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La   rassegna stampa

 

Le notizie che seguono, sono collocate a partire dalla più recente, in modo che chi consulta spesso questa pagina,  possa leggere subito le novità. Invitiamo tutti a  contribuire alla redazione di questa parte del nostro sito, inviandoci eventuali contributi all'indirizzo  e-mail airpi@tiscali.it

 

Le Notizie 

Nota del redattore: sebbene sia nostro dovere  diramare notizie e diffondere la conoscenza su ciò che viene pubblicato, siamo perfettamente consapevoli che alcuni lanci della stampa dal sapore sensazionalistico, hanno più il fine di aumentare il numero delle tirature che quello di informare   veramente le persone.   siamo consapevoli che in alcuni casi è proprio il nostro desiderio di leggere notizie confortanti o magari risolutive che viene sfruttato e strumentalizzato.  Il web  master fa pertanto appello al senso di responsabilità e all'intelligenza dei lettori di questa rubrica nel invitarli a non dare mai per vera una notizia sensazionale in tema di guarigioni terapie e quant'altro, che non si sia in grado di provare e dimostrare.

.30-1-2003


Le cellule fetali che ridanno la vista

Superabile

Ricercatori americani hanno eseguito, con successo, il trapianto di
cellule retinali prelevate da feti su pazienti con retinite pigmentosa che
avevano una cecità pressoché completa. I risultati sono confortanti, i
pazienti hanno recuperato parzialmente la vista. I medici però restano
cauti, servono più dati e ulteriori sperimentazioni.

LOS ANGELES ­ Sono gli stessi ricercatori del Doheny Eye Institute di Los
Angeles, a gettare acqua sul fuoco e a non voler alimentare eccessive
speranze. Sta di fatto che, come pubblicato dalla rivista americana 'New
Scientist', due pazienti con malattie degenerative agli occhi, hanno
riacquistato la vista dopo un trapianto di cellule retinali prelevate da
feti provenienti da interruzioni di gravidanza volontarie.
Robert Aramant e Magdalene Seiler, questi i nomi dei due medici, sono
riusciti a superare le difficoltà di attecchimento normalmente incontrate
in precedenti studi, e hanno portato a termine con successo un trapianto
di frammenti di retina fetale, utilizzata in luogo di cellule isolate.
I pazienti sottoposti al trapianto avevano la retina danneggiata dalla
retinite pigmentosa che aveva portato ad una cecità pressoché completa.
Secondo gli stessi ricercatori sono necessari altri dati e ulteriori
sperimentazioni per poter avere più certezze sull'efficacia del metodo.
I pazienti però hanno recuperato parzialmente la vista. Ora saranno
seguiti per osservare gli eventuali ulteriori miglioramenti. Resta il
timore che il buon risultato in termini di visione sia solo temporaneo,
una sorta di effetto salvataggio dovuto alla liberazione di fattori di
crescita.
La procedura prevede il prelevamento dagli occhi dei feti di 'quadratini'
di tessuto, delle dimensioni di due millimetri, che comprendevano lo
strato epiteliale di sostegno e quello superiore di cellule fotosensibili,
cioè i coni e bastoncelli. Il poter disporre di tutte queste parti del
tessuto facilita notevolmente l'inserimento, la sopravvivenza e il
mantenimento della funzionalità dell'impianto. Dopo aver eseguito una
sperimentazione su cavie il trapianto è stato effettuato su due pazienti,
utilizzando cellule retinali prelevate da feti umani, un tipo di cellule
che non stimola fenomeni di rigetto e non richiede terapie immunologiche.
I ricercatori invitano alla cautela, almeno fino a quando non siano
disponibili i risultati dei prossimi trapianti che potranno anche essere
eseguiti su chi è affetto da degenerazione maculare, una malattia in
progressiva crescita, soprattutto fra persone ancora giovani.


29-1-2003

Un occhio bionico nel futuro della chirurgia.

Superabile


Lo ha auspicato il ministro Sirchia, sollecitando un percorso della
ricerca e della tecnologia indirizzato a trovare una soluzione per la
chirurgia mirata alla retina. Indispensabile, secondo il ministro, è la
sinergia tra scienziati di diverse discipline e tra istituti di ricerca
internazionali.

