CAPITOLO XIV

 

LE DICHIARAZIONI DI GAETANO COSTA IN ORDINE ALL’INTERVENTO CHE SAREBBE STATO COMPIUTO DALL’ON. LIMA E DAL SEN. ANDREOTTI PER OTTENERE IL TRASFERIMENTO DI ALCUNI DETENUTI SICILIANI DAL CARCERE DI PIANOSA A QUELLO DI NOVARA NELL’ANNO 1984

 

 

Il collaboratore di giustizia Gaetano Costa, esaminato all’udienza dibattimentale dell’11 marzo 1997, ha riferito di avere appreso da Leoluca Bagarella di un interessamento esplicato dal sen. Andreotti e dall’on. Lima per consentire il trasferimento di un gruppo di detenuti siciliani dall’istituto penitenziario di Pianosa a quello di Novara.

Dalla deposizione del Costa si desume che egli sin dal 1972 è stato inserito nell’organizzazione della 'ndrangheta calabrese facente capo alla "famiglia" Piromalli.

Progredendo nella scala gerarchica dell’associazione criminosa, il Costa giunse a ricoprire un ruolo di vertice, e divenne il capo di una "famiglia" messinese, strutturalmente collegata alla 'ndrangheta. Rimase in stato di detenzione dal 1975 al 1995, eccetto che per un breve periodo di evasione.

Il Costa stabilì in diverse occasioni rapporti con esponenti di "Cosa Nostra". In particolare, intorno al 1972 o 1973 conobbe Paolo Bontate (padre di Stefano Bontate). Nel corso della sua permanenza in carcere, conobbe, intorno al 1977, Luciano Liggio. Nel 1982 conobbe personalmente Leoluca Bagarella, con il quale instaurò un rapporto di amicizia e di stima. Grazie all’intervento del Bagarella, il Costa, dopo essere giunto nell’istituto penitenziario di Pianosa, venne posto nella cella del medesimo soggetto ed evitò così un periodo di isolamento.

Nel corso, o comunque in prossimità, delle festività natalizie del 1983, presso il Carcere di Pianosa alcuni detenuti, che stavano organizzando una rivolta per far cessare i soprusi cui erano sottoposti, invitarono il Costa ad aderirvi. Egli parlò dell’argomento con il Bagarella, il quale gli consigliò di non attivarsi in tal senso, in quanto i detenuti siciliani presto sarebbero stati trasferiti in un altro istituto penitenziario. Poiché il Costa non appariva convinto, il Bagarella, allo scopo di rassicurarlo, precisò che si stavano interessando per il trasferimento persone come l’on. Lima, dietro il quale c’era il sen. Andreotti (indicato con l’espressione dispregiativa: "il gobbo"), ed aggiunse: "quindi siamo coperti". Il Costa conseguentemente persuase gli altri detenuti ad attuare soltanto una forma di protesta assai blanda, consistente in uno "sciopero della fame".

Dopo uno o due mesi, dieci o quindici detenuti siciliani vennero trasferiti nel carcere di Novara; tra di loro vi erano, oltre al Bagarella ed al Costa, Santo Mazzei, Rosario Condorelli, Antonio Anastasi, Giuseppe Alticozzi, Nino Marano, Adolfo Scuderi, Gaetano Quartararo, ed un individuo di nome Rosario. Dopo il trasferimento, il Bagarella invitò il Costa a comunicare all’esterno dell’ambiente carcerario che a Messina occorreva indirizzare il consenso elettorale verso la Democrazia Cristiana ed in particolare verso la corrente andreottiana. Il Costa, sentendovisi obbligato, si premurò di fare pervenire tale messaggio a Domenico Cavò, che era uno dei responsabili della sua "famiglia".

Le dichiarazioni rese sull’argomento dal collaborante sono di seguito riportate:

P.M. NATOLI: poi lei ha parlato di LEOLUCA BAGARELLA.

COSTA G.: sì.

P.M. NATOLI: di LUCHINO...

COSTA G.: sì, LUCHINO.

P.M. NATOLI: ...per usare la sua espressione. Dove lo conosce e quando?

COSTA G.: io materialmente conobbi LUCHINO nel periodo dell'82, proprio a PIOMBINO, mentre tutti e due stavamo (...) per far rientro al carcere (...) di PIANOSA (...); e lui veniva dalla tentata evasione, mi sa, se non ricordo male, dell'UCCIARDONE, e mentre io venivo (...) dall'ASINARA o da FOSSOMBRONE; e quindi, materialmente ci siamo conosciuti là, però precedentemente c'era stata una conoscenza, perché si era creato un rapporto epistolare tramite terze persone. (…) precedentemente c'era (…) solo una conoscenza epistolare (…) creata tramite terze persone, tra cui NINO FARO (…) e altre persone, che mi mandavano i suoi saluti, e io ricambiavo tramite loro.

P.M. NATOLI: e quindi quello è il primo momento in cui vi conoscete.

COSTA G.: sì.

P.M. NATOLI: che tipo di rapporti si instaurano con BAGARELLA?

COSTA G.: si... i rapporti che vanno al di là della semplice amicizia, (...) si rinstaura un rapporto di stima, sta cresce... cresce tra me e lui; anche perché io, quando conobbi lui, ho fatto ingresso (…) al carcere di PIANOSA, grazie a lui ho potuto evitare anche un breve periodo di isolamento, perché lì chiunque arrivava dei nuovi aggiunti doveva permanere più giorni in stato di isolamento, affinché venisse studiato il proprio fascicolo, e poi essere collocato in certe sezioni, dove (…) la direzione riteneva; mentre, grazie a LUCA, che si è premurato subito a parlare con la direzione, nella persona del Maresciallo COLAZZO, ha evitato che io permanessi per alcuni giorni in stato di isolamento; e ha fatto anche richiesta affinché io (…) venissi posto nella propria cella di LUCHINO, e così si è avverato.

P.M. NATOLI: senta, attraverso BAGARELLA ha avuto modo di conoscere altri detenuti palermitani, o comunque, facenti parte di "COSA NOSTRA"?

COSTA G.: sì, attraverso BAGARELLA ne conobbi (…) tantissimi personaggi della "COSA NOSTRA" palermitana.

P.M. NATOLI: quindi siamo in questo periodo iniziale, diciamo, dell'82, giusto?

COSTA G.: sì, '83/'83/'84; (...) ci siamo incontrati, siamo partiti poi assieme da PIANOSA, e ci siamo incontrati a NOVARA, ci siamo incontrati a FOSSOMBRONE, al carcere di TRANI, dove c'era (...) la componente maggiore di tutta la "COSA NOSTRA", che all'epoca era (...) scattato il blitz di oltre quattrocento arresti; e quindi lì prendo conoscenza e contatti con altri personaggi.

P.M. NATOLI: scusi. Questo blitz di oltre quattrocento arresti che cosa sarebbe? Può esplicitarlo meglio?

