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Conoscere fare disfare rifare

 

La conoscenza ha due forme: è o conoscenza intuitiva o conoscenza logica; conoscenza per la fantasia o conoscenza per l'intelletto; conoscenza dell'individuale o conoscenza dell'universale; delle cose singole ovvero delle loro relazioni; è, insomma, o produttrice d'immagini o produttrice di concetti.

Veniamo di qui a sapere di un metafisico il quale, non meno che molti altri, introduce il suo sistema adottando il principio di contraddizione. Di esso munito, innanzitutto può stabilire che un ente la conoscenza» ha forme» escludendo che non abbia forme». Quindi presenta le forme» e insieme a quelle la loro disgiunzione in intuitiva» oppure logica». Terze forme, ovvero terzi essere questo oppure quest'altro, sono escluse. Se la conoscenza è intuitiva, allora non è logica, se è logica non è intuitiva. Una seconda opposizione è dichiarata fra opposti ontologici piuttosto che cognitivi, ossia fra l'individuale, che è una cosa singola, e l'universale, che è la relazione fra cose singole (ma gli opposti non sono nello stesso genere).

La conoscenza di» include la conoscenza per», che presenta cose singole, intuizioni, relazioni, concetti. alla forma intuitiva fantasia, oppure alla forma logica intelletto.

Conoscenza, intuizione, concetto, immagine fantasia, intelletto, universale, individuale», tutti questi termini compaiono come già depositati e accettabili senza riserve. È un espediente per guadagnare subito consenso, cui si potrebbero opporre in quantità richieste di chiarimento e di analisi; ma è bene non lasciarsi distrarre da altrimenti interessanti ricerche, e tenere piuttosto sott'occhio l'asserto: È, insomma, o produttrice d'immagini o produttrice di concetti».

Sotto il vello dell`equivocità persuasiva indotta da insomma», che sembra un nesso conclusivo, ma è qui un'interiezione, passa la tesi che conoscere sia identico a produrre. Alla contraddizione si presupponeva l'identità.

Potremmo subito argomentare che, se la conoscenza produce concetti, ha prodotto anche i concetti (e anche le immagini) inclusi nell'enunciato, e pertanto ha prodotto e produce anche il concetto (o l'immagine) della conoscenza che produce concetti. Ripetendo l'argomentazione per quanto è stato appena concluso, e ripetendola ancora, si avvia manifestamente un progresso all'infinito. Ma sono ragionari ineffi caci davanti a una fede che si ha nell'infinito progresso di Spirito. Anzi la rafforzano.

La credenza che conoscere sia un produrre, anzi il produrre, egli l'ha ricavata da fonti sulle quali si sa molto e sulle quali non torno, se non per rammentare Baumgarten, dal quale Croce sugge, ma che apertamente disprezza. Preferisce addurre l'esperienza della poesia, dalla quale egli ha appreso l'evidenza di un conoscere identico al fare. Ciò, data l'importanza prima e essenziale della poesia, prova in universale (nel concetto, dunque) che conoscere e fare sono lo stesso.

Si unisce un'argomentazione disgiuntiva. Non avendo in mente che azioni (produzione) o passioni (ricezione), si ricava che della conoscenza si possa dire che sia produttiva, oppure ricettiva. La tesi che sia ricettiva è antiquata», dunque da rifiutarsi. Se la conoscenza non riceve, ne segue che produce.

La conoscenza produttrice di cose singole intuizioni immagini è quella interessante in sede estetica. Essa fa le opere d'arte. Dunque le opere d'arte sono cose singole, e di conseguenza indivisibili. Chiunque sostenga un'immaginazione meramente scompositiva e compositiva per via d'associazione, unicamente adatta a combinazioni estrinseche» sia informato che essa sarebbe nient'altro che una parassita» della fantasia produttrice, dalla quale si rifornisce di cascami.