ROMA - Nella chirurgia oculistica l'Italia sta facendo grossi passi in
avanti. Ma, se nel trapianto di cornea il nostro Paese è in prima linea,
per i problemi alla retina la strada della ricerca e delle sue
applicazioni è ancora all'inizio.
Lo ha detto oggi il ministro della Salute Girolamo Sirchia, intervenendo
alla presentazione dell'accreditamento della Fondazione Banca degli occhi
del Veneto alla Eye Bank Association of America.
«Per la chirurgia alla retina» ha spiegato Sirchia «dobbiamo ancora
aspettare. La soluzione a cui penso è la possibilità di connettere un chip
al nervo ottico per far riacquistare, almeno parzialmente, la vista».
L'occhio bionico, quindi, come sintesi della ricerca medica e tecnologica,
e come ultima frontiera da conquistare. Il ministro ha insistito, poi,
sulla necessità di un lavoro congiunto sui grandi temi della salute da
parte di esponenti delle diverse discipline.
«L'interdisciplinarietà e le 'masse critiche di cervelli' sono il modo
giusto di affrontare le cose» ha detto Sirchia «I risultati raggiunti
dalla Fondazione Banca degli occhi sono l'esempio più lampante del valore
della cooperazione. Che sia tra centri e scienziati italiani o stranieri,
o tra diverse branche della scienza. Lo scambio di ricercatori e di
esperienze è un obiettivo che mi sono prefisso e che non può che fare bene
alla sanità italiana. Quindi a tutti noi».
Per questa ragione, il ministro suggerisce ai centri di eccellenza di
riunirsi in reti per potenziare la ricerca e migliorarne i risultati. E in
quest'ottica diventano fondamentali i rapporti tra Italia e Usa.
«Senza per questo forzare i tempi facendo annunci sensazionalistici che
fanno solo male alla ricerca» ha concluso il ministro.


26-1-2003

Uno scanner per gli occhi

Superabile


Un gruppo di ricercatori del Visual Sciences Group dell'Indiana University
intende sperimentare l'utilizzo di uno scanner stellare, normalmente usato
dagli astronomi per fotografare le stelle, per ottenere immagini nitide e
chiare delle cellule dell'occhio e scoprire in anticipo pericolose
patologie.

INDIANAPOLIS (Stati Uniti) - Normalmente viene usato dagli astronomi per
fotografare le stelle. Ora però un modello di scanner stellare potrebbe
essere il nuovo strumento per diagnosticare malattie che mettono a rischio
la vista e quindi prevenire molte forme di cecità. Almeno questa è la
convinzione di un gruppo di oculisti del Visual Sciences Group
dell'Indiana University.
Attualmente lo scanner-pc stellare è usato per correggere lo sfasamento e
la messa a fuoco delle immagini provenienti dalle stelle. Il sistema
corregge la distorsione, causata dalle variazioni di temperatura
nell'atmosfera, in modo da compensare le immagini e fornire visioni chiare
delle stelle agli studiosi.
I ricercatori dell'Indiana University prevedono che questa tecnologia
potrà essere applicata anche nel loro campo già nei prossimi 10 anni per
individuare glaucomi e degenerazioni maculari, fotografando le condizioni
delle cellule del fondo dell'occhio di diversi pazienti.
Proprio come accade in astronomia, anche le cellule del fondo dell'occhio
sono molto difficili da esaminare e appaiono tremolanti. Per i medici è
difficile capire se sono sane, morte o danneggiate. Per questo i
ricercatori dell'Indiana hanno usato la stessa tecnologia degli astronomi
per eliminare le distorsioni e ottenere una chiara immagine delle cellule.
Questa ha consentito di evidenziare lo stato delle cellule oculari e di
diagnosticare malformazioni, che possono anche indurre la cecità,
addirittura prima che lo stesso paziente si renda conto di avere qualche
problema alla vista.


26-1-2003

La certificazione della Società italiana di oftalmologia è già stata
richiesta da più di 70 dei 200 centri chirurgici italiani artefici dei
900.000 interventi che ogni anno interessano gli occhi.

Corriere Salute

I requisiti cui devono conformarsi i Centri che vogliono ottenere la
certificazione di qualità CERSOI sono stati individuati sulla base di
esperienze scientifiche internazionali e delle linee guida elaborate nel
2000 dalla Commissione Ministeriale per la chirurgia ambulatoriale
oftalmologica. La lista delle caratteristiche strutturali, tecnologiche,
organizzative e qualitative di cui devono dotarsi i Centri è leggermente
diversa nella chirurgia rifrattiva, branca che si occupa della correzione
dei difetti visivi con il laser ad eccimeri, rispetto a quella
ambulatoriale che affronta interventi a volte più complessi. RIPORTIAMO
SOLO ALCUNI DEI CRITERI FISSATI: QUELLI CHE POSSONO PIÙ FACILMENTE ESSERE
CONTROLLATI DAGLI STESSI PAZIENTI

