Ci ha lasciato cantando e sorridendo. Omaggio ad Andrea Parodi.
CRONACAONLINE – CAGLIARI, 21 OTT 2006 -
Andrea Parodi: cosa si celava dietro questo nome? Innanzi tutto una voce molto dolce e potente, proprio come il suo carattere, poi una voglia matta di raccontare la Sardegna e di far capire i suoi colori, i suoi profumi, il suo “stato d'animo”. Ma soprattutto dietro questo nome c'era un uomo semplice, sensibile, che traeva dalla vita quotidiana ispirazioni che poi traduceva in musica. Andrea era fatto così, troppo forte il legame con la sua terra per non poterne parlare. Un legame che più di una volta lo ha ispirato fortemente e gli ha permesso addirittura di varcare i confini della Sardegna e spingersi fin verso l'Australia o il Kazakistan. La musica soprattutto. Ma ciò che ha sorpreso ognuno di noi è stata la sua forza di carattere, la semplicità (o forse la rassegnazione?) con cui ha affrontato la sua malattia: un tumore allo stomaco ed al fegato che si portava dietro da tre anni o da chissà quanto tempo. I medici lo davano per spacciato ma lui, imperterrito, continuava a vivere la sua vita, cantando. Ha considerato il suo problema con grande semplicità, ed è come se avesse detto “Sono quà. Magari ce la faccio!”. Parole che però suonavano come di rassegnazione. Tutti noi, vedendolo in televisione, nelle interviste, vedendolo sul palco, pensavamo più o meno in un graduale recuperato. Invece lui sapeva benissimo che la sua vita stava terminando. Anche al bellissimo concerto, del mese di Settembre, all'Anfiteatro Romano di Cagliari, ci è apparso come una sorta di combattente, di persona che volesse continuare a vivere, che volesse urlare alla sua malattia “Avanti. Fatti sotto!”. Invece ci stava preparando a quello che nessuno di noi, dentro, nel profondo, non voleva: la sua morte. Un uomo di grande tenacia, una sfida continua con il suo male. Andrea non c'è l'ha fatta, ma ci ha insegnato come affrontare queste situazioni così difficili: bisogna sempre essere sereni. La mattina stava in ospedale ma il pomeriggio, la sera e la notte cantava e provava. Sempre. Aveva un tumore ma voleva reagire, stava fisicamente male ma voleva continuare a cantare, aveva mille dolori ma continuava a pensare al prossimo concerto. Andrea era uno dei più grandi artisti che la Sardegna potesse avere, protagonista di una storia musicale lunga e ricca di soddisfazioni, costellata di mille collaborazioni artistiche. Un uomo dal grande entusiasmo, che partoriva sempre nuove e originali idee. Una persona indubbiamente speciale, dalla voce intensa, armoniosa, che emozionava. In redazione, quando scrivevo i miei articoli, lo avevo come sottofondo. Molto distrattamente lo ascoltavo. Non conoscevo i titoli delle sue canzoni ma ne riconoscevo le sonorità. Non era il mio musicista preferito ma la sua musica creava le atmosfere giuste che mi permettevano di scrivere gli articoli necessari per poter portare avanti la nostra agenzia giornalistica. Adesso sento solo un grande vuoto dentro. Qualcosa che prima mi dava entusiasmo e adesso più nulla. Solo una grande sensazione di mancanza. La sua scomparsa lascia un vuoto enorme nella Sardegna artistica, ma anche in quelle persone che non andavano spesso ai suoi concerti, che di rado lo seguivano in tv, che non leggevano spesso le sue interviste. Lascia un vuoto, in qualche modo, anche in tutti noi, che forse, in alcune occasioni, abbiamo considerato con ingiustamente sufficienza. Adesso però, in qualche modo, la sua assenza comincia davvero a pesare. E solo ora ce ne stiamo accorgendo. E' vero: la vita continua, ma quando va via un amico è davvero difficile farsene una ragione. Il tempo cura ogni dolore, si dice. Noi non smetteremo mai di ricordarlo. (Massimo Salvau)
La sua biografia
