STORIA SICILIANA
Il Re di Montelepre
Dove e come visse. Perchè si fece bandito. Veniva dalla povera gente: è vero che l'ha tradita? Eradavvero imprendibile? Il suo sogno di sicilianista era una utopia? Perchè fu tradito quasi da tutti? Come vivevano i monteleprini? E perchè ancora piangono le conseguenze di quel periodo nefasto? La sua morte è ancora avvolta nel mistero così come tantissime azioni delittuose a lui attribuite.
Su Salvatore Giuliano è stato scritto di tutto, ma soltanto da coloro i quali non hanno mai vissuto sulla propria pelle le conseguenze delle sue azioni e, comunque, alcuni aspetti non sono mai stati da loro approfonditi per evidenziare l'inferno in cui hanno vissuto i cittadini di Montelepre e dintorni. Personalmente ho cercato di dare un quadro abbastanza eloquente e soprattutto veritiero sulla situazione ambientale su cui potè attecchire il banditismo, sulle motivazioni socio-politiche che permisero il suo lungo perdurare e sulle conseguenze postume che continuarono ad incidere sulla popolazione monteleprina, essendo il mio punto di osservazione privilegiato per il ruolo importante rivestito da mio padre in tutta la vicenda e per la raccolta di testimonianze dirette di alcuni protagonisti.
Il contenuto rappresenta quindi la conferma storica delle conclusioni a cui sono arrivati gli studiosi del fenomeno banditismo dopo anni e anni di ricerche, intuizioni e mezze verità strappate a fatica ai pochi superstiti.
E' una storia vera e di gran lunga più drammatica e dolorosa di quanto io sia riuscito a raccontare, un pezzo di storia della nostra martoriata isola che, ritengo, non debba andare perduto per continuare ad essere un motivo di riflessione per le nuove generazioni.
Di seguito riportiamo alcuni giudizi espressi sul contenuto del libro:
" Carissimo Peppino,
ho letto con interesse e diletto il tuo libro in cui hai con notevole maestria disegnato un vivace bozzetto di vita municipale in un tumultuoso periodo della nostra storia! La figura di Giuliano è ben tratteggiata e i giudizi sulla sua personalità e sulla sua attività sono ispirati a sereno equilibrio, senza alcuna retorica. Molto opportunamente hai evitato ogni tono trionfalistico e sei riuscito - questo è veramente degno di lode - a presentare i vari protagonisti ( forze dell'ordine, monteleprini, mafiosi, politici, avventurieri, banditi, spie ) che ruotarono intorno alla figura carismatica di " Turiddu ", senza orpelli, con uno stile incisivo e tenendo ben presenti le particolarità sociali e storiche dello ambiente e dei tempi in cui operarono poiché " veritas filia temporis ". Per taluni aspetti e soprattutto per il rapporto di Giuliano con la mafia e con i politici - che, indubbiamente, se ne servirono senza scrupoli per tutelare i loro interessi, in un periodo in cui la lotta per il potere tra la D.C. e l'ex P.C.I. era particolarmente aspra - c'è qualche passaggio tuttora oscuro, sicché credo ancora prematuro potere formulare giudizi fondati - e tu l'hai sottolineato più volte - : " forse qualcosa di preciso si potrà sapere allorquando sarà possibile consultare la documentazione ufficiale, in atto coperta dal segreto di stato. " Dal tuo libro trapela un trepido e vigile amore per i Genitori e per la tua gente, nonché un continuo e pressante bisogno di sottoporre ad un serio, sereno e approfondito esame una avventurosa vicenda umana da cui ha tratto origine la " questione Giuliano , " invero troppo complessa e per taluni aspetti tuttora misteriosa, ma, senza alcun dubbio, snaturata da molti giudizi superficiali, o quel che è peggio, prevenuti! L'intento l'hai raggiunto pienamente e mentre io, da amico, ne godo particolarmente, i tuoi concittadini te ne debbono essere assai grati. Firmato Angelo Caputo, ex mio insegnante di lettere della scuola Media.
Il 14/08/96, il giornalista Salvatore Pantaleone scriveva sul " Giornale Di Sicilia ": " La strage di Portella" in un libro di Giuseppe Mazzola: " Ecco come è andata la storia".