Non appena dunque le cose sono divise in molte cose, e pertanto implicano relazioni, e quindi concetti, o anche parassitismo, non compaiono piú intuizioni e neppure opere d'arte. (annoto: per Baumgarten, appunto, la conoscenza analitica è propriamente l'opposto della conoscenza estetica). Basta, d'altra parte, intuire una singola cosa come sta, senza concetti, ed ecco un'opera d'arte, mentre, simmetricamente, le cose singole cosí come stanno sono offerte soltanto dalle opere d'arte.

Riusciamo, adesso, a precisare che cosa significhi immagine»: è una cosa singola (opera d'arte).

Immagine, intuizione (anche con l'epiteto lirica») espressione, non sono che nomi diversi per la stessa cosa (si intende, cosa singola). Espressione» tuttavia designa meglio la coincidenza della cosa singola con ciò che è espresso». Essere espresso» significa: trovarsi in posizione, prodotta, di oggetto per» la fantasia. Se manca l'oggettivazione, manca l'espressione, e identicamente manca l'intuizione: Ciò che non si oggettiva in una espressione non è intuizione».

L'inventario è terminato: Oltre queste due forme, lo spirito conoscitivo non ne ha altre. Intuizione e concetto lo esauriscono completamente. Nel passare dall'una all'altro e nel ripassare dal secondo alla prima, s'aggira tutta la vita teoretica dell'uomo.» La locuzione si aggira» insinua la circolarità di Spirito, o anche questa si è insinuata in quella.

Uomo» significa dunque un ente tale che la sua vita teoretica», si aggiri, o circoli, fra intuizioni e concetti. Sappiamo per esperienza che ognuno di noi è... un po'pittore, scultore, musicista, poeta, prosatore». Per cui, possiamo ricavare che ognuno di noi» partecipa di uomo», nel senso che produce, per una parte della sua vita teoretica e della sua vita in genere, intuizioni opere d'arte, ma soltanto un po', e dunque si aggira anche fra i concetti. Quindi, per la mediazione di uomo» partecipa anche di Spirito (conoscitivo).

Croce, dedicandosi a uomo ognuno di noi» come partecipe di Spirito (conoscitivo) si trasferisce, si aggira», nella psicologia, anche popolare. In quell'ambito, è uso dire di chi, non lasciandosi coinvolgere da passioni o impressioni, se le mette davanti a sé come non piú proprie, che le oggettiva, e quando le ha oggettivate non ne è piú servo e se ne sta in pace. Tale è appunto la funzione liberatrice e purificatrice dell'arte espressione perfetta», che scacci le passioni», oggettivi il tumulto sentimentale in un'immagine lirica».

Non riusciva a immaginare che le immagini intuizioni cose singole fossero prodotte e basta, ciò che avrebbe dovuto rientrare nelle virtú del suo Spirito. Come a quasi tutti, gli sembrava indispensabile, per la generazione di ciò che esiste una materia, sia in quanto comune serbatoio di possibili, o anzi la possibilità stessa, sia, e inclusivamente, in quanto sia determinata come questa materia adatta all'esistenza di questo esistente cosí come esiste.

Ma esistono opere d'arte intuizioni immagini espressioni? Sí, lo prova un rilievo che si crede inconfutabile: se ne ha l'intuizione. La fantasia produce un'opera d'arte (ricordare che dire intuizione è come dire opera d'arte) consistente nell'intuizione che le intuizioni esistono.

Se esistono, si deve escludere che l'intuizione, ad esempio poetica, la poesia», sorga» a spese di un niente». Una materia va, allo scopo, trovata.

Non la dobbiamo cercare nella materia», attribuita ai fatti fisici». Essa è nient'altro che una costruzione del nostro intelletto»; ma dalle costruzioni intellettuali non si ricavano opere d'arte, come si vede oltre che in sede teorica generale considerando che adottare nella fattura artistica procedimenti fisici» (numerici, ad esempio), fa soltanto perdere tempo, è distrazione, a niente ci vale». Ed è anche possibile, ora, precisare meglio che cosa fossero i concetti» prodotti dalla conoscenza: fatti fisici.

