NOTIFICA PER COMPIUTA GIACENZA

 

 

Com'è a tutti ormai ben noto la sentenza 346 ha gettato un po' di scompiglio negli uffici contravvenzione degli organi di polizia stradale.

Con la dichiarazione di illegittimità dell'articolo 8, comma secondo L. 890/82 nella parte m cui non prevede che in caso di rifiuto di ricevere il piego o di firmare i1 registro di consegna da parte delle persone abilitate alla ricezione ovvero in caso di mancato recapito per temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate del compimento delle formalità prescritte e del deposito del piego sia data notizia al destinatario medesimo con raccomandata con avviso del ricevimento e del comma terzo del medesimo articolo nella parte in cui prevede che il piego sia restituito al mittente, in caso di mancato ritiro da parte del destinatario, dopo dieci giorni dal deposito presso l'ufficio postale, la Corte costituzionale eliminando dall’ordinamento giustamente, la c.d. "notifica per compiuta giacenza" e pertanto restituendo al diritto di difesa, fino ad oggi compresso, la giusta valenza ha però tolto ai nostri comandi una di quelle poche norme che garantivano una certezza giuridica ai procedimenti sanzionatori amministrativi.

La sentenza 346 è una decisione interpretativa di accoglimento che rientra nelle scia delle cosiddette sentenza "manipolative" le quali hanno la particolarità di non privare di efficacia il testo normativo, ma di lasciarlo in vita ad esprimere altre norme ovviamente diverse da quelle che sono state dichiarate costituzionalmente illegittime.

La predetta sentenza inoltre, oltre ad essere annoverata tra le pronunce manipolative, ha l'ulteriore caratteristica di essere in parte "additiva" (per quanto attiene alla dichiarazione d'incostituzionalità del comma secondo ossia di dichiarare la illegittimità costituzionale della omessa previsione di qualcosa, che avrebbe dovuto essere previsto dalla legge).

Infatti la dichiarazione di incostituzionalità dell'articolo 8, comma secondo, legge 890/82 relativa alla omessa previsione della seconda raccomandata con avviso di ricevimento da inviarsi da parte dell'ufficio postale al destinatario per informarlo della procedura fino a quel momento espletata, ha come effetto di introdurre direttamente la succitata disciplina che finora faceva difetto. Senz'altro in questo caso, come in altri casi di sentenze manipolative, per usare una formula felice del Modugno, la Corte esercita una "funzione parallela di indirizzo legislativo" o quantomeno di "supplenza" del potere legislativo per una legiferazione "a rime obbligate" .

Le sentenze di accoglimento della Corte sono le sole ad essere espressamente regolate dalle norme di diritto positivo, prima fra tutte quella dell'articolo 136 Costituzione la quale prevede che "le norme dichiarate incostituzionali cessano di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione (in G. U. ovviamente)". Prima facie apparirebbe pertanto che la pronuncia di accoglimento non abbia effetto retroattivo, con l'unica eccezione in materia penale in omaggio al favor rei. Alcuni autori avallerebbero la predetta tesi, attenendosi ad una mera interpretazione letterale, attribuendo pertanto alle sentenze de quibus una efficacia ex nunc, con il vantaggio di garantire una certezza ai rapporti giuridici ma con l'inconveniente di creare una disparità di trattamento tra fattispecie identiche, sorte in epoche ante e post pronuncia.

Ma tale tesi non trova conforto nell'impianto normativo costituzionale, né nella dottrina più autorevole e nella giurisprudenza sia costituzionale che amministrativa.