LA STRUTTURA - per la chirurgia ambulatoriale si prevede che :
l'ambulatorio sia distinto da ogni altro uso civile sia presente una sala
di attesa, servizi igienici separati per il pubblico e il personale, uno
spazio registrazione/segreteria, archivio, un locale per la visita, un
locale chirurgico, uno spazio per la preparazione dei chirurghi, un
deposito separato pulito-sporco sia garantito l'utilizzo esclusivo del
locale chirurgico il locale chirurgico abbia dimensioni eguali a 20 mq
(»/- 10%); non sia direttamente collegato ad altri locali fatta eccezione
per lo spazio di preparazione dei chirurghi e il deposito
pulito/sporco(...); le pareti siano lisce con rivestimenti impermeabili,
lavabili e disinfettabili fino a 2 metri di altezza; sia presente uno
spazio per la preparazione del chirurgo e un deposito per materiali
medico-chirurgici

LE APPARECCHIATURE E I FARMACI - si prevede che siano presenti:
attrezzature necessarie a fronteggiare le emergenze (ad esempio, unità di
ventilazione manuale, defibrillatore semi-automatico, saturimetro,
aspiratore); frigorifero per la conservazione di farmaci e presidi
chirurgici
sterilizzatrici; attrezzatura per la pulizia degli strumenti chirurgici;
tavolo operatorio, lettino specialistico con rotelle o poltrona chirurgica
reclinabile; armadio farmaci; medicazioni; microscopio, strumentario.

I REQUISITI ORGANIZZATIVI - è richiesto che :
siano predisposte le cartelle cliniche dei pazienti
la cartella contenga: i dati anagrafici, anamnesi, diagnosi, valutazione
clinica pre-operatoria oculistica, valutazione clinica internistica ed
eventuali esami strumentali e di laboratorio, consenso informato, terapia
praticata e prescritta, procedura eseguita, terapia post-operatoria,
informazioni di carattere generale ritenute clinicamente importanti
sia utilizzato il consenso informato della Società Oftalmologica Italiana
sia disponibile e utilizzata l'informativa sulla privacy il registro
ambulatoriale sia presente e utilizzato e contenga dati anagrafici dei
pazienti, diagnosi, nominativi e ruolo degli operatori, eventuali tecniche
sedative del dolore, eventuali complicanze immediate
sia rilasciata al paziente una relazione per il medico curante che
contenga la diagnosi del quadro clinico, la patologia oculare sottoposta
ad intervento e le complicanze presenti; le condizioni sistemiche di
rilievo non precedentemente evidenziate e che richiedono controlli di
nuova indicazione; la terapia e i controlli post-operatori suggeriti venga
fornita al paziente la documentazione contenente le indicazioni opportune
circa i comportamenti da tenere prima dell'intervento in fase di
dimissioni venga consegnata al paziente una documentazione informativa
contenente istruzioni dettagliate sulla terapia e i controlli
post-operatori e sui segni e sintomi cui deve prestare attenzione nelle
ore successive all'intervento, numeri telefonici di emergenza, lettera di
dimissione.

IL PERSONALE MEDICO E INFERMIERISTICO - è definito che:
sia disponibile la documentazione che attesta la competenza del personale
medico impiegato;
sia presente il medico anestesista;
sia disponibile la documentazione che attesta la competenza del personale
infermieristico.

PER QUANTO RIGUARDA LA CHIRURGIA RIFRATTIVA LE PRINCIPALI DIFFERENZE,
RISPETTO A QUELLA AMBULATORIALE, CONSISTONO NEI POCHI PARAMETRI CHE
ELENCHIAMO. TUTTI GLI ALTRI REQUISITI SONO SOSTANZIALMENTE IDENTICI
Non è prevista la presenza di uno spazio che funzioni come filtro di
separazione tra il locale laser e gli ambienti adiacenti né l'antisepsi
del locale non è richiesta la presenza dell'anestesista né un team
operatorio composto da tre persone di cui due medici non è previsto che
sia garantita la disponibilità di un altro medico oculista durante le
sedute operatorie.
è richiesto che il laser sia gestito e mantenuto in condizioni eccellenti
e che sia predisposto un piano di manutenzione deve esserci una dotazione
minima di pronto soccorso, non defibrillatore, saturimetro, aspiratore,
tavolo operatorio, microscopio.


24-1-2003

Cucina cinese Alla retina non piace.

Il Tempo


Alla retina non piace la cucina cinese. Secondo lo studio di un gruppo di
ricercatori giapponesi dell'Università di Hirosaki, la cucina orientale
non è salutare per i nostri occhi. Il glutammato di sodio, uno degli
additivi più utilizzati nella cucina asiatica e nei cibi conservati
industrialmente, sembra, infatti, compromettere in modo irreversibile la
salute della nostra retina. Dai test, condotti su dei topi di laboratorio,
nutriti per sei mesi con alimenti a base di glutammato, è emerso che
alcuni strati di retina si erano assottigliati del 75%. Anche la vista
risultava gravemente compromessa. I risultati dello studio sono stati
>pubblicati sul numero di dicembre di «Experimental Eye Research».


