Pubblichiamo in anteprima questo articolo che apparirà sul prossimo Bollettino dell’Associazione Culturale Aieta.

 

Chiediamo a coloro che abbiano notizie della vita e dell’attività di Alfonso Lomonaco di comunicarcele, saremo lieti di pubblicarle.

 

RISCOPRIAMO ALFONSO LOMONACO, MEDICO E SCRITTORE

 

di Raffaele Mandarano e

Floris Lomonaco

 

Entrando nel cimitero di Aieta non si può fare a meno di notare un cippo di travertino sormontato da un busto marmoreo e se, spinti dalla curiosità, si riesce a decifrare l’iscrizione sulla base del monumento difficilmente se ne comprende il significato.

Chi sia il personaggio raffigurato nel marmo nessun cittadino di Aieta lo sa, anche se sul bordo inferiore del busto si può leggerne il nome: DOTT. A.so LOMONACO.

E’ per questo motivo che abbiamo voluto condurre un’accurata ricerca per conoscere chi era il dott. Alfonso Lomonaco e per scoprire i motivi che indussero i nostri predecessori ad erigergli un monumento.

Per iniziare è bastato inserire il suo nominativo nel computer e, dopo qualche minuto, abbiamo avuto sotto gli occhi alcuni titoli dei libri da lui scritti e pubblicati e a cui fa riferimento l’enigmatica iscrizione sulla base del monumento(1). Dalla successiva lettura di questi libri sono poi scaturiti vari filoni d’indagine.

Alfonso Lomonaco, ultimo di sei figli, nacque ad Aieta il 6 giugno 1860. Il padre Michele, come si legge sulla sua tomba, era un “medico che i poveri rimpiangono” ed era proprietario del Palazzo(2).

Alla famiglia non mancavano certamente i mezzi per provvedere all’istruzione dei figli, ma, per chi voleva allora accedere agli studi post elementari e conseguire un titolo accademico non vi era altra possibilità che recarsi a Napoli, via mare, (3) e soggiornarvi per lunghi periodi. E’ da presumere quindi che Alfonso Lomonaco abbia seguito gli studi superiori in quella città laureandosi infine in medicina.

Dopo aver frequentato per un breve periodo gli ambienti medici della città partenopea e aver consolidato e ampliato le conoscenze acquisite nel corso degli studi universitari, cominciò ad avvertire il fascino dei viaggi transoceanici e, l’ansia di conoscere luoghi e popoli di altri continenti

lo spinse ad imbarcarsi come medico di bordo su un piroscafo diretto in Brasile. Vi giunse nell’ottobre del 1885 dopo 22 giorni di viaggio, vi rimase per poche settimane ma ebbe modo di visitare le principali città, di assistere ad alcune sedute del parlamento, di essere ricevuto due volte dall’imperatore Don Pedro II.

Frutto di questa sua prima esperienza extraeuropea fu la pubblicazione, nel 1889, di un corposo volume: Al BrasileMilano: L. Vallardi Edit. , pp. 447 (4). L’opera ha le caratteristiche di una moderna guida turistica con ampi riferimenti alla storia, alla cultura, alle istituzioni politiche, ai costumi, all’ambiente, all’emigrazione ed è arricchita da alcune decine d’incisioni dell’epoca.  Nello stesso anno, su incarico del governo italiano, pubblicò il saggio: Sulle razze indigene del Brasile: studio storicoFirenze: Landi, pp. 165.

Questo “studio storico” è l’unica pubblicazione non riferibile alla sua esperienza diretta perché scaturisce dall’esame di relazioni di esploratori, giornalisti, missionari e a pubblicazioni di scrittori italiani e stranieri. Un’ampia bibliografia completa il volume.

Intanto non erano passate che poche settimane dal termine del viaggio in Brasile quando, a dicembre del 1895, s’imbarcò a Palermo sul piroscafo Montebello che collegava periodicamente Palermo con New Orleans trasportando emigranti e merci varie nel viaggio d’andata mentre al ritorno caricava cotone che poi da Palermo veniva spedito a Genova per essere lavorato. Il prodotto finale ritornava ancora negli Stati Uniti come tela che era utilizzata per confezionare i notissimi jeans(5).