(…)

COSTA G.: si sa che l'iniziale collaborazione di TOMMASO BUSCETTA ha portato...

P.M. NATOLI: quindi siamo dopo il 29 settembre dell'84.

COSTA G.: sì, e lì...

(…)

P.M. NATOLI: ma io vorrei fare un passo indietro, proprio (...) per seguirla nel suo escursus. Lei dice che, quindi, da PIANOSA poi andate a...

COSTA G.: NOVARA.

P.M. NATOLI: ...ha detto a NOVARA. E ci andate contemporaneamente?

COSTA G.: sì...

P.M. NATOLI: eh...

COSTA G.: con LUCA?

P.M. NATOLI: sì.

COSTA G.: sì, non solo io e LUCA.

P.M. NATOLI: e che cosa avviene? Perché venite trasferiti a NOVARA, siete spostati di carcere?

COSTA G.: sì. Niente, lì, in pratica, avviene questo: che (...) se non ricordo male, nel periodo... nel mese di dicembre, eravamo sotto il periodo natalizio, (…) nell'83, lì, all'interno delle carceri di PIANOSA si stava organizzando (…) una sorta (…) di rivolta o di dimostrazione, cioè una protesta, e... perché, in pratica, venivamo trattati un po' fuori della norma, quindi eravamo costretti a subire degli abusi; e altri detenuti stavano organizzando questa protesta, e poi... doveva essere una rivolta; perché io quel peri... lì ero un po' egemone con tutto... tutta la fascia di quei detenuti che stavano ristretti, e che già conoscevo da tempo, e (…) mi avevano invitato (…) ad aderire a questa manifestazione. E al che io ne parlai con LUCHINO, facendogli presente: "guarda, qua c'è intenzione di fare 'sta rivolta per dare una dimostrazione anche noi di... affinché cessino certi soprusi". E LUCHINO la prima cosa che mi ha detto, dice: "TANUZZO - dice - levaci i rimi (remi)..."...

P.M. NATOLI: come?

COSTA G.: ..."...toglici mano - me l'ha detto in dialetto - levaci i rimi, perché quanto prima noi siciliani andremo tutti via da questo carcere".

P.M. NATOLI: e questo, quindi (…) glielo dice durante le festività o, comunque (…) intorno alle festività...

COSTA G.: sì.

P.M. NATOLI: ...natalizie (...) dell'83?

COSTA G.: quel periodo.

P.M. NATOLI: quindi siamo tra l'83 e l'84?

COSTA G.: credo, sì, se non ricordo male. E mi dice: "levaci i rimi - dice - perché noi a gio... per quanto prima, tutti i siciliani andremo via da quest'isola.

P.M. NATOLI: e...

COSTA G.: e che io incredulamente gli ho dato dell'ingenuo a LUCHINO, gli ho detto: "Luca, ma...", insomma, dice: "non ti preoccupare, che...". "Eh, LUCA, ma tu mi dici "non preoccuparti", qua c'è ragazzi che soffre, insomma; loro mi hanno invitato, è bene che noi...". E anche lui è stato molto più dettagliato, dicendomi espressamente che da fuori si stavano interessando per questo nostro trasferimento; personaggi come il defunto Onorevole LIMA e... di cui c'era dietro l'Onorevole LIMA, mi ha detto, dice: "c'è anche "IL GOBBO", quindi siamo coperti", cioè un nomignolo un po' dispregiativo nella persona di... del Senatore GIULIO ANDREOTTI. E al che noi abbiamo un attimino concordato di... e ho parlato io con la gente di dire: "va be', eventualmente noi facciamo... siamo disponibili a fare solo una minima forma di protesta, limitandoci a fare il rifiuto del pranzo, del cibo, di fare un po' lo sciopero della fame". E, in pratica, così avvenne. Per due giorni abbiamo dimostrato, cioè, la nostra forma di protesta; e (…) da quando ho avuto il dialogo con LUCHINO, che (…) mi aveva assicurato che partivamo, dopo un mese, due, si è avverato che una mattina stavamo tutti nei vari passeggi della nostra sezione, che era un braccio, che occupavamo tre celle, e (...) tutti i siciliani veniamo invitati (...) a prepararci la nostra roba, che dovevamo andare via. E da lì siamo stati tradotti al carcere (...) di NOVARA.

(…)

P.M. NATOLI: (...) Quindi, alla comunicazione che lei fa a BAGARELLA, di questo progetto di rivolta (…) BAGARELLA immediatamente...

COSTA G.: sì, mi invita, dice, di toglierci... cioè, "levaci i rimi..." (…) "...toglici mano..." (…) "finia... perché...", e al che io ho voluto capire più approfonditamente, no! E lui mi ha parlato chiaro di quello che avevano...

P.M. NATOLI: ecco! Su questo lui le ha parlato chiaro. Vuole un attimo ritornare... Lei, mi pare (…) di avere capito che manifesta incredulità, no?

COSTA G.: incredulità, sì. Al che io gli do anche dell'ingenuo a LUCHINO, perché gli dico: "se 'ste strutture sono state fatte per noi, come facciamo noi siciliani a partire tutti?" E al che lui, per... per assicurarmi, per garantirmi che diceva... non diceva delle fesserie, mi ha fatto il nome...

P.M. NATOLI: ecco! Cerchi...

COSTA G.: ...dell'Ono...

P.M. NATOLI: ...di ricordare, se riesce a farlo a questa distanza di tempo...

COSTA G.: sì, mi disse...

P.M. NATOLI: ...esattamente che cosa, o quanto più...

COSTA G.: dice...

P.M. NATOLI: ...precisamente possibile...

COSTA G.: ..."stai tranquillo... stai tranquillo che di fuori si stanno muovendo bene, perché c'è l'Onorevole LIMA interessato e l'Onorevole ANDREOTTI". Insomma, questo era il contenuto.

P.M. NATOLI: eh! Il nome dell'Onorevole ANDREOTTI glielo fa espressamente...

COSTA G.: no!

P.M. NATOLI: ...oppure no?

COSTA G.: no, lui mi dice: ""IL GOBBO"". E al che io gli dico: "chi è "IL GOBBO"?" Dice: "ANDREOTTI". Però vorrei fare una riflessione io (...) su questo dispregiativo che loro utilizzava... che il LUCHINO all'epoca utilizzava. E' perché quel periodo loro non... i corleonesi, in particolare, non vedevano di buon occhio ANDREOTTI; non lo vedevano perché lo sapevano vicino alla "famiglia" BONTADE. Poi man mano, che probabile qualche rapporto si sarà anche consolidato, si parlava dello "ZU' GIULIO ANDREOTTI"; ecco dov'è che LUCHINO m'ha detto: "c'è anche "IL GOBBO"". Fatto è che poi si è verificato che ci hanno chiamato tutti, eravamo una quindicina di persone; e ci hanno messo su dei motoscafi (...) e ci hanno tradotto (…) nella terra ferma.