Andrea Parodi era nato a Porto Torres nel 1955. A lungo fu voce del gruppo musicale Tazenda ed era dotato di voce particolarissima e ricca di sfumature. Ebbe una lunga esperienza nel gruppo Sole Nero, nato nel 1977, poi diventato Coro degli Angeli, dove cantava insieme a Gino Marielli e Gigi Camedda. Come Coro degli Angeli avevano collaborato nei primi anni 80 con Gianni Morandi su disco e dal vivo. Successivamente, gli stessi, nel 1988 fondarono i Tazenda. Partecipò con i Tazenda a due Festival di Sanremo negli anni 90 e al Festivalbar del 1992. La sua interpretazione della canzone tradizionale sarda “No potho reposare” rimane emblematica nella storia del gruppo. Nel 1997 prese l'amara decisione di uscire dai Tazenda, per intraprendere la carriera solista. Uscì con un cd, dal titolo “Abacada”, che non riscosse un grande successo. Nonostante tutto, negli anni successivi, toccò l'apice del suo successo collaborando con Noa e con Al Di Meola, con il quale ha pubblicato un cd live. Con lo stesso Al Di Meola ha fatto un tour europeo, segnando il tutto esaurito in quasi tutti i concerti. Nell'ultimo anno decise di tornare a collaborare con i vecchi amici dei Tazenda, ottenendo un nuovo successo di pubblico: 20.000 le presenze del concerto di Porto Torres, più di 15.000 le presenze del concerto a La Maddalena. L'ultimo concerto lo tenne il 22 settembre 2006 all'Anfiteatro Romano di Cagliari, con la partecipazione di molti amici, tra cui ancora una volta i Tazenda, con cui aveva recentemente inciso il live “Reunion”.
Su trabagliu nou de Andrea Parodi prenat una boidera aintro de s'issiena musicale sarda. Infines tenimos un'interprete capatzu de bortare unu patrimoniu musicale in carchi cosa chi totu poden godire. Sa detzisione de fagher su solista, a pustis de sas ispariensias 'Coro degli Angeli' e 'Tazenda', permitit a Andrea de si presentare cun unu repertoriu de balore mannu fatu de branos classicos e de su connotu, renoadu cun sonoridades noas e cun finesas istraordinarias. Umpare cun custos, branos noos mai bogados a campu chi faghen una chirca aintro de sas sonoridades de su Mediterraneu premmesu de su mediu de sa limba sarda. Unu repertoriu intimu e prenu de lughe, populare in sas raighinas suas, irrichidu cun sonos pretziados e cun una tennica sena aguales, chi ch'est pesadu in artu galu prus da una boghe chi in sos annos s'est fata propiu comente una bandela de sa musica sarda e no solu.
Traduzione: Il nuovo lavoro di Andrea Parodi colma una lacuna all'interno della scena musicale sarda. Finalmente abbiamo un interprete in grado di trasformare un patrimonio musicale in qualcosa di fruibile da tutti. La scelta solistica, dopo le esperienze Coro degli Angeli e Tazenda, consente ad Andrea di proporsi con un repertorio di assoluto valore composto da brani classici e tradizionali, rivissuti con nuove sonorità e straordinarie sensibilità esecutive. Accanto a questi, nuovi brani inediti che esplorano le sonorità del Mediterraneo attraverso il veicolo della lingua sarda. Un repertorio intimo e solare, profondamente popolare, arricchito da suoni preziosi e da una tecnica senza eguali che viene esaltato da una voce che negli anni è diventata una vera e propria bandiera della musica sarda e non solo. Michele Pio Ledda
Parodi: canto "Intimi raccolti" di vita - Tre anni fa Andrea Parodi, oggi apprezzato artista solista e indimenticabile voce dei Tazenda, scoprì di avere dentro di sé quello che Oriana Fallaci chiamava "l'alieno". Il 9 agosto 2003 i dolori tremendi e il vomito insanguinato furono il biglietto di presentazione di un tumore. Doppio: allo stomaco e al fegato. Andrea al suo "alieno" non parla come faceva la grande scrittrice scomparsa. Lo tiene lì, accucciato, sepolto nella sua emozione di artista, nella totale concentrazione sui progetti che segue con energia febbrile. Nella quiete della sua casa tra gli ulivi ci ha parlato di questa lotta, di questo desiderio e della bellezza di essere un musicista.