L'università dell' Insubria organizza un master per riabilitatore
dell'ipovisione nell'eta evolutiva, seguono un estratto della notizia e i
riferimenti informativi.

" OBIETTIVI DEL CORSO:

1. fornire la conoscenza delle patologie causa di ipovisione e
dell'interferenza che il difetto visivo può avere con lo sviluppo affettivo
e relazionale per il bambino e per la sua famiglia; 2. fornire la
conoscenza dei protocolli, della modalità di somministrazione e di
valutazione della funzionalità visiva e senso-psicomotoria; 3. fornire la
capacità di attuare un piano di intervento riabilitativo; 4. far conoscere
e valutare le necessità per il singolo paziente dei vari ausili (ottici,
elettronici, ingrandenti,..); 5. fornire le conoscenze relative agli
strumenti e alle strategie per il raggiungimento dell'autonomia e
dell'orientamento del soggetto ipovedente; 6. fornire la capacità di dare
indicazioni pratiche di comportamenti e facilitazioni per la gestione
quotidiana del paziente ipovedente a genitori, insegnanti ed altri
operatori.

DESTINATARI:
Ortottisti-Assistenti di Oftalmologia, Terapisti (fisioterapisti,
psicomotricisti) che operano, o intendono operare, in un Centro di
Ipovisione o che, lavorando con bambini portatori di disabilità plurime e/o
complesse, desiderano migliorare le proprie competenze nello specifico
settore del deficit visivo..."

Sito internet
http://www3.uninsubria.it/pls/uninsubria/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=614

Telefono segreteria studenti : numero verde 800/011398



Oculistica, gli occhi del futuro

7-1-2003

Il Gazzettino

SANITA' - Il reparto diretto dal primario Giovanni 

Prosdocimo da quasi unanno al lavoro su un importante progetto.
E' uno dei sei centri in Italia in cui si sta sperimentando
l’utilizzo delle cellule staminali

Conegliano - Divisione di oculistica dell'ospedale di Conegliano sempre
più all'avanguardia. Il reparto diretto dal primario Prosdocimo è,
infatti, uno dei tre soli centri a livello regionale e dei sei in Italia
in cui si sta sperimentando l'utilizzo delle cellule staminali in
oculistica.

La notizia, tenuta top secret per mesi, è trapelata dopo che nei giorni
scorsi l'assessore regionale alla Sanità, Fabio Gava, ha illustrato la
creazione, a breve, di una "Cell Factory" regionale per la raccolta,
l'utilizzo e la ricerca sulle cellule staminali. Questo laboratorio
regionale avrà due sedi, Padova e Venezia dov'è coinvolta la Banca degli
occhi. E proprio con la Banca degli occhi sta lavorando la divisione di
oculistica cittadina dove la sperimentazione è in corso da quasi un anno:
ad alcuni pazienti, affetti da problemi ad uno dei due occhi, sono state
prelevate le cellule staminali dall'occhio sano e, dopo la "coltura"
presso la Banca degli occhi, è stato effettuato il trapianto sull'occhio
malato. «E' vero, la divisione di Conegliano fa parte del gruppo che sta
sperimentando l'uso delle staminali in oculistica - confermano alla Banca
degli occhi - gruppo che conta tre soli centri a livello nazionale. Quali
sono gli altri due? In questa fase preferiamo non dirlo, così come
preferiamo non divulgare notizie sugli esiti della sperimentazione.
Comunicheremo i primi dati a fine febbraio». Il trapianto di cellule
staminali in oculistica potrà rappresentare un notevole passo avanti nella
cura dei pazienti che hanno subito particolari tipi di danni ad uno dei
due occhi. Ai pazienti seguiti a Conegliano sono stati effettuati prelievi
di un paio di millimetri alla periferia della cornea dell'occhio sano. Le
cellule prelevate sono state "coltivate" dalla Banca degli occhi che, dopo
una quindicina di giorni ha restituito "dischi" grandi come una lente a
contatto che sono stati applicati sull'occhio sano.L'avanguardistica
sperimentazione nell'utilizzo delle staminali non è l'unica novità che
riguarda la divisione diretta da Prosdocimo: «Da poche settimane - spiega
quest'ultimo - abbiamo a disposizione anche un nuovo strumento di alta
tecnologia per la diagnosi e il monitoraggio delle patologie della retina
e del glaucoma. Si tratta del Tomografo ottico a radiazione coerente di
IIIa generazione, apparecchiatura in dotazione in due sole sedi nel
Veneto: Conegliano e Padova». Con questo strumento il medico è in grado di
effettuare un'osservazione virtuale degli strati della retina e della sua
superficie interna: «In altre parole - illustra Prosdocimo - con questa
tecnologia è possibile, mediante rielaborazione al computer, un esame "al
microscopio" della retina e della testa del nervo ottico del paziente che
causargli nè danni nè alcun disturbo».

