Le ombre sul Patto

C’è nervosismo tra gli imprenditori del Sarrabus-Gerrei: stenta a decollare il Patto Territoriale. Per oltre tre anni, associazioni di categoria e amministratori locali sono stati impegnati in incontri, assemblee, discussioni. Il cammino verso i finanziamenti garantiti dal Patto aveva tappe rigidissime. Le scadenze nella presentazione delle richieste imponevano il rispetto assoluto delle date e dei tempi. Da qui la grande corsa alla formulazione dei progetti: basta ricordare che il sud-est della Sardegna presentò un pacchetto di proposte pari a 1400 miliardi.

Furono centinaia le strategie di investimento da vagliare, controllare, classificare, concertare. Un lavoro durato anni ma estremamente proficuo. E infatti a febbraio arriva dal ministero del tesoro la notizia dell’approvazione di un progetto pari a 120 miliardi per il Sarrabus-Gerrei. Si è certamente lontani dalla cifra richiesta dal territorio, ma l’offerta è comunque positiva. Qualcuno aveva commentato con ilarità la spesa prevista dalla richiesta iniziale, ma i più acuti rispondevano vedendoci la speranza, per una zona poverissima della Sardegna, di uscire dal torpore della crisi. "Le numerosissime proposte fatte dal Sarrabus-Gerrei - affermava allora Giorgio Macciotta, sottosegretario al bilancio nei governi Prodi e D’Alema – sono il chiaro segno di una volontà di riscatto che le istituzioni non possono permettersi di ignorare".

Concluso il tempo della programmazione, ora si attendevano i fatti. Il patto territoriale punta su due obbiettivi principali: artigianato e turismo. Con questi due riferimenti si prevede la realizzazione di un aeroporto a Castiadas, la costruzione di alberghi, l’infrastrutturazione di un area artigianale a Silius, l’avvio di aziende con interessanti prospettive di occupazione. Trecento nuovi posti di lavoro dovrebbero svilupparsi nel primo quinquennio. Tore Sanna, sindaco di Villasimius e dunque di un centro del Sarrabus, dichiara: "il patto territoriale è l’occasione che il nostro territorio attendeva da anni. Sono sicuro che darà l’energia giusta per un futuro migliore per i tanti disoccupati dei nostri comuni". Speranze e progetti soffrono però gli ostacoli della burocrazia. Le popolazioni interessate dal Patto vedono l’ombra del fallimento. La delibera di febbraio giace da ben quattro mesi sui tavoli della Corte dei Conti, ma ancora non è stata registrata. Ne consegue che tutti gli adempimenti per l’inizio degli investimenti sono bloccati. Se si pensa poi che i finanziamenti relativi al patto sono concessi in una quota pari al 70%, si deduce che il territorio tiene in cassa il restante 30%. Restano fermi, dunque, ben 35 miliardi di lire. Un capitale così cospicuo non potrà rimanere bloccato ancora per troppo tempo. Negli anni della globalizzazione economica rapidità e tempestività sono componenti decisive per gli imprenditori. Se non si partisse entro la fine dell’anno, i loro capitali potrebbero spostarsi in altre parti. "Se questo dovesse accadere – commenta Enzo Costa della CGIL - il fallimento del Patto sarà inevitabile, con la conseguente perdita di un’opportunità che questo territorio potrebbe non ritrovare più".

Salvatore Melis