Come va oggi?
Come nelle ultime settimane. E' da metà agosto che non riesco a mangiare, dalle 5 del mattino a mezzogiorno mi alimentano con la flebo. Stamattina è partita la cannula e mi ha lacerato una vena, ho un braccio grosso così. Poi ho passato il tempo a fare ginnastica passiva, e a provare per il mio prossimo concerto.
"Intimi raccolti" è il tour, ma anche l'opera discografica, che racconta il suo percorso artistico insieme ai musicisti amici.
Esatto. Da Al Di Meola a Noa, dai Tazenda fino ad Andrea Poddighe, che nel mio primo gruppo mi insegnò moltissimo su come usare la voce e stare in scena. Poi ci sono i musicisti della mia band, quelli che mi seguono passo passo, che anche oggi sono venuti da me per le prove, dato che non risco a camminare e per ora sono costretto alla sedia a rotelle. Stare seduti fa perdere vigore alla voce, sono molto emozionato per il prossimo concerto, all'Anfiteatro Romano di Cagliari, nella mia Sardegna. Spero di farcela.
Uno dei due tumori, però, si è ridimensionato, giusto?
Sarebbe più giusto dire che si è necrotizzato, quello allo stomaco è fermo lì. L'altro, al fegato, si fa sentire eccome. Dolori che non avrei mai immaginato di avere, non si riesce nemmeno ad urinare, se mangi solo dalla flebo comunque perdi peso. Ora non tocco i 50 chili. Ma con i preparatori atletici sto riacquistando l'uso delle gambe.
Non aveva avuto segnali rivelatori?
Come troppo spesso succede, quando te ne accorgi è tardi. Tre anni fa, prima di un concerto con Noa, dolori tremendi mi mozzavano il fiato. Poi vomitai sangue. Anche prima avevo accusato fitte all'addome, ma le attribuivo allo stress, alla stanchezza. I musicisti sono sempre in viaggio, sottoposti a pressioni, mangi e dormi male.
Sono passati tre anni, però, e Andrea Parodi è ancora sul palco.
E' il più bel regalo che la vita mi abbia fatto. La musica, il concerto, il canto. La voce. Quando lavoro ad un nuovo disco o sono in tour, dentro di me avverto un'emozione quasi mistica. E' così quando canto una canzone da osteria come quando interpreto brani di grandissimi della musica, come De André. Celebro la vita in Intimi raccolti, allo spettacolo ho dato questo nome per richiamare l'immagine della vendemmia, o di quando vai tra gli alberi in campagna, a raccoglierne i frutti.
Andrea, perché si fa musica? Soldi, egocentrismo, voglia di comunicare?
E' una domanda difficile. Rispondendo secco direi che lo fai per te stesso. Ma così sembra una cosa egoistica. Allora dico che lo fai perché la musica ti permette di affrontare un percorso di ricerca di te stesso, quel te stesso che poi offri agli altri. E quelli, torno a dirlo, sono momenti di emozione unica. L'emozione, solo quella conta.
