Sulla configurazione attuale del territorio sono sorte alcune leggende. Una di queste narra che il primo sito abitativo si trovasse ad Osono. La scelta del posto non sorprende; da quest'altopiano si domina la vallata, inoltre la presenza di numerosi sorgenti garantiva un sicuro approvvigionamento idrico.

 

Il paesaggio visto da Bau Nuraxi

 

Presumibilmente il villaggio di Osono, risulta ancora esistente l'8 marzo del 1217, perché in un documento volgare di quella data si parla di una serva, "Maria Locci, ankilla peculiari de la vila de Osono". Pare però che, a causa di una pestilenza o, dicono alcuni, perchè cacciati dalla puntura mortale de sa "musca maccedda" (una mosca molto pericolosa), gli abitanti abbiano abbandonato Osono e si siano trasferiti giù a valle. Per farsi accettare da alcuni pastori, che nella valle pascolavano i greggi e avevano i loro ovili, portarono come doti le pietre delle abitazioni di Osono, con le quali costruirono il villaggio oggi chiamato Triei.

 

Sebbene piccolo, il territorio che circonda l'abitato è ricco di tracce di vita umana antichissima. Questo fatto è testimoniato da ben dieci nuraghi che vi si trovano: Nunuccoli, Bau Nuraxi (Talavè), Fratta, Figu, Pitze' e Serra (Mullò), Sa Paule, Sa Molentina, Genna Olidone, Loppelie e Silimba. Ad Osono invece si trova una tomba gigante.

Di notevole interesse è la zona di Mullò, che è stata probabilmente il centro religioso del circondario fin dalla più remota antichità, come attestano un masso erratico con sei coppelle, un nuraghe e infine la graziosissima chiesetta rurale cristiana. Mullò, abbreviazione di mulloni, significa verosimilmente mucchio di pietre che indicano un confine.

 

La chiesetta di Mullò dedicata a Sant'Antonio di Padova

 

Il territorio ha assunto la configurazione attuale dopo la delimitazione giudiziaria avvenuta il 13 agosto 1794, in seguito ad una lunga lite con Baunei, relativa al territorio dello scomparso villaggio di Osono. Questo territorio adatto al pascolo del bestiame brado, fu diviso in proporzione al numero dei capi di bestiame di ciascun paese: Triei ne ebbe la decima parte in quanto ne possedeva 645. Invece, la parte adatta alle colture ed al pascolo d'ogni genere di bestiame, fu divisa in proporzione al numero degli abitanti e il nostro paese ne ebbe 1/5.

 

 La tomba gigante di Osono, è situata nell'omonimo altopiano, a circa cinque Km dal centro abitato ed a tre dal complesso nuragico di Bau Nuraxi. Nel dialetto locale è chiamata "S'Iscusorgeddu".

 

La tomba gigante di Osono

 

Il monumento, all'inizio dei lavori che si sono svolti quindici anni or sono, si è presentato totalmente ricoperto da una fitta macchia di lentisco e di cisto, che pressoché da sempre, ne hanno impedito la visualità, proteggendolo nello stesso tempo dal degrado ambientale e da interventi di scavi clandestini. L'opera di pulizia. ha messo in luce l'intero complesso tombale che, per le sue singolari caratteristiche, è certamente fra i più interessanti dell'intera regione sarda. La tomba, esposta a sud-est, è stata edificata in un terreno in leggero pendio da destra verso sinistra sull'asse trasversale, mentre su quello longitudinale il piano di posa delle strutture si presenta quasi a dorso d'asino. Di conseguenza, al fine di recuperare un piano orizzontale per la camera, è stato edificato un imponente tumulo, realizzato con pietre di granito, scisto e calcare bianco. L'area dell'esedra (nel mondo greco e romano, portico in luogo aperto per intrattenersi a chiacchierare), è in leggero pendio verso l'esterno. La tomba è lunga in totale 22 m e 65 cm; il tumulo nella sua parte centrale, è largo 16 m e 50 cm, mentre la corda dell'esedra è di 19 m e 10 cm. Il corridoio tombale è lungo 10 m e 25 cm e largo 0.75 cm.

Nei dieci ambienti messi in luce nel corso della campagna di scavo del 1985, si sono potute accertare, in netta successione stratigrafica, sia le diverse fasi edilizie sia i differenti momenti d'occupazione del complesso, dall'età nuragica all'alto medioevo. La notevole massa di materiali recuperati, ancora in corso di restauro e di studio, non consente, al momento, di formulare considerazioni particolareggiate circa gli eventi culturali e i vari aspetti della vita quotidiana delle popolazioni che, nel corso dei secoli, hanno utilizzato le strutture di questo grosso complesso architettonico. Particolare interesse riveste la fase di frequentazione degli ambienti in età romana e alto-medievale, caratterizzata qui da una miriade di contenitori fittili per derrate alimentari (vino ed olio), che attestano un'utilizzazione del complesso come deposito o luogo di raccolta dei prodotti dell'agricoltura. Nel corso della ricerca di oggetti, è stato rinvenuto un piccolo pugnale di bronzo a base triangolare con tre fori passanti per il manico. Dal lato destro del tumulo provengono alcuni frammenti di tegami decorati "a pettine". Si è proceduto poi allo scavo del lato sinistro dell'esedra, dove sono stati trovati numerosi pezzi in ceramica pertinenti a ciotole e tegami. Nel terriccio erano presenti in piccoli frammenti, resti scheletrici umani inerenti ad un numero impreciso di individui unitamente a numerose schegge di vetro, monete, di cui una appartenente all'imperatore Severo Alessandro (222-235 d.C.). Tali materiali, congiuntamente ad altri provenienti dalla raccolta in superficie, attestano una fase di riutilizzazione della tomba nel periodo dell'Impero Romano (III secolo d.C.).

Inoltre ad Osono, nel lontano passato si trovava una Chiesa dedicata a San Pietro, della quale ora rimangono solamente alcune pietre. L'altopiano di Osono è circondato a nord, a ovest e ad est da una serie di alte colline, dietro le quali s'intravedono i monti di Talana e Baunei; a sud e sud-est l'altopiano si apre, ed ecco che allora si può ammirare un meraviglioso paesaggio: dalla piana di Mullò al mare di Arbatax.

 

A circa due Km dall'abitato di Triei, nella piana, sulla sponda destra del Rio Murta, sorge il complesso nuragico di Bau Nuraxi.

Ricoperto da una fittissima vegetazione di macchia mediterranea, resa particolarmente impenetrabili da numerosi cespugli di fichi d'India, che ne impedivano anche la più elementare lettura delle strutture emergenti, dopo due campagne d'intervento condotte dalla Soprintendenza Archeologica per le province di Sassari e Nuoro, nel giugno 1984 e luglio 1985, si sta rivelando di notevole interesse scientifico, per l'eccezionale quantità di materiali e di informazioni restituite in questa prima fase della ricerca. Si tratta di un nuraghe complesso, realizzato per lo più con grossissimi massi erratici di granito locale, recuperati in gran parte lungo il corso del torrente. Ha una struttura composta da una torre centrale e da un vasto antemurale (muro di difesa) che, a sua volta, incorpora quattro torri. Nell'area antistante sono ancora visibili i resti di alcune decine di capanne a pianta circolare, anche di notevoli dimensioni, che attestano l'esistenza di un esteso abitato.