio il Segretario Comunale, in modo che l’amministrazione comunale fu sempre efficiente. Ciò accadde persino in quei comuni che vennero a trovarsi, praticamente, sul campo di battaglia. Consultando i registri di stato civile di quegli anni, ad esempio, si può notare che anche la morte dei militari caduti in combattimento sul territorio del comune è scrupolosamente registrata.

 

I Ministeri

All’atto della costituzione del Governo della R.S.I. fu deciso che la sede del Governo stesso non sarebbe stata Roma, dichiarata “città aperta”.

 Alcuni uffici ministeriali, tuttavia, rimasero in funzione anche a Roma per necessità imprescindibili e furono in stretto contatto con la sede dei rispettivi Ministeri.

 Così il Governo si riuniva a Gargnano nella Villa Feltrinelli, residenza di Mussolini, fino al 18 novembre e nella Villa delle Orsoline,  dove aveva sede il Quartier Generale, successivamente. I ministeri furono dislocati in varie località dell’Alta Italia. Gli Uffici della Presidenza del Consiglio, però, ebbero sede a Bogliaco.

 

Il Ministero dell’Economia Corporativa, retto prima da Gai e, dal 1.1.44 da Tarchi, fu ubicato prima a Ponte di Brenta poi a Bergamo e poi a Milano. Esso svolse una importantissima azione per riprendere il controllo della produzione e, quindi, convincere i tedeschi a rinunciare alle loro intenzioni di trasferire tutto in Germania.

 La direzione della produzione e distribuzione fu affidata a 24 tecnici esperti, uno per ognuno dei 24 settori produttivi. Ciascuno di loro fu affiancato da un Comitato composto da tecnici, industriali e lavoratori, in numero da 8 a 14 a seconda dell’importanza. Ad ogni settore corrispondeva un ufficio ministeriale apposito ove esperti del settore coadiuvavano e controllavano il lavoro dei comitati.

 Il Ministro Tarchi, che operò attivamente fino alla fine, contribuì anche a salvare dalla distruzione molte industrie che i tedeschi avevano già minato.

 Molte furono le leggi promosse da questo Ministero: la legge sulla socializzazione, la legge sul nuovo ordinamento sindacale, l’alleanza nazionale delle cooperative, la unificazione dei contributi, la creazione dell’opera nazionale mutilati e invalidi del lavoro…

 

Il Ministero della Cultura Popolare fu retto da Fernando Mezzasoma. Sottosegretario fu Alfredo Cucco, segretario particolare del Ministro fu il Conte Luigi Manzoni, il Capo di Gabinetto fu, fino al maggio 1944 il dr Gilberto Bernabei e dal Maggio fino alla fine il dr Giorgio Almirante.

 Questo ministero non ebbe una sede sola bensì tre : Salò, Venezia e Milano. Inoltre mantenne, fino all’occupazione, anche gli uffici di Roma.

 A Salò pose la sua residenza il Ministro con la sua segreteria particolare e con il Capo di Gabinetto. Qui ebbero sede anche la Direzione Generale della Stampa Italiana, il servizio intercettazioni radiofoniche, gli uffici amministrativi e di archivio, il servizio della intendenza. A Venezia, palazzo Volpi,  presero stanza le Direzioni Generali degli Affari Generali, dello Spettacolo, degli Scambi Culturali. E qui pose la sua residenza il sottosegretario Alfredo Cucco.  A Milano ebbero sede gli uffici della propaganda radiofonica per l’estero.

 Questo Ministero ebbe compiti vasti e importanti, tanto che il Ministro veniva ricevuto quotidianamente da Mussolini. Ampio spazio ebbero i servizi di intercettazione e di propaganda. Ma particolare cura ebbe anche il mondo dello spettacolo. Fino all’ultimo, infatti, i teatri funzionarono con regolarità e l’industria cinematografica, trasferita al Lido di Venezia, produsse svariati films.

 Segue un elenco dei principali giornali che uscivano al tempo della R.S.I. con, accanto, il nome del direttore:

E.Amicucci  CORRIERE DELLA SERA       - B.Spampanato  IL MESSAGGERO

C.Pettinato   LA STAMPA                           - E.Santamaria    IL PICCOLO (Roma)

E.M.Gray       GAZZETTA DEL POPOLO     - F.Scardaoni      IL POPOLO DI ROMA

G.Pini             IL RESTO DEL CARLINO      - U.Guglielmotti   IL GIORNALE D’ITALIA

G.Baroni        IL GAZZETTINO                    - V.Curti                LA TRIBUNA

R.Mazzucconi LA NAZIONE                        - G.Poletti            IL POPOLO VALTELLINESE

C.Contri         IL NUOVO GIORNALE            - R.Maucci          IL PICCOLO (Trieste)

