VITA PER

 Il Beato Domenico Lentini nacque e visse sempre a Lauria. Il mondo per lui si ferma qui. Questo dice già tanto: si può e si deve diventare santi nel proprio spazio di vita e di lavoro. Si sposterà per gli studi al Seminario di Policastro e da Sacerdote per la predicazione nei paesi limitrofi della Valle del Noce, Golfo di Policastro e del Mercure. Non sono centri di grande storia, ma con tracce luminose di Fede e di Santi come S. Telesforo di Thurio, S. Nilo di Rossano, S. Francesco di Paola. Sono terre di Icone, Santuari, Laure o Grotte, dove miriadi di eremiti, come S. Saba, hanno vissuto ed insegnato la ricerca di Dio.

Su queste terre di fede arriva, da Parigi, il terremoto o Rivoluzione dei Lumi. Lo vedremo nei dettagli nella sezione: Il suo tempo.

Scelto per l'Uomo di Parigi.

 

Dio ci permette di essere laici anche contro le sue Leggi perché ha rispetto della libertà donata agli uomini. Ma la Parigi dei Lumi va oltre: oltre anche il figliol prodigo che, nei suoi errori, sa che ha un Padre che lo ama, piange e lo aspetta.

A Parigi invece nasce quello che il Vangelo chiama il figlio della perdizione. Dinanzi a Dio è perduto chi è senza Dio. Questo uomo, senza Dio e senza Padre, nasce a Parigi. E nasce solenne il giorno di Pentecoste del 8 giugno 1794, quando Robespierre elevò in piazza la statua alla Dea Ragione come unico simbolo e culto dell’uomo moderno. Quello stesso giorno, lontano da Lauria perché Policastro era senza Vescovo, il Diacono don Domenico Lentini si porta, per i monti del Sirino, a Marsico Nuovo a ricevere l'Ordinazione Sacerdotale da Mons. Bernardo Maria Latorre.

Qualcuno dirà: date casuali. Può dirlo chi non crede. Ma in Dio tutto è computerizzato nel suo Grande Libro. Il Tempo è suo e i mezzi per confondere i Grandi sono piccoli e poveri.

Ebbene, il piccolo Don Domenico di Lauria è scelto da Dio come voce che grida ed espia per questo figlio della Perdizione che da Parigi, con la sua falsa laicità e razionalismo, è entrato e perdura ancora più oggi in tutti gli angoli e settori del mondo e della stessa Chiesa. Oggi non c'è finestra che non abbia la bandiera del No a Dio, di un ateismo totale, scientifico o pratico.

Nella sezione Parla ancora, il Lentini viene chiamato Figlio e Servo della Croce a indicare che Dio lo ha scelto per questo suo disegno di amore e di perdono anche a questa nostra storia di figli della perdizione.

Il Lentini fu Figlio della Croce nella sua umile vita terrena e lo fu con una santità sacerdotale come si dirà nella sezione Solo S: solo vita di spirito.

Come Santo e Figlio della Croce, seppe essere Servo della Croce tra la sua gente, tra i giovani con le Congregazioni dello Spirito, nelle sue predicazioni e con i suoi piccini: una specie di Congrega di 30 persone che per tutto il mese, a turno dovevano consolare la sua cara e piangente Addolorata.

 

Brevi tratti di vita

Un santo in una famiglia semplice ma santa

Alle spalle dell'Armo, sulla sponda destra del torrente Cafaro, vivevano in una piccola casetta i coniugi Lentini: Macario Lentini e Rosalia Vitarella. I Lentini sono oriundi siciliani. Appaiono in documenti notarili intorno al 1500. Al tempo del nostro futuro Beato c'erano, però, Lentini benestanti e altri meno. Macario, calzolaio, era tra questi e con cinque figli: Domenica, Rosa, Nicola, Antonia, Domenico, ultimo, nato il 20 novembre 1770. Le prime due sorelle si sposeranno presto. Antonia sarà accanto al futuro Sacerdote Don Domenico e lo seguirà in cielo il 28.8.1830. Nicola, detto Sansone, si sposerà lui pure e si trasferirà a Fardella, ma finché era a Lauria era il Sansone di casa Lentini e del quartiere.