P.M. NATOLI: (…) Poi è, ha detto lei, qualche tempo dopo, un mese, due mesi dopo questo colloquio con questa anticipazione che aveva avuto da LUCA BAGARELLA?

COSTA G.: sì.

P.M. NATOLI: ecco! Vi trovavate... intanto precisiamo meglio, se riesce a ricordarlo, lei ha detto: "eravamo una sezione", ricorda meglio l'identificazione di questa sezione, se (...) aveva un numero?

COSTA G.: sì, sì, sezione "AGRIPPA", ed eravamo nella terza sez...

P.M. NATOLI: sezione?

COSTA G.: "AGRIPPA".

P.M. NATOLI: "AGRIPPA"...?

COSTA G.: sì, eravamo nel terzo braccio, e (…) noi siciliani occupavamo tre celle contigue, una accanto all'altro... all'altra, e si usufruiva dello stesso passeggio.

P.M. NATOLI: voi siciliani, chi eravate? Ecco! Riesce a ricordare i nomi?

COSTA G.: sì, dovrei fare un attimino mente locale. Lì eravamo io, LUCHINO, se non ricordo male anche SANTO MAZZEI, ROSARIO CONDORELLI, tale ANASTASI ANTONIO, ALTICOZZI, MARANO, NINO MARANO, se non ricordo male, ADOLFO SCUDERI e... e qualche altro, che mi sfugge adesso il nome.

P.M. NATOLI: quindi ha fatto otto nomi; complessivamente quanti potevate essere?

COSTA G.: quando siamo partiti?

P.M. NATOLI: sì.

COSTA G.: circa 'na... 'na decina, 'na quindicina.

P.M. NATOLI: siete tutti siciliani?

COSTA G.: tutti siciliani, sì.

P.M. NATOLI: ecco! Vuole un attimo ripercorrere l'elenco che ha fatto dicendo a chi appartenevano, cioè a quali organizzazioni appartenevano questi siciliani, se appartenevano ad un'organizzazione o di quale città erano originari?

COSTA G.: sì, io per non confondermi preferisco nominare le città di appartenenza.

P.M. NATOLI: eh, lei ha detto il primo: LUCHINO, ed è chiaramente...

COSTA G.: sì, LUCHINO è palermitano.

P.M. NATOLI: ...LUCA BAGARELLA.

COSTA G.: LUCA BAGARELLA. E poi ROSARIO CONDORELLI, che è catanese; tale ANASTASI, che è messinese; SANTO MAZZEI, che è catanese; un'altra persona palermitana anziana, che adesso cer... certo GAETANO, che mi sfugge il cognome, palermitano; un'altra persona ancora, tale ROSARIO, e mi sfugge il cognome adesso, sempre palermitana; e... e altri catanesi.

P.M. NATOLI: poi lei mi pare che abbia menzionato ALTICOZZI.

COSTA G.: GIUSEPPE ALTICOZZI, catanese, sì.

P.M. NATOLI: catanese. E poi...

PRESIDENTE: MARANO, MARANO.

P.M. NATOLI: ecco! NINO...

COSTA G.: sì.

P.M. NATOLI: ...MARANO?

COSTA G.: sì, di MASCALI, provincia di CATANIA; e ADOLFO SCUDERI, catanese.

P.M. NATOLI: quindi di palermitani, riepilogando, c'erano: BAGARELLA LUCA, un tal GAETANO...

COSTA G.: sì.

P.M. NATOLI: ...e un tale ROSARIO.

COSTA G.: ROSARIO.

P.M. NATOLI: e di questi non riesce a ricordare i cog...

COSTA G.: no, al momento no.

P.M. NATOLI: senta, e quindi mentre vi trovate al passeggio, ad usufruire dell'ora di aria, venite invitati a fare (...) i bagagli...

COSTA G.: sì, e anche di premura, di prepararci al più presto perché...

P.M. NATOLI: mi scusi. Faccio un passo all'indietro. Il GAETANO palermitano poteva essere QUARTARARO di cognome?

COSTA G.: e infatti è lui, QUARTARARO, sì. GAETANO QUARTARARO.

P.M. NATOLI: il padiglione della terza sezione, nella quale vi trovavate, a PIANOSA, che lei ricordi, aveva pure una lettera che lo contraddistingueva e, se sì, quale?

COSTA G.: se non ricordo male, mi sa che era (...) la sezione "A".

P.M. NATOLI: la sezione "A". Faccio riferimento, Presidente, al documento 210, da cui ho tratto (...) il cognome QUARTARARO e questa indicazione; perché su questa abbiamo prodotto documentazione, credo dal 210 al 213. E da questo evinciamo pure che un trasferimento venne disposto il 3 febbraio del 1984. Quindi venite spostati e trasferiti con un mezzo navale a NOVARA.

COSTA G.: sì.

P.M. NATOLI: andate tutti quanti, questo gruppo di siciliani, a NOVARA, oppure ce ne sono degli altri? O, comunque, lei con chi viene tradotto?

COSTA G.: no, io vengo tradotto con le persone che ho appena citato, e tutti andiamo a occupare quel carcere, lì; siamo stati collocati a NOVARA.

P.M. NATOLI: tutti a NOVARA. Lei ha modo di commentare con BAGARELLA questo trasferimento? Perché in fondo era la dimostrazione o la risposta (…) alla sua incredulità?

COSTA G.: sì, successivamente lui, in pratica, era un punto d'orgoglio, perché (…) non mi aveva assolutamente detto una... una fesseria; e quindi io gli ero anche grato per questo. E mi sa che (…) di 'sta storia era a conoscenza, se non ricordo male, anche il GAETANO QUARTARARO. Me lo faceva capire perché, lì, a NOVARA mi diceva: "ci 'a ficimo, ci 'a ficimo (ce l'abbiamo fatta), insomma, vah!"

P.M. NATOLI: senta, nel carcere di NOVARA, quindi, restate con BAGARELLA quanto tempo?

COSTA G.: circa due mesi, tre mesi; qualcosa del genere. E poi...

P.M. NATOLI: durante questo...

COSTA G.: ...venia...

P.M. NATOLI: ...periodo (...) BAGARELLA (...) le chiede qualche cosa in particolare, non voglio specificare meglio la domanda, per non rischiare di suggerirle la risposta.

COSTA G.: quel periodo, dopo... dopo che si è verificato, cioè che si era realizzato 'sto trasferimento, parlando la... con LUCA, LUCA in pratica se si accresceva questo legame, 'sto rapporto di amicizia tra me e lui, e lui a un certo punto, non ricordo se c'era un periodo elettorale in corso, immediato, mi dice di far sapere all'esterno... che in pratica mi dice che a MESSINA si doveva votare per la DEMOCRAZIA CRISTIANA, e i voti dovevano confluire nella corrente andreottiana, cosa che io subito mi premuro a far sapere all'esterno, nella persona di MIMMO CAVO', che era uno dei responsabili della nostra "famiglia"...