Un libro a un anno dal cinquantenario della strage di Portella delle Ginestre, dove persero la vita una ventina di persone ed altrettante rimasero ferite, e la cui responsabilità fu attribuita al bandito di Montelepre Salvatore Giuliano.Lo ha scritto Giuseppe Mazzola pure lui di Montelepre. il titolo: " Banditismo, mafia e politica ", in cui Mazzola cerca di spiegare come realmente si svolsero i fatti. Nell'immediato dopoguerra, Giuseppe Mazzola era appena un ragazzo e suo padre, che all'epoca amministrava il feudo Zucco ( della Principessa Giulia Mantegna di Ganci ), a Montelepre era un " sentito " e rispettato da tutti. Nell'introduzione, Giuseppe Mazzola spiega che " a quasi cinquant'anni da quella strage c'è ancora parecchia gente che non sa cos'è accaduto in quel funesto 1° Maggio del 1947.
Mazzola tenta di dare una chiave di lettura " su come è stato possibile che il fenomeno del banditismo monteleprino sia potuto scoppiare, radicarsi e, poi, durare così a lungo in una zona della Sicilia dove vennero ad intrecciarsi interessi politico-mafiosi pronti a sfruttare debolezze radicate ed alimentate dall'ignoranza, dal fabbisogno e dalla buona fede della gente. "
Con questo libro ( 120 pagine in cui racconta come il mito di Giuliano riuscì ad espandersi anche oltre i confini nazionali ), Mazzola ha voluto dare uno spaccato della realtà monteleprina: "così come l'ho vissuta da bambino, dice, giungendo a conclusioni, giuste o sbagliate, ma sincere, genuine,innocenti. "
Mazzola spiega il motivo che lo ha portato a scrivere il libro: " Noi monteleprini desideriamo che tutti,anche coloro che hanno vissuto da lontano il nostro dramma, sappiano che siamo stati le prime vittime di un intrigo politico vergognoso."
Ecco di seguito una intervista interessante pubblicata sul giornale di Trapani " Il Faro " del 14/07/96 che così titolava: " Rileggere quei fatti al di là del pregiudizio "--Gli anni caldi di Salvatore Giuliano rivelati " dal di dentro " in un libro del Prof. G. Mazzola --
Cosa avvenne realmente a Portella delle Ginestre il 1° Maggio 1947 ?
Salvatore Giuliano aveva stretto un'alleanza elettorale con il comunista Girolamo Li Causi in sostegno di Nino Varvaro, esponente del M.I.S. ( Movimento per l'Indipendenza della Sicilia ). I risultati evidenziarono la presa per i fondelli del Li Causi nei confronti di Giuliano, il quale pensò di vendicarsi dandogli una solenne lezione, che doveva servire anche agli altri dirigenti comunisti, organizzandone il sequestro nel bel mezzo della festa del 1° Maggio. Gli ordini, per la banda, erano precisi e perentori: si doveva sparare in aria per creare solo scompiglio e panico ed approfittare di ciò per prelevare il Li Causi. Le cose andarono diversamente, perché Giuseppe Passatempo, con la sua mitragliatrice, sparò ad alzo zero,violando gli ordini di Giuliano.Li Causi, avvertito in anticipo, non si era ovviamente recato a Portella dove non giunse mai il suo sostituto, né i sindaci comunisti di Piana Degli Albanesi e di San Giuseppe Jato.
Quale fu, in tale circostanza, il ruolo peculiare di certi esponenti politici di quei tempi ?
Non è possibile affermare, ancora oggi, chi degli esponenti politici fossero mandanti, e se ve ne furono. Di certo è che la D.C. era salda al potere con la Presidenza del Consiglio, i suoi Ministri, con a disposizione i servizi segreti e con un apparato dello Stato che aveva collegamenti con la C.I.A., con gli Agrari isolani, e, attraverso questi, con la organizzazione mafiosa. Non poteva, perciò, non sapere. Può, inoltre, sembrare contraddittorio il ruolo della mafia, che da un lato appoggiò la strage e contemporaneamente preavvisò, in particolare, i dirigenti comunisti, i quali perciò avevano saputo quello che sarebbe successo e, ciò nonostante, avevano mandato a Portella quella povera gente. La mafia, dopo avere appoggiato fattivamente le forze antifasciste, tra cui i comunisti, nella lotta di liberazione dell'Isola dall'esercito nazi-fascista e nello sforzo di riorganizzarsi per riprendere il pieno controllo sul territorio, doveva necessariamente apparire disponibile a collaborare con le forze che sarebbero andate al potere della Nazione. Nel 1947 nessuno, infatti, avrebbe potuto scommettere su una sconfitta dei social-comunisti del " Blocco del Popolo ", ed allora fu necessario prepararsi il terreno in tempo utile per non inimicarsi i probabili vincitori.