L'art. 126 Cost. deve infatti necessariamente essere letto in combinato disposto con l'art. 30, comma terzo, legge 11 marzo 1953 ("le norme dichiarate incostituzionali non possono avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione") il quale esprime con fermezza il principio della retroattività degli effetti delle decisioni di accoglimento, senza per questo contraddire l'art. 136 Cost.. A partire pertanto dal giorno successivo alla pubblicazione le norme incostituzionali non possono più avere applicazione anche in relazione a situazioni e rapporti anteriormente sorti, purché pendenti Se infatti l'art. 136 avesse voluto prescrivere un effetto non retroattivo sarebbe incomprensibile la disposizione dell'art. 1, legge Costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1 (la questione d'illegittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge della Repubblica, rilevata d'ufficio o sollevata da una delle parti nel corso di un giudizio e non ritenuta dal giudice manifestamente infondata, è rimessa alla Corte costituzionale per la sua decisione"), in quanto proprio nel giudizio in cui viene incidentalmente sollevata la questione d’incostituzionalità, la sentenza della Corte non potrebbe esplicare alcuna influenza, avendo esso ad oggetto situazioni anteriormente sorte.

Ma esaminiamo ora quale dovrà essere la posizione del responsabile dell’ufficio contravvenzioni o meglio del comandante in ordine a quei verbali non pagati, per i quali non è stato proposto ricorso, notificati per compiuta giacenza prima della pubblicazione della predetta sentenza e per i quali non si è ancora proceduto alla formazione del ruolo.

Gli adempimenti ricadono su più Enti.

ADEMPIMENTI DELL’UFFICIO POSTALE

L'ente posta dovrà comportarsi come segue:

1. lasciare l’avviso dell'avvenuto primo accesso presso la residenza o domicilio del destinatario assente utilizzando ancora l'avviso "giallo";

2. depositare il piego presso l'ufficio postale;

3. eseguire immediatamente un secondo accesso presso la residenza od il domicilio del destinatario lasciando un secondo avviso che abbia le caratteristiche di quello indicato nell’articolo 48 delle disposizioni di attuazione al c.p.c.

Successivamente l'atto si avrà per notificato decorsi 10 giorni dal deposto presso l'ufficio postale, senza peraltro che l'atto stesso debba essere restituito al mittente decorso il predetto tempo.

L'atto cioè rimane depositato presso l'ufficio postale in attesa che il destinatario venga eventualmente a ritirarlo.

Se non viene effettuato il ritiro del piego, l'avviso di ricevimento dell'atto giudiziario viene restituito al mittente con l'indicazione "Piego non ritirato", "inviato avviso di giacenza al destinatario con raccomandata A.R. n. del

RESTITUZIONI

Possono essere diverse le tipologie di avvisi di ricevimento restituiti dalla posta.

1. L'atto è ritirato direttamente presso la posta.

Al Comando o Ente che deve effettuare la notifica viene restituita la normale cartolina verde A.G. attestante il ritiro del piego.

La data del ritiro equivale a data della notifica se ovviamente antecedente allo scadere dei 10 giorni.

In caso contrario la notifica si ha per avvenuta decorsi i 10 giorni dal deposito.

Le formalità da seguire in questo caso non cambiano rispetto al passato.

2. L'atto non viene ritirato:

2a) Se è stato consegnato l'avviso di ricevimento della 2° raccomandata, al Comando viene restituita la cartolina di ricevimento di tale 2° avviso.

La notifica si ha per avvenuta decorsi 10 giorni dal deposito.

2b) Se non è stato consegnato l'avviso di ricevimento della raccomandata, all'ufficio perviene la solita cartolina verde con l'avviso "Piego non ritirato - Inviato avviso di giacenza".

Resta inteso che le spese per la ulteriore raccomandata vengono addebitate all'ente mittente.

In sostanza si tratterà di tassare gli avvisi di ricevimento che la posta restituisce al Comando

ESAME SITUAZIONI PREGRESSE

 

Proviamo adesso a verificare quali sono gli effetti prodotti dalla sentenza in esame, cercando di individuare gli accorgimenti operativi e processuali che i Comandi dovranno porre in essere sia sul pregresso che in futuro.

Occorre operare diversi distinguo.

