20 MESI CONTRO LA TORTURA
 
     
 
Il 26 giugno scorso, giornata mondiale dedicata dall'ONU alle vittime della tortura, si è conclusa la campagna mondiale per l'abolizione della tortura.
La campagna 'Non sopportiamo la tortura', lanciata 18 ottobre 2000, ha rappresentato una delle più grandi iniziative della storia di Amnesty International.
 
     
     
     
    20 MESI CONTRO LA TORTURA.

  •   'La notizia che non c'è' di Marco Bertotto, presidente della sezione italiana di Amnesty International


  •   I numeri della campagna

  •   Resonto dettagliato della campagna (rimandiamo al sito della Sezione Nazionale)
 
     
 


  LA CAMPAGNA IN DETTAGLIO.

  •   Presentazione della campagna

  •   Che fare

  •   Azione 8 marzo: Kenya


  •   Pubblicazioni e approfondimenti

  •   Links utili  

  
     

I campioni dello sport di tutte le discipline a sostegno della campagna mondiale "Non sopportiamo la tortura."

"Cuore d'atleta" è promossa da La Gazzetta dello Sport in collaborazione con Radio Deejay, eBay e con il patrocinio del CONI.

    
 
     
 
 
   
     
 
LA NOTIZIA CHE NON C'E'
 
     
 
di Marco Bertotto, presidente della sezione italiana di Amnesty International
 
 
 
 

In queste pagine troverete il racconto di venti mesi di campagna mondiale contro la tortura.

Potrete leggere le storie di alcune delle vittime che abbiamo cercato di aiutare con il nostro lavoro, esercitando pressione sui governi perché interrompessero la tortura e dando loro il sostegno necessario affinché potessero ricostruirsi una vita. Vi scalderà il cuore - ne sono certo - la testimonianza di una nostra cara amica, Gina Gatti, che ha accettato di dare un contributo unico e prezioso alla nostra campagna, attraversando l'Italia in lungo e in largo per condividere con migliaia di persone la sua esperienza di torturata. Sarete informati di altre notizie positive, dei risultati tangibili che in tanti paesi si sono potuti ottenere grazie al vostro impegno concreto nel sostenere Amnesty International e la sua campagna "Non sopportiamo la tortura."

Eppure non troverete la notizia più importante, quella che tutti noi ci auguriamo un giorno di poter leggere: che la tortura non esiste più, perché ogni angolo del mondo è diventato una "zona libera dalla tortura", che ai torturatori non viene più garantita alcuna forma di impunità, che i torturati sono difesi, curati e infine risarciti, che la produzione e il commercio degli strumenti di tortura sono vietati per legge in ogni paese, che i medici non lavorano più nelle stanze della tortura, a fianco dei torturatori, ma nei centri di recupero delle vittime, a fianco dei torturati.

È questa la notizia che non c'è, quella più importante, perché segnerebbe un sostanziale passo in avanti nella nostra battaglia in difesa dei diritti umani. È una notizia che dobbiamo continuare a cercare, magari per poterla leggere sulle pagine di un prossimo Notiziario.

Ma è anche una notizia che tutti insieme possiamo contribuire a scrivere, armandoci di penna e procurandoci l'inchiostro. Un primo passo ve lo suggeriamo con le cartoline allegate a questo Notiziario: inviatele quanto prima, per sollecitare l'immediata introduzione del reato di tortura nel codice penale del nostro paese. È un buon modo per continuare a dire che non sopportiamo la tortura. E che la campagna di Amnesty International contro questa barbarie non finisce oggi, ma continua nel nostro impegno quotidiano di attivisti per i diritti umani. Buon lavoro a tutti noi!

Marco Bertotto.     

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I NUMERI DELLA COMPAGNA
 
     
 



435.000 FIRME raccolte per i 28 casi

1402 INIZIATIVE nazionali e locali

1516 ARTICOLI su stampa nazionale e locale

173 SCUOLE E UNIVERSITÀ dichiarate "zone libere dalla tortura"

212 ENTI LOCALI (Regioni, Province, Comuni) aderenti alla campagna

124 AZIONI URGENTI svolte dai Gruppi italiani

38 RAN/ACTION FILE adottati dai Gruppi italiani

58 TESTIMONIAL a sostegno della campagna

6 DISEGNI DI LEGGE in discussione in Parlamento

4 PUBBLICAZIONI (Libri e briefing illustrati)


Questo elenco parziale, in continuo aggiornamento, si riferisce al periodo ottobre 2000-aprile 2002 e fotografa il lavoro di Staff, Commissioni consiliari (4), Coordinamenti (24), Circoscrizioni (16) e Gruppi locali (171) di Amnesty International in Italia.


 
     
 
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La campagna.

"Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti... "

Questo è quanto recita l'Articolo 5 della Dichiarazione Universale Dei Diritti dell'Uomo, stipulata nel 1948, eppure ancora oggi la tortura è una prassi comune in molti stati del mondo.Secondo i dati raccolti da Amnesty International negli ultimi tre anni in oltre 150 paesi la polizia commette torture e maltrattamenti e in più di 80 di questi hanno provocato decessi. In 50 paesi nel mondo vengono torturati anche i minori.
Per trasformare l'indignazione in azione concreta, Amnesty International lancia, in contemporanea in 60 paesi nel mondo, la campagna Non sopportiamo la tortura.
Ancora oggi i torturatori usano la violenza e il terrore per costringere a confessare, per punire ed umiliare, per infierire su un individuo fisicamente e psicologicamente, come struemnto di guerra per terrorizzare un gruppo di persone o un'intera comunità. Gli effetti della tortura si estendono ben aldilà della sofferenza della singola vittima. La tortura ha conseguenze per tutta la famiglia, per la comunità, per l'intera società, e sono profonde e durature. Per i sopravvissuti le conseguenze peggiori sono in genere quelle psicologiche.
Le prime campagne di Amnesty International contro la tortura naquero dall'indignazione del mondo per il trattamento subito dai prigionieri di coscienza, le 'vittime dimenticate', imprigionate, torturate e maltrattate a causa di ciò in cui credono. Anche se gli oppositori politici continuano a subire in molti paesi del mondo le peggiori torture, le ricerche di AI hanno ormai reso evidente che le vittime più comuni della tortura sono i detenuti e i sospetti criminali. Questo tipo di tortura però non ha mai dato luogo ad una grande mobilitazione popolare.
I torturatori sono spesso poliziotti, soldati, agenti segreti, guardie carcerarie o altri funzionari di Stato, ma anche membri di forze armate di gruppi politici o cittadini privati. La tortura non avviene solo in una cella di carcere o in una stazione di polizia, non solo in una caserma o in un accampamento ribelle, ma anche nei centri di detenzione minorile nei campi di rifugio, sulle strade, nelle case di gente comune.
Spesso l'odio razziale e la discriminazione sessuale sono alla base di atti di tortura e maltrattamenti: le vittime, oltre ai detenuti e ai sospetti criminali, sono non di rado anche donne, bambini, minoranze etniche, rifugiati, omosessuali e transessuali.

Negli anni '70 e '80 si verificò un'escalation nell'uso della tortura in molti paesi, per cui, nel 1984, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò il documento più importante in materia: la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Recita l'Articolo 1 di tale convenzione:

“Per tortura si intende ogni atto mediante il quale siano inflitti intenzionalmente a una persona dolore o sofferenza gravi, sia fisici che mentali, allo scopo di ottenere da essa o da un'altra persona informazioni o una confessione, di punirla per un atto che essa o un’altra persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, per intimidirla o sottoporla a coercizione o intimidire o sottoporre a coercizione un’altra persona o per qualunque ragione che sia basata su una discriminazione di qualsiasi tipo, a condizione che il dolore o la sofferenza siano inflitti da o su istigazione o con il consenso o l’acquiescenza di un pubblico ufficiale o altra persona che svolga una funzione ufficiale. Non comprende il dolore o la sofferenza che risultino esclusivamente da, o siano inerenti o incidentali rispetto a sanzioni lecite.”

La tortura costituisce una violazione dei fondamentali diritti umani, è condannata dalla comunità internazionale come un'offesa alla dignità umana e proibita in ogni circostanza dal diritto internazionale. Ciononostante, continua ad avere luogo quotidianamente e in ogni parte del mondo. Occorrono provvedimenti immediati per affrontare la tortura e gli altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti ovunque abbiano luogo e epr abolire queste pratiche in modo definitivo.
Amnesty International ha predisposto un Programma in 12 punti per la prevenzione della tortura praticata da chi opera per conto dello Stato.

Amnesty International chiede inoltre agli organismi e ai singoli cittadini interessati di assicurare che questo programma sia accolto e rispettato. Amnesty International ritiene che la sua applicazione costituirà un segnale positivo dell'intenzione dei governi di porre fine alla tortura e di operare a livello mondiale per la sua abolizione.

La campagna "Non sopportiamo la tortura è stata lanciata da Amnesty International nel mese di ottobre 2000 e proseguirà fino al 26 giugno 2002, giornata mondiale dedicata dall'ONU alle vittime della tortura.

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Come fermare la tortura?

Amnesty International ha predisposto una serie di punti programmatici a cui dovrebbero attenersi i governi per prevenire la tortura, ed intorno ai quali ruota la campagna di sensibilizzazione degli stessi governi e dell'opinione pubblica, affinchè la tortura possa essere combattuta efficacemente.