Salvatore Giuliano va, allora, davvero riabilitato, almeno per quanto concerne la strage ?
La strage, fortemente voluta in alto, ebbe il suo effetto devastante e la presenza di Giuliano con la sua banda ne costituì il capro espiatorio. Sul luogo furono raccolti oltre 800 bossoli. ( Altre centinaia pare che siano stati occultati, ma sparati da altre posizioni e, quindi non dalla banda Giuliano ). Se Giuliano fosse andato per uccidere non si sarebbero lamentate solo undici morti. Da quel giorno, ovviamente, i rapporti tra Giuliano ed il Passatempo Giuseppe si guastarono irrimediabilmente. Giuliano lo redarguì energicamente ed avrebbe voluto punirlo in modo esemplare, perché sentì addosso tutta la gravissima responsabilità di un atto che neanche lontanamente aveva pensato e voluto. Il Passatempo, da parte sua, mal sopportò la reazione di Giuliano ed avrebbe voluto davvero ammazzarlo. L'intercessione di Passatempo Salvatore e di altri calmò " Turiddu " e, dall'altro lato, la grande opera di persuasione di Antonino Terranova evitò che tutta la storia finisse lì.
Nel suo libro la descrizione di Giuliano è totalmente opposta a quella fornita dalla propaganda, diciamo così, " nazionale ". Il " Re " era veramente, come lei dice," un carismatico " e " ligio ai doveri.....corretto nei rapporti....e dotato di saggezza e di doti....". Come mai, allora, il banditismo, gli omicidi...?
Giuliano era un bravo ragazzo, ma con doti caratteriali che lo facevano reagire ai soprusi ed alle ingiustizie in un modo inusuale per tempi normali, ma da riconsiderare attentamente per il periodo di emergenza e di confusione totale in cui allora si viveva. La sua vera colpa è stata quella di non avere capito di essere stato strumentalizzato dai politicanti dell'epoca. E' chiaro che ha giocato molto la sua condizione di braccato senza speranza, per cui si è aggrappato con troppa facilità a grandi, ma impossibili, sogni. Prima è rimasto deluso dalle promesse di un colonnello dell'esercito americano, il quale, ignorando gli accordi internazionali che da lì a poco sarebbero stati stipulati dai vincitori del 2° conflitto mondiale, con la spartizione delle rispettive aree di influenza, aveva alimentato l'illusione che la Sicilia avrebbe potuto essere annessa addirittura agli U.S.A. In seguito quelli del M.I.S. hanno fatto il resto, ma non solo quelli. La rabbia, l'impotenza, le lacune culturali e la troppo giovane età hanno giocato un ruolo determinante nel resto della vicenda.
Nella sua opera lei non è tenero verso lo Stato,descritto preferibilmente come nemico violento della povera gente. Non crede di esagerare ?
Non sarebbe davvero esagerato e sicuramente scandaloso dire a tutti coloro che subirono torture, vessazioni, ingiustizie, tribolazioni di ogni genere, con famiglie in mezzo alla strada senza che avessero di che sfamarsi, senza un minimo di certezza per il futuro, che tutto questo è stato nulla o solo necessario perché causato da fatti contingenti o, addirittura, addebitando loro le colpe di tutto ciò ?
Parliamo adesso del M.I.S. Si sa che in quegli anni fu per molti un credo politico per cui valeva combattere e, se necessario, anche morire. Non pensa che ci sia stata troppa ingenuità fra i separatisti dell'epoca ?
Come avviene in tutte le organizzazioni verticistiche, i dirigenti hanno i loro piani politici e usano le strategie adatte per realizzare i loro obiettivi. Chi sta in basso si fida ed esegue con la massima solerzia le direttive loro imposte. Costoro, dopo essere stati coinvolti con i loro sentimenti e con i loro ideali, alla fine, quando si accorgeranno di essere stati ingannati, ci faranno la figura di essere stati soltanto degli ingenui. Avvenne così anche allora.
Ci fu davvero un'alleanza tra mafia e separatismo ? Se si, per quali ragioni successivamente la mafia mollò i separatisti e passò dalla parte della politica cosiddetta italiana ?
Allorché la mafia si accorse che tutto il Movimento Indipendentista si era esaurito in una bolla di sapone, pensò bene di cercare alleati più forti, più affidabili e di più sicuro avvenire.Se, poi, pensiamo che gli Agrari erano classe dirigente ed, allo stesso tempo, esponenti essi stessi mafiosi, è facile intuire come sia stato naturale l'abbandono del credo separatista su tutta la linea.
