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Dans le doute du jeu suprême

(Mallarmé)


Un guerriero di alta statura, armato in ferro e bronzo, si impone, se non a David la cui mente è fredda, ai piú: perché è immane. Il grosso, lo spumeggiante, anche soltanto l'arrogante, mettono soggezione, a parte tanti spiegabili motivi, forse, certe volte, proprio in quanto stanno su. Quando si adocchia una potenza, le vien detto volentieri sí, e qualsiasi autorità va bene, purché sia autorevole. L'opinione, se è di una massa, vince. Chi domina, sia pur non molto, prova nausea per i piagati, e bastona i lebbrosi. Si gettano sassi a Quasimodo esposto sulla ruota. Oppure, quando Odisseo prende il ragionevole Tersite a colpi di scettro, lo fa piangere, gli produce una brutta ecchimosi sulla schiena, gli eroi achivi considerano soddisfatti quel sopruso, e ridono del poveretto. Cosí va il mondo.

La soggezione non esclude emulazione e invidia: qualcuno riesce a mettere fuori una grinta, e torreggia, altri non ce la fanno, e allora se ne stanno acquattati e cercano di mordere la caviglia di quelli che a loro sembrano i grandi. L'acido solforico domina l'acido cloridrico, in sé piú forte ma indebolito dalla sua volatilità, e lo costringe a allontanarsi in gran fretta dal cloruro di sodio. La fisica antica riteneva che il mutamento materiale si mantenga, e si mantenga in ordine e non manchi di senso, perché qualche elemento naturalmente domina e qualche altro naturalmente rispetta il dominio, ma che a volte un un elemento naturalmente meno imperioso possa sottomettersi, adunandosi in gran quantità e facendosi forte del numero, con violenza un elemento dominatore per natura. Gli antichi dicevano antiperistasi questa sopraffazione perpetrata dal piú debole.

Vien fatto di riconoscere, in ciò che emerge, anche soltanto per esistere, un atto impositivo al fine di aprirsi un posto e sporgere fra le cose che già esistono, le quali si scostano piú o meno docilmente. Lo stesso chiaroscuro dell'apparire, con le sue confusioni e la sua logica, il suo ondeggiamento e la sua stabilità, le sue entrate e uscite, i chiaroscuri, sembra imporsi con pressione cui non si potrebbe resistere, se non fosse per le anime come per i pesci abissali, la cui pressione interna è uguale all'esterna. A volte non si resiste. L'essere domina infinitamente piú del non essere. L'essere, che è l'orizzonte del tempo, fa forza sul tempo e ne aumenta infinitamente la pressione.

Esistono tipi umani che, per incanalare la propria esistenza, propendono a un solo principio, o ideale, o fantasma; possono risultare straordinariamente benefici, o dannosi, o anche noiosi. Neppure in metafisica mancano scelte cosí, siano esse per l'Acqua o per gli Atomi o per lo Spirito o per la Dominazione, come è il caso di Nietzsche

Scelto» qui significa tanto voluto» quanto subíto volentieri». Il suo stato d'animo all'atto della scelta gli si è palesato un'occorrenza della Dominazione che domina. Assegno questo nome dall'esterno, mentre dall'interno del sistema di Nietzsche non si assegnerebbe, propriamente, un nome a un tutto che sia tutto e sia quindi anche il proprio nome. Tuttavia esso impone a sé, per detto di Nietzsche, e per consuetudine rimasta, termini nel genere di Potenza Volontà di Potenza», i quali richiamano esperienze interiori e intersoggettive di conato a imporre e di imposizione in atto, e consentono pertanto di nominare l'Innominabile come qualcosa di meno innominabile. Certamente Potenza non si qualifica con nozioni spiritualistiche o metafisiche o ragionevoli o razionali, che Nietzsche detesta e considera oltraggio, finzione, veleno di tarantole. Nietzsche le applica analogie dell'esperienza come Vita, Corpo, Terra, Capriccio, Caso. Sarebbe meglio servirsi di un punto nero cosí:

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o qualcosa del genere. Ma sto alla consuetudine.

Il suo fato è che domini o pretenda di dominare, senza differenza fra la pretesa e l'effetto. Come l'essere non può non essere, Potenza non può non imporsi Potenza. Le si adatta una specie di argomento onto logico: sarebbe contro la sua sovrabbondanza di forza, se non si imponesse come la forza che è. Ma non ha da dominare che sé stes sa. È dominante dominata, tanto quanto è dominata dominante. È trionfo e umiliazione, affermazione di sé e risentimento contro di sé. Potenza è infinito, dunque non lascia posto a un altro Potenza Tuttavia è piú infinito e piú di un solo Potenza, perché cosí impone, si impone.

