L'ADDOLORATA

 Il Lentini è vita, non opere come in tanti Santi. L'unica eccezione la concede alla Vergine Addolorata. Ne è tanto devoto che la consola e vuole che ci sia un piccolo gruppetto, Trenta, che si impegni una volta al mese a pregare e consolare i Dolori di Maria. I testimoni la chiamano una specie di congrega. Rinasce il 2 febbraio 1989: pochi mesi dopo il miracolo, ma già si andava pregando in varie occasioni. Gli iscritti al 20 novembre 1998 sono 3230, di cui 2800 sono venuti a iscriversi a Lauria E’ stata organizzata secondo il metodo usato dal Lentini: ognuno si impegna in un giorno del mese a ricordare e pregare l’Addolorata. Vale qualsiasi preghiera. C’è comunque un foglietto di preghiere. 1) Via crucis della Divina Misericordia. 2) Misteri Dolorosi del Rosario. 7) I Sette Dolori di Maria.

Per chi viene a Lauria, facciamo l’iscrizione con la Consacrazione alla Croce e l’imposizione di un piccolo crocifisso. Chi non può venire a Lauria, si può iscrivere da lontano come viene detto dopo, ma si consiglia a tutti di portare addosso un qualsiasi Crocifisso.

 

Un mio intervento

IL LENTINI, UN VENERDI' SANTO VIVENTE

accanto a Maria ai piedi della Croce

 

Stabat Mater

 

L'immagine più bella di Maria è quella in cui l'evangelista la pone ai piedi della Croce: Stabat Mater juxta crucem lacrimosa. Sulla Croce c'è il Figlio Salvatore del mondo. Sulla Croce è posto il mistero del dolore dell'uomo: mistero duro alla mente e duro a viverlo nella carne. Ma proprio la Croce è la risposta e proposta di Dio alla sofferenza umana: accettarla con amore perché Dio la percorre con amore.

Dio non ama il dolore e la morte dell'uomo, che sono invece segni e flagelli del suo allontanarsi dalla sorgente della vita che è Dio. E' nell'inganno, infatti, di satana che si genera l'amara tristezza del dolore e della morte. Dio, però, nella sua Infinita Misericordia verso l'uomo, scende nella carne umana e ne precorre l'intera esperienza fino alla morte per offrirci la sua Pasqua Piena che è Vita, Gioia e Pace.

Ma se Dio tanto fa, tanto chiede anche a noi: essere croce nella Croce. Lo chiede a tutti e per prima alla Madre sua Immacolata. Ed eccola lì, Maria, ai piedi della Croce con il suo profondo dolore e amore, con la sua obbedienza e immolazione per salvare i figli perduti. Stava lì Maria a impastare con il suo dolore e amore il Pane della Vita del Figlio Crocifisso.

Chi ha dolori, tristezza e angoscia, pensi a come Maria stava presso la Croce: sì, lacrimosa, ma fiduciosa in Dio. Nessuno sprechi o maledica il dolore. Pensi e si lasci guidare dalla Madre dei Dolori.

Qualcuno ha voluto fare un'immagine estetica di questa Donna dei Dolori. Qualche altro la pone come simbolo della storia della donna del sud, come fa il Verga ne I Malavoglia con il personaggio della Longa che quando perse il figlio nella battaglia di Lissa "fu presa da una grande devozione all'Addolorata che c'è sull'altare della chiesetta, e le pareva che quel corpo lungo e disteso sulle ginocchia della madre, con le costole nere e i ginocchi rossi di sangue, fosse il ritratto del suo Luca. Ogni sera le donnicciole, quando andavano a prendersi la benedizione, e compare Cirino faceva risuonare le chiavi prima di chiudere, la vedevano sempre lì, a quel posto accasciata sui ginocchi, e la chiamavano anche lei la madre addolorata" (Verga, I Malavoglia, Mondadori, 1953, pag. 137).

 

Donna, ecco tuo figlio

 

Non c'è artista che non sia stato colpito dalla bellezza che il dolore dà a Maria e si è detto che senza il dolore Maria sarebbe stata incompleta. E' indubbiamente la forza trasformante del dolore che ingrandisce le nostre misere esistenze e le mitizza come in questi giorni per il dramma della principessa Diana. Sarà pur vero: ma Dio non fa soffrire sua Madre per una ragione di estetica!