Condannare la tortura: i leader politici devono chiarire che la tortura e i trattamenti crudeli, inumani o degradanti non saranno tollerati in nessun caso.

Garantire protezione:
i governi hanno la responsabilità di assicurare la libertà dalla tortura. Si deve prevenire ed esercitare forme di controllo, incluso quanto previsto dal Programma in 12 punti di Amnesty International per la Prevenzione della tortura.

Indagare e assicurare i responsabili alla giustizia: tutte le denunce di tortura devono essere sottoposte a indagini solerti ed efficaci da parte delle autorità. I responsabili di torture devono essere consegnati alla giustizia,ovunque essi si trovino.

Garantire un risarcimento: chi abbia subito la tortura deve avere il diritto a una pronta e completa riparazione, inclusi un risarcimento economico e cure per la riabilitazione.

Eliminare la violenza contro le donne: i governi devono combattere tutte le forme di violenza contro le donne, inclusa la tortura.

Combattere le discriminazioni: i governi devono combattere la discriminazione e altri fattori che contribuiscono alla tortura, compresa la mancanza di attenzione pubblica ai diritti umani.

Proteggere i bambini: i governi devono prendere provvedimenti speciali per proteggere i bambini.

Fornire addestramento: la polizia, le guardie carcerarie e le forze armate devono essere istruite e motivate a combattere la tortura.

Abolire le punizioni crudeli: le punizioni consentite dalla legge che costituiscono tortura o maltrattamento devono essere abolite.

Garantire adeguate condizioni carcerarie: le condizioni di detenzione non devono infrangere gli standard internazionali per il trattamento dei prigionieri.

Proteggere i rifugiati: nessuno deve essere forzatamente rimpatriato in un paese dove rischia di essere torturato.

Ratificare i trattati: tutti i governi devono ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, con dichiarazioni che consentano ricorsi individuali e inter-statali.

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8 Marzo 2002

Rapporto: Kenya. Lo Stupro, il crimine invisibile.

 
     
     
 
"La violenza non é solo fisica ma anche psicologica e mentale. La violenza contro le donne può essere fermata dalla tolleranza, dal dialogo e da un cambiamento nelle nostre culture che condonano la violenza fisica.
Facciamo in modo che la pubblica opinione sappia che si tratta di un crimine."

La violenza contro le donne é largamente diffusa in Kenya. Ogni giorno donne subiscono abusi fisici e sessuali. Lo stupro si verifica in tutti i gruppi etnici e sociali. Si tratta di un crimine che sciocca e traumatizza la vittima ed indebolisce lo status della donna nella società. Ancora oggi tale crimine é sopportato in silenzio.
 
     
 
Il rapporto completo (zip file) | Gli appelli | Donne vittime di tortura
 
     
 
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Pubblicazioni ed approfondimenti

 
 


Lo scritto di Sepúlveda che riportiamo , pubblicato in anteprima sul "Corriere della sera" del 13 ottobre 2000, è la prefazione al volume «Non sopportiamo la tortura», edito da Rizzoli con Amnesty International.

Segnaliamo inoltre due briefing pubblicati da Amnesty International: il primo sul problema della tortura nel mondo, il secondo, più specifico, sulla tortura in Europa.

«Io, perseguitato da Pinochet, dico grazie ai miei amici di Amnesty»

di LUIS SEPÚLVEDA


Venti anni fa, mi sono fermato davanti alla porta di una casa ad Amburgo. Lì viveva una persona di cui conoscevo appena il nome, Ute Klemmer e, nonostante avessi ricevuto da lei una dozzina di lettere, nel risponderle non mi era mai capitato di chiederle l’età o se avesse una famiglia. Stavo per conoscerla e per questo non dovevo fare altro che suonare il campanello, però una forza poderosa mi impediva di alzare la mano. Era una forza che mi obbligava a rivedere i dettagli della mia vita che mi avevano portato fino a lì. Nessuno è capace di precisare quale sia la cosa peggiore del carcere, dell’essere prigioniero di una dittatura, di qualunque dittatura, e nemmeno io posso indicare se il peggio di tutto ciò che ho dovuto sopportare sia stata la tortura, i lunghi mesi di isolamento in una fossa che mi appestava, il non sapere se fosse giorno oppure notte, l’ignorare da quanto tempo stessi nelle mani degli sbirri di Pinochet, i simulacri di fucilazione, i compagni morti o la denigrazione costante e sistematica. Tutto ciò è peggio in carcere, e ricordo specialmente un momento in cui i militari quasi ottennero ciò che volevano: che accettassi volontariamente di essere annichilito e condannato all’atroce solitudine degli sconfitti. Al termine di un processo sommario del tribunale militare in tempo di guerra, tenuto a Temuco nel febbraio 1975 e nel quale fui accusato di tradimento della patria, cospirazione sovversiva e appartenenza a gruppi armati, insieme ad altri delitti, il mio difensore d’ufficio (un tenente dell’esercito cileno) uscì dalla sala dove si celebrava il processo senza la presenza di noi accusati - che aspettavamo in una stanza vicina - e con gesti euforici mi informò che era andato tutto bene per me: era riuscito a liberarmi della pena di morte e in cambio mi si condannava solamente a ventotto anni di prigione.

