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No Fond Return of Love:
dalla vita alla letteratura e ritorno
In No Fond Return of Love (1)
le considerazioni e i commenti sul rapporto tra realtà e finzione
ricorrono come una sorta di "basso continuo" che fa da sottofondo
metanarrativo allo svolgersi della storia. Nella compagine del romanzo
il contesto socio-culturale al quale appartengono i personaggi principali
è del resto un ambiente idoneo a questo tipo di osservazioni, poiché
il legame con il mondo accademico garantisce coerenza e verosimiglianza
alla particolare natura del loro idioletto, ricco di similitudini e metafore
relative all'attività letteraria e carico di riferimenti ad autori
e artisti, talvolta corredati anche dalla citazione di versi e brani.
Nonostante le ripetute allusioni alla natura fittizia della narrativa
e i paragoni tra la vita e la letteratura, non c'è mai né
una totale sospensione dell'illusione, né un'esplicita denuncia
della finzione. La narrazione è fluida e precisa, anche se, talvolta,
un'atmosfera di irrealtà sembra prevalere sul potenziale coinvolgimento,
sia per l'accuratezza nella descrizione del particolare, sia per l'accumulo
dei riferimenti metanarrativi stessi. Lo sviluppo di questo motivo segue
uno schema di ampio respiro che si dispone su tre piani strettamente collegati
tra loro.
Ad un primo livello, il narratore studia gli avvenimenti con la curiosità
di uno spettatore avido e, con la medesima disposizione, li espone all'interesse
del lettore. La storia è come uno spettacolo che nasce e si sviluppa
su una scena esposta ad un occhio indagatore che ne scruta ogni aspetto,
e di volta in volta la plasma, la arricchisce e la porta a compimento
come un'opera d'arte.
Un secondo piano coinvolge i personaggi: ogni individuo sembra essere
un universo isolato, colmo di contraddizioni e dotato di una sensibilità
acuta, che si incontra con altri e li conosce, li interpreta, li giudica,
senza giungere però ad alcuna forma di intimità o comunione.
Si accentua l'interiorità di ciascuno, per il quale la vita altrui
è come uno spettacolo, una rappresentazione. Il mondo nel quale
i personaggi vivono diventa, anche in questo caso, un palcoscenico sul
quale sono coinvolti anche autori della letteratura presente e passata
(pp. 13-14).
In particolare la protagonista Dulcie Mainwaring è profondamente
consapevole di tale condizione e la accetta come forma volontaria ed esasperata
di ricerca. Immediatamente identificata come vittima di una delusione,
ella rimarrà prigioniera di tale stato d'animo che la caratterizzerà
in tutta la vicenda (2)
e per sfuggire alla sofferenza e per compensare le proprie carenze affettive,
si rifugia nell'osservazione della vita altrui che diventa fonte di preziose
emozioni, rifugio dai dolori e dalle incertezze della vita vera, sofferta
in prima persona. Si tratta di "'a kind of game [...] so much safer
and more comfortable to live in the lives of other people - to observe
their joys and sorrows with detachment as if one were watching a film
or a play'" (p. 117) (3).
L'abitudine alla catarsi e il continuo esercizio dell'immaginazione rendono
Dulcie incapace di adeguarsi alla realtà che da un lato la spaventa
perché la coinvolge personalmente e non è controllabile
e dall'altro la delude perché spesso non è all'altezza delle
sue fantasie.
L'indagine della vita altrui garantisce un margine di distacco che protegge
dalla vita ma, contemporaneamente, impone tutti i limiti della finzione.
Dulcie preferisce ritirarsi in una "comfortable niche" (p. 111),
rappresentata dalla sua casa lontana dal centro (4),
dal suo giardino, dal suo lavoro solitario e sicuro seppure spesso sterile
e insoddisfacente (pp. 7-8, 27), dalla sua immaginazione che le permette
di programmare nei dettagli quanto dovrà accadere, che le offre
la possibilità di creare diverse versioni di possibili eventi futuri.
L'interesse della donna per la vita altrui si inserisce perciò
armonicamente in questo quadro come "'a kind of refuge'" (p.
14), "'a sort of compensation for the dreariness of everyday life'"
(p. 14).
L'intero romanzo è costruito sulla base delle ricerche di Dulcie
(5) che, dopo aver partecipato
ad una conferenza (6), si
appropria della vita di alcune persone appena conosciute, studiando i
loro comportamenti, indagando sulla loro vita e su quella dei loro familiari
che diventano a loro volta oggetto delle sue ricerche. Questi personaggi,
individuati nelle loro prime apparizioni da pochi elementi essenziali,
densi di valenze anche simboliche (7),
nel corso della narrazione si arricchiscono di tratti sempre nuovi attraverso
la conoscenza del mondo che emerge lentamente insieme ad essi. Di riflesso
anche Dulcie, la sua vita, i suoi affetti, gli amici, i conoscenti coinvolti
nell'universo narrativo, acquisiscono uno spessore sempre maggiore.
Il narratore definisce la passione di Dulcie "prying -into the lives
of other people" (p. 43), come se ella, simile a un vampiro, traesse
nutrimento dalle sue ricerche e vivesse realmente della vita altrui (p.
117) (8).