PRESIDENTE: MIMMO...?

COSTA G.: DOMENICO CAVO'. (…) che era uno dei responsabili, e... e questo è avvenuto.

P.M. NATOLI: quindi lei lo fa sapere immediatamente a MIMMO CAVO'.

COSTA G.: sì.

P.M. NATOLI: non ricorda altro, in particolare su questo punto? Cioè è una richiesta di... di aiuto generico, cioè di sostenere persone vicine alla corrente andreottiana, o per caso le vengono fatti dei nomi, e lei a distanza di tempo non li ricorda?

COSTA G.: no, io quello che ricordo, è... che lui mi disse di fare in modo che a MESSINA si votasse per la DEMOCRAZIA CRISTIANA, e in particolare, in particolare proprio, in particolare alla corrente andreottiana. Cosa che io mi sono premurato anche perché... avevo un obbligo ormai... eh... e così ho fatto.

(…)

AVV. COPPI: (…) Lei ha riferito che, mentre era detenuto nel carcere di PIANOSA, era stata progettata una rivolta, o una forma, comunque, di protesta per il regime carcerario a cui eravate sottoposti.

COSTA G.: sì.

AVV. COPPI: ed ha anche detto che di tutto ciò ne ha parlato con BAGARELLA.

COSTA G.: sì.

AVV. COPPI: ha anche detto che BAGARELLA le avrebbe detto di lasciar perdere perché alla sorte dei detenuti siciliani erano interessati, o meglio, era interessato l'Onorevole LIMA e che, dietro l'Onorevole LIMA, c'era il Senatore ANDREOTTI. Lei ha chiesto a BAGARELLA da chi avesse appreso tutte queste notizie?

COSTA G.: no, io mi limitai solo a dirgli, in pratica, che era un ingenuo se credeva a queste cose, inizialmente, poi lui mi disse (...) mi assicurò...

(...)

AVV. COPPI: io voglio solo sapere se lei ha chiesto a BAGARELLA da chi avesse appreso questa notizia.

COSTA G.: ma... io non... questo non so che rispondere, se non ricordo male, mi sa che c'era il cognato TOTUCCIO interessato.

COSTA G.: (...) Da chi BAGARELLA avrebbe appreso la notizia che LIMA si stava interessando di tutta questa questione?

COSTA G.: ma, credo dai suoi, non lo ricordo.

AVV. COPPI: non lo ricorda. Lei ricorda se a quell'epoca il Senatore ANDREOTTI fosse Ministro degli Esteri, o Ministro di Grazia e Giustizia, o Presidente del Consiglio, ne sa niente?

COSTA G.: no, non ricordo io che ruolo all'epoca assumeva il Senatore ANDREOTTI.

AVV. COPPI: quindi, non ricorda che il Senatore ANDREOTTI all'epoca era Ministro degli Affari Esteri?

COSTA G.: no.

AVV. COPPI: non lo sa. E questa protesta, questa manifestazione che doveva essere eseguita in tema di regime carcerario, venne egualmente eseguita?

COSTA G.: sì, ci fu una... una parvenza dimostrativa, ci siamo limitati solo a fare uno o due giorni di sciopero di fame.

AVV. COPPI: e perché c'è stata (...) soltanto una parvenza, dipende da quello che le aveva detto BAGARELLA?

COSTA G.: no, anche per metterci un attimino... coerenti con la vita dell'interno del carcere, cioè, come dire, si aderisce, anziché andare a sfociare nella violenza, una protesta che poteva complicare le cose, abbiamo sminuito un po' la formula da attuare (...) e abbiamo deciso un po' tutti, di comune accordo di fare uno o due giorni di...

AVV. COPPI: quindi, quello che le aveva detto BAGARELLA, in quel momento, non influì sulla decisione (...) di iniziare questa forma, sia pure blanda, di protesta?

COSTA G.: no, non influì assolutamente, perché noi...

AVV. COPPI: perché... lei lo ha già detto, perché lei ritenne che BAGARELLA era un ingenuo nel dire questo. E che cosa successe dopo che siete entrati in sciopero?

COSTA G.: niente, abbiamo fatto delle richieste, (...) qualche richiesta ci è stata consentita, tipo la normale funzione della consegna della corrispondenza, e poi, è tutto finito lì.

AVV. COPPI: senta, quale fu il pretesto per dare inizio a questo sciopero?

COSTA G.: niente, in carcere quando (…) si iniziano delle manifestazioni si fanno più richieste, quindi...

AVV. COPPI: no, ma volevo dire, forse non sono stato chiaro (…) volevo sapere, ci fu un fatto specifico che voi avete assunto come pretesto per dare inizio a questo sciopero, o iniziò così all'improvviso?

COSTA G.: no, già si era... si era... avevano discusso (…) altre persone e ce lo avevano... e lo avevano proposto a me personalmente, e io andai a...

PRESIDENTE: il motivo, qual era il motivo?

COSTA G.: ah, il motivo era (…) la cattiva qualità di vita interna del carcere che era... che si viveva...

AVV. COPPI: guardi (…) non tanto per contestazione quanto per sollecitare la sua memoria, lei, dopo aver riferito del colloquio tra lei e BAGARELLA circa l'interessamento di LIMA e compagnia bella, lei ha detto: "per non deludere le aspettative degli altri detenuti, approfittammo della situazione di tale NINO FARO rinchiuso..."...

COSTA G.: sì, che stava...

AVV. COPPI: ..."...al braccetto..."...

COSTA G.: sì, al braccetto, sì.

AVV. COPPI: ..."...al braccetto della morte, per porre in essere lo sciopero della fame"...

COSTA G.: sì.

AVV. COPPI: ...di cui ha parlato prima, lo ha dichiarato...

COSTA G.: sì, sì, sì.

AVV. COPPI: ...il 5 luglio del 1994, alla Procura della Repubblica di...

COSTA G.: sì.

AVV. COPPI: di PALERMO. Eh, si ricorda adesso?

COSTA G.: sì, sì.

AVV. COPPI: quindi, questa situazione di NINO FARO fu il pretesto per dare inizio lo sciopero della fame, d'accordo?

COSTA G.: sì, sì.

AVV. COPPI: ecco! Lei ricorda che intervallo di tempo c'è stato fra questa manifestazione e il vostro trasferimento da PIANOSA?

COSTA G.: non so... circa un mesetto, un mese... un mese e qualcosa.

AVV. COPPI: un mese, un mese e mezzo, due, quanto?

COSTA G.: no... non lo so, non posso essere preciso, comunque non è che sono fatti che ti rimangono...

AVV. COPPI: comunque, non avvenne il giorno dopo?

COSTA G.: no, credo dopo giorni che ne abbiamo parlato con LUCA, dopo qualche giorno, il tempo di organizzarci.

(…)

AVV. COPPI: no, stavo parlando del trasferimento, oppure se vuole diciamo...

COSTA G.: ah, il trasferimento!

AVV. COPPI: allora, allora quanto tempo...