Si tratterà dunque, per la materia, di un momento negativo», né concetto, né (per adesso) im magine. Non però un vuoto inimmaginabile. Lo immaginiamo, infatti.

Questo niente che non è niente» si trova, psicologicamente, nel misto di impressioni, sensazioni impulsi, emozioni. gioia e affanno, piacere e dolore, forza e abbandono, serietà e levità, e via dicendo», da collocarsi sotto il nome collettivo sentimento». È una materia psichica». Sentimento» e materia psichica» sono lo stesso.

Va da sé che la materia psichica sentimento non è prodotta, perché sono prodotti soltanto immagini e concetti. Se non è prodotta sta dove sta, ancora al di qua dello spirito effettivamente inesistente». "Esistente" significa dunque: "prodotto dalla conoscenza", o altrimenti, in sede estetica: espresso». Ciò che non è espresso non è oggettivato, e dunque non è un oggetto; pertanto non esiste, almeno come diciamo che esistono gli oggetti.

Come si apprende solitamente dalla tradizione sulla materia, e come è provato a Croce dall'esperienza interiore che egli ha della sua materia psichica, le si adattano gli epiteti: Mutevole onda o flusso». niente di determinato... il caos». Quando uomo», passando all'azione produttrice, non giace piú passivo sotto l'onda e il flusso, egli oggettiva quel tumulto. Chi oggettiva contempla, pertanto contempla il sentimento». L'atto di contemplare (oggettivare) e quello di fare esistere (produrre) sono lo stesso.

Dell'oggettivando e dell'oggettivante il secondo è superiore», in quanto formando», il flusso inoggettivato (inespresso) che trapassava nello stato (strato) basso del divenire (tumulto, flusso) ne prende possesso». Il prendere possesso sembra contrario al distacco richiesto per l'oggettivazione; se Croce se ne avvale ciò nonostante, significa che per lui il possesso conta molto.

L'intuizione possessiva, nella sua potenza, sta benissimo senza concetto, rispetto al quale anzi è un necessario primo grado». Vi è poesia senza prosa, ma non prosa senza poesia. l'espressione è la prima affermazione dell'attività umana. l'intuizione è conoscenza, libera da concetti e piú semplice che non sia la cosiddetta percezione del reale l'arte è intuizione affatto scevra di concetto e di giudizio, la forma aurorale del conoscere, senza la quale non è dato intendere le forme ulteriori e più complesse.»

Senza la quale ecc.» e aurorale» sono sinonimi. Con la seconda locuzione è di nuovo presente Baumgarten.

In quanto secondo grado, e dipendente dalla forma aurorale espressione, il concetto ne è meno libero. Se l'intuizione manca del meno libero, è piú libera. L'intuizione oltre a liberare l'uomo» dal sentimento (materia psichica) perché l'oggettiva, lo libera dai concetti (materia fisica), perché quando uno ne manca completamente. La scienza estetica», dato che è libera da qualsiasi soggezione intellettualistica», è essa stessa un'occorrenza di forma aurorale del conoscere. Contemplando sé stessa allo stato di forma aurorale, essa vede comparire il »fondo psichico». Questo termine corrisponde a fundus animae» di Baumgarten, sebbene nel termine fondo» sia incluso il significato di "ambito di proprietà" del quale si prende possesso. Ha anche il significato di sfondo o fondale. Equivoco.

Nel fondo (sullo sfondo) psichico l'intuizione sta ritagliata, risaltante». Se esso non si sfarina sotto lo sbalzo e il ritaglio, non è tanto vaporoso, tanto inconsistente, da non prestarsi all'intuizione che foggia, plasma, forma». Nonostante questi verbi implichino un'azione nel tempo, e nonostante l'identità fra conoscere e produrre, qui l'intuizione ha piuttosto della folgorazione intemporale. Una scintilla poetica» scatta», e rileva figure» perché irradia luce» nel buio».

