Amnesty International
Gruppo Italia 242 Palmi

E' meglio accendere una candela
che maledire
l'oscurità

10 ANNI DALL' APPROVAZIONE DELLA
CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL'INFANZIA

Il 20 novembre 1989, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottava la "Convenzione sui diritti dell'infanzia", sottoscritta, da subito, da 61 stati e ratificata dall'Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176. In particolare, con i suoi 54 articoli, la Convenzione sancisce il diritto dei minori di avere uno standard di vita dignitoso, di ricevere una nutrizione adeguata, le cure mediche fondamentali, una educazione curata, di avere una abitazione, di partecipare alla vita culturale, sociale e religiosa come pure la possibilità di godere di tempo libero, di essere protetti dagli abusi sessuali, dalla negligenza, dallo sfruttamento e di ottenere una speciale assistenza in tempo di guerra. In questi dieci anni sono stati ottenuti ottimi risultati: molti stati hanno inserito i principi della Convenzione nelle loro costituzioni; ovunque è aumentata l'attenzione sui diritti dei minori e sono state fatte grandi campagne, come quelle per dare una identità a tutti i bambini, le vaccinazioni, la scolarità.
Tuttavia nel mondo ancora oggi migliaia di bambini e ragazzi soffrono perché molti altri governi rifiutano di garantire loro i diritti che sono previsti dalla Convenzione.
In occasione del decennale della adozione della convenzione, il gruppo reggino di Amnesty International, ha, quindi, organizzato a Reggio Calabria, all'interno dei locali della Stazione Centrale delle Ferrovie dello Stato, sita in P.zza Garibaldi, un mostra fotografica al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica al tema del rispetto dei diritti dei minori. Durante la manifestazione sono stati proiettati filmati ed è stato distribuito materiale informativo sulle condizioni dei fanciulli in quei paesi del mondo nei quali sono loro negati i diritti basilari, subiscono processi iniqui, torture e condizioni carcerarie inumane senza che sia loro concessa possibilità di riabilitazione ed addirittura possono essere condannati alla pena capitale, obbligati a prendere le armi ed a combattere, sono sottoposti a pratiche tradizionali che ne pregiudicano la salute (come la "infibulazione"), a maltrattamenti, violenze ed abusi sessuali da parte di coloro (istituti, orfanotrofi, scuole) che dovrebbero prendersene cura, ridotti in schiavitù e costretti a lavorare od a prostituirsi.
Ai visitatori della mostra è stato proposto di sottoscrivere un appello, redatto da Amnesty International, che è stato inviato al governo italiano ed all'ONU, perché si adoperino per fare cessare gli abusi e le violenze perpetrate nei confronti dei minori nelle carceri del Burundi. In questo paese, infatti, molti ragazzi sono detenuti in condizioni disumane e sottoposti a torture ed abusi di ogni genere, perché accusati di collaborazione con gli Hutu che si oppongono con le armi al governo dei Tutsi. Amnesty International è in grado di documentare che al giugno di quest'anno (1999) le prigioni del Burundi, sovraffollate ed in cattive condizioni igieniche, già custodivano almeno 150 ragazzi, detenuti insieme con gli adulti ed esposti a torture
, maltrattamenti ed abusi sessuali.