COSTA G.: eh, avvenne dopo qualche mese, un mese e mezzo, due.

AVV. COPPI: benissimo. Oh! E l'inizio, invece, dello sciopero, rispetto al discorso che lei ha fatto con BAGARELLA, quanto è stato? Mi pare che lei stava accennando dopo pochi giorni vi fu... iniziò lo sciopero.

COSTA G.: quindi, sì, subito dopo il periodo natalizio, gennaio, siamo forse ai primi di gennaio.

AVV. COPPI: sì, ma dico, rispetto al discorso con BAGARELLA, quindi, non passò molto tempo?

COSTA G.: non... non lo ricordo...

AVV. COPPI: va be', se non lo ricorda, non posso... non ho elementi per sollecitare la sua memoria. Lei ha detto, già questa mattina, che BAGARELLA, dopo il vostro arrivo al carcere di NOVARA...

COSTA G.: sì.

AVV. COPPI: ...la invitò ad attivarsi per convogliare il consenso elettorale nel messinese verso esponenti della corrente andreottiana, d'accordo vero?

COSTA G.: sì.

AVV. COPPI: ecco. Ci sa dire quando è avvenuto tutto questo e soprattutto quali erano le elezioni in relazione alle quali bisognava attivare l'elettorato in favore degli esponenti...

COSTA G.: ma, questo io non lo ricordo però si può risalire dal periodo della mia detenzione lì, a NOVARA, al carcere di NOVARA.

AVV. COPPI: lei quando è stato detenuto a NOVARA?

COSTA G.: mi sa nel '94... '95... '94.

AVV. COPPI: nel '94?

COSTA G.: '84! '84!

AVV. COPPI: ah, '84! E non ricorda quali erano le elezioni...

COSTA G.: no.

AVV. COPPI: ...imminenti? Non sa se erano elezioni nazionali?

COSTA G.: non lo ricordo, no.

AVV. COPPI: non ne sa nulla. Lei ha detto di essersi rivolto al CAVO', MIMMO CAVO' per questa operazione.

COSTA G.: sì.

AVV. COPPI: come ha fatto lei a mettersi in contatto con CAVO'?

COSTA G.: beh, i mezzi di comunicazione con l'esterno che adottavamo noi erano più di uno.

AVV. COPPI: no, io voglio sapere con riferimento a CAVO', io voglio sapere lei come ha fatto a fare questo discorso...

COSTA G.: e mi sa... sì, di averglielo mandato a dire tramite colloquio...

AVV. COPPI: tramite colloquio con chi?

COSTA G.: con un familiare, con mio fratello, se non ricordo male, ma comunque...

(…)

AVV. COPPI: siccome, poi, noi siamo in grado di citare testimoni eccetera, io vorrei sapere qual è la persona a cui lei spiegò tutto quello che CAVO' avrebbe dovuto fare.

COSTA G.: ma credo con un familiare.

AVV. COPPI: e ci dica quale fa... insomma, non è una cosa... non è una cosa di poco conto, insomma, si tratta di smuovere...

COSTA G.: sì, ma all'epoca guardi Avvocato, io non... non immagazzinavo tutti 'sti particolari, perché all'epoca non è che avevo motivo... o presumevo che poi avrei dovuto collaborare con la Giustizia, e quindi...

AVV. COPPI: no, no, però, siccome... siccome, voglio dire, lei stava in carcere...

COSTA G.: sì.

AVV. COPPI: ...non è che aveva molti motivi di distrazione, pensavo che questa fosse una circostanza che le fosse rimasta impressa nella memoria. Se non lo sa, prendo atto che lei non ricorda la persona a cui riferì che bisognava smuovere l'elettorato in favore dei componenti andreottiani...

COSTA G.: no, per essere più... un pochettino più esatti, mi sa che quel periodo io ebbi... avevo un'udienza, quindi, un processo giù a MESSINA eh... e con persone che venivano a trovarmi, o che addirittura lo mandai a dire con mio fratello, comunque, non è 'na... è quello che sto ricordando adesso, perché se ero... se erano ricordi lucidi vi avrei detto come sono andate le cose.

AVV. COPPI: d'accordo! Quindi, non ha ricordi precisi sul punto. Lei ha indicato a CAVO' i personaggi politici andreottiani che avrebbero dovuto essere sostenuti in occasione della competizione elettorale?

COSTA G.: no.

AVV. COPPI: quindi, a CAVO' che messaggio è stato mandato?

COSTA G.: niente, di dirottare un po' le preferenze elettorali verso la Democrazia e, in particolar modo, nella corrente andreottiana, poi, di fuori dall'esterno ci avrebbero pensato loro.

AVV. COPPI: però, lei non sapeva chi erano gli andreottiani che dovevano essere sostenuti.

COSTA G.: no, a me è stato... io sono stato invitato (...) a comportarmi così, e così ho riferito all'esterno.

AVV. COPPI: d'accordo. Senta le risulta che questo appoggio sia stato effettivamente dato?

COSTA G.: ma, io penso di sì... lei dice pensa...

AVV. COPPI: no pensa, no pensa, lo sa?

COSTA G.: e credo di sì, se c'è stato il periodo elettorale indicato a quello che gli dico io, senz'altro...

PRESIDENTE: le risulta oppure no? Questo chiede l'Avvocato. Cioè, lei ha saputo, ha avuto notizie?

COSTA G.: no, poi non c'è stato un seguito di conferma, perché tra noi non si... non si usava a dire le cose le hai portate a compimento o meno, avvenivano fisiologicamente per come si... ci si comporta tra di noi.

AVV. COPPI: quindi, in sostanza CAVO' non le ha fatto sapere se aveva dato seguito...

COSTA G.: no, a me bastava che CAVO' aderiva, accettava a quello che gli ho mandato a dire.

AVV. COPPI: ho capito, ma lei non sa da chi glielo ha mandato a dire, non sa l'esito di quelle elezioni, CAVO' non le ha fatto sapere nulla, quindi lei... è una sua convinzione...

COSTA G.: no, no, no, sono dei dati di fatto qui, Avvocato, quale convinzione!

AVV. COPPI: no, no!

COSTA G.: io le ho vissute queste esperienze.

(…)

AVV. COPPI: non è un dato di fatto...

COSTA G.: come no? io l'ho vissuto!

AVV. COPPI: ...il dato di fatto... il dato di fatto sarebbe se lei fosse in grado di dirci che CAVO' le ha detto di aver fatto questo o quello, lei è convinto che CAVO' lo abbia fatto per le ragioni che ci ha detto, ma lei non ci può dire che, effettivamente, CAVO' ha fatto queste cose, perché a lei risulta che siano state fatte.

COSTA G.: no, su questo no, ha ragione lei, comunque, la storia era quella, in pratica.

AVV. COPPI: va bene, d'accordo, va bene. Oh, quindi il BAGARELLA, da cui era nato questo invito, a sua volta, le ha chiesto che cosa lei aveva fatto, e lei è stato in grado, quindi, di riferire a BAGARELLA che cosa effettivamente era stato fatto?