Elisabetta Gavaz



«Sono diventato cieco: tutta colpa di quei medici».

tratto da "l'Unione Sarda" 

La Procura della Repubbica apre un'inchiesta: si ipotizza il reato di
lesioni gravissime.
Ricoverato in Neurochirurgia studente perde la vista: «Dicevo di star
male, pensavano a un problema psicologico».

Sassari - La perizia è sul tavolo del sostituto procuratore Paolo Piras
già da qualche giorno: dovrà indicare se e chi ha sbagliato nei confronti
di uno studente universitario, rimasto cieco per un intervento chirurgico
deciso in ritardo. Marco F., sassarese, racconta in un esposto-denuncia la
sua odissea personale. Dentro c'è di tutto, battibecchi su un farmaco,
accuse di sofferenze inesistenti che rasentano il maltrattamento. Accuse,
almeno sulla parte clinica, corroborate da pareri di luminari, consultati
quando ormai non c'era più nulla da fare: la sofferenza c'era eccome. 23
anni e un futuro da passare al buio, Marco F. non aveva inventato nulla,
non ci vedeva per davvero, costretto a camminare a tentoni in mezzo a
quelle ombre.
Tutto da verificare per il pm Piras, che ha aperto un fascicolo per
lesioni gravissime, ancora a carico di ignoti. Fra gli atti ci sarebbe
anche una ammissione di responsabilità di un chirurgo, a spianare la
strada a un risarcimento che non c'è stato.
Tutto comincia con un esposto alla procura della Repubblica, deciso
assieme all'avvocato Nicola Satta.
Marco ha un anno quando, a causa di una forma di idrocefalia, viene
ricoverato nel reparto di Neurochirurgia dell'ospedale civile di Sassari.
Per consentirgli una vita normale è necessario inserirgli un piccolo
catetere sottocute, per drenare il liquido in eccesso nella testa. Tutto
va bene, per otto anni non ha alcun problema, frequenta regolarmente e con
profitto la scuola. A nove anni la seconda crisi, il sondino viene
sostituito. Gli anni successivi sono costellati da brevi ricoveri, dovuti
a mal di testa insopportabili.
Sette anni fa, sempre nel medesimo reparto, Marco subisce l'intervento più
importante, ossia la sostituzione della valvola e del sistema di
drenaggio. Dopo le crisi di epilessia intervenute d'improvviso, gli viene
prescritto un farmaco da assumere giornalmente.
Tutto questo non gli impedisce di diplomarsi e di avere una vita tutto
sommato normale. Fino all'anno dopo, quando le crisi convulsive gli fanno
raddoppiare le dosi del farmaco e gli impediscono attività che prima gli
erano consentite: niente più sport a livello agonistico, motorino da usare
con prudenza, alcolici proibiti. Anche l'università deve procedere a
rilento. Nel dicembre 2000 davanti all'ultima crisi convulsiva un altro
medico sostituisce il farmaco prescritto in precedenza dal collega. La
situazione non migliora. Il 9 luglio rientra in Neurochirurgia, il
primario era cambiato ma gli altri medici erano gli stessi che lo avevano
operato nel '95 e che quindi conoscevano perfettamente il suo caso
clinico.
Mal di testa, sonnolenza, diplopia (immagini sdoppiate dello stesso
oggetto), tutto da quel momento viene confuso con gli effetti di una
brutta depressione.
«Quando suonavo il campanello di segnalazione non venivo soccorso, oppure
il mio malessere veniva giustificato come se fosse il frutto di una psiche
alterata. Dicevano agli altri pazienti -lasciatelo stare, le crisi se le
provoca da solo. Alcuni, condizionati, non mi aiutavano. Per andare in
bagno mi appoggiavo al muro del corridoio, ormai non vedevo praticamente
niente. I medici erano convinti che il mio fosse un problema psicologico».
Due giorni prima di Ferragosto una dottoressa propone ai genitori di Marco
di dimetterlo per le feste. Loro, non convinti, chiedono il controllo di
un altro neurochirurgo, che la mattina lo visita e la sera stessa lo opera
d'urgenza.
Quando in settembre Marco F. lascia l'ospedale non ci vede praticamente
più. L'oculista consultato, parla chiaro: quella è una lesione permanente,
dovuta al ritardo con cui era stato effettuato l'intervento chirurgico, un
fatto che aveva comportato la prolungata compressione dei nervi ottici
danneggiati irreversibilmente. La diagnosi viene confermata da un
luminare, neurochirurgo a Verona.
Il magistrato Paolo Piras sta valutando la perizia affidata al medico
legale Francesco Lubino. In questi giorni deciderà sul da farsi.