In qualità di dominato Potenza si abbassa e si appiatta. La condizione umana è il suo Basso. Nel Basso Potenza congiura contro sé stesso, quindi anche contro il suo maometto Nietzsche. Nel Basso è gli armenti umani, i quali terrificati da ogni sentore di Potenza dominante, e forti del numero (un'antiperistasi!) dicono che le sue tracce malvagità, rapacità, sete di potere, crudeltà sono il Male, e le gettano contro amore, uguaglianza fra gli uomini, compassione, i filosofemi spiritualisti, l'ideale ascetico, tutto un sistema di pretesti e sotterfugi, dei quali, Nietzsche ne è convinto, l'intera storia istituzionale, concettuale e civile è la parata. In nome dell'amore per il prossimo, a protezione del debole, si praticano dunque orrende punizioni contro criminali e tiranni, le quali tuttavia sono un esercizio di dominazione, sicché Potenza tortuosamente rialza il capo. Il dolore sofferto in tali occasioni piace a tutti, piace ai tormentati, perché fa sentire che Potenza è potente.

Potenza, deviato in quanto volontà dei congiurati contro la Dominazione, morde Potenza che è l'essere superiore all'essere e al non essere. È quindi volontà di nulla. Il nulla non contribuisce con alcun medium al passaggio di ciò che è per apparire; del resto qualsiasi apparizione, se si provasse a attraversare il nulla, diventerebbe nulla. Dunque il nulla occulta, e insieme a tutto il resto occulta anche la verità del vero.

Il vero in questione, per quanto concerne Potenza, non ha però a che fare con qualche dimostrazione, piuttosto è uno stare in alto essendo all'altezza di stare in alto, distante e forte, pronto a irrompere, anzi già in atto di irrompere dissolvendo il mondo. Attualmente langue invece, nel contrario del suo vero, allo stato di un Sopra interrato. Da questo Sotto coatto fa forza, tentando di riacquisire il suo luogo naturale, su per il canale delle brame, degli istinti, del corpo, su per il dolore che piace. I nominati veri della logica e della metafisica, insieme alla coscienza in cui si effondono, se valgono e se sono qualcosa, tali sono, e valgono, unicamente quali sintomi, solitamente fraintesi, del Vero sepolto.

Non verrà mai dunque un tempo di Potenza liberato? Verrà. Anzi è imminente, anzi è il momento buono, adesso che Dio manca. O precisamente, Potenza in quanto si sia lasciato equivocamente confondere col Dio della teologia e del cristianesimo, si è ammalato di compassione, si è abbandonato all'amore, è decaduto, è morto. Dio (quel Dio) è morto. Poiché esso era il garante eletto dalla metafisica, all'atto della sua morte l'intero orizzonte metafisico si svuota come risucchiato da una spugna, e si apre libero l'orizzonte del corpo. In questo ormai si palesa che un ultimo e depotenziato esito della vita organica è la coscienza; che interiorizzazione di istinti repressi è l'anima, che Io penso» è nulla e nonsenso, che la realtà compete a Esso compare, conquista, abita», all'impersonale insostanziale dissolvente Sé corporeo: tutte analogie per l'Innominabile detto Potenza.

Avendo scelto Potenza come ciò che è tutto, Nietzsche ha assunto di (è stato assunto per) essere egli stesso Sé Potenza. Je est un autre: Rimbaud. L' ingresso enorme di Potenza ha polverizzato ogni sua resistenza mentale, tranne qualche avanzo di ragione narrante e di parola annunciante, quanto basta affinché da missionario ne predichi la teodicea e l'Annuncio. Gesto testimoniale di annuncio: abbandonarsi tacendo ogni annuncio alla totale imposizione distruttiva.

Il suo Annuncio ha gridato che Potenza sta risalendo lungo uno stelo di fiore. Il fiore è il mondo dell'arte, la cui corolla sarà pur splendida di seduzione e letale di veleno, ma la cui radice comunica nel profondo del profondo con l'Alto sepolto.

La Terra si sta sollevando, torna nell'Alto da cui era esiliata, prende forma di nube, ne sta per scoccare la folgore Superuomo. È finita per sempre con quell'arte che, come la Divina Commedia e la pittura di Raffaello e Michelangelo, le cattedrali gotiche, presuppose un significato metafisico degli oggetti suoi. Del fatto che sia esistita una tal fede di artisti, resterà soltanto la commovente leggenda.

Il tipo poetante è una spelonca di brame. Molto bene: sfreniamo le brame. Liberiamo l'arte da messaggi e compiti metafisici, morali, religiosi, sociali, ingannevoli vanterie d'eterno, da sereni equilibri o pittoreschi impasti o altri meriti stilistici, affinché scaturisca, quale sua perfezione arcaica e nuova, uno straordinario allargamento del senso di potenza, un ricco spumeggiare oltre tutti gli argini.