Cristiano Sanna
A Porto Torres un teatro per Andrea Il consiglio comunale ieri ha ricordato la figura del cantante originario di Porto Torres. Tutti d´accordo: la sua memoria sarà ricordata attraverso l´intitolazione del teatro civico PORTO TORRES - Forum. Un minuto di raccoglimento e alla fine un lungo applauso per ricordare un grande artista, figlio della città di Porto Torres, quale era Andrea Parodi. Il consiglio comunale ha voluto ricordare così, nella seduta di ieri sera, l'uomo e il musicista che hanno esportato la bella immagine della Sardegna in giro per il mondo. Il presidente del Consiglio Angelo Acaccia si è detto dispiaciuto dal fatto che i telegiornali nazionali non abbiano ricordato a dovere Andrea: «eravamo coetanei e anche compagni di scuola, e in quel corpo esile aveva una grande forza interiore che li permetteva di fare cose eccezionali». Il sindaco Luciano Mura ha ricordato di aver incontrato Andrea nei primi giorni di giugno 2006, proprio quando stava preparando quel concerto straordinario che ha visto sul Lungomare circa 30 mila persone per applaudire i Tazenda riuniti dopo tanti anni. A Porto Torres aveva le sue radici e ritornava ogni qualvolta doveva ricaricarsi, per riprendere confidenza con l'elemento mare che amava oltre misura. «Mi ricorda un personaggio di Cesare Pavese, e noi lo immaginiamo che esce dal porto della vita terrena per andare verso mille approdi infiniti. La città deve dare un segnale forte all'artista Andrea Parodi: proponiamo di intitolare il Teatro comunale, se i familiari lo vogliono, proprio ad Andrea. E' un atto dovuto, ma ci arricchisce come città elevando i valori di figli che tanto hanno dato». L'assessore Costantino Ligas ha ripercorso le tappe che hanno portato al concerto Reunion: «Quando ho avuto l'idea di ospitare il concerto con i Tazenda, non sapevo che Andrea fosse malato. Ho voluto comunque telefonargli per esporgli il desiderio di vedere riuniti i Tazenda a Porto Torres, e lui mi ha risposto pazzo di gioia per la proposta. Con un entusiasmo coinvolgente, poi, si è sincerato giorno dopo giorno che tutto andasse bene: aveva una capacità straordinaria di interpretare le nostre emozioni». Tonino Tanda dell'Udeur ha sottolineato il merito dell'assessore Ligas di essere riuscito a proporre il concerto prima che Andrea ci lasciasse: «Un aneddoto di qualche anno fa: Andrea Parodi venne nella mia azienda, assieme a dei registi continentali, per espormi la proposta di organizzare Giochi senza Frontiere a Porto Torres. Una iniziativa fantastica, che dimostrava l'entusiasmo dell'uomo-artista per la sua città, e mi è rimasto il rammarico nonostante fosse realmente difficile realizzare questo evento». Per il diessino Pinuccio Vacca era molto particolare il rapporto di Andrea Parodi con la città: «era una persona normale e vera che potevi trovare in qualsiasi locale cittadino giocando a biliardino, mentre alcuni giorni prima si trovava su un palcoscenico europeo a proporre i suoi successi assieme ad artisti di livello internazionale». Il sardista Tore Fadda sostiene che «Andrea Parodi aveva una voce autentica e vera, della Sardegna e del Mediterraneo: grande intuizione quella di saper cogliere i suoni del nord Africa con quelli isolani, e proporli in una platea internazionale. Questa città ha uno statuto dove c'è scritto che Porto Torres è il centro dell'etnia. Si può essere grandi artisti, ma per affrontare momenti così dolorosi con quella tenacia si è anche grandi uomini. Andrea era tutte e due cose». Gianfranco Dessì di Forza Italia: «Ho conosciuto “farfallina”, uomo e artista straordinario, e mi ricordo che la sua città natale da sempre gli è stata stretta. Un momento toccante anche il rito ancestrale della vita e della morte, battesimo e funerale, che dimostra la forza vitale di Andrea Parodi al di là della sua dipartita». Per Antonio Chessa dell'Udeur Parodi ha illustrato, dal punto di vista sostanziale, la cultura della nostra terr: «Attraverso la sua voce limpida e quel suo sentirsi sardo, pur non essendolo pienamente. E' giusto ricordarlo intitolandogli il Teatro comunale». nella foto Andrea Parodi