La stessa Dulcie, sempre preda di dubbi, incertezze e ripensamenti, è
vittima di pesanti rimorsi, nati dalla consapevolezza delle sue ostinate
e irriverenti indagini (p. 189-190). Pur vivendo le proprie ricerche come
una sorta di missione ("it was like a kind of pilgrimage, and so
almost a duty", p. 210), la protagonista se ne vergogna intimamente
e talvolta si domanda "'Shall we be able to face Mrs Forbes and Neville
at lunch now? [...] Won't it show in our faces, what we've been doing?'"
(p. 211).
Il terzo livello sul quale si sviluppa l'opposizione tra realtà
e finzione è costituito da una copia di riferimenti specifici più
o meno espliciti tramite i quali il narratore allude al legame tra il
primo e il secondo livello, senza tuttavia spezzare apertamente la finzione.
E' possibile tentare una classificazione sommaria di tali espressioni
tramite individuando alcuni denominatori comuni.
Una prima classe è composta dai riferimenti alla passione di Dulcie
per l'osservazione e lo studio della vita altrui, considerata come spettacolo
o vicenda romanzesca, e dalle affermazioni della protagonista al riguardo,
di cui sono già stati offerti alcuni esempi significativi.
Alla seconda classe appartengono i passi nei quali si allude al margine
di fiction che ciascuno può introdurre nella propria vita alterando
o tentando di alterare la realtà (o pseudo-realtà) in funzione
del proprio giudizio estetico. Per esempio, Viola è decisa a dare
una ben precisa immagine di se stessa e del suo lavoro ("...as if
she were determined to make herself look as unlike somebody who worked
on the dustier fringes of the academic world as possible", p. 7;
"'Oh, my life isn't at all like that'", p. 7; e ancora alle
pp. 12-13), mentre Dulcie prima immagina e poi costruisce una scena conveniente
e gradevole, degna di un'opera letteraria ("Dulcie suddenly wished
that she had brought her knitting. [...] It would have added a cosiness
to the occasion-hot coffee, purring gas-fire, women knitting and talking",
p. 65; "In the days that followed, Dulcie found herself drinking
endless late cups of coffee and accomplishing yards of knitting while
Viola speculated [...] as in tie plays of the great French classical dramatists,
Racine and Corneille", p. 93).
All'interno della terza classe si colloca un'altra serie di espressioni
dal valore particolare. Il discorso procede spesso per generalizzazioni:
si individuano quindi modelli generici di comportamento corrispondenti
a possibili moduli narrativi che sintetizzano in poche parole le formule
tradizionali della descrizione frequentemente usate nelle opere letterarie.
Il lettore esperto dovrebbe riconoscere i tipi e i modelli ai quali il
testo fa riferimento. Per esempio, nel capitolo quindicesimo, a proposito
del rapporto tra il reverendo Neville Forbes e Miss Spicer, si ricorda
che il pastore ha detto alla donna "'the kind of things men do say
when women get troublesome in that way'" (p. 166). Le riflessioni
di Dulcie al riguardo sono altrettanto significative: "Are there
then 'things' that men invariably say in such situations? [...] Does it
happen all that often?" (p. 166). Altri esempi riguardano il comportamento
dei personaggi: "In their room Mrs Williton and her daughter turned
to each other in the way that people left together in a hotel bedroom
do" (p. 223); Viola Dace "took a letter from her bag and began
to read it, smiling to herself in the irritating way that people sometimes
do when they are secretly pleased by something" (p. 227); Aylwin
Forbes "turned and began to walk away in the rather lost manner of
somebody in a strange neighbourhood uncertain of where he is going"
(p. 230).
La quarta e la quinta classe contengono i riferimenti metanarrativi più
espliciti e significativi; si tratta di paralleli e paragoni tra la pseudo-realtà
del romanzo e le forme artistico-letterarie. Questi legami sono diretti
per le espressioni riunite nella quarta classe e assumono, invece, la
forma della similitudine per quelle inserite nella quinta classe. Inoltre
è possibile distinguere un sottogruppo, prevalentemente appartenente
alla classe quarta, che comprende i numerosi riferimenti a "tipi"
di personaggi che vengono più o meno consapevolmente assunti o
rifiutati dai personaggi del romanzo. Questo sottogruppo è affine
anche alla classe terza, poiché si propongono moduli comportamentali,
ma la collocazione migliore è all'interno della quarta classe:
infatti non si tratta di semplici esempi tratti prevalentemente dalla
vita quotidiana e solo in un secondo tempo associabili eventualmente a
formule letterarie tradizionali come nel primo caso, bensì ci si
riferisce esplicitamente a prototipi e tipi letterari.
Per quanto concerne la quarta classe è utile ricordare alcuni episodi.
Per esempio, nel corso dalla "lecture" di Aylwin Forbes, dopo
il malore di quest'ultimo, "The chairman [...] decided that nothing
of the kind was needed, for anything he could say would be an anticlimax
after the dramatic scene that had just taken place." (pp. 25-26).
E' interessante inoltre notare la reazione e i pensieri di Dulcie all'uso
della parola "libertine" (9):
"Dulcie's first impulse was to burst out laughing at the use of such
an old-fashioned, permissible, surely, only in the English synopsis of
an Italian opera. The Duke in Rigoletto might have been so described"
(p. 86). Semplici episodi della vita quotidiana diventano per i protagonisti
titoli di opere letterarie: Aylwin Forbes trasferisce le categorie della
vita quotidiana all'attività letteraria e sceglie una frase usata
per definire un fenomeno comune come titolo: "He could see the phrase
- At Ease with Ladies - as the title of a novel or even a biography"
(p. 89); a proposito della frase pronunciata da un'ospite dell'albergo,
anche Dulcie dirà "'What a lovely title for a novel that would
be [...] and one can see that it would be almost easy to write. The plot
is beginning to take shape already...'" (p. 195); un terzo esempio
è riferito a Senhor McBride-Pereira (p. 230). La pseudo-realtà
del romanzo è nuovamente associata ad un'opera letteraria quando
si dice che, come secondo uno schema o una trama prefissati, ad un dato
momento per Laurel "things had reached the stage when one no longer
confided evrything to one's girl friend but preserved an enigmatic silence."