Patrizia Canu


Gli «specialisti» della retina, un primato siciliano.

tratto da La sicilia 


Un rivoluzionario intervento chirurgico riaccende la speranza per i
soggetti affetti da «Degenerazione maculare senile». In ambito locale,
«pioniere» dell' innovativo intervento è Sebastiano Cavaliere che presta
la sua «opera» presso la casa di cura «Santa Lucia». In Europa sono
pochissimi i centri «deputati» all'esecuzione della «traslocazione
maculare», tra questi uno è allocato a Francoforte, in Germania, l'altro
ad Anversa in Belgio. In Italia i centri specializzati nella metodica
chirurgica in questione, sono tre. In Sicilia l'unico centro è la casa di
cura «Santa Lucia», dove lo scorso ventuno novembre è stato «inaugurato»
tale «trattamento». L'intervento è praticabile in caso di degenerazione
maculare senile con formazione di membrana neovascolare sotto la fovea,
cioè la parte centrale e più importante della retina.
«L'intervento - dice Sebastiano Cavaliere - è finalizzato all'asportazione
della membrana patologica ed al posizionamento della fovea, ossia la parte
più importante della retina, in una zona, distante dalla sua sede
originaria, e dove può meglio funzionare. La degenerazione maculare senile
è la principale causa di cecità in occidente, nei pazienti di età
superiore ai cinquant'anni. Con l'innalzamento dell'età media della
popolazione, i casi di degenerazione maculare senile sono destinati
purtroppo ad aumentare. Circa il venti per cento delle persone affette da
degenerazione maculare senile presentano neovascolarizzazione
sottoretinica, responsabile del novanta per cento dei casi di cecità».
L'oculista traccia quindi l'identikit del soggetto «ideale» su cui
effettuare l'intervento. «Trattasi di uomo o donna - dice - che oltre ad
aver superato i cinquant'anni di età, avverte una progressiva diminuzione
della vista, inizialmente in un occhio, e successivamente in quello
controlaterale».

Lucia Corsale


Il Centro

Destinato alle scuole

Un cd rom per studiare gli occhi

L'AQUILA. «Spiamo i nostri occhi»: un cd rom a fumetti per insegnare ai
bambini a curare e a rispettare la propria vista. L'iniziativa è della
sezione dell'Aquila dell'unione italiana ciechi e della clinica oculistica
che è diretta dal professor Emilio Balestrazzi.
Il cd rom verrà distribuito nelle scuole elementari del comprensorio
aquilano come opera di prevenzione e sensibilizzazione. «Con la sezione
italiana dell'agenzia internazionale per la prevenzione della cecità»
spiega il professor Balestrazzi «stiamo pensando di adeguare il lavoro per
una sua distribuzione a livello nazionale. Siamo infatti convinti che la
cura della salute degli occhi vada programmata e realizzata a partire
dall'età scolare». (m.c.)


 

Congresso Nazionale Low Vision Accademy 

Pubblichiamo il programma completo del congresso LVA  di  Padova 31 gennaio - 1 febbraio 2003 


Il Resto del Carlino

Attenzione alla «macchia nell'occhio».
Parte la campagna di informazioni sulla degenerazione maculare.

gian ugo berti

FIRENZE. La «macchia nell'occhio» colpisce cinquantamila toscani, ma pochi la conoscono.
C'è la degenerazione maculare, che non consente di leggere, guidare e riconoscere i visi familiari. Per combattere questa minaccia invisibile, parte la campagna «occhio alla macchia», realizzata in collaborazione tra
la società oftalmologica Italiana, l'Agenzia internazionale per la revenzione della cecità e Novartis.
«Dall'oculista, ci vado solo se qualcosa non funziona». Così dice il toscano medio. Sono pochi sopra i cinquant'anni, un età a rischio, che si sottopongono a una regolare visita di controllo. Quando secondo un'indagine Doxa più di un toscano su dieci non va mai dall'oculista e solo uno su tre una volta l'anno.
In particolare tre su quattro non conoscono la degenerazione maculare, uno su cinque ne ha sentito parlare, un terzo solo dichiara di conoscerla bene  Per aumentare il livello di conoscenza, è stata presentata la campagna «occhio alla macchia» al Congresso Nazionale di Roma allo scopo di informare i cittadini. C'è anche un numero verde 800.859020 al quale
risponderanno operatori in grado di fornire informazioni sui centri specializzati. In tema di terapia validi pur che la diagnosi sia tempestiva, sono i risultati della terapia fotodinamica una vera e propria reale novità.
Secondo l'amministratore delegato di Novartis, Giacomo Di Nepi, la terapia fotodinamica è un esempio di innovazione straordinaria. Ed è per questo che oggi «sosteniamo questa importante campagna di sensibilizzazione sulla malattia a fianco di chi - clinici, familiari, associazioni - concretamente si prende quotidianamente cura di tali pazienti.»