COSTA G.: ma, guardi che non ci sono poi... conforme sulle cortesie che si chiedono. In pratica, non è che subito dopo BAGARELLA mi dice (...) ti sei... semmai, lui sa che io mi interessavo, quindi...

(…)

AVV. SBACCHI: senta, lei poc'anzi, cioè stamattina, interrogato dal Pubblico Ministero, ha detto, a un certo punto, che non voleva passare pettegolezzi, e così via di seguito, e facendo un pettegolezzo ha detto: "non lo vedevano bene - parlando del Senatore ANDREOTTI - perché vicino a BONTADE", o qualcosa di questo genere.

COSTA G.: cioè sono... sulle dispense... dispregiativo, sul nomignolo che gli davano, del "GOBBO"?

AVV. SBACCHI: sì.

COSTA G.: sì, è perché, in pratica, nell'ottica dei corleonesi... e loro lo sapevano vicino alla formazione avversa a loro...

AVV. SBACCHI: no, lei che sa di specifico su questo? Di preciso che cosa sa? Perché, lei ha detto...

COSTA G.: niente, quello...

AVV. SBACCHI: ..."non vorrei fare pettegolezzi, e non vorrei..."...

COSTA G.: niente, pettegolezzi sul nomignolo sto dicendo che (…) inizialmente il BAGARELLA quando mi disse: "non preoccuparti, non facciamo rivolta, non spacchiamo niente, non facciamo nulla, che presto ce ne andremo, perché ci è interessato SALVO LIMA e "IL GOBBO"", prima mi... me lo il Senatore ANDREOTTI me lo definì con "IL GOBBO", poi, successivamente, diventa "ZIO GIULIO".

AVV. SBACCHI: successivamente. Lei ha mai detto prima d'ora "ZIO GIULIO", prima di oggi?

COSTA G.: non lo ricordo se l'ho detto.

AVV. SBACCHI: Presidente, nei verbali che io ho in possesso: "non credo di avere mai incontrato il nome "ZIO GIULIO"".

COSTA G.: eh, poi di... sto dicendo per la "COSA NOSTRA", ma guardi che io non avevo motivo di dire "ZIO GIULIO", o "IL GOBBO", io... a parte che non ho motivo di...

PRESIDENTE: l'Avvocato sta dicendo che lei nei verbali di esame non aveva mai detto, per ora, che veniva chiamato in questa maniera.

COSTA G.: no, ma io i verbali li ho (...) li ho fa... li ho trasmessi... cioè trasmessi? O... riferire, poi è stato verbalizzato, fedelmente per come erano le mie conoscenze.

PRESIDENTE: questo ha detto l'Avvocato, che nei verbali non risulta che lei (...) l'abbia mai chiamato (...) "ZIO GIULIO", questo sta dicendo l'Avvocato.

AVV. SBACCHI: (...) Ora lei stava dicendo di BONTADE. Che cosa sa di specifico?

COSTA G.: BONTADE chi? Il padre o il figlio?

AVV. SBACCHI: no, lei ha detto BONTADE non era ben visto...

COSTA G.: no BONTA...

AVV. SBACCHI: ...allora perché di fuori...

COSTA G.: non era... non era ben visto dai corleonesi il Senatore ANDREOTTI, perché lo sapevano...

AVV. SBACCHI: io desidero sapere che rapporti aveva...

COSTA G.: che ne so io che rapporti, Avvocato!

AVV. SBACCHI: ...il Senatore ANDREOTTI (...) con BONTADE.

COSTA G.: ...che mi chiede a me dei rapporti tra il Senatore ANDREOTTI (...) e il defunto BONTADE.

AVV. SBACCHI: lei ne sa nulla?

COSTA G.: si sapeva che all'epoca il Senatore...

AVV. SBACCHI: no, mi deve dire che cosa sa lei di preciso...

COSTA G.: niente!

AVV. SBACCHI: ...no, ovvio...

COSTA G.: niente, niente, niente! Di preciso, specificatamente, niente!

AVV. SBACCHI: niente!

COSTA G.: io gli dico quello che ho saputo (…) poi sta alle vostre scienze (…) trarre le...

(...)

AVV. SBACCHI: oh, ora mi deve ripetere esattamente che cosa le disse BAGARELLA a proposito della rivolta, quando lo sconsigliò, ci disse: "levaci i "rimi"!".

COSTA G.: "levaci i "rimi"!", sì.

AVV. SBACCHI: che cosa disse? Testuali parole!

COSTA G.: eh! "TANUZZO - dice - levaci i "rimi", DANILO, TANUZZO, levaci i "rimi", perché quanto prima noi siciliani ce ne andiamo tutti di qua".

(…)

AVV. SBACCHI: e poi?

COSTA G.: niente, io gli chiesi... gli diedi dell'ingenuo (…) e al che lui ha ritenuto, insomma... tranquillizzare, assicurarmi in qualche maniera che era una cosa seria, e che dietro quello che mi diceva lui c'era l'Onorevole SALVO LIMA e il Senatore ANDREOTTI.

AVV. SBACCHI: cioè, il Senatore ANDREOTTI che era dietro SALVO LIMA? Non ho capito, mi faccia capire.

COSTA G.: no, dietro...

AVV. SBACCHI: ...dietro (…) c'era SALVO LIMA?

COSTA G.: ...dietro le parole che mi aveva detto a me lo... il BAGARELLA, per darmi garanzia che era una cosa abbastanza seria, che si poteva avverare, c'erano interessate queste persone, affinché noi partissimo tutti dall'isola di PIANOSA.

(…)

P.M. NATOLI: ancora qualche altra domanda. Da PIANOSA, quando lei conosce LUCA BAGARELLA, no! Quindi nell'82...

COSTA G.: sì.

P.M. NATOLI: ...lei, se ho sentito bene, ha detto oggi pomeriggio, che andò a NOVARA nel 1983, mentre stamattina, sempre che i miei ricordi e gli appunti siano corretti, lei aveva detto che si era... era stato trasferito in una data successiva all'83, perché ne parlaste a cavallo delle festività

natalizie...

COSTA G.: natalizie, sì.

P.M. NATOLI: ...dell'83.

COSTA G.: '84!

P.M. NATOLI: ecco...

COSTA G.: '84.

AVV. SBACCHI: ...è un errore del ricordo, oggi pomeriggio, oppure aveva sbagliato stamattina? E, comunque, ci vuole dire esattamente l'epoca di questo contatto avuto con BAGARELLA? Cioè, quando lei parla del progetto, e poi quando venite trasferiti.

COSTA G.: no, mi sa che lì eravamo alla fine dell'83, è all'inizio dell'84?

P.M. NATOLI: sì.

COSTA G.: se non faccio confusione, (...) siamo stati tradotti a (…) NOVARA.