A) Situazioni pregresse esaurite

Per le situazioni ormai esaurite, sulle quali cioè non è più proponibile alcuna azione difensiva giurisdizionale o amministrativa (per dare un senso "fisico" a tali situazioni si pensi come ultimo atto agli "avvisi di mora" di cui sia decorso il termine di 30 giorni per proporre opposizione ), si ritiene non debba e non possa essere disposta alcuna procedura correttiva, né tanto meno attivate azioni di autotutela.

 

B) Situazioni pregresse non ancora iscritte a ruolo

Nella categoria rientrano tutte quelle situazioni pendenti e non iscritte a "ruolo" avverso le quali ogni singolo trasgressore potrebbe in sede esecutiva proporre ancora opposizione e dedurre la mancata conoscenza del verbale all'origine del ruolo stesso causa la imperfetta procedura di notificazione per compiuta giacenza.

Ciò, ad avviso di chi scrive, comporterebbe l'accoglimento del ricorso, con possibile condanna al pagamento delle spese e con non ben preventivabili proiezioni di responsabilità contabile per danno erariale in capo al responsabile del procedimento, non sembrando possibile, almeno per tali situazioni, il richiamo all'istituto processuale della remissione in termini, applicabile invece per quelle situazioni attualmente impugnate davanti all’Autorità Giudiziaria.

Il rischio è chiaro ed evidente: il Comando potrebbe vedersi archiviati tutti i verbali notificati per compiuta giacenza con una rilevante perdita economica.

Su ciò la Corte dei Conti potrebbe, almeno a livello teorico, esprimere pericolose valutazioni in caso si accertasse che il responsabile del procedimento non abbia attivato azioni correttive dirette a sanare l'irregolare notifica per compiuta giacenza, pur potendolo concretamente e giuridicamente fare.

Cosa proporre?

Occorre ricordare che, al di là dei contenuti formali della sentenza della Corte, ciò che è stato dichiarato illegittimo è la mancanza della raccomandata di avviso delle formalità compiute e la esiguità del termine di giacenza, aspetti, entrambi, legati alla necessità di garantire la massima possibile conoscibilità dell'atto al destinatario, mentre non è stato modificato il momento perfezionativo della notifica che rimane fissato al decimo giorno successivo al deposito dell'atto presso l'ufficio postale.

Anche i verbali pregressi risultano quindi notificati, seppur irregolarmente, il decimo giorno successivo al deposito e non con la spedizione della raccomandata come invece avviene a conclusione delle formalità di notifica ex art. 140 c.p.c.

Se così fosse non sarebbe invero proponibile alcun correttivo sanante dal momento che la mancanza della spedizione della raccomandata avrebbe fatto inutilmente decorrere il termine di notifica con successiva impossibilità, salvo un diverso ed aggiuntivo intervento legislativo, di generalizzata remissione in termine per evitare la decadenza.

Prima considerazione: la notificazione è avvenuta il decimo giorno successivo al deposito dell'atto.

Seconda considerazione: nè la legge n. 890/82, nè la sentenza in commento, nè le analoghe procedure dell'art. 140 c.p.c. indicano un termine entro cui debba essere inviata la raccomandata, per cui, secondo logica, può essere inviata anche a distanza di tempo.

Terza considerazione: non è ininfluente ricordare che la procedura di notificazione per compiuta giacenza è stata modificata con un intervento additivo della Corte Costituzionale.

Quarta considerazione: va sottolineato che il contenuto sostanziale della sentenza è comunque quello di consentire la massima possibile conoscibilità dell'atto senza incidere sul momento perfezionativo della notifica.

Quinta considerazione: la Corte non ha dichiarato incostituzionale il deposito (e quindi il successivo eventuale ritiro dell'atto) presso l'ufficio postale, bensì l'esiguità del termine di giacenza, per cui non è vietato, per le vecchie situazioni, una giacenza ed un successivo ritiro dell'atto presso l'organo di polizia stradale procedente.