Quest'arte, perseguendo bruttezza, crudeltà, piacere di infliggere e subire il male, trasformi le cose perché esse rispecchino forza, non vano bello. Gli artisti hanno sempre finto di lottare per la dignità umana, ma non sapevano rinunciare al fantastico, all'incerto, alla superstizione del genio creativo. Non seppero o non vollero sfrenare la propria abilità di menzogna contro l'ideale ascetico. Valletti adulatori e cortigiani delle loro morali e religioni, bisognosi di autorità costituita, incapaci di isolarsi dall'armento, disposti alla calunnia, pronti a imporre alla loro arte il berretto buffonesco, raddensati nelle cloache delle grandi città moderne, mescolavano un sentore putrido al profumo di fiori. Esagerarono teatralmente i loro, non molto gravi né ingenti, fremiti di passione, e ancora oggi senza pudore li esibiscono e sfruttano per impressionare gli allocchi sentimentali. Ma sarà propria degli artisti autentici, quei dominatori, l'affermazione suprema, nata dalla pienezza, dalla sovrabbondanza, dal dire sí senza riserve all' orribile distruttiva affermazione suprema di Potenza: I said yes I will Yes: Joyce. Resteranno indietro gli artisti antiartistici denutriti e flebili che mai non riusciranno a gustare il male, e si abbandoneranno a piagnucolare sulla corruzione umana, si estasieranno a visioni beatificanti, cercheranno catarsi.

Irromperà l'esistenza animale (Rimbaud: Le poëte est chargé des animaux), si sfrenerà un'ebbrezza, dovuta alla primavera, al sesso, alla volontà turgida e sovraccarica, all'influsso di narcotici, o che altro, anche a pozioni d'acqua, la dissolvente. Zarathustra beve soltanto acqua. Rimbaud: Ma carcasse ivre d'eau.

Irresponsabili, rabbiosi, ipocriti, infettati da uno spirito religioso pervertito al punto di pretendersi sovrumano, col loro infantilismo attardato gli artisti contagiano l'umanità. Ma ancor meglio, proprio la loro qualità infantile si svilupperà vantaggiosamente, quando il loro fare sarà come quello di un pargolo che compone e distrugge mucchietti di sabbia. Saranno l'infante, e la sabbia.

Ne scaturirà un'esperienza di smisurato dolore e che quindi smisuratamente piacerà. Il sogno (Rimbaud: je m'habituai à l'hallucination simple) che è pure un tratto dell'ebrietà, a confronto non resiste, coi suoi avanzi di fissità visionaria e personale coscienza. Portiamoci oltre il sogno. Liquidiamo sia il mondo vero che il mondo apparente. Del residuo mondo mondo null'altro resta da comprendere e sapere se non che esso è le nostre stesse brame e, per la loro mediazione, Potenza volontà di potenza e basta.

Esso non tollera alcuna norma, non prende alcuna direzione. Non è possibile che qualche possibile sia meno possibile per il sovrabbondante Potenza. I possibili di Potenza, se è, come è, infinitamente sovrabbondante, sono infiniti in numero e allo stato del puro disordine. Caso» qui è una parola adatta al caso.

Il caso non ammette ragione. Ciò che è casuale è irrazionale, ciò che è irrazionale è reale. Ciò che è razionale è irreale. L'uomo stesso rientra fra le mosse, sia pure interessanti, dell'inesauribile gioco. La ragione di Nietzsche è casuale.

Ogni istante è tanto possibile quanto ogni altro istante. L'identità di questo istante a questo istante, la quale si prova da sé, prova che le giocate di Potenza stanno ripassando per le stesse configurazioni di estratti. Darwin credeva che in tempi sufficientemente lunghi la materia vivente evolva indefinitamente. No, i tempi sono abbastanza lunghi perché ogni evoluzione sia neutralizzata: Tutte le cose già successe hanno quanto tempo possano desiderare (l'eternità!) per riaccadere ancora, e non possono non riaccadere se Potenza è infinito, o anche molti infinito. Potenza rientra in sé stesso come un Ouroboros alchemico (Nietzsche apprezza i serpenti).

Il mondo e la vita appaiono giustificati soltanto come fenomeno estetico». Non è il detto di un estetismo fiso a squisitezze di armonia universale. Fenomeno estetico è che Potenza si fa orribilmente visibile.

Nietzsche applica un'analogia dalla termodinamica statistica: Danza danza Potenza come una popolazione di molecole tutte identiche nel suo stesso spazio di potenza, e la pressione di questo gas è l'effetto del suo disordine. Ripassa ripassa Potenza infinitamente per l'umiliazione e l'esaltazione, la congiura e lo strazio, la liberazione estetica e la repressione teologica (ma tutto le è indifferente). Ripassa per questo istante di rivelazione estetica, infinitamente ripetuto, in cui appare il suo gioco supremo appare, perché assolutamente non necessario, invincibilmente necessario.