Per chiarire quale fosse l’intensità dei rapporti da lui sviluppati con il Bagarella, il collaborante ha menzionato un episodio accaduto durante la loro codetenzione a Pianosa. Precisamente, poiché circolavano voci relative ad un imminente ingresso nel medesimo istituto penitenziario di Raffaele Cutolo, considerato un nemico di "Cosa Nostra" siciliana, il Bagarella manifestò l’intenzione di ucciderlo, e chiese riservatamente al Costa di aiutarlo in questo disegno criminoso. Il Costa si rese disponibile. Il progetto, comunque, non venne attuato, giacché Raffaele Cutolo non fu più trasferito nel carcere di Pianosa.

Il collaborante ha inoltre affermato di avere conosciuto nel carcere di Livorno, intorno al 1989-90, Francesco Paolo Anzelmo, il quale gli riferì di essere stato impegnato, insieme al proprio suocero, nella realizzazione di lavori di rilevantissima entità a Messina, per la costruzione di un complesso edilizio denominato "Casa Nostra", nel quale avevano compiuto investimenti di denaro Mariano Agate, Salvatore Riina, Leoluca Bagarella, ed i Ganci.

Il Costa ha aggiunto di essersi dissociato dall’illecito sodalizio dopo avere ricevuto, all’inizio del 1994, una singolare proposta da parte di Antonino Madonia, il quale gli chiedeva di simulare di collaborare con la giustizia, prendere così contatto con il dott. De Gennaro, ed ucciderlo facendo uso di un coltello. Il Costa, il quale avrebbe finito di scontare la propria pena nel 2007, finse di accettare la proposta, ma, in effetti, decise di troncare i propri legami con la criminalità organizzata, e nei primi mesi del 1994 iniziò la propria collaborazione con la giustizia. In un interrogatorio reso il 22 aprile 1994 al P.M. di Palermo, il Costa chiese che le proprie dichiarazioni rimanessero circondate dalla massima riservatezza per un congruo periodo, e che non venissero disposte immediatamente indagini di polizia giudiziaria, in quanto, durante la sua detenzione, all’ambiente carcerario, ed in particolare ai Madonia, erano pervenute notizie sui detenuti che decidevano di collaborare con la giustizia, e sul contenuto delle loro propalazioni.

Sulla credibilità del Costa, può formularsi certamente un giudizio positivo, poiché gli elementi di convincimento raccolti dimostrano la intensità dei legami che egli in passato aveva instaurato con la criminalità organizzata di tipo mafioso, la serietà della sua scelta di collaborare con la giustizia, il suo assoluto disinteresse.

Il livello raggiunto dal Costa nell’ambito dell’associazione delittuosa operante a Messina è stato evidenziato dal Tenente Colonnello Angiolo Pellegrini (capo del centro operativo D.I.A. di Reggio Calabria), il quale, nella deposizione testimoniale resa all’udienza del 25 giugno 1996, ha specificato che il Costa rivestiva il ruolo di capo della ‘ndrangheta di Messina, legata alla ‘ndrangheta calabrese.

Il teste dott. Alessio Cesareo (Commissario Capo della Polizia di Stato, il quale ha svolto indagini dirette a individuare i riscontri relativi alle dichiarazioni del Costa), escusso all’udienza del 17 marzo 1997, ha precisato che:

 

Il teste Cesareo ha, inoltre, sottolineato che il Costa, dopo l’inizio della sua collaborazione con la giustizia, ha ammesso la propria responsabilità in ordine a gravissimi delitti per i quali erano stati instaurati procedimenti penali a carico di ignoti.

Tale comportamento processuale, oltre a evidenziare la serietà della scelta collaborativa del Costa, costituisce un significativo indice del suo disinteresse. In proposito, deve altresì osservarsi che per il predetto collaborante non appare configurabile nessuno specifico movente calunniatorio nei confronti dell’imputato.

La richiesta, rivolta dal Costa al P.M. nell’interrogatorio del 22 aprile 1994, di mantenere la massima riservatezza per un congruo periodo sulle sue dichiarazioni e di non disporre immediatamente indagini di polizia giudiziaria, non giustifica un giudizio negativo sul collaborante, in quanto appare motivata dal comprensibile timore di subire ritorsioni - direttamente o attraverso "vendette trasversali" sui suoi familiari - da parte di ambienti legati alla criminalità organizzata.

Le dichiarazioni del Costa risultano dotate di un elevato grado di attendibilità intrinseca, presentando un contenuto ricco di indicazioni dettagliate e di riferimenti descrittivi, una genesi del tutto spontanea, una assoluta costanza, una salda coerenza logica, una completa assenza di contraddizioni interne.

E’ perfettamente comprensibile che al suggerimento del Bagarella abbia fatto seguito non l’abbandono del proposito di organizzare una manifestazione di protesta, ma semplicemente una attenuazione delle modalità di essa; va, infatti, osservato che un completo mutamento di indirizzo sarebbe stato, ovviamente, inaccettabile per numerosi detenuti che mal sopportavano il regime carcerario applicato nella Casa di Reclusione di Pianosa ed erano privi (a differenza del Bagarella e del Costa) dell’aspettativa di essere trasferiti in un’altra Casa Circondariale, considerata più soddisfacente in rapporto alle loro esigenze.

Non può condividersi il rilievo difensivo secondo cui, per ragioni di prudenza, ben difficilmente il sen. Andreotti e l’on. Lima avrebbero sollecitato il trasferimento di un intero gruppo di detenuti, identificabili in ragione della loro provenienza etnica.

Va infatti rilevato che un simile intervento, se attuato con accortezza ed attraverso un funzionario pienamente affidabile, avrebbe facilmente potuto sfuggire all’attenzione dei terzi, confondendosi con i numerosi episodi di trasferimento di detenuti legittimamente disposti per ragioni di sicurezza o di altro genere.

E’ agevolmente spiegabile la diversità delle espressioni (prima dispregiative, poi cordiali) utilizzate dal Bagarella per designare il sen. Andreotti. Una iniziale diffidenza del predetto "uomo d’onore", inserito nello schieramento dei "corleonesi", verso l’imputato, discendeva necessariamente dalla consapevolezza delle intense relazioni precedentemente instaurate da esponenti di rilievo della corrente andreottiana con lo schieramento avversario, ormai quasi del tutto debellato nel corso della "guerra di mafia". La successiva modificazione della considerazione che l’esponente mafioso aveva dell’uomo politico era chiaramente ricollegabile alla convinzione che quest’ultimo avesse di recente manifestato una fattiva disponibilità in favore dei "corleonesi", agevolando il trasferimento del Bagarella.

Né mancavano ragioni (connesse allo stretto vincolo che legava l’on. Lima a "Cosa Nostra") suscettibili di motivare un intervento del sen. Andreotti in favore di un autorevole esponente della "mafia vincente".