Se tutte queste considerazioni sono ragionevoli e giuridicamente non errate nei presupposti, risulta proponibile 1'adozione delle seguenti misure procedurali dirette a sanare il difetto di notifica.

1. Ogni organo di polizia stradale deve estrarre dai propri archivi i verbali ancora pendenti e non a ruolo.

2. Per ciascun verbale deve essere inviata al trasgressore una raccomandata con avviso di ricevimento avente caratteristiche e contenuti simili a quelli dell'avviso ex art. 48 delle disposizioni di attuazione al c.p.c., con cui si avvisa il trasgressore che in data è stato notificato con compiuta giacenza il verbale n      del e che tale verbale si trova depositato presso il Comando Polizia Municipale      ..........                    , che ai fini della completa estinzione dell'obbligazione è necessario corrispondere la ulteriore somma di L. ... ed infine che dal momento del ritiro (effettivo o potenziale) della raccomandata decorrono nuovamente i termini per effettuare pagamento in misura ridotta o per proporre azioni difensive.

Tale ultima facoltà, sicuramente non prevista dalla legge, è però sostanzialmente conseguente ad una effettiva conoscenza dell'atto, resa in precedenza impossibile per l'attivazione di procedure di notificazione ritenute successivamente illegittime costituzionalmente.

E' opinione di chi scrive che cosi operando viene sanato quel difetto di conoscibilità dell'atto all'origine della pronuncia in commento, con conseguente "salvataggio" a "costo zero" di tutti i verbali.

Come alternativa si potrebbe pensare di procedere ad una nuova completa notificazione del verbale, eventualmente tramite messo comunale, ma in tal caso, oltre a costi più elevati e notevoli difficoltà pratiche, si andrebbero a ripetere alcune formalità della procedura di notificazione (deposito e 1° avviso di deposito), comunque non dichiarate

incostituzionali dalla legge e che giustificano appunto il perfezionamento della notifica il decimo giorno successivo al deposito.

Tale seconda procedura non sembra comunque illegittima in quanto anch'essa finalizzata ad incidere sull'aspetto sostanziale della conoscibilità dell'atto.

Anche in questo secondo caso devono ritenersi riaperti i termini per il pagamento in misura ridotta e per l'attivazione di azioni difensive.

Non convince, invece, per assenza di previsione legislativa specifica, la tesi di coloro che ritengono gli organi procedenti rimessi in termine automaticamente alla data di pubblicazione della sentenza per rinotificare i verbali pregressi con le nuove formalità entro ulteriori 150 o 90 giorni.

C) Situazioni pregresse non ancora esaurite ma già iscritte a ruolo

In questa ipotesi non siamo ancora in fase contenziosa davanti al giudice dell'opposizione, ma si tratta comunque di verbali già iscritti a ruolo ed in ordine ai quali è già stata attivata la procedura esecutiva.

Escluso, a mio avviso, l'obbligo di attivare procedure di autoannullamento delle quali manca l'interesse concreto ed attuale giustificante il potere di autotutela amministrativa, il comando non deve preventivamente procedere ad alcuna azione correttiva.

Se tutto va "liscio", se cioè vi è pagamento spontaneo o provocato, ovvero decorrono inutilmente i termini per la proposizione di opposizione, la situazione ricade nel caso già esaminato precedentemente e la pratica può essere ritenuta esaurita; se al contrario il trasgressore propone opposizione al pretore eccependo un difetto di notifica del verbale (non concretamente ricevuto) all'origine della procedura esecutiva, l'ufficio deve procedere con richiesta di remissione in termine o "rinotifica" del verbale con istanza al pretore di dichiarazione di cessazione della materia del contendere.

In questo caso però l'istituto della remissione in termini pare proporre un percorso meno assodato conseguente alla sentenza della Corte Costituzionale, soprattutto relativamente ai mezzi di difesa da parte del trasgressore.