Teleton: convention 2002 

 

Pubblichiamo integralmente il programma della convention 2002 che si terrà a Riva del Garda dal 24 al 26 novembre. Il Programma è in lingua inglese.   


UNA DIETA CONTRO LE MALATTIE DELLA RETINA

La LUTEINA è una sostanza presente in abbondanza nel tuorlo d’uovo, nelle verdure a foglia verde scuro e nei vegetali gialli (peperoni gialli, zucca). Secondo uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica American Optometric Association,  la Luteina migliora la vista nelle persone che soffrono di Retinite Pigmentosa o di altri seri disturbi della retina. Lo studio ha coinvolto venti persone che volontariamente hanno preso venti milligrammi di Luteina al giorno per sei mesi. Sedici volontari hanno visto diminuire i loro problemi agli occhi e migliorare la loro vista per questo gli studiosi consigliano, soprattutto alle persone affette da RP o da Maculopatie , di  consumare molti alimenti che contengono Luteina.

 


Nuovi traguardi della ricerca 

Studi sono in corso per testare la non nocività di un nuovissimo dispositivo protesico 

Minuscoli chips sostituiranno
le cellule visive danneggiate?
 
Ogni chip contiene 3.500 microscopiche cellule solari atte a stimolare le rimanenti cellule retiniche, con uno schema che imita l'immagine luminosa.

di ROBIN MILLER

Il dottor Alan Chow, della Compagnia "Optobionics", ha annunciato che sono state effettuate ulteriori operazioni per impiantare su tre pazienti con degene­razione retinica all'ultimo stadio la retina artificiale al silicone  prodotta  dalla sua azienda Con questo tipo di chirurgia, Hoptobionix  ha impiantato  a tutt'oggi 6 retine  artificiali come parte della  fase 1 dello studio  sulla loro non nocività approvato dalla FDA (Federal Drugs Administration) e iniziata nel Luglio 2000.


LA RICERCA A PISA
Mogli dei medici al fianco di Telethon.
Successo del dibattito dell'Ammi su glaucoma e retinite pigmentosa