L’indicazione del Bagarella, secondo cui dietro l’on. Lima vi sarebbe stato il sen. Andreotti, tendeva a descrivere in modo sintetico le modalità in cui, a suo avviso, avrebbe dovuto esplicarsi l’intervento politico volto a sollecitare il trasferimento dei detenuti.

E’, poi, appena il caso di rilevare che il sen. Andreotti, benché ricoprisse in quel periodo la carica di Ministro degli Affari Esteri, avrebbe potuto agevolmente condizionare l’operato dell’Ufficio competente per i trasferimenti dei detenuti avvalendosi non di poteri gerarchici, ma della sua enorme influenza politica.

Va, altresì, sottolineato che non si vede quale ragione potesse indurre il Bagarella a mentire - su un fatto particolarmente importante per i detenuti siciliani, come il loro prossimo trasferimento in un altro istituto penitenziario – ad un esponente di primario rilievo della criminalità organizzata, a lui legato da un rapporto di stima ed amicizia.

Nessun interesse poteva avere il Bagarella ad evitare l’organizzazione di una rivolta, se non quello di impedire che un simile evento potesse pregiudicare il suo futuro trasferimento in un’altra Casa Circondariale.

Occorre, inoltre, tenere presente, se il Bagarella avesse affermato falsamente di potere ottenere il trasferimento dei detenuti siciliani entro un ridotto arco di tempo, la credibilità di una siffatta millanteria si sarebbe protratta soltanto per un breve periodo, decorso il quale il Costa, sentendosi ingannato, avrebbe verosimilmente incrinato i suoi rapporti con il predetto esponente mafioso; una simile eventualità era certamente contraria alle intenzioni del Bagarella, il quale, era, invece, palesemente interessato ad avvalersi della collaborazione del Costa sia nell’ambito carcerario sia con riferimento all’influenza che il medesimo poteva esercitare sulla realtà criminale di Messina.

Non si ravvisa alcun motivo che potesse spingere il Bagarella a fornire al Costa false indicazioni sull’identità degli uomini politici da cui egli attendeva un preciso intervento favorevole. La rispondenza delle suddette indicazioni al personale convincimento del Bagarella è, poi, confermata dal successivo comportamento di quest’ultimo, che, una volta ottenuto il trasferimento, chiese al Costa di attivarsi a vantaggio della corrente andreottiana.

Nessuna inverosimiglianza è ravvisabile nella ricostruzione delle iniziative dirette ad assicurare sostegno elettorale alla corrente andreottiana a seguito del trasferimento dei detenuti.

E’ ovvio, in primo luogo, che simili iniziative si accompagnavano ad una precisa evoluzione riscontrabile nell’orientamento della "mafia vincente", che iniziava a esprimere una favorevole valutazione su esponenti politici cui si attribuivano importanti segnali di disponibilità.

Né può dubitarsi che per un esponente di rilievo della criminalità organizzata, come il Costa, fosse possibile inviare messaggi all’esterno dell’ambiente penitenziario, poiché l’esperienza offre numerosi esempi di comunicazioni di estrema importanza e delicatezza trasmesse da capi mafiosi ai loro accoliti rimasti in stato di libertà.

L’autorevolezza di cui il Costa continuava a godere all’interno dell’illecito sodalizio al quale egli aderiva, nonostante la detenzione, gli consentiva di confidare nella piena esecuzione delle sue direttive da parte degli associati operanti nella zona di Messina.

E’ perfettamente comprensibile che il collaborante non conservi un preciso ricordo delle modalità con cui effettuò la comunicazione riguardante l’offerta di sostegno elettorale alla corrente andreottiana.

Sul punto, va osservato che l’ordine così impartito era solo uno dei tanti che il Costa adottava nell’esercizio delle sue funzioni di direzione della "famiglia" che a lui faceva capo. Le specifiche modalità utilizzate per comunicare al suo "luogotenente" la predetta direttiva non possono, quindi, essere rimaste particolarmente impresse nella memoria del Costa.

Deve inoltre rilevarsi che il suesposto ordine non doveva necessariamente comprendere una indicazione nominativa dei candidati da appoggiare, poiché gli associati rimasti in stato di libertà avrebbero potuto eseguirlo fedelmente senza alcuna difficoltà instaurando gli opportuni contatti con il gruppo politico interessato.

La circostanza che il Costa non sia stato in grado di menzionare la competizione elettorale in cui si inserivano i suindicati interventi di sostegno trova logiche spiegazioni nella limitata cultura politica del collaborante e nel lungo tempo trascorso.

Oltre ad apparire intrinsecamente credibili, le dichiarazioni del Costa sono corroborate da numerosi riscontri estrinseci che confermano univocamente le modalità oggettive dell’episodio descritto dal collaborante.

Il teste Salvatore Cirignotta (direttore dell’Ufficio Centrale detenuti e trattamento penitenziario del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero di Grazia e Giustizia) ha specificato che il Costa ed il Bagarella fecero ingresso nella Casa di Reclusione di Pianosa in data 10 novembre 1982 ed ha aggiunto che, secondo una prassi consolidata, i detenuti che facevano ingresso per la prima volta in un determinato istituto penitenziario venivano collocati in celle singole.

Dalla deposizione del dott. Cirignotta e dalla documentazione acquisita all’udienza del 17 marzo 1997 è emerso che:

Il teste Cirignotta ha precisato che:

Gli elementi probatori sopra menzionati offrono un puntuale riscontro alle dichiarazioni rese dal collaborante in ordine al contesto in cui trovarono origine e sviluppo i suoi rapporti con il Bagarella, alle manifestazioni di protesta organizzate presso la Casa di Reclusione di Pianosa, all’identità dei destinatari del provvedimento di trasferimento, alla collocazione cronologica dei fatti.

Evidente è, poi, l’assoluta anomalia del provvedimento con cui venne disposto il trasferimento dei suddetti detenuti, senza alcuna indicazione di ragioni giustificative ed in carenza di qualsiasi atto presupposto.

Va altresì sottolineato che il carattere anomalo del provvedimento non poteva certamente essere noto al Costa, trattandosi di un atto trasmesso riservatamente dal Ministero di Grazia e Giustizia alla Direzione della Casa di Reclusione di Pianosa.

La presenza, nel provvedimento, di una effettiva e rilevante anomalia - non altrimenti conoscibile e pienamente coerente con l’assunto secondo cui il trasferimento fu disposto per effetto di un intervento politico, esplicato a vantaggio di esponenti della criminalità organizzata siciliana - costituisce, pertanto, un preciso riscontro a quanto il collaborante ha affermato di avere appreso dal Bagarella.

Deve tuttavia rilevarsi che non sono stati acquisiti riscontri estrinseci dotati di carattere individualizzante, da cui possa trarsi il sicuro convincimento dell’esattezza del riferimento del fatto delittuoso alla persona dell’imputato.

Pertanto, in assenza di riscontri riferibili in modo specifico alla posizione dell’imputato, non può ritenersi sufficientemente provato il suo personale coinvolgimento nell’episodio in esame.