Nel Disegno divino il Dolore di Maria doveva rigenerare l'umanità nel Crocifisso Gesù: in dolore paries! E proprio dall'alto della Croce Maria viene proclamata Madre di tutti gli uomini: Donna, ecco tuo figlio! e a Giovanni: Ecco tua Madre! Due frasi che dicono la stessa cosa: gioisci, tu donna, perché nel tuo immenso dolore hai aperto all'uomo la porta della Generazione Nuova e Immacolata; gioisci, tu Giovanni, tu uomo, tu popolo umano, perché nel mistero del Crocifisso è nata la Chiesa, è nata l'Umanità Sposa di Dio, e gli uomini, come all'inizio, ritorneranno a sentire i passi silenziosi dell'Amicizia di Dio. E' il Grande Ritorno alla Felicità dell'Eden. Quel Donna che Gesù rivolge alla Madre dalla Croce è il richiamo e la fedeltà di Dio alla Donna della Genesi: la Donna del Seme del Redentore.

 

Come rispondere alla Proposta Divina della Croce?

 

Sia la nostra risposta come quella di Maria, dell'Apostolo Giovanni e del nostro don Domenico Lentini.

Maria accetta a stare nel Dolore della Croce e a portare le sue lacrime di Mamma lungo l'intera storia deicida degli uomini, e con pienezza d'amore ci abbraccia tutti ai piedi della Croce.

E Lei, come Mamma del Crocifisso, ci invita alla Scuola della Croce per essere figli della Croce, apostoli della Croce, mamme della Croce, e per questo non vuole e non può essere sola alla Croce. E già lì, al Calvario, erano con Lei le pie donne e soprattutto l'Apostolo Giovanni, l'apostolo del cuore che accolse con amore la consegna di Gesù: Ecco, tua Madre, e d'allora l'accolse con sé.

Lì, alla Croce, lungo la storia bimillenaria della Chiesa, si sono lasciati attrarre, in un amplesso di reciproco amore tra Madre e Figlio, quanti hanno saputo vedere in Maria la via stretta ma santa per andare a Dio.

E il Lentini? Un Venerdì Santo Vivente accanto all'Addolorata

 

Anche il Lentini sarà ai piedi della Croce accanto all'Addolorata e farà come Giovanni: l'accolse con sé. Mi piace chiamare il Lentini: il nostro Piccolo Giovanni di Lauria. E credo che non sia stato un caso se a destra della tomba fu dipinta dal Lanziani la Crocifissione per iconizzare e ricordarci che il Lentini, per tutta la vita, è prostrato ai piedi del Crocifisso: con Maria e come Giovanni.

E se insieme a Giovanni c'erano le pie donne, così con il Lentini ci sarà il Gruppetto dei Trenta: una specie di congrega che a turno un giorno del mese si impegnavano a ricordare i Dolori di Maria.

Don Domenico intuisce e vuole una contemplazione quotidiana che salisse al cielo da Lauria ed oggi, dal 2 febbraio 1989, in tremila, sparsi per il mondo e il nostro sud in particolare, siamo ancora in ginocchio, nel nome del Lentini e con il Lentini, ad innalzare questa contemplazione feriale alla Madre dei Mille Dolori.

L'originalità di questa preghiera costante e giornaliera alla Donna del Crocifisso fa del Lentini: Un Venerdi' Santo Vivente accanto all'Addolorata. Dice, infatti, don Mattias Forestieri, nipote di don Venanzio Sarubbi, figlio di Domenica Lentini, sorella del nostro santo:

"Nel Venerdì Santo non usciva punto dalla Chiesa meditando gli augusti misteri della passione e morte del Redentore." E come poteva uscire di Chiesa se qui, in S. Nicola, la Liturgia viveva il mistero vivo e reale dei Dolori del suo caro Gesù e dell'afflitta sua Madre?

Tanto faceva nel Venerdì Santo liturgico, ma non meno farà, tra i Caffari e i Tre Ponti, con preghiere e penitenze per consolare i Cuori Addolorati di Gesù e di Maria immolandosi e riparando il "mostro" del peccato che rinnova la morte di Gesù e il pianto della Madre.