Andrea Parodi il coraggio di essere un uomo vero 4 giugno 2006, Porto Torres, la “ Festha Manna “, ore 22,00 ho assistito ad un concerto. Suonavano i Tazenda, per molti il nome dira' poco, per noi Sardi vuol dire Andrea Parodi. Ventimila ed oltre presenti in una cittadina di molti meno, tesi ad abbracciare in un applauso collettivo il coraggio di un vero uomo. Accortosi di essere incurabilmente ammalato col male in fase avanzato, ha voluto salutarci tutti con un grande anzi grandissimo concerto, discutibile se vogliamo dal punto di vista tecnico, ma incommensurabile dal punto di vista umano. Sempre col sorriso in faccia ci ha detto “ allegri oggi e' giorno di festa “. Noi Sardi a volte siamo strani, oltre la ragione, oltre ogni logica, oltre qualsiasi altra considerazione grigia , abbiamo festeggiato. Un immenso Andrea ci ha fatto rivivere le piu' famose canzoni di questo gruppo, che per noi sardi rappresentano moltissimo etnicamente, e sono il simbolo dell'unita' all'Italia nell'ambito delle nostre peculiarita' tipiche e diverse, non per questo lontane. Proprio Lui che non ha neanche il cognome Sardo, nato a Porto Torres, figlio di un Savonese e di una donna Sarda, ci ha rappresentato con la sua musica, da Piazza San Giovanni, a Belgrado liberata con la bandiera dei quattro mori in mano, da Citta' de Capo in Sud Africa, al Brasile, ed in tutto il mondo civile dove viene considerato una icona della Liberta e della massima espressione della onesta' intellettuale e grande artista della musica. Un intellettuale che duetta ultimamente con quel mostro sacro di Al di Meola e che insieme mischiano due culture e due canti e due modi di fare musica, sino a far raggiungere insieme un alto picco di sentimenti e soprattutto di emozioni. L'emozione che ha fatto piangere cantando molte migliaia di persone e credetemi e' la verita', occhi gonfi di pianto a cantare “ Pizzinos in sa guerra “, “ Sole nieddu “, “ Nanneddu meu “ “ Benintonende unu tillu ( spunta la luna dal monte ) e tante altre ancora. Voglia Dio, se esiste permetterci ancora di riascoltare dal vivo altri concerti di questa persona che prima di essere un immenso artista e' anche e soprattutto un grande uomo. Se pensiamo che Andrea abbia finito di sorprenderci, scordiamocelo, fara' altri concerti e nuove collaborazioni. Certo che per uno che ha composto e dettato con De Andre', Noa, Pagani, Di Meola, Maria Carta, Bertoli, Elena Ledda, incontri meravigliosi, sara' difficile trovare di meglio. Noi vogliamo ancora cantare con te, umile grande Sardo. www.andreaparodi.it/ Antonio Bassu Articolo pubblicato il: 10-06-2006
Andrea Parodi, cala il sipario Il cantante è morto stroncato da un tumore a 51 anni «C'è un momento, tra la notte e il giorno, che non è né notte né giorno. Quello, è un momento di Abacada...». Andrea Parodi è morto ieri all'alba, proprio in quell'attimo di calma assoluta che aveva raccontato nelle sue canzoni. Come se fosse tutto già scritto nella sua musica. All'alba di un giorno che poi è diventato incantevole nel giardino della sua casa di Tanca Fiorita sul litorale di Quartu, "perché la vita è bella", come lui diceva spesso. Un sole splendido lo ha salutato nel suo ultimo "buon viaggio", come gli ha augurato Valentina, la moglie. Lo ha stroncato a 51 anni un tumore. Una malattia che l'artista, nato a Savona e diventato grande nell'Isola, ha sempre preferito guardare negli occhi, affrontare, combattere con tutto se stesso. Per esorcizzarla continuava a scrivere musica e testi, a fissare date per i prossimi concerti, anche in pieno 2007, a cantare, a seminare qualcosa nel suo giardino. Lo aveva confessato in tv: «Vorrei assaggiare a primavera le fragole che ho appena piantato». Un mese fa si presentò ai suoi medici nell'ospedale Oncologico di Cagliari. Si sentiva meglio, forse grazie alle cure di un fisioterapista, Enrico Manca, che gli era stato consigliato da Gianfranco Zola. Sperava di riuscire a sostenere un altro ciclo di chemioterapia, voleva lottare ancora contro quel tumore che era partito