Il pensiero

Alberto Di Rocco

issento fortemente e prendo la distanza da coloro i quali ritengono che le uniche cose che debbano essere insegnate agli allievi sono le partiture classiche, o di musica seria che dir si voglia, e limitatamente a determinati periodi storici; persone che vietano in maniera categorica ai propri allievi, che coltivano a mò di adepti a caste sacerdotali, la musica popolare e le "canzonette" da osteria. Mi ritengo indignato nei confronti di un sistema che partorisce il 90% di Maestri di chitarra che al termine di dieci anni di studio non sono capaci di suonare due accordi di seguito se non sono scritti sul pentagramma e che, come me, l'unico modo che hanno per rifarsi minimamente delle spese che hanno sostenuto in tanti anni è quello di insegnare ai popolani a suonare "le bionde trecce e gli occhi azzurri...". Con un ambitissimo e sudatissimo diploma di Conservatorio che fiero campeggia su una parete della mia camera, ho iniziato, alcuni giorni dopo averlo conseguito, a suonare canzonette di musica leggera dalle quali ho appreso molta più armonia di quanta non ne abbia mai appresa da alcun maestro e attraverso le quali cerco di insegnare ai miei allievi a non avere pregiudizi nei confronti della musica seria.


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