(p. 181). L'aspetto di "Gothic castle" è la caratteristica
principale dell'Eagle House Private Hotel e ne influenza le descrizioni
(pp. 187, 199, 201) (10).
Un breve passo del capitolo diciottesimo è di estremo interesse
in quanto confonde i limiti tra realtà e finzione al punto che
ogni momento della vita quotidiana potrebbe essere un episodio di un romanzo:
"It was at this point that somebody came [...] a woman of about forty,
ordinary-looking and unaccompanied [...]. As it happened, she was a novelist;
indeed, some of the occupants of the tables had read and enjoyed her books,
but it would never have occurred to them to connect her name [...] with
that of the author they admired. They ate [...] quite unconscious that
they were being observed." (p. 196). Si delinea una figura tipica
della scrittrice che, questa volta, è slegata dal personaggio Dulcie
al quale è invece spesso associata, data la peculiare disposizione
della donna per l'indagine e lo studio della vita secondo i canoni propri
di un autore di romanzi. La capacità di osservazione sembra essere
una delle doti fondamentali per uno scrittore; infatti il romanzo propone
una interpretazione dell'universo narrativo secondo la quale realtà
e finzione sono mondi vicini e potenzialmente sovrapposti tanto che lo
scrittore sembra talvolta dotato del magico potere di mutare la realtà
in romanzo e la finzione in vita.
Altri esempi rivelano l'associazione esplicita, operata dagli stessi personaggi,
tra il mondo e i moduli narrativi della tradizione letteraria: il trasferimento
di Dulcie e Viola all' Eagle House Private Hotel è sentito da Dulcie
come un evento che possiede "'the inevitability of Greek tragedy'"
(p. 199) (12). All'approssimarsi
del trasferimento nella stanza del nuovo albergo, Dulcie si preoccupa
delle condizioni del letto, immaginando la vita reale con le sintetiche
sequenze della trama di un romanzo: "Damp beds - rheumatic fever
-death: this was the natural sequence of events, with all the horror of
a Victorian novel" (p. 203). La storia della famiglia Forbes è
detta "'piece of entertainment'" e Dulcie ricorda che "'People
may be - people are - still living who played a part in the story'"
(p. 217). Il tipo di eloquio di Aylwin Forbes a colloquio con la moglie
e la suocera è definito da Dulcie "odd pseudo-Henry-Jamesian
way" (p. 246). Taviscombe è definita "the scene of so
much drama and emotion" (p. 254). Dulcie pensa alla vicenda di Miss
Spicer come ad un evento fisso ed ineluttabile, come la sequenza di una
trama, eventualmente ripetibile secondo le esigenze della storia: "And
perhaps the same story happening all over again - herself seen by another
prying stranger, running into the church in tears. And yet nothing was
ever quite the same " (p. 282); infatti Dulcie pensa che "all
churches must have in their congregations several Miss Spicers" (p.
278), identificando la donna come un "tipo".
Anche gli esempi per la sottoclasse dedicata ai "tipi" letterari
sono molto numerosi. Mentre ascolta le riflessioni di Viola nell'ambiente
particolarmente adatto ed accogliente che ella stessa ha predisposto,
Dulcie assume un ruolo teatrale e lo attribuisce a molte donne: "Dulcie
felt that she had become a kind of confidante, as in the plays of the
great French classical dramatists [...] She supposed that it must be a
role filled by many women, even today" (p. 93). Inoltre, soprattutto
di fronte ai propri parenti, la donna si sente imprigionata in una condizione
fissa: "she felt reluctant to uproot herself and be reduced in status
to the spinster aunt, who had had an unfortunate love affair that had
somehow 'gone wrong' and who, although she was still quite young, was
now relegated to the shelf and good works." (p. 119). Un esempio
di particolare rilievo riguarda nuovamente Dulcie, e la collega, come
"tipo" letterario, a Marjorie Forbes. A proposito del proprio
abbigliamento, Dulcie dice a Viola: "'I suppose in a way I'm the
powder-blue-wool type, with a single string of graduated pearls - but
I don't always act in character.'" (p. 128); Marjorie Forbes è
così descritta: "this dim young woman in the pale blue wool
dress, with a single string of pearls and a diamanté flowerspray
brooch" (p. 226). Anche i nomi dei personaggi sono tratti da opere
letterarie, sia Aylwin (pp. 88, 137), sia Violet (pp. 11, 137) e Senhor
MacBride-Pereira associa Paul e Laurel a famosi coppie di innamorati della
letteratura (p. 185).
Altri esempi confermano l'attenzione alla coerenza dei personaggi con
determinati modelli: quando Mrs Beltane arriva in compagnia di un religioso,
Dulcie pensa che "It seemed not to be quite in character" (p.
