MARA LOGALDO
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NELLA TERRA DI NESSUNO DI BARBARA PYM Barbara Pym, scrittrice dell'assenza. Insolita affermazione questa,
considerando la distanza enorme che intercorre tra concetti quali il piccolo
e il nulla, tra ciò che è limitato e ciò che invece,
seppure con segno negativo, non ha dimensione. Definire la Pym scrittrice
dell'assenza equivale a compiere questa corsa, in verità un po'
audace, attraverso lo spazio che separa una banalità da un assoluto.
Generalmente classificata tra gli autori minori, Barbara Pym è
stata identificata dalla critica con quel mondo che osservava e descriveva
con mirabile obiettività, quel mondo che non è la dimensione
unica e invalicabile della scrittrice, ma residuato tragicamente infeltrito
di un'assenza: l'assenza di assoluti che, pur pervadendo la sua narrativa,
sfuggono allo sguardo del lettore perché vengono negati nel momento
stesso della loro affermazione, cosicché li si può ritrovare
unicamente esaminando i romanzi in controluce e osservandone i colori,
spesso irriconoscibili come quelli di una fotografia in negativo, che
ci rimandano ai grandi temi e alle grandi correnti della tradizione letteraria
europea. Then she saw Sophia go over to the statue of the Virgin Mary. Was she about to make some obeisance to it? Daisy leaned forward, at once horrified and fascinated. But no, she was removing the blue drapery, and now, with that gone, what had seemed to be a popish image turned out to be merely a tree stump with a blue cloth spread over it to dry. The shape and folds of the cloth had suggested a draped figure. (UA p. 23) Il pensiero "altro" che si eleva al di sopra delle cose per scoprire diverse, possibili realtà non è per questo assente, ma è tristemente inesprimibile se non in termini di aspirazione già catalogata, riconosciuta come impossibile e messa da parte. In questo, saremmo quasi tentati di parlare di una sorta di decadentismo della Pym, la cui vitalità inesauribile sembra contrastare con il pessimismo che permea i suoi romanzi. Per dimostrare ciò possiamo avvalerci anche di due autorevoli riferimenti letterari: J. K. Huysmans e Thomas Mann. L'episodio che si presta a tali parallelismi è il viaggio incompiuto del Professor Cleveland e di Barbara Bird a Parigi, esauritosi in un albergo surreale di Dover, esattamente come il viaggio a Londra di Des Esseintes in A' rebours si consumava nel caffè vagamente anglosasassone della costa normanna. Ancora il tema dell'assenza, del non-fare. Le pagine che descrivono l'atmosfera da incubo della hall dell'hotel, con i suoi personaggi senescenti simili a cadaveri, ci riportano, inoltre, all'Excelsior di Der Tod in Venedig e la figura del Professor Cleveland, alla ricerca della giovinezza perduta nella sua infatuazione per la giovane Barbara, richiama alla memoria, sebbene in chiave ironica, la passione dolce e grottesca di Gustav Aschenbach per Tazio. She stood in the lounge, nervously twisting her hands and looking around her with some agitation. She saw that the room was decorated with stiff palms in brass pots and that, grouped in a corner, as if for artistic effect, were a number of old people reading the newspapers. They looked as if they had been left there many years ago and abandoned. Or perhaps they were people who at the same time long past had intended to go abroad and had then either not wanted to or forgotten all about it, so that they had stayed there ever since, like fossils petrified in stone. (CH p. 188) L'esperienza nell'albergo di Dover si rivela una sorta di viaggio nell'Ade
(il riferimento all'ouverture di Orpheus in the Underworld dell'Offenbach
ha una sua precisa funzione), aldilà livido e sottomarino in cui
si concentrano decadenza e morte, mentre Leamington Lodge, con i suoi
rituali sociali (ancora la superficialità salvifica) ne è
immune. Il non-viaggio, il non-amplesso tra la fanciulla e il professore,
esorcizzano la paura della realizzazione, annullano la consumazione preservando
la verginità dell'ideale, e poco importa se questo ideale stesso
non possiede né forza né volontà di affermarsi: tutto
è relativo. There was a sort of no-man's -land of long grass, nettles and dock leaves with a shed whose open door revealed old vases and chipped pottery jugs and a green metal contraption for holding flowers on graves. There were also a few decayed red hassocks with the stuffing coming out and what appeared to be an old, though hardly antique, religious statue, a sickly painted representation of some unrecognised-by-me saint. (AQ p.119) Il rimpianto nei confronti del passato non si impone come acritica idealizzazione
di una dimensione ormai perduta, ma come manifestazione di un dualismo
interiore, perennemente in bilico tra conformismo e anticonformismo, i
cui poli opposti sono costituiti da un atteggiamento antiromantico di
riconoscimento della funzione svolta dall'ordine sociale, dalla ragione
sopra i sentimenti, dalle convenzioni sul caos, e una pulsione romantica
che richiama l'individuo alla ricerca della propria coscienza profonda,
al soddisfacimento (anche soltanto intellettuale) delle passioni, allo
smascheramento della convenzionalità delle regole sociali tramite
la rivelazione del vero animo umano. Il passato, l'Africa, l'arte, l'amore
occupano questo spazio interiore misterioso, ma anche qui l'idealizzazione
non è mai priva di aspetti negativi. L'assenza di una presa di
posizione definita da parte dell'autrice ne rivela il disincanto quasi
postmoderno: nessuna realtà viene imposta a discapito di un'altra.