Vediamo che all'atto espressivo stanno a confronto dei contrari. Fra loro deflagra una lotta, portando attenzione alla quale si riesce a intravvedere» che il fondo psichico non ancora davanti allo spirito oggettivato e formato» fa forza per imporsi come un di fuori che ci assalta e ci trasporta».» Non si può mantenere per la materia psichica la locuzione effettivamente inesistente», perché la materia psichica ha effetti.

Fra questi, uno è che dal buio momento negativo spira, sentimento terrificante, l'incubo di una natura esterna». Ma essa non può essere perché esistono effettivamente» soltanto la conoscenza e i suoi prodotti: cosí canta la saga estetica, invitando ognuno di noi» a liberare lo Spirito spiritualizzare l'oggetto del soggetto... interiorizzare la lotta attuando l'assoluta immanenza». Sí, non era che un incubo», che dalla parte della materia psichica corrisponde alle costruzioni dell'intelletto», l'uno e le altre ingannevoli. Perché Spirito dovrebbe dedicarsi a incubi e costruzioni?

Quanto alla materia psichica, modo, pur se è non spaventosa come la natura esterna, essa finché è materia spiace, è peso, ostacolo», è riluttante» è il contrario di un atto nostro», si agita in noi» , per travolgere Spirito.

Questi risponde afferrandola e formandola. Se la formazione» riesce, vittoria»! (equivale a presa di possesso»). La materia è stata trionfata» tutto torna nella serenità», l'ordine regna nella Varsavia del caos» prossimo al niente»: psiche» squassata da passioni», cozzare delle parti contro le parti».

Buon risultato, perché, dalla mera materia emozionalità non elaborata esteticamente», sporgeva il muso l'animalità, ciò che nell'uomo è di brutale e d'impulsivo la brama». A seguito della presa di possesso, l'oscura regione viene anche espropriata: Sentimenti e impressioni passano... dall'oscura regione della psiche alla chiarezza dello Spirito contemplatore». Quest'ultimo, altrimenti detto Spirito espressivo, è la stessa conoscenza nella sua forma intuitiva.

Dato che assoluta è l'immanenza, nelle espressioni è Spirito espressivo. Chi le contempla, lo contempla, come attraverso spiragli» aperti nel massiccio dei fatti fisici». Dato che ognuno di noi» è in parte uomo artista», e quindi partecipe dello Spirito espressivo, ognuno di noi» contemplando le espressioni, è Spirito espressivo che si contempla, e quindi contempla ogni altro ognuno di noi». Questa è la vera comunicazione, questo è il vero linguaggio, e fonte di ogni lingua. Der aesthetiche Zustand ist die Quelle der Sprachen: Nietzsche.

Gli oltraggi sparsi sulla materia sentimento non tolgono che durante la contesa Spirito l'abbia abbracciata per farla sua», come avrebbe voluto fare Werther con Carlotta (ihr um den Hals zu fallen. Lettera del 30 ottobre), ma a Spirito riesce,e alla fine Spirito possiede Materia sentimento e non la stermina. Né del resto poteva annullarla, perché il nulla non entra negli assiomi preparatori del sistema.

Spirito non può fare dunque a meno di Sentimento, sia quale materia del fondo psichico, sia all'atto dell'espressione, se deve oggettivare qualcosa; mentre il sentimento non può esistere se non è contemplato. Come esista lo riferisce l'estetica, che ha guardato per gli spiragli» delle opere d'arte, e racconta di aver visto il sentimento mentre &nbspanima» il complesso di immagini»; e lo ha contemplato nel suo diffondersi per larghi giri» (ancora il circolo dello Spirito) in tutto il dominio» (ancora il dominio!) dell'anima, che è il dominio del mondo» con infinite risonanze», senza che mai si restringa ed esaurisca in sé stesso». L'estetica ha visto il puro palpito della vita nella sua idealità».