157); in una descrizione è usato il vocabolo "husband-type"
(p. 217); Aylwin Forbes si ritiene "an impetuous romantic" e
ama "this picture of himself [...] here he was being true to form,
thinking of marrying a girl half his age!" (p. 245). L'uomo è
sempre attento alla propria immagine, spesso associata a prototipi letterari
("...he thought, seeing himself now as this character, which was
not unlike the lonely old man whom Laurel was to have solaced." (13);
"Yet here he was being true to type after all.", p. 286). Miss
Randall dice della madre di Aylwin Forbes: "'I believe she's quite
a "character"'" (p. 257), mentre Dulcie rifiuta l'amicizia
dell'ex fidanzato poiché ella "rejected the idea of herself
in this role" (p. 270).
La quinta classe offre altrettanti esempi. Essi sono particolarmente significativi
in quanto spesso chiariscono e arricchiscono di nuove sfumature quella
peculiare accezione del rapporto realtà-finzione alla quale si
è già accennato e per la quale si tende a confondere i due
universi. Si è detto che Dulcie è frequentemente associata
alla figura dello scrittore (14)
e, parallelamente, ella è spesso protagonista delle fluttuazioni
tra i due mondi. Mentre si interroga sulla propria
propensione ad osservare e notare tutti i più minuti dettagli,
ella pensa: "It isn't as if I were a novelist or a private detective"
(p. 61) (15). Poco oltre
Dulcie, che si appresta ad ospitare Viola Dace e la nipote nella propria
casa, afferma: "'...so we shall be quite a houseful of women. Like
some dreadful novel' [...] fearing that it really might be like that"
(p. 65), con la sconcertante chiarezza di un personaggio che sembra intuire
la propria condizione. Sono estremamente interessanti le considerazioni
di Dulcie di fronte all'opportunità di recarsi alla galleria d'arte
dove lavora il suo fidanzato di un tempo, sia perché si crea un
paragone esplicito tra la vita e l'opera letteraria, sia perché
in esso si condensa l'essenza dello stile dell'autrice: "Perhaps
there was some kind of pattern in life after all. It might be like a well-thought-out
novel, where every incident had its own particular significance and was
essential to the plot" (p. 96). Infatti Dulcie rivela alcuni dei
principali rapporti di consequenzialità legati ad avvenimenti apparentemente
casuali o di poco rilievo che determinano la trama: "'If Maurice
hadn't broken off our engagement, I shouldn't have gone to it and seen
Aylwin'" (p. 190), "If we hadn't gone to Neville Forbes's church
that evening, we shouldn't have seen Bill Sedge arranging the knitwear
in the window..." (p. 264-265), "'But just think - if it hadn't
been for that conference last summer, you'd never have met me and, through
me, Bill Sedge.'" (p. 271).
Anche le già citate spiegazioni di Dulcie a proposito della sua
propensione per lo studio della vita altrui (p. 117) ampliano la trattazione
del tema. Dulcie chiarisce a se stessa la propria delusione nei confronti
di Viola con una articolata similitudine letteraria: "Dulcie felt
as if she had created her and that she had not come up to expectations,
like a character in a book who had failed to come alive, and how many
people in life, if one transferred them to fiction just as they were,
would fail to do that!" (p. 186). Un altro passo di particolare rilievo
è il colloquio tra Dulcie e Viola a proposito della visita al castello
tramite la quale hanno appreso notizie sulla famiglia Forbes: Viola definisce
le persone incontrate nel castello "'odd people [...] Like characters
in a novel.'" (16)
e Dulcie aggiunge: "'This whole afternoon has been rather like a
novel, [...] I feel as if I'd been rushed through to the end without having
read the middle properly. [...] The extraordinary thing is [...] that
these things have always been so, and yet it's only our knowing about
them that has made them real. [...] It's the fourth dimension, isn't it,
or something like that.'" (pp. 217-218). Inoltre, dopo le rivelazioni
al castello, "nothing had seemed quite real" (p. 224). Viola
dice a Dulcie: "'And we know that truth is stranger than fiction'"
(p. 228). Dulcie è pienamente consapevole del potere di un libro
di alterare, più o meno provvisoriamente, la visione della realtà:
"...as the world of the book began to seem the real one." (p.
263).
Altri esempi della classe quinta hanno un carattere più generale.
Appena giunta alla casa di Dulcie, Viola Dace osserva il paesaggio e la
casa: "There was a glimpse of a pleasant garden through french windows
- just like a scene in a play" (p. 75). La già citata scena
in cui Dulcie ascolta le confidenze di Viola è paragonata a opere
letterarie (p. 93). La chiesa di Neville Forbes è descritta "like
a church in a Graham Greene novel, or even an early John Buchan - the
kind of place that might be a cover for some sinister activities."
(p. 168). All'Eagle House Private Hotel "like a kind of omen in classical
literature, the eagle had seemed to resent his annual cleaning [...]"
(p. 173). Una coppia siede al tavolo di un ristorante, "looking like
people in an advertisement" (p. 198) (17).
A proposito della storia dei genitori di Aylwin e Neville Forbes, Viola
pensa che "'It all sounds like a Victorian novel'" (p. 216).
La vita reale è ancora paragonata a un romanzo quando si dice:
"if it had been a romantic novel [...]" (p. 252). Le motivazioni
della decisione di Aylwin Forbes di sposare Dulcie sono condensate in
un parallelo con Mansfield Park (p. 286).