- And haven't you your own land to visit, continued Miss Ivors, that you know nothing of, your own people, and your own country? (The Dead, p. 190) Catherine often wondered whether anthropologists became so absorbed in studying the ways of strange societies that they forgot what was the usual thing in their own. (LA, p. 26) A studiare questa realtà circoscritta, troppo nota per poter
suscitare curiosità in personaggi più audaci, è in
definitiva lo scrittore, capace di ritrovare il mito anche in un semplice
party in giardino o in una riunione serale in una mediocre casa di Dublino.
Lo scrittore non è disinteressato al diverso, a ciò che
è distante, ma ha acquisito la capacità di scoprire l'universale
nel piccolo, nel quotidiano, persino nel banale. Lo scrittore ha superato
la fase "scientifica" di studio delle differenze culturali e
riconosce le similarità che sottendono i vari comportamenti umani.
L'avventura si esaurisce intellettualmente. L'antropologia, per lo scrittore,
non è che studio dell'uomo, qualsiasi uomo.
Solo aristocratici, artisti e antropologi hanno la capacità di
trasfigurare gli oggetti e di vederli come feticci: le perle nere di Kitty
Jeffreys, la macchina tritacarne di Catherine Oliphant - paragonata ad
un dio africano - le sculture in legno intarsiato nella camera del reverendo
stillingfleet e la maschera di Alaric Lydgate, hanno in comune una qualità
espressionistica che li estranea dalla normale percezione delle cose da
parte dei personaggi borghesi, i quali riescono ad associare ad essi unicamente
valori materiali quali il benessere economico e la cosiness domestica
e famigliare derivante da un riconoscimento immediato degli stessi. Gli
oggetti percepiti da aristocratici, artisti e antropologi mantengono una
propria identità assoluta e un valore metaforico che li innalza
al di sopra della superficie fluida sotto la quale sono immersi gli oggetti
percepiti da personaggi più convenzionali, i quali annullano l'unicità
di ognuno di essi tramite un'inestricabile rete metonimica che collega
tra loro tutte le cose e ogni persona alle cose. In questa prospettiva,
la consapevolezza del significato profondo degli oggetti determina due
visioni giustapposte: la percezione metonimica, che si impone quantitativamente,
e la percezione metaforica, più rara e preziosa, che si impone
qualitativamente. Miss Morrow always enjoyed the summer evenings. The effect of light and sunshine on the heavy furniture, the dark covers, the silver-table, the Bavarian engravings, even on the photograph of Canon Tottle, gave her the idea that there might be a life beyond this, where even the contents of Miss Doggett's drawing-room might be bathed in a heavenly radiance. It was a confused and certainly quite wrong idea but a pleasing and comforting one, to imagine the whole of North Oxford, its houses and inhabitants, lifted just as they were into heaven, where all the objects would be the same in themselves but invested with a different meaning from that which they had on earth. They would all be dear, treasured things because they would be part of the heavenly atmosphere. It was not difficult, Miss Morrow thought, to imagine that heaven might be something like North Oxford. (CH, p. 117) Il brano ci riporta al concetto d'assenza da cui eravamo partiti, al movimento che dal sogno riporta, in ultima istanza, sempre alla realtà, alla considerazione di Barbara Pym scrittrice al confine del postmodernismo per la sua capacità di affermare il valore ineluttabile delle cose. Senonché il suo modo di dare un'anima agli oggetti la colloca ad anni luce dalla semplice estetizzazione dell'esistenza operata degli scrittori contemporanei. La razionalità, la consapevolezza onnicomprensiva sono parte del suo modo di creare, ma si esplicitano come movimento involutivo di negazione delle illusioni - processo ancora profondamente umano - piuttosto che come progetto costruttivo, ma inumano, di affermazione della forma