La materia psichica è incontemplata, il sentimento puro palpito è contemplato. Come ha fatto Spirito (e con quello, l'estetica) ad accorgersi della materia psichica se non la contemplava? Essa stessa ha cominciato a oggettivarsi, sembra, da sé, fastidiosamente tentando di travolgerlo e provocandolo. Ammettendo che il sentimento inespresso sia una specie di Inconscio, una specie di Inconscio ha preso l'iniziativa per farsi , con riluttanza, contemplare e possedere.

Allo stato di brama aggressiva o di materia trionfata o di palpito ideale, il sentimento è tanto costitutivo per Spirito quanto la fantasia e l'intelletto. Vita teoretica è quella della conoscenza animata dal sentimento, meglio se esso lavora ordinatamente allo stato di trionfato e posseduto. Ma, anche se si trova allo stato di brama, vale qualcosa, perché provoca Spirito al fine conclusivo di farsi possedere.

Si tratta ora di sapere da dove venga la materia psichica. Escluderemo che essa sia parallela allo Spirito, perché questo è l'Uno-Tutto, sola reale... sintesi delle sintesi, Spirito che è il vero Assoluto, l'actus purus».

Lo Spirito per produrre (esprimere) o utilizza il reale che è esso stesso; ma allora lo ha già prodotto; oppure un possibile che però sia interno a quell'Uno-Tutto. Quel possibile è un buio, perché inespresso. Ma se il buio è un momento negativo, come tale si origina da un positivo; e se quel sentimento informe non avesse dietro di sé quel positivo, la poesia non sorgerebbe». Come positivo, non si dà altro che lo stesso Spirito, sia perché è il solo positivo, sia perché, se la materia psichica sentimento riesce a palpitare puramente, se nonostante la sua riluttanza e la sua aggressività, si è lasciata possedere, oggettivare e formare, e quindi se non era in origine tanto spregevole, non poteva che prendere origine dallo Spirito.

Questo dunque consegna una parte di sé (non ha altro che sé a cui attingere) all'oscura regione. In tal modo Spirito si è preparato da sé un nemico, del resto compiacente, per esercitarsi a vincere. Vincendo, cresce. Collezionando crescite risulta sempre diverso. Siamo in presenza dell'accrescimento perpetuo dello Spirito e della realtà in sé medesima, dove niente si ripete salvo la forma dell'accrescimento».

Se l'accrescimento è perpetuo, il suo progresso va all'infinito; tuttavia nel rispetto dell'assoluta immanenza, per cui il termine estremo della serie si ricongiunge col termine primo, e il circolo si chiude, e il percorso ricomincia L'idea del circolo non è poi altro che la vera idea filosofica di progresso». Ciò posto, il progresso non si può mai trovare in cospetto di fatti definitivi che ne diminuiscano l'infinita libertà, neppure se sono di sua produzione. Deve quindi sfare perpetuamente le sue espressioni, riproducendo a proprie spese la materia psichica. Il circolo è obbligatorio. Il possibile non sarà mai svuotato né l'esistente sarà mai completato. Del resto non si svuota né si completa ciò che è infinito

Lo Spirito non può dunque scegliere di esprimere se esprime, e non meno coattivamente le sue impressioni debbono» ridiscendere. Tutto ciò è ferreo, è necessario, come si riscontra considerando in un artista, o uomo-artista» (Ugo Foscolo, ad esempio) la vita dello Spirito», e là verificando che noi non possiamo volere o non volere la nostra visione estetica». Se insorge lo stato espressivo», non gli si resiste.

Per essere libero pur nella necessità Spirito deve volere ciò che deve. Ma dunque lo slancio di volontà», l'aspirazione» non sono soltanto propri dell'oscura regione, e nella forma dell'accrescimento» ricompaiono come illimitata brama spirituale di continuamente fare disfare rifare.