Infine, anche il rapporto diretto dell'autrice con il romanzo obbedisce
coerentemente all'inquadramento globale del testo in relazione alla questione
realtà-narrazione. Nella narrativa tradizionale, l'autore, in quanto
appartenente al mondo reale, non ha spazio all'interno del testo; al contrario,
il narratore può partecipare al testo a diversi livelli (18).
In questo caso, l'autrice non infrange le regole, ma è presenza
impalpabile, così come nella compagine del romanzo si allude costantemente
alla finzione senza tuttavia infrangerla. Infatti la figura dell'autore
di romanzi è spesso presente nel testo, sia in forma di personaggio
(per esempio, p. 196), sia metaforicamente in Dulcie Mainwaring che esprime
anche le convinzioni letterarie della Pym (p. 96). Inoltre molti degli
ambienti del romanzo sono quelli della vita dell'autrice (19)
e, infine, come ultimo indizio dell'affinità tra Dulcie e Barbara
Pym ed ennesimo esempio della continuità tra romanzo e realtà,
si ricorda la presenza di Some Tame Gazelle tra i libri in casa di Dulcie.
Il romanzo propone ambienti e temi circoscritti e ben determinati: innanzitutto
l'ambiente accademico (20),
che diventa tratto costitutivo e distintivo dei personaggi che ne fanno
direttamente parte. Altro tema dominante è il rapporto uomo-donna,
interpretato come legame accademico (p. 22) o legame amoroso secondo un'ottica
per la quale essi spesso coincidono in quanto una relazione che sia suitable
è caratterizzata dalla comunione di interessi tra le due persone
(pp. 252, 270, 286). Spesso il matrimonio è considerato il rimedio
per esistenze tristi e desolate (p. 14, 23); tuttavia esso è valutato
secondo canoni tradizionali dai personaggi che sono spesso vittime di
convenzioni e regole. Sia la relazione interpersonale sia il matrimonio
risultano pertanto essere spesso sterili e insoddisfacenti (pp. 79, 101-102,
112, 126, 234, 237, 258, 261).
In No Fond Return of Love il mondo è omogeneo e ben determinato,
regolato da abitudini e costumi che spiegano e giustificano gli eventi
e le reazioni dei personaggi. Questi, a loro volta, appartengono a categorie:
le donne sono creature sole e fragili, in cerca di emozioni, incapaci
di sottrarsi ai vincoli della loro condizione e delle abitudini. Un latente
conflitto generazionale separa Laurel e le sue amiche e coetanee dalle
altre donne più anziane e rigide. Dulcie e Viola, pur essendo ancora
abbastanza giovani, sembrano relegate nel ruolo di donne di una certa
età, deluse e senza aspettative né speranze (pp. 79-80,
119, 120-121). Tuttavia le due donne sono molto diverse tra loro, sia
per l'aspetto fisico (pp. 6, 7), sia per il make-up adottato (p. 7), sia
nella considerazione per il lavoro (pp. 7-9), sia per il carattere e l'atteggiamento
nei confronti degli altri: Dulcie cerca l'amicizia di Viola che, invece,
vuole sottrarsi all'invadenza della sconosciuta (p. 8). Il rapporto si
trasforma nel momento in cui le due donne scoprono di essere accomunate
dall'interesse per Aylwin Forbes (capitolo quarto) che le rende però
rivali. Invece Dulcie e Laurel sono simili per molti aspetti, tra i quali
l'abitudine a riflettere ed immaginare, i gusti (pp. 45-46, 60), il tipo
di mentalità che le porta, talvolta, ad avere gli stessi pensieri
(pp. 55 e 77 e 124-125, 60).
I parallelismi e gli elementi ricorrenti sono spesso messi in risalto
dal narratore stesso, anche per ribadire la ripetitività e la ripetibilità
dei modelli. Anche alcuni eventi hanno la medesima struttura: sia Dulcie
sia Aylwin Forbes si recano alla casa di Mrs Williton ed entrambi incontrano
una persona che chiede loro informazioni sulla casa e li induce a cambiare
intenzione rispettivamente di non entrare e di entrare (capitolo nono);
quando Dulcie si reca a far visita agli zii (capitoli undicesimo e ventiquattresimo),
in entrambi i casi con un secondo fine, viene accolta dalla zia nelle
stesse condizioni. Aylwin e Neville Forbes usano l'uno nei confronti dell'altro
l'identica frase (pp. 142, 283) e anche il vocabolo "trouble"
è una sorta di parola chiave per i due fratelli. Anche Dulcie è
ben consapevole (p. 282) di questa caratteristica della finzione e della
vita stessa, "stranger than fiction" (p. 228).
L'universo in cui si muovono i personaggi sembra essere appositamente
strutturato per accogliere questo tipo di riferimenti e per sviluppare
opportunamente una materia tanto complessa. Infatti si tratta, come si
è già ricordato, di un mondo circoscritto, legato alle convenzioni
e organizzato secondo regole di rigorosa coerenza e, pertanto adatto ad
essere legato agli schemi e alle tradizioni narrative. La delineazione
esasperatamente precisa e dettagliata di un tale contesto è ottenuta
tramite alcuni espedienti stilistici che, associati al complesso patrimonio
intertestuale condensato nell'opera, determinano la particolarità
del romanzo.
