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Storia |
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La storia di Aci Bonaccorsi come
“Città autonoma” comincia nel 1652 ; prima di questa data le
sue vicende storiche si inseriscono a pieno in quelle della Terra di Jaci.
Secondo le fonti storiche l’antica Aci è da identificarsi con
la greca Xiphonia, localizzata dagli esperti nel territorio dell’ odierno
abitato di Capo Mulini.Dal "De Bello Punico" di Silio Italico sappiamo
che, presso il fiume denominato "Aci", vi era una città alleata dei
Romani nel contesto delle Guerre Puniche. In epoca bizantina la città fu denominata Jachium e nel
periodo della dominazione saracena (cioè a partire dalla fine del X secolo),come documentato da fonti arabe, costituiva
un’ importante città protetta dall’ imponente maniero di Aci.
In base alla storiografia locale,
fu il terremoto seguito dall’ eruzione dell’ Etna del 1169 a provocare lo
spostamento della popolazione dall’ antica Aci verso il cosiddetto
“Bosco d’ Aci”, la vasta area boschiva che si estendeva dalla costa fino a territori
oggi facenti parte del Comune di Zafferana Etnea.
Nel 1092 avvenne la liberazione della Sicilia dai Saraceni ad opera dei Normanni.Il Gran Conte Ruggero assegnò il territorio di Aci al Vescovo di Catania.Nel corso dei secoli i diversi "casali" di Aci, sotto Svevi, Angioini ed Aragonesi, furono soggetti ai baroni. Dal XV secolo il feudo di Aci fu sottoposto a vendite continue e gravose tali da provocare la reazione degli abitanti. Ed infatti, nel 1528 rappresentanti dei sei maggiori casali di Aci, e cioè Aquilia(che in seguito sarà Acireale), Bonaccorsi, Platani,Casalotto (S. Antonio), S.Filippo,Scarpi-Cubisia(Catena-S.Lucia), furono mandati a Bruxelles per chiedere all' imperatore Carlo V che Aci tornasse al demanio regio.L' imperatore accolse le richieste degli Acesi che forono così liberati dal baronaggio.
Tutta la terra di Aci formava un
territorio amministrativamente unico, ma ben presto tra Aquilia e i sopracitati
casali sorsero dissidi che avrebbero condotto alla disgregazione politica .
Infatti, nel 1628 i
quartieri di S. Antonio, S. Filippo, Bonaccorsi, S.Lucia e Patanè ottennero, previa richiesta e promessa di mille onze al Viceré di Sicilia, la
erezione a città autonoma con la istituzione dell' Urbs Acis Superioris (o Aci
S.Antonio e Filippo).La nascita della nuova Città, aveva mosso a grande entusiasmo
gli abitanti dei quartieri, che, come il Nicotra riferisce nel suo
"Dizionario illustrato dei Comuni di Sicilia"(Palermo, 1907), si recarono
in pellegrinaggio alla Madonna di Valverde, che elessero loro Patrona. A tutto ciò,però, la città
di Aci Aquilia (oggi Acireale) non restò inerte, anzi ottenne dal Viceré di
Sicilia l’annullamento del provvedimento, impegnandosi però a rispettare alcuni principi e cioè che i giurati fossero eletti metà da Aci
Aquilia e l' altra metà dai quartieri,che il Sindaco provenisse un anno da una
parte e un anno dall' altra, che le chiese dei quartieri fossero arricchite come
quelle di Aci Aquilia e infine che si provvedesse alla fondazione di conventi a
S.Antonio e Catena.Tutto questo, però, non fu mai realizzato e tra Aci Aquilia e i quartieri
dell’ Aci Superiore sorsero nuove rivalità a tal punto che nel dicembre del
1639 il Luogotenente di Sicilia , il Cardinale ed Arcivescovo di Palermo
Giannetto Doria,in assenza del Vicerè, ricostitui’ la Città di Aci SS. Antonio e Filippo, stavolta
in maniera definitiva, conferendogli il titolo di "Amplissima et
liberalissima" e i medesimi privilegi Aquilia, primo fra tutti parte
della Fiera Franca di Santa Venera, che Mons. Bella nelle "Memorie storiche
del Comune di Aci Catena"(1892), definì il "piu' glorioso
privilegio di Aci" per la sua grande importanza e che era stata concessa ad
Aci dal re Alfonso nel 1422. Il
provvedimento che istituiva la Città di Aci S.Antonio e Filippo fu attuato nel luglio del
1640.Componevano la nuova Città:Bonaccorsi, Catena, S.Antonio, S.Filippo,S.Lucia,
S.Giacomo,Consolazione, Ficarazzi, Trezza, Castello d'Aci, Valverde, Maugeri,
Pisano e Bongiardo.Tuttavia la nuova Città, non avendo pagato la somma per
ottenere l' autonomia da Aquilia,nel 1645 fu alienata e acquistata da Beninati che
la comprava per conto del genovese Nicolò Diana di Cefalà.Contrasti fra le popolazioni delle diverse
frazioni provocarono nuove disgregazioni.Fu
così che nel 1647 Aci Castello si separò e nel 1652 anche Aci Bonaccorsi, che
veniva acquistata da Giorgio Esquerra De Roxas. Essendo la moglie di quest' ultimo vedova di
N.Diana, Aci Bonaccorsi diveniva nuovamente possesso dei Diana, che l' ebbero
fino al 1672, quando subentrarono i Principi Riggio di Campofiorito.Dei Principi Riggio, che le fonti descrivono come saggi
governatori, non restano tracce ad Aci Bonaccorsi come accade invece per Aci
Catena o per Aci S.Antonio dove, malgrado ormai in stato di abbandono, restano
ruderi degli omonimi palazzi principeschi.
Per
ultimo occorre dire che nel 1826,anno della separazione di Aci S.Antonio da Aci
S.Filippo-Catena, la contrada "Liuna"(zona compresa tra Aci
Bonaccorsi, Viagrande e Aci S.Antonio) che fino ad allora era parte del Comune
di Aci Bonaccorsi, veniva ceduta ad Aci S.Antonio.
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Foto di via Etna negli anni 50 |
Lo stemma municipale di Aci
Bonaccorsi sottolinea la matrice "acese" di questo Comune.Esso
raffigura i tre faraglioni con il Castello di Aci ed è lo stesso
delle altre città dell' “Aci”, fatta eccezione per Aci S.Antonio che da diversi
anni lo ha sostituito con autorizzazione del Consiglio dei Ministri.
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