Nel volume: Da Palermo a New Orleans: note di viaggio Roma: E. Loescher, 1897, pp. 230 descrive con ricchezza di particolari le caratteristiche della nave, la vita di bordo, i disagi durante la traversata, i luoghi visitati o solo visti da lontano, le varie comunità che vivevano a New Orleans, i mercati, le scuole, i luoghi di culto e di ritrovo. 

Nello stesso anno 1897 pubblica anche due saggi di carattere medico: L’igiene della vista sotto il rispetto scolasticoMilano: Hoepli, pp. 271 e L’igiene della bocca quale profilassi delle malattie

d’infezioneNapoli: V Pasquale, pp. 68. Questi lavori non hanno oggi interesse scientifico ma inducono a riflettere sulla circostanza che in quell’epoca le malattie infettive erano fra le più temute perché non esistevano medicinali per combatterle efficacemente e la prevenzione, esercitata esclusivamente attraverso l’igiene, era l’unica arma in grado di limitarne la diffusione.

“Dopo circa due anni….di un’immobilità forzata” sente “ridestarsi l’antico trasporto, la smania irresistibile di viaggi che mi ha posseduto in passato, la magica attrazione che il mare mi ha sempre ispirato” ed eccolo “ di nuovo sul mobile elemento diretto questa volta verso l’Oriente, all’India misteriosa”.

S’imbarca a Napoli sul piroscafo Singapore diretto a Bombay l’8 settembre 1897, visita durante il viaggio Messina, Catania, Alessandria, Porto Said, Suez e nell’estate successiva ha già elaborato il manoscritto del volume: Sul limitare dell’India: ricordi di un viaggio a Bombay – Torino, Roma, pp. 236.

Con la pubblicazione di questo libro avvenuta nel 1902, l’Autore si proponeva, e vi riuscì, di “riprodurre per il cortese lettore, le mie note e sensazioni di viaggio, le svariate impressioni che la vista di nuovi paesi ha destate nell’animo mio, i ricordi delle cose incontrate nel mio cammino che più mi hanno colpito”. Particolarmente interessanti sono le descrizioni dei posti visitati durante il viaggio, dell’attraversamento del canale di Suez, dei compagni di viaggio e le numerose incisioni che riproducono luoghi e personaggi.

Negli anni che seguono Alfonso Lomonaco continua la serie di viaggi transoceanici poiché riceve dal Ministero degli Esteri la nomina ad ispettore col compito di assistere gli emigranti durante il viaggio, nelle operazioni d’imbarco e sbarco, nella sistemazione all’arrivo nei luoghi di destinazione, di verificare quali erano le loro condizioni di vita e riferire in seguito al Ministero.

La prima missione inizia a febbraio del 1904 e ha come meta il Cile dove è inviato per accompagna- re un gruppo di 23 famiglie che da alcuni paesini dell’Appennino modenese si   trasferivano in Cile per fondarvi una colonia. Ritorna a giugno in Italia e pubblica: Il primo saggio di colonizzazione italiana nel Cile – Roma, Ministero degli Esteri, Bollettino dell’emigrazione n. 1, pp. 87.

Un resoconto dettagliato dell’incontro con gli emigranti alla frontiera francese, della partenza dal

porto di Pallice-Rochelle sull’Atlantico, dell’arrivo in Cile dopo 32 giorni di navigazione e delle successive traversie in una regione isolata e alquanto inospitale.

Esattamente un anno dopo accompagna un secondo gruppo composto di 62 famiglie originarie degli stessi paesi e diretti nel villaggio di Capitan Pastene, distante 780 km da Santiago, e che il primo gruppo di famiglie aveva nel frattempo fondato.

Nel 1906 pubblica: Il secondo esperimento di colonizzazione italiana al ChileRoma, Ministero degli Esteri, Bollettino dell’emigrazione n. 8, pp. 59; relazione analoga alla prima ma che mette in evidenza i risultati deludenti di questo esodo avventuroso che in seguito non si è più ripetuto.