Innanzitutto il romanzo propone immediatamente i temi principali: il "broken
heart" (p. 5), simbolo delle relazioni difficili e travagliate tra
i sessi, il matrimonio mancato e la "learned conference", prodotto
del mondo accademico e palcoscenico nel quale Dulcie cerca consolazione
e sul quale ella conosce coloro che diventeranno oggetti primari della
sua attenzione nei mesi successivi. Fin dall'inizio in poche pagine il
narratore adotta il punto di vista di Dulcie, poi di Viola Dace e quindi
di Aylwin Forbes senza alcuna apparente continuità se non quella
garantita dal contesto della conferenza. Questa tecnica è usata
nei primi capitoli quasi esclusivamente per i tre protagonisti che quindi
vengono immediatamente identificati dal lettore. Lo slittamento del punto
di vista è talvolta segnalato a livello grafico da una spaziatura
che sottolinea lo spostamento.
Accanto ai temi nobili della cultura e all'amore, frutto della mente e
dello spirito, si impongono altri motivi ricorrenti di carattere più
ordinario, che si accostano ai primi in un rapporto di complementarietà:
si tratta dell'abbigliamento e del cibo, attinenti alla parte corporale
della persona. Lo stesso tipo di rapporto si crea tra Dulcie e Miss Lord,
appartenente alla categoria delle cameriere come Mrs Sedge e la "housekeeper"
del reverendo Forbes. Dulcie è convinta della propria superiorità
sociale (p. 262), ma si distingue da Miss Lord soprattutto per la sensibilità
e la formazione intellettuale (pp. 32, 94-95).
Inoltre vi sono anche elementi che si ripresentano periodicamente e assumono
pertanto un valore particolare, sia perché acquistano di volta
in volta valenze simboliche, sia perché conferiscono al contesto
nel quale sono collocati un suggestivo senso di complessità e indefinitezza.
Innanzitutto i fiori sono presenti in ogni occasione, in particolare "dahlias
and zinnias" (p. 16), "chrysanthemums" (p. 87) e "carnations"
(p. 73): il giardino di Dulcie è pieno di fiori, ci sono fiori
in chiesa, in casa; gli uomini portano fiori; i fiori dominano la vita
della famiglia di Mrs Beltane (p. 51). Anche i quadri appaiono frequentemente
(pp. 46, 60, 63, 75-76, 96-100, 199,...).
Altro oggetto citato innumerevoli volte è lo "stone squirrel"
posto nel giardino della casa accanto a quella della suocera di Aylwin
Forbes: esso è simbolo dell'amore di Aylwin e Marjorie (p. 69,
231), ma attrae anche l'attenzione dell' inconsapevole Dulcie (p. 82).
Aylwin ricorda spesso lo "stone squirrel" e lo osserva sempre
quando ha occasione di recarsi nei pressi della casa della suocera e,
addirittura, sembra presagire quello che sarà il suo destino (p.
231). Per il protagonista l'immagine dello "stone squirrel"
sembra progressivamente dissociarsi dal ricordo della moglie e diventare
semplicemente un oggetto legato all'idea dell'amore, indipendentemente
dall'identità della donna (p. 232), come sembra confermare la reazione
dell'uomo alla sua scomparsa (pp. 231-233).
Infine è necessario un accenno anche alle scarpe e alle bevande.
In alcune occasioni le scarpe rivelano informazioni essenziali sul personaggio
condensate in quel dettaglio che assurge alla dignità di indizio:
tra i numerosi riferimenti (p. 52, 53, 96, 169,...) si noti l'insistenza
sulle scarpe che Viola Dace indossa mentre siede nei giardini di fronte
a Temple station (pp. 36-37, 38, 40, 53-54,...), oppure l'attenzione al
particolare tipo di scarpe indossate da Marian (p. 120), simili a quelle
che indosserà Laurel (p. 272) quando andrà finalmente a
vivere in città con l'amica. A proposito delle bevande occorre
invece distinguere tra le bevande calde e gli alcoloci. Entrambi sembrano
avere effetti terapeutici ed essere quasi indispensabili in determinati
contesti. Dulcie apprezza gli "hot milky drinks", in particolare
l'"Ovaltine" (p. 19, 57, 264), a suo avviso dotata di potere
consolatorio, ma ella sceglie le bevande anche in base alla sua idea di
convenienza, per creare un quadro appropriato per ogni situazione (p.
65, 93, 122, 192-193, 264). In situazioni particolarmente critiche, la
bevanda calda sembra essere l'unica salvezza (p. 155, 247) e, inoltre,
essa è talvolta protagonista di un insolito tipo di paragone: Aylwin
"took a sip of tea. It tasted strong and bitter. Like life? he wondered.
Perhaps like the lives of women..." (p. 21, p. 85). Gli alcolici,
oltre ad essere altrettanto irrinunciabili, sono spesso considerati come
dei medicinali (pp. 8-9, 75, 77-78, 125, 132-133, 192-194,...). In generale,
bere alcolici è un atto importante e privato.
Anche il linguaggio diventa funzionale per sottolineare la peculiarità
di un universo narrativo la cui natura è tanto essenziale per la
comunicazione del messaggio. Si tratta di un linguaggio ricco e preciso
che spesso si condensa in espressioni dense, venate di sottile ironia
("People usually were married, and how often it was 'in a sense'.",
p. 11). Talvolta l'ironia si rivela anche nell'uso di uno stile alto per
eventi quotidiani o addirittura banali, anche per ribadire l'eccezionalità
della vita quotidiana ("...men, one of whom he recognized as a fellow
expert who was to lecture on the terrors and triumphs of setting out a
bibliography correctly.", p. 12; "...speculating about the hardness
of their beds", p. 16). L'estrema precisione descrittiva è
indicata anche dalla frequenza di parole composte, ma l'attenzione è
rivolta soprattutto all'interiorità dei personaggi attraverso la
quale sono spesso descritti anche gli avvenimenti esterni (per esempio
la lecture di Aylwin Forbes, capitolo secondo, e l'omelia di Neville Forbes,
capitolo venticinquesimo). Pensieri e riflessioni sono attribuiti ai vari
personaggi tramite brevi locuzioni del tipo "Aylwin Forbes thought",
"Viola thought", "thought Miss Foy", "thought
Dulcie", "she thought", "Aylwin thought" (pp.