e delle cose in se stesse. La Pym nega i valori dell'amore e della religione e si aggrappa agli oggetti con fanatico, disperato attaccamento, ma non li esalta razionalmente come assoluti, li considera ancora trivialities e li sostituisce alle passioni credendo ancora nell'essenza ideale delle passioni. Come Miss Morrow, che pure è il ritratto della consapevolezza e della capacità critica, crede che l'amore sia qualcosa di più che "Respect and esteem", anche se sa che tale aspirazione è impossibile da realizzare: And then, how much more sensible it was to satisfy one's springlike impulses by buying a new dress in an unaccustomed and thoroughly unsuitable colour than by embarking on a marriage without love. (CH, p. 94.) E' questo ciò che i suoi editori le rimproverarono: di non avere
saputo trattare gli oggetti e la quotidianità con distacco, descrivendo,
elencando, ironizzando, giocando con le cose in quanto cose. In Barbara
Pym, al contrario, ciò che si delinea è una dialettica tra
il dettaglio e l'universale in cui la banalità rappresenta tutto
ciò che rimane di un lungo processo di decantazione dell'assoluto
e, al tempo stesso, esso conserva in sé un'assenza, non è
nulla in confronto alle grandi questioni dell'esistenza: "What trouble
the Almighty, or whoever it was, went to" afferma Dolly in An Academic
Question, "Everything planned in such detail! And yet, Time like
an ever-rolling stream..." (AQ , p. 37). 'Are you going to see this Cressida - contrive a meeting or something?' Le affermazioni metanarrative della Pym esprimono una notevole consapevolezza letteraria - confermata dall'uso massiccio della citazione - ma il suo intento non è quello di uno smascheramento del convenzionalismo del romanzo e di un elogio dello sperimentalismo, bensì una volontà di inserirsi nella tradizione. In questa prospettiva i personaggi vengono descritti come rappresentanti di un mondo fittizio che l'arte sta abbandonando per perdersi nelle evoluzioni della fiction e della "fiction about fiction", nella fabula di fantasia, nel tecnicismo, mentre Barbara Pym vorrebbe che continuassero la tradizione di Jane Austen e di Tolstoj. Pur essendo perfettamente coscienti del loro ruolo - "The vicar's wife and her sister - isn't that what we look like" (UA, p. 13) - e della propria funzione di attanti - "none of the actors of this little scene realized that the door between the reading room and the library office had been left open (..)" (UA, p. 233), pur riconoscendo la propria collocazione in situazioni romanzesche, i personaggi si rivelano espressione di un atto del narrare che non cessa mai di essere interpretazione della vita. All'interno della scrittura, delle possibilità espressive della diegesi, la vita rimane un punto di riferimento costante, per cui l'intento mimetico riporta ogni aspetto di metaromanzo a una metodologia narrativa che vuole essere, seppure entro coordinate artistiche e quindi fittizie, realistica. 'But life can be interpreted in so many different ways,' said Ianthe
in her quiet voice.'Perhaps there the novelist has the advantage and can
let his imagination go where it will.' She saw herself again in John's
room in Pimlico, washing up at the sink in the corner. (UA, p.
126) Books are written and published; they find their way into libraries and
are catalogued, he continued, as if he were receiting a psalm. Il richiamo alla realtà si impone al romanziere come ai personaggi:
i libri senza pubblico e le donne senza amore sono accomunati nello stesso
destino di vuota oggettività, l'arte e la quotidianità si
confondono ancora, pericolosamente, nella stessa sensazione d'assenza.
Da questo punto di vista anche le apparentemente innocue ma ossessive
tazze di tè si rivelano vera e propria pozione miracolosa che ha
la proprietà dell'antidoto, di cancellare le illusioni del sogno,
la seduzione di una fuga nel non scibile: 'There's a cup of tea in the
vicarage, said Sophia. 'Is there ever not?' |