Ci risulta che, di recente, i discendenti dei vecchi pionieri hanno riallacciato rapporti, che erano interrotti da tempo, con i paesi d’origine degli antenati; si sono organizzati scambi di visite, ma ci si è trovati di fronte ad una realtà fatta sostanzialmente di povertà ed arretratezza culturale anche rispetto alle altre località del Cile.

L’ultimo lavoro di Alfonso Lomonaco, in ordine di tempo e di cui siamo a conoscenza, è: Il canale di Panama e il lavoro italiano – Roma, Ministero degli Esteri, Bollettino dell’emigrazione n. 2, 1909, pp. 155.

In oltre un anno di permanenza nella zona dell’istmo come agente consolare, l’Autore ebbe modo di visitare tutte le località interessate a quest’opera ciclopica, allora in piena fase di realizzazione, raccogliendo, attraverso interviste ed osservazioni dirette, una gran quantità di dati che forniscono

un quadro completo ed estremamente interessante di quella regione, delle fatiche e delle vicissitudini dei nostri emigranti.

Intanto della sua numerosa famiglia soltanto una sorella era rimasta ad Aieta e, in particolari occasioni, era solito venire a  passare con lei  qualche giornata di necessario riposo godendosi ”questa parte così bella e pittoresca della mia natia Calabria”.

Poi, a soli 54 anni, muore a Roma il 13 maggio 1914. Era celibe e una persona che l’aveva conosciuto lo descriveva, in un appunto estemporaneo, medio di statura; con viso incorniciato da barba, dalla faccia piuttosto grassoccia ma la barba però non era molto sviluppata.

Dalla lettura dei suoi scritti emerge una personalità ricca d’interessi e di conoscenze scientifiche che spaziano dalla medicina, alla botanica, all’etnologia e che approfondisce e amplia viaggiando e visitando i paesi d’oltreoceano.

Padronanza del linguaggio e notevole efficacia descrittiva caratterizzano ciascun argomento trattato. L’uso di qualche vocabolo ormai desueto non inficia la validità della terminologia che appare sempre ricca e particolarmente appropriata.

Non gli manca una certa dimestichezza con le lingue inglese e francese tale da consentirgli di intendersi con persone di altre nazionalità e di comprendere libri e giornali diversi da quelli italiani.

Riporta, con il distacco dello scienziato e con la curiosità e la meticolosità del cronista, fatti e impressioni; spesso si lascia trasportare dal sentimento poetico, quando specie nei primi scritti, descrive paesaggi, ambienti e stati d’animo.

La mentalità culturale positivistica diffusa alla fine del XIX secolo permea tutta la sua opera e si manifesta in particolare quando nelle descrizioni dei luoghi di culto e dei riti religiosi manca la partecipazione personale in riferimento al trascendente.

Lasciando da parte il giudizio che gli esperti potranno esprimere sulla validità degli scritti di Alfonso Lomonaco e l’interesse che i vari argomenti trattati possono suscitare nel comune lettore, resta il fatto che nessun altro personaggio originario di Aieta o di uno dei numerosi paesi viciniori ha lasciato un egual numero di pubblicazioni.

E’ auspicabile che questo primo contributo serva di stimolo, a chi ha a cuore la valorizzazione delle risorse culturali del nostro territorio, per un esame più approfondito dei lavori finora ritrovati e per ricercarne degli altri forse rimasti inediti.

 

         

                                                  Rio de Janeiro 1895

 

(1) Ecco il testo dell’iscrizione: IGIENE DELLA BOCCA – IGIENE DELLA VISTA – AL BRASILE -

     - AL CILE – AL PANAMA – ALL’INDIA – DA PALERMO A NUOVA ORLEANS.

(2) Per conoscere i nomi dei proprietari del Palazzo succedutisi nel tempo si può consultare: G.Guida – Aieta,

     pagine della sua storia civile e religiosa – Pellegrini Edit., pag. 63.

(3) La linea ferroviaria entrò in esercizio nel 1894 e la rotabile S.S. 18 nel 1927.

(4) Esiste anche una ristampa del 1900 curata dalla Società Editrice Libraria di Milano.

(5) Pare che il termine jeans derivi da Genoa’s (di Genova).

                                                                                                                      Info:  florislo@libero.it        ac.aieta@tiscali.it