23-24): essi sono così sottratti a quell'indeterminatezza che permetterebbe
di attribuirle al narratore che, tuttavia, spesso interviene con intrusioni
che allentano la tensione narrativa e indeboliscono l'illusione ("How
irritating it sometimes was, the delicacy of women!", p. 11). Infine
un altro espediente frequentemente sfruttato consiste nel conservare un
margine di mistero per alcuni eventi importanti al fine di garantire la
suspense, ammettere un più ampio numero di ipotesi e sfumare pertanto
la realtà nell'indefinitezza dell'immaginazione.
I rimandi interni sono infiniti come pure i collegamenti tra i personaggi
per similitudine e opposizione; ogni elemento è collegato agli
altri e appartiene ad un pattern ben definito che ne prevede spesso la
ricorrenza. Si vuole dimostrare che il romanzo è il prodotto dell'osservazione
della realtà, legata pertanto alla finzione e all'immaginazione
in un rapporto complesso che trova la sua espressione più completa
nell'atteggiamento di Dulcie. Come si è cercato di evidenziare,
la pseudo-realtà del romanzo è costruita in modo tale da
risultare particolarmente somigliante alla finzione e tale affinità
è colta ed indicata dagli stessi personaggi tramite le frequenti
allusioni metanarrative più o meno esplicite al fine di rivelare
la labilità dei confini tra realtà ed immaginazione in generale
e, in particolare, nella sensibilità dello scrittore. Il personaggio
"scrittore" appartiene indirettamente al romanzo: la sua presenza
è garantita dal milieu, dall'attività dei protagonisti,
dai continui riferimenti alle sue qualità ed abitudini con paralleli,
similitudini e metafore, dalla sua incarnazione in alcuni personaggi,
come per esempio in quell'autoritratto di Barbara Pym adombrato nella
scrittrice che risiede nell'hotel di Taviscombe (p. 196) e, soprattutto,
in Dulcie.
Mentre Viola Dace non accetta i limiti del proprio ruolo di "somebody
who worked on the dustier fringes of the academic world" (p. 7) e
cerca di apparire piuttosto come scrittrice (p. 12-13, 39), Dulcie ammette
umilmente la marginalità della propria attività, talora
sterile. Tuttavia, pur non avendone l'ambizione, Dulcie è, come
si è già ricordato, la vera scrittrice, colei che possiede
"the gift for observing people and getting them down on paper"
(p. 39). Di fronte all'opportunità del matrimonio (21)
Viola rinuncia ad ogni interesse letterario (p. 271); Dulcie rifiuta invece
l'amore di Maurice Clive, nonostante le emozioni che l'uomo le suscita
e nonostante la sofferenza patita per l'abbandono e il mancato matrimonio:
"I shall never marry now" (p. 140). Ella rimane nella condizione
di "woman [...] ordinary-looking and unaccompanied" (p. 196)
che sembra essere propria della scrittrice. Si può pertanto supporre
che ella rifiuterà anche la proposta di matrimonio di Aylwin Forbes.
Dulcie potrebbe forse accettare per amore o per sfuggire alla solitudine
oppure rifiutare e perpetuare la propria condizione per convinzione o
per la sua congenita incapacità di affrontare il tramutarsi in
realtà delle sue fantasie. La decisione di Aylwin non è
sorretta dal sentimento, ma, per Dulcie, egli appartiene a coloro "'from
whom one asks no return of love [...] Just to be allowed to love them
is enough.'" (p. 79).
Coerentemente con la logica che anima tutto il testo, il romanzo si conclude
in un alone di indefinitezza: non esisterà mai risposta alla richiesta
di matrimonio in quanto, nel mondo della finzione, non esiste azione al
di fuori di quella stabilita e raccontata dall'autore. Senhor MacBride-Pereira,
che accorre alla finestra per essere spettatore degli eventi, è
trasposizione letteraria del lettore che alla conclusione del romanzo
è incerto, "wondering what, if anything, he had missed"
(p. 287).
NOTE
1.L'edizione adottata
è Barbara Pym, No Fond return of Love, Panther Books Granada
Publishing, London, 1985, alla quale si riferiscono anche tutti gli esempi
citati.
2.Dulcie è delusa anche
dalle persone che incontra, come per esempio da Viola Dace (p. 186) e
da Aylwin Forbes (pp. 53-54).
3.Dulcie dice anche: "'one
finds oneself looking at the horror or misery in them with detachment,
and that in itself is horrifying'" (p. 14).
4.La rassicurante immagine
della sua casa la assiste anche quando è lontana (pp. 16-17, 27).
5.Anche un personaggio
totalmente diverso e, per alcuni lati, opposto come Viola Dace che sembra
non apprezzare e non comprendere Dulcie e le sue idee (pp. 8, 14, 93)
si adegua poi spontaneamente alle abitudini e agli interessi di Dulcie
(p. 101, 117-118, 160, 168-169).