Di questo Pane di Venerdì Santo si nutriva il Lentini e nutriva ogni giorno gli altri: dalla scuola al pulpito, dalla preghiera alla Messa, dalla penitenza alla carità. E il tutto sempre con il cuore all'Addolorata che, come testimonia il Sac. Don Giuseppe Maria Paldi, fu il segreto per diventare santo:

"I mezzi di cui si servì il servo di Dio per ottenere la vita eterna furono le penitenze, il distacco dai beni terreni e dagli onori mondani, l'esercizio di tutte le virtù, la protezione dei santi, ed in particolare la fervida devozione alla Vergine Addolorata."

Questo suo amore all'Addolorata cercava di infonderlo negli altri con pedagogia di mamma. Dice Maria Antonietta Fittipaldi:

"Mi inculcava volta per volta la devozione alla Madonna Addolorata, e più volte me la faceva esercitare con esso".

 

Gli era poi soprattutto caro insegnarlo e comunicarlo ai malati e alle famiglie degli ammalati perché accogliessero e valorizzassero la sofferenza come bacio di Dio, come ben dice D. Maria Battista Morella:

"Mi ricordo che quando andava a visitare qualche ammalato portava un'immagine dell'Addolorata, intorno alla quale vi erano gli strumenti della passione, e la faceva contemplare agli astanti".

 

Facciamo ritornare i tempi del Lentini!

 

La vedo attuale, per noi di oggi, questa ostensione dell'Addolorata nelle case dei malati. Venga, dunque, ancora il Lentini, a noi ammalati di oggi, a innalzare la sua dolce Addolorata e ci aiuti a contemplarla e portarla nei nostri ambienti, nelle nostre famiglie, ma soprattutto nei nostri cuori. Sono tanti, infatti, i nostri mali ma si riducono ad uno: siamo ammalati di cuore perché siamo senza il Cuore del Crocifisso di Maria. I venticelli del suicidio e le sirene della discordia nelle famiglie e nel civile ci dicono che sono lontani i tempi del Lentini. Non è un rimprovero ma una constatazione sperimentata dai laurioti già dopo la morte del Santo. Con don Domenico vivo si superavano i molteplici e gravi problemi della fame, carestia, frane, siccità, briganti e anche della morte, come avvenne per il piccolo Pietro Cantisani della Taverna del Postiere: "Chiamiate don Domenico!" gridò un familiare dinanzi agli occhi spenti del fanciullo. E don Domenico subito andò e il bimbo risuscitò. L'episodio non l'ho letto su testimonianze scritte, ma anni fa mi fu riferito personalmente da un nipote del risorto bambino, venuto di proposito da Moliterno per darne testimonianza. Era gioioso, quel vecchierello moliternese, per aver soddisfatto a questo desiderio del nonno, e più volte mi ripetè: "Don Domenico venne, alitò e il nonno tornò a vivere!"

Tutta questa manna di intercessione del Lentini, dopo la sua morte, si affievolì, tanto che si diceva: "Non sono più i tempi del Lentini!" Facciamoli ritornare quei tempi! Basta volerlo e sia appunto questa la prima grazia da chiedere al nostro prossimo beato Domenico: guarirci nel cuore col suo cuore. Un cuore nuovo è la grazia che vogliamo già chiedere questa sera alla Mamma Addolorata: il cuore del Lentini, quel cuore tutto amore e carità perché cuore di Croce!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi desidera iscriversi alla Congregazione dell’Addolorata del Lentini,

può farlo per posta oppure utilizzando il mio E-mail:

 

Indirizzo:

Don Mario Riccio

casella postale 33 * 85.044 LAURIA (Italia)

E-mail: donmario@sofferetti. Net

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Bibliografia

 

Fucci Vincenzo, Rinata a Lauria la Congregazione dell'Addolorata, in Basilicata sette, suppl. dell'Avvenire del 16/11/97.

Pisani, citato pag. 90

Riccio Mario, La Congregazione dell'Addolorata, 1994.

AA.VV., Domenico Lentini, contemplativo asceta in terra meridionale, Morcelliana, Brescia, 1997.