Torniamo a Giuliano in prima persona: sembra che non ci siano più dubbi sulla sua morte avvenuta a Monreale per tradimento del cugino, anziché a Castelvetrano per conflitto a fuoco con i carabinieri. Perché, secondo lei, lo Stato promosse la messinscena e, poi, premiò e facilitò carriere a persone che in realtà avevano perduto la battaglia con Giuliano, non essendo mai riuscite a vincerlo e a catturarlo ?
Maria Lombardo e Rosalia Lombardo, rispettivamente madri di Salvatore Giuliano, la prima, e di Gaspare Pisciotta, la seconda, non erano neanche lontanamente parenti. Turiddu, a volte, chiamava il Gaspare " cugino " , perché tra amici, nelle piccole comunità, è uno scaramantico tentativo di rafforzamento dei legami amichevoli con altri più significativi, di quasi consaguineità, per un ulteriore consolidamento di un rapporto che a qualunque costo non si dovrà deteriorare ( tentativo inutile nella fattispecie ). I due non erano, perciò, cugini. La messinscena fu promossa per dimostrare che era stato il governo a vincere, anche se non fu vero. Lo Stato promosse poi i vari Luca, Perenze ed altri per un doveroso riconoscimento verso quei dipendenti che, a parte i metodi usati, tuttavia avevano fatto molto contro il banditismo. Lo ha fatto ovviamente anche per coprire le proprie vergogne,dando ad intendere che da sempre lo aveva fortemente voluto.
Gregorio De Maria, l'avvocaticchio, nel cortile della cui casa a Castelvetrano giacque il cadavere di Giuliano, ci ha dichiarato, un anno fa, che " la ricostruzione cinematografica di Rosi è quella che più si avvicina alla realtà ". Anche lei è d'accordo? Cosa manca per conoscere senza dubbio alcuno questa vicenda?
Si, senz'altro! Manca solo la certezza di chi materialmente sparò su Giuliano, il quale dormiva profondamente in posizione supina. Le mie fonti sono talmente contrastanti che, così come aveva fatto Francesco Rosi, non me la sento di puntare il dito su chicchessia. Comunque, le responsabilità degli attori principali coinvolti nella vicenda non lasciano dubbi di sorta: chiunque non l'ha fatto è come se lo avesse fatto!
Nel suo libro vi sono cenni dedicati all'antimafia e al pentitismo di oggi. Alla luce della storia, queste due realtà odierne potrebbero essere, in un certo senso, assimilate alla lotta contro il banditismo e ai " collaboranti " degli anni del separatismo? E in che modo le stragi successive potrebbero rassomigliare a quella di Portella, nel senso che le versioni ufficiali di esse potrebbero voler coprire responsabilità di forze occulte di vario tipo e che, quindi, potrebbero non essere del tutto corrispondenti alla verità?
In una Italia dei misteri può essere accaduto di tutto ed il contrario di tutto. Negli anni post-terrorismo, ad esempio, abbiamo saputo dalla stampa come spesso e volentieri i servizi deviati dello Stato (perché deviati e non voluti?) avessero fatto capolino in tutti gli accadimenti più inquietanti. Chi muove realmente le fila di tutto? Si potrebbero solo fare delle congetture che certamente non farebbero bene alla verità che, forse, un giorno salterà fuori. La stessa cosa , penso, accada ancor oggi nella lotta antimafia, nella vicenda dei cosiddetti " pentiti " e nelle stragi che sono successe in quest'ultimo decennio.
Il suo libro termina con accenni alla " vita d'inferno " a cui sono condannate, volenti o no, le famiglie mafiose. Lo ha fatto per evidenziare che non sono soltanto le famiglie dei rappresentanti dello Stato a soffrire?
Ma neanche per idea! Volevo esclusivamente aprire gli occhi ai giovani che spesso e volentieri vengono allettati con false prospettive di facili guadagni e di inusitati poteri. Trovandosi ad un bivio, che sappiano almeno decidere dopo avere valutato quali sono i rischi a cui andranno incontro condannando sé e la propria famiglia.... per sempre!
Per ulteriori informazioni contattare l'autore Giuseppe MAZZOLA via R. Sanzio n. 19 - 90040 Montelepre (PA) o all'e-mail : monsceleber@tiscalinet.it