D) Situazioni pregresse non esaurite attualmente pendenti davanti al giudice dell’opposizione (opposizioni dirette avverso verbali di contestazione)

La soluzione a questo caso pare semplice.

Assunto infatti che il trasgressore si sia rivolto al giudice per impugnare direttamente un verbale di contestazione notificato irregolarmente con compiuta giacenza, deve infatti sottolinearsi che la tempestiva costituzione in giudizio dimostra che la notifica ha comunque raggiunto i suoi effetti ultimi, ossia quelli di assicurare la conoscibilità dell’atto.

Ciò, ovviamente, sana qualsiasi irregolarità formale e sostanziale.

E) Situazioni pregresse non esaurite attualmente pendenti davanti al giudice dell'opposizione (opposizioni avverso comunicazioni di iscrizioni a ruolo ed avvisi di mora)

In questo caso la soluzione si complica.

Mentre nel caso precedente la costituzione in giudizio sana qualsiasi difetto di notifica, l'opposizione avverso il ruolo eccependo di non aver ricevuto il verbale all'origine della procedura esecutiva, irregolarmente notificato per compiuta giacenza, apre la strada ad un quasi certo accoglimento del ricorso.

Possono proporsi due soluzioni:

a) procedere inviando al trasgressore la raccomandata di cui sopra, per sanare l'irregolare notifica e richiedere in giudizio la cessazione della materia del contendere, potendo poi, a maturazione di tutti i termini comunque riaperti, attivare nuovamente la procedura esecutiva;

b) chiedere al giudice una sorta di remissione in termini, attivando l'istituto processuale disciplinato dal codice di procedura civile, certamente applicabile al giudizio di opposizione, in forza del richiamo recettizio contenuto nell'art. 22 della legge n. 689/81. Procedere quindi a nuova notifica del verbale con riapertura dei termini, a richiesta di dichiarazione di cessazione della materia del contendere, pur avendosi la possibilità di una successiva riattivazione di nuova procedura esecutiva.

Tale seconda ipotesi va verificata con i singoli giudici di merito.

Resta ovviamente inteso che nessuna attività deve comunque essere intrapresa allorché la decisione del giudice si indirizzi a favore del Comando per altri motivi processuali (per es.: mancata comparizione in prima udienza dell'opponente).

F) Situazioni non esaurite attualmente pendenti davanti al prefetto

Il caso è sostanzialmente coincidente con quello descritto in precedenza.

Il ricorso al prefetto è proponibile solo avverso il verbale di contestazione e non contro

altri atti del procedimento esecutivo.

La tempestiva proposizione del ricorso dimostra la conoscenza dell'atto, sanando, ad avviso di chi parla, qualsiasi irregolarità della notifica.

SITUAZIONI FUTURE

Per quanto riguarda le situazioni future, il Comando dovrà inevitabilmente adottare alcuni minimali accorgimenti diretti a garantire piena e completa applicazione delle nuove disposizioni.

Pur riaffermando infatti che la sentenza si rivolge principalmente all'Amministrazione Postale che dovrà modificare nel senso già descritto i propri comportamenti operativi in presenza di notifica con compiuta giacenza, il Comando dovrà modificare i propri verbali di contestazione inserendo nel corpo della motivazione il richiamo all'obbligo, eventuale, di corrispondere l'ulteriore somma di L. 9.600 per la seconda raccomandata.

Ricordando, sebbene ovvio, che il mancato pagamento di tutte le spese postali e del procedimento non consente l'estinzione dell'obbligazione e determina il formarsi di un titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo edittale, oltre spese, detratta la somma ricevuta.

Si consiglia di inserire nel verbale la seguente dicitura:

"importo in misura ridotta da versare entro 60 gg. dalla notificazione del verbale £. ( Euro ) in caso di consegna a domicilio da parte del postino";

"£. ( Euro ) in caso di temporanea assenza del destinatario e successivo ritiro presso l’ufficio postale"