E.Camuncoli IL SECOLO-LA SERA             -  M.Campana     CORRIRERE PADANO 

C.G.Pellegrini IL LAVORO                            - A.Rossi              IL SOLCO FASCISTA

M.Rivoire       SECOLO XIX                           - P.Romualdi       LA GAZZETTA DI PARMA

A.Parodi         IL CORRIERE MERCANTILE – V.Querel           GAZZETTA DELL’EMILIA

G.Castelletti  L’ARENA                                 - G.Berenzi          IL POPOLO VICENTINO

M.Mangani     IL REGIME FASCISTA           - C.G.Baghino     IL VENETO

E.Pezzato       LA REPUBBLICA FASCISTA – O.Ramaouz      LA VEDETTA D’ITALIA

G.Aiazzi           LA PROVINCIA DI COMO       - C.Rocchi          BRESCIA REPUBBLICANA

A.Arrigoni        CRONACA SUBALPINA         - G.C.Mazzoni     L’ECO DELLA RIVIERA

S.Annovazzi    PIEMONTE REPUBBLICANO– F.Valentinis    IL POPOLO DEL FRIULI

P.Bellinetti      LA SCURE                               - E.Colombo      LA GAZZETTA DELLO

                                                                                                     SPORT 

Il Ministero dell’Interno ebbe sede a Maderno

 

Il Ministero degli Esteri ebbe sede a Salò

 

Il Ministero della Difesa (dal 6.1.44: Ministero delle FF.AA.) ebbe sede a Desenzano (Gabinetto), a Soiano – Villa Omodeo (Ministero e Stato Maggiore), a Manerba (Segreteria Militare col Gen. Rosario Sorrentino), a Padenghe (Quartier Generale del Ministero col  Colonnello Domenico Lanzetta)

 

Il Ministero della Giustizia ebbe sede prima a Cremona poi a Brescia

 

Il Ministero delle Finanze ebbe sede a Brescia

 

Il Ministero dell’Educazione Nazionale ebbe sede a Padova. Malgrado le drammatiche condizioni in cui si trovava l’Italia del Nord per i bombardamenti anglo-americani, le scuole e le università funzionarono pressochè regolarmente negli anni scolastici 1943/44 e 1944/45. Nel 1944, però, le lezioni terminarono il 30 di aprile e nel 1945 il 31 marzo.

 

Il Ministero dell’Agricoltura ebbe sede a Treviso, poi a S.Pellegrino T.

 

Il Ministero dei Lavori Pubblici ebbe sede a Venezia

 

Il Ministero delle Comunicazioni ebbe sede a Verona. La Radio trasmise regolarmente i suoi programmi fino al 25 aprile. La pubblicazione di quotidiani e periodici fu regolare, malgrado la carenza di carta. Ci fu poi un proliferare di periodici pubblicati dalle varie unità militari. Infine il servizio postale: esso continuò ininterrotto malgrado le ferrovie e le strade fossero quotidianamente devastate da bombardamenti aerei e, in molti casi, insidiate dalle bande partigiane. Anche ai soldati al fronte la posta arrivò regolarmente fino all’aprile 1945. Furono emesse diverse serie di francobolli, con stampigliature varie (fascio repubblicano ed altro) che oggi rappresentano dei pezzi da collezione molto costosi e molto ricercati dai filatelici.

 

Il Ministero del Lavoro ebbe sede a Milano

 

ll sottosegretariato per l’Esercito ebbe sede ad Asolo

 

ll sottosegretariato per la Marina ebbe sede prima a Belluno, poi a Vicenza poi a Montecchio M.

 

ll sottosegretariato per la Aeronautica ebbe sede prima a Bellagio poi a Milano

 

Gli Uffici di Camera e Senato

Sia la Camera che il Senato erano stati, praticamente, sciolti dal governo Badoglio.

 Durante la R.S.I. si pensò più volte di convocare la Camera (il Senato era di nomina regia), ma ciò non fu mai fatto per varie ragioni.

 Tuttavia gli uffici di Camera e Senato furono trasferiti da Roma a Venezia e l’On. Araldo Di Crollalanza fu nominato Commissario Governativo per Camera e Senato, con rango di Ministro. In questo suo ruolo egli elaborò un progetto di Costituzione e compilò un prezioso Schedario di tutte le leggi emanate e progettate dalla R.S.I.

 

NOTE: (1) D’ora in poi i Prefetti assumeranno le funzioni di “Capi Provincia”, concentrando in sé tutto il potere civile-amministrativo (normale funzione prefettizia), politico (funzione di capo del P.F.R. provinciale) e, poi, anche militare a livello di Provincia. Nei decreti del governo, tuttavia, si continua a parlare sia di “Prefetti” (che era il grado del funzionario) che di “Capi di Provincia” (che era la funzione). E ciò, talvolta, crea qualche incertezza interpretativa.

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