La zona del Cafaro è il vero centro storico del Rione Sup. di Lauria ed è pieno di chiesette: S. Vincenzo Ferreri, S. Veneranda, S. Lucia con S. Pasquale e in alto il Santuario dell'Assunta: il più suggestivo e frequentato. Qui la santa madre lo consacra alla Mamma Celeste e chiedendo: Voglio che il Mio Domenico sia santo e vecchio. Tanta religiosità Rosalia l'aveva appresa in famiglia e un suo stesso fratello era Sacerdote: Don Domenico Vitarella. La povera Rosalia lascerà presto orfano il fanciullo Domenico.

 

Verso il Sacerdozio

 

Il piccolo Domenico, pur non essendo come Nicola, è anche lui vivace e scorrazza sugli alberi in cerca di uccelli. Di qualche monelleria vorrà riparare da grande. La svolta avviene quando inizia a frequentare il catechismo presso la chiesa di S. Nicola. Suoi compagni di studio: il chirurgo Nicola Giordano (cfr: sezione Fioretti) e Giuseppe Ielpo, con il quale decidono di andare in seminario. Giuseppe sarà il confessore preferito di Don Domenico "Pisani, cit. 37) e toccherà a lui la gioia di amministrargli l'Estrema Unzione il 22.2.1828. Giuseppe andò prima nel Seminario di Policastro. Domenico lo seguì, a 14 anni, l'anno successivo. Vi rimase soltanto due anni perché su richiesta dei Gentiluomini di Lauria e in considerazione delle difficoltà economiche di padre Macario, don Domenico continuerà gli studi a Lauria presso la Parrocchia e aprirà una scuola per i giovani.

La gioia del padre

 

Quando il padre Macario seppe del desiderio del figlio di andare in seminario, non solo non si oppose, ma come il Giuseppe di Nazareth si mise a disposizione della futura missione del figlio. Non c'erano i soldi per farlo studiare. C'era, però, la modesta casa e la pignorò per permettere al figlio di andare in seminario. Che esempio di dedizione! Toccherà poi a don Domenico riscattare la casa dai debiti. La gioia di padre Macario fu grande quando il figlio Domenico l'8 giugno del 1794 sarà ordinato Sacerdote a Marsico da Mons. La Torre. Come il vecchio Simeone, anche lui può recitare il suo nunc dimittis di gioia e di ringraziamento al Signore e dopo due anni circa raggiungerà in cielo la sua cara Rosalia lasciando l'eletto figlio Domenico a percorrere da solo le vie sante e misteriose del suo Sacerdozio.

 

Ricco solo del suo Sacerdozio

 

Don Domenico, pieno di gioia per aver raggiunto la meta, non chiede e non vuole altro: sarà solo, sempre e in tutto Sacerdote! Sacerdote per lodare l'Altissimo. Sacerdote per fare conoscere e amare Gesù. Sacerdote per celebrare degnamente il Mistero Vivente della Croce. Sacerdote per riparare e immolarsi per i peccatori. Sacerdote per consolare la Madre Addolorata. Sacerdote per gridare come Elia contro quei tempi di dilagante perdizione per la fede e per i costumi che venivano dagli uomini dei lumi: gli spiriti forti, come li chiama lui. Sacerdote per gli uomini, per la pace del paese e delle famiglie. Sacerdote per i giovani. Sacerdote per i malati. Sacerdote per i poveri. Sacerdote che fa della povera casa la casa del pane per chiunque bussa. Una casa, che nella sua piccolezza, diventa anche collegio per chi, da lontano, vuol frequentare la sua scuola.

Dei Martiri si dice: Praedicavi martirem, praedicavi satis! Allora sarà bella la Chiesa, quando si potrà dire del Sacerdote di Cristo: Ho parlato di un Sacerdote di Cristo, ho detto tutto! Questa utopia per la Chiesa, il Lentini l'ha realizzata e sancita con una morte di martirio la sera del 24 febbraio 1828 verso le 20.30. I due Papi che lo glorificheranno, Pio XI per le Virtù Eroiche (27/1/35) e Giovanni Paolo II per la Beatificazione (12/10/97), esalteranno la grandezza del suo Sacerdozio: Sacerdote sine adiunctis! Ricco solo del suo Sacerdozio!

 

Bibliografia

 

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Articoli:

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Bollettino

Il Ven. Domenico Lentini, 1950-1949.

La Voce del Ven. Domenico Lentini, 1983-1997.

La Voce del Beato Lentini, 1997-1998.

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