PISA. Pisa ha ospitato al centro Maccarone la tavola rotonda «Telethon: un valore per la ricerca scientifica italiana», un'occasione per i cittadini di incontrare qualificati scienziati e di avere un confronto divulgativo su temi complessi ma di vasto interesse. L'incontro è stato promosso dall'Ammi (associazione mogli medici italiani) in collaborazione con
Telethon per illustrare i progressi della ricerca genetica nel campo delle malattie degenerative dell'occhio, con particolare riferimento al glaucoma e alla retinite pigmentosa. Sono intervenuti Lucetta Salvetti (presidente sezione A.M.M.I. di Pisa), Daniela Silvia Pace (responsabile area eventi di informazione scientifica di Telethon), Yuri Bozzi, Lucia Galli Resta ed Enrica Strettoi (ricercatori Telethon all'istituto di Neurofisiologia del Cnr di Pisa) e Benedetto Falsini (professore associato dell'istituto di
Oftalmologia dell'università Cattolica di Roma).
Alla tavola rotonda hanno partecipato anche il sindaco Paolo Fontanelli e l'assessore alle politiche sociali della Provincia di Pisa, Manola Guazzino, i quali hanno sottolineato l'impegno che da sempre le rispettive amministrazioni dedicano a Telethon e alle sue iniziative.
Il glaucoma è una delle principali cause di cecità ed insorge a seguito della degenerazione selettiva delle cellule ganglionari retiniche (RGCs). Il progetto della dottoressa Galli Resta finanziato da Telethon si basa sulla collaborazione tra bioingegneri e neurobiologi e mira a colmare le gravi lacune sulla malattia. A tale scopo è stato già realizzato un bioreattore dove incubare retine sperimentali. Questo incubatore rende
possibile studiare, per la prima volta, quali parametri della pressione (valore e durata) possano causare morte o danni cospicui delle cellule ganglionari retiniche.
Altra malattia ereditaria oggetto degli studi italiani finanziati da Telethon è la retinite pigmentosa: comprende un gruppo di affezioni geneticamente eterogenee e colpisce circa una persona su 3500, portando molto spesso alla cecità totale. Il laboratorio della dottoressa Enrica Strettoi ha orientato i suoi studi sull'architettura funzionale della
retina. Sebbene non esista ancora una cura, sono in fase di sperimentazione la terapia genica, la terapia farmacologia e l'impianto di protesi elettroniche (il cosiddetto occhio bionico). Anche se promettenti, queste terapie però non sono applicabili a tutti i soggetti affetti, soprattutto perché la degenerazione dei fotorecettori provoca alterazioni che si propagano agli altri neuroni della retina. Attualmente l'unica terapia che ha dimostrato un'efficacia terapeutica è quella a base di retinolo palmitato (Vitamina A). I risultati finora ottenuti - che sono stati illustrati al pubblico dal prof. Benedetto Falsini - mostrano,
infatti, la possibilità di perseguire un approccio farmacologico mirato.
Gli studi a tutto campo sulle malattie neurodegenerative condotte dai ricercatori finanziati da Telethon comprendono quelli in corso, sempre a Pisa, nel laboratorio diretto del dott. Yuri Bozzi, dove si indaga l'effetto della lesione della corteccia visiva, l'area del cervello deputata alla percezione dello stimolo visivo. Dal 1991 la Toscana ha ricevuto da Telethon finanziamenti per 4.880.433 euro che hanno sostenuto 74 progetti di ricerca nella regione: di questi 15 localizzati proprio a Pisa presso l'università, il CNR e la Scuola S. Anna. Sempre a Pisa è presente Margherita Maffei, ricercatrice del DTI, l'Istituto Telethon Dulbecco nato con l'obiettivo di finanziare progetti e carriere di scienziati d'eccellenza e favorire il rientro in Italia di quelli che in passato sono stati spinti a cercare migliori condizioni di lavoro in altri paesi.

da "IL TEMPO

 


CURA DI SPINACI
MEDICINA, LA PROTEINA DEL VEGETALE CONTRO LA CECITA'

Potrebbe venire dagli spinaci una cura contro la cecità! Un gruppo di ricercatori statunitensi sta studiando un sistema per ridare la vista a malati di retinite pigmentosa.

Nei pazienti affetti da questa malattia i collegamenti nervosi dagli occhi al cervello, sono intatti, ma gli occhi sono completamente privi di fotorecettori. Gli studiosi sperano di sostituire i fotorecettori non funzionanti con la proteina degli spinaci implicata nel processo di fotosintesi, capace di generare una piccola scarica elettrica dopo aver catturato un fotone. In uno studio precedente, si è dimostrato, infatti, che stimolando elettricamente la retina di pazienti completamente ciechi, molti possono percepire immagini, come se la stimolazione fosse procurata dalla luce. Il problema è quello di vedere se le tensioni elettriche generate dalla proteina saranno sufficienti.


"E' più facile oggi la diagnosi della Retinite Pigmentosa"

Perchè si allargano le possibilità di azione, per contrastare questa grave malattia genetica, che causa la degenerazione progressiva della retina, tutto ciò grazie ai risultati di una ricerca internazionale alla quale hanno contribuito i ricercatori italiani Alfredo Ciccodicola  e  Maria Giuseppina Miano, dell' Istituto   Internazionale di Genetica e Biofisica del CNR di Napoli, in collaborazione con le Università di Edimburgo e di Monaco.

La diagnosi della retinite pigmentosa rappresenta spesso una sfida difficile per i genetisti, sono oltre 30 infatti i geni noti per essere causa della malattia ed altri restano ancora da scoprire.

Già nel 1996 lo stesso gruppo di ricerca aveva identificato il gene RPGR, responsabile di una delle forme più gravi di retinite pigmentosa, chiamata RP3.

Dato che il gene RPGR si trova sul cromosoma "X" , la forma RP3 colpisce quasi esclusivamente i maschi. I ricercatori hanno così scoperto che la maggior parte delle mutazioni che causano la RP3 si concentra in una "zona calda" del gene di cui finora si ignorava l'esistenza.

Analizzando il DNA di 47 pazienti affetti da RP3 per i quali i precedenti esami molecolari avevano dato esito negativo, si è riscontrato che oltre la metà di essi possedeva mutazioni proprio nella porzione appena identificata . Grazie a questi risultati si potrà allargare la possibilità di diagnosi pre-  e  post-natali fino a comprendere circa il 70% dei casi di retinite pigmentosa legata al cromosoma "X".