Allora io ero un uomo giovane, avevo venticinque anni e non seppi come reagire quando, dopo un calcolo elementare, scoprii che avrei recuperato la libertà a cinquantatré anni. È anche certo che allora ero un ottimista a oltranza - ancora lo sono - e mi ripetevo che la dittatura non sarebbe durata tanto, ma alle volte, soprattutto durante le lunghe notti, la ragione si imponeva e cominciai ad accettare che forse la dittatura sarebbe stata lunga, molto lunga, e che avrei perso i migliori anni della mia vita tra i muri del carcere. I compagni, le lettere della famiglia e di alcuni amici mi davano coraggio, anche se non smettevano di ripetermi che per disgrazia non potevano fare più niente per aiutarmi e che l’unica cosa importante era che io fossi vivo. Sì. Ero vivo, però la vita cominciò ad avere un terribile sapore di solitudine di fronte all’ingiustizia fino a che, una mattina, un soldato mi consegnò una lettera. La aprii e dopo averla letta seppi che, a migliaia di chilometri di distanza, ad Amburgo, c’era una persona, Ute Klemmer, che era disposta ad aiutarmi fino a tirarmi fuori dalla prigione. Così iniziò uno scambio epistolare che rese meno brutali i giorni di segregazione. Nelle sue lettere, Ute mi parlava degli sforzi della sezione amburghese di AI per aiutare i numerosi cileni che si trovavano in condizioni simili alla mia, e le descrizioni della sua città e delle centinaia di atti di solidarietà ai quali assisteva portavano brezze di libertà fino al carcere di Temuco. Un giorno del 1977, grazie al lavoro e alla costanza dei membri di AI, ottenni che i militari cileni rivedessero il mio caso e alla fine mi cambiarono i venticinque anni di prigione con otto di esilio, che in realtà e a dimostrazione del rispetto dei militari cileni per la giustizia, si prolungarono a sedici lunghi anni senza poter calpestare la terra cilena. Per questo, detto in maniera più semplice, devo la mia libertà ad Amnesty international, alle sigle di AI, a Ute Klemmer e a tutte e tutti coloro che in tanti paesi lavorano instancabilmente in difesa dei diritti umani, in difesa dei perseguitati in tutti gli angoli del pianeta.

Quella mattina ad Amburgo, quando ho avuto finalmente la forza, ho alzato la mano e suonato il campanello. Dopo pochi secondi, si è aperta la porta e mi sono trovato di fronte una ragazza dall’aspetto molto fragile. «Vive qui Ute Klemmer?», ho chiesto. «Sì. Sono io». Quindi ho preso le sue mani e le ho detto «Grazie». Grazie per la mia libertà e per la libertà di tanti. Grazie per quella forza, per quella coerenza, per quella determinazione nella lotta, per quella generosità che esalta l’essere umano. E oggi, come faccio da vent’anni, ripeto quel «Grazie» nell’unico modo possibile: partecipando a tutte le azioni di AI e invitando i miei lettori e amici ad appoggiare gli sforzi di AI, l’unica istituzione che vegli per la dignità umana, per il diritto fondamentale alla giustizia e per il dovere di coscienza di opporsi alle tirannie. Ad AI tutta la mia gratitudine, la mia ammirazione e la sempre presente disposizione a collaborare in tutto quanto sia necessario. Un abbraccio fraterno alla Sezione italiana di AI.

Gijon, Settembre 2000.




 

Pubblicazioni sul tema della tortura:

Briefing: "La tortura in Europa".

Briefing: "La tortura nel mondo".

"Non sopportiamo la tortura", un libro di Amnesty International, a cura di Riccardo Noury e con prefazione di Luis Sepulveda. Rizzoli, 2000, Euro 20,14 (Lit. 39.000).

Tutte le pubblicazioni sono reperibili presso il nostro gruppo: amnestybergamo@tiscali.it

 
     
 
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Links utili

 
     
 

Stoptorture.org sito internet della campagna mondiale di Amnesty International contro la tortura ( in inglese ).

Non sopportiamo la tortura campagna mondiale di AI contro la tortura. Sito internet della sezione italiana di Amnesty International ( in italiano ).

Amnesty.it sito internet della sezione italiana di Amnesty International ( in italiano ).

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