6.Dulcie sceglie la conferenza
come rimedio per la delusione amorosa; essa rappresenta "an opportunity
to meet new people and to amuse herself by observing the lives of others,
even if only for a week-end and under somewhat unusual circumstances"
(p. 5).
7.I personaggi sono contraddistinti
da elementi di vario tipo, come tratti fisici, caratteristiche curiose
e tipiche, oggetti prediletti. Per esempio, Aylwin Forbes è presentato
al lettore nell'atto di disfare la valigia all'interno della quale sono
raccolte le cose che egli ritiene importanti (pp. 8-10): "a flat
half-bottle of gin" e "the notes for the lecture he was to give".
Altri oggetti sono citati, ma soltanto quelli che rimangono per ultimi
nella valigia hanno una connotazione particolare, cioè "the
latest number of the literary journal of which he was editor and the large
photograph frame [...] containing the photo of his wife". Il valore
peculiare di questi primi elementi sarà rivelato nel corso della
narrazione. A questo proposito è utile ricordare l'episodio affine
ed esplicitamente collegato proposto al capitolo ventiduesimo (p. 241).
Altre figure sono ridotte a macchiette, per esempio "Miss Randall
with her hair-net and pince-nez" (p. 10, 20).
8.Anche Dulcie riferisce
a se stessa il medesimo verbo "to pry" (p. 282).
9.La peculiarità
della parola "libertine" è ripetutamente sottolineata;
infatti essa diventa la parola-chiave per identificare il comportamento
di Aylwin Forbes, sia con intenzioni ironiche, sia con severo atteggiamento
critico (pp. 86, 152, 154, 221, 274).
10. L'Eagle House Private
Hotel è associato a un "Gothic castle": in questo senso
esso (e in particolare l'aquila) si contrappone al vero castello della
famiglia Forbes (pp. 213-214, 216), simbolo della diversa posizione sociale
dei coniugi Forbes.
11.Anche Dulcie non
è appariscente, né possiede una bellezza vistosa, come la
accusa Miss Lord (pp. 262-263). La stessa Dulcie è essere pienamente
consapevole della sua condizione (p. 96-97, 111).
12.Come si è
già ricordato, i personaggi sembrano talvolta essere consapevoli
della propria condizione e delle esigenze narrative che regolano le loro
azioni, determinate da una trama prefissata.
13.Lo stesso schema
è ripetuto con Viola Dace (p. 135).
14.Dulcie è associata
ad uno scrittore anche quando, mentre ascolta il colloquio tra Aylwin
Forbes, la moglie e la suocera, ella paragona il suo interessamento, giustificato
a suo avviso dalla sincera passione per lo studio della vita altrui, al
lavoro di un "bona fide research worker" al quale è permesso
di leggere "private letters or diaries considered too shocking to
be gloated over by the general public" (p. 246).
15.Una considerazione
simile è espressa più oltre dal narratore a proposito delle
persone sedute nel locale dove Mrs Williton prende il te: "Most of
them looked as if they had problems worrying them-a novelist or a sociologist
might have felt very near the heart of reality at that moment." (pp.
155--156).
16.Il lettore abituale
di Barbara Pym sa infatti che si tratta dei personaggi di A Glass of Blessings.
17. Una similitudine
dello stesso genere è introdotta dalla donna (Wilmet) incontrata
da Dulcie e Viola al castello (p. 215) e anche Dulcie associa un episodio
reale alla pubblicità televisiva (p. 269).
18. Per una trattazione
completa si ricorda il testo di Gérard Genette, Figures III,
Seuil, Paris, 1972.
19. L'autrice trasferisce
nel romanzo alcuni aspetti della propria esistenza, tra i quali innanzitutto
la cornice del mondo accademico. Inoltre le donne del romanzo sono quasi
tutte nubili; ci sono alcuni brevi riferimenti all'antropologia; inoltre
l'ennesimo elemento che permette di associare Dulcie all'autrice sono
gli studi a Oxford (p. 50).
20. Talvolta si esaminano
anche gli aspetti e i problemi dell'educazione (pp. 50, 95, 108,...).
21. Il titolo del romanzo
rispecchia la condizione dei personaggi, soprattutto dei tre protagonisti,
Dulcie, Viola e Aylwin, anche alla fine della narrazione. Ciascuno tende
a rimanere solo e, soprattutto, prigioniero del proprio isolamento interiore.
Nella visione dell'autrice, tale condizione sembra essere connaturale
e sembra pertanto escludere ogni possibilità di comunione in un
sentimento sincero. Anche Viola Dace sembra cercare il matrimonio per
se stesso e non come sbocco di una relazione profonda. Ella accetta di
sposare un uomo appena conosciuto e tanto diverso da lei, "unsuitable",
e rinuncia al proprio lavoro, alle proprie illusioni e al sentimento coltivato
da tempo e apparentemente tanto importante per Aylwin Forbes (pp. 188,
258) di fronte all'opportunità di un matrimonio e di una "comfortable
home" (p. 269). In questo senso Viola rappresenta una scelta opposta
a quella di Dulcie. Mentre Dulcie sembra rifiutare il matrimonio nella
realtà per vivere la sua vita nella proiezione fictional, Viola
sceglie la realtà per quanto "unsuitable" abbandonando
la fantasia di una relazione con Aylwin Forbes.
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