dallo stomaco e che si era rilevato devastante (e inguaribile) nel fegato. Non c'è più niente da fare, gli hanno detto gli specialisti cagliaritani. Anche in quel caso Andrea Parodi non si era arreso: fonti vicine alla famiglia rivelano che aveva tentato anche la strada di un guaritore mistico, poi si era rivolto a una struttura specializzata a Roma. Cure a pagamento, l'ultimo viaggio della speranza. Era tornato a Flumini sabato, domenica è entrato in coma, ieri è morto e ora, per usare le parola della moglie Valentina scritte nel sito Internet ufficiale (andreaparodi.it) «canta e canterà sempre ancora per noi nell'aria e dovunque». Accanto a lui solo familiari e amici più stretti, i quattro figli, l'ultima di quattro mesi. Proprio la famiglia, che aveva accettato la scelta di Andrea Parodi di affrontare a viso aperto il cancro, parlandone anche per dare coraggio agli altri malati, oggi non se la sente di vivere il dolore sotto i riflettori. Lo spiega il figlio maggiore, Luca: «Vorremmo un funerale in forma privata, anche se ci rendiamo conto che tante persone vogliono dimostrarci l'affetto verso mio padre. La sua ultima volontà? Essere cremato. Grazie a tutti». Migliaia i messaggi arrivati ieri via Internet: Il coro degli Angeli ora ti appartiene veramente; Abbiamo perso un pezzo di Sardegna; Nel cielo sarai una stella luminosissima; Grazie per avermi regalato la forza nei momenti di sconforto con le tue canzoni. Parole dei suoi fans, di chi l'ha conosciuto come leader dei Tazenda o interprete dalla voce unica che negli ultimi anni aveva raggiunto la piena maturità. Struggenti le sue ultime apparizioni, alle quali non voleva rinunciare malgrado gli costassero sempre più fatica: «Quando canto mi sento bene», diceva sorridendo. A Siligo nell'anniversario della morte di Maria Carta, altra grande artista isolana stroncata dal cancro, e all'Anfiteatro di Cagliari, qualche settimana fa. «Quel concerto - ricorda il figlio - è stato come un miracolo. Noi stavamo dietro al palco, felici per lui». Oggi alle 11,30 i funerali nella chiesetta di Sant'Andrea a Flumini.
Sino alla fine «Su sonu 'e s'anima» CAGLIARI. Andrea Parodi si è spento ieri all'età di 51 anni. Andrea Parodi era uno che sapeva guardare lontano. Oltre il mare, lungo la linea blu dell'orizzonte dove a volte si può scorgere se si ha la fortuna, sotto la sfera infuocata del sole, quel breve e unico bagliore del raggio verde. Secondo un'antica leggenda scozzese chi ha la fortuna di incontrare il raggio verde acquista il dono di leggere con chiarezza nel proprio cuore e in quello altrui. Parodi, amava il mare che gli ricordava la sua storia di uomo che dentro di sè univa le radici sarde da parte di madre con quelle aspre, vagabonde e marinare da parte di padre, ligure e genovese. Nella sua, purtroppo breve ma intensa vita, conclusasi con un leggero sospiro ieri mattina, ha sicuramente incontrato il raggio verde, un giorno di molti anni fa. Magari durante un viaggio su una barca accanto al padre o solitario a bordo di un traghetto alla volta del Continente o di ritorno alla sua amata Sardegna. A lui era toccato il dono di aprire i cuori con la sua voce. «Sonu'e anima». Suono dell'anima. Impossibile restare indifferenti all'ascolto. Prendeva il cuore e la testa, raggiungendo i più lontani e recessi nascondigli dell'anima. Scalava il cielo in vette quasi impossibili da raggiungere, lasciando spesso chi ascoltava, a bocca aperta, commosso e rapito da una forza possente da mettere i brividi, lui che era quasi un fuscello. Un albero flessuoso e leggero che il vento poteva portare via al primo soffiare di maestrale. Eppure no, le sue erano radici robuste da quercia antica e solida. Proprio perchè Parodi aveva sommato nel suo canto la lezione antica della tradizione, sia quella laica che religiosa, l'impasto ruvido dei tenores con la levigata e dolce armonia dei cori polifonici. Un percorso lungo, difficile, iniziato da lontano, scalando prima le scale del beat anglossassone e della musica italiana per dare poi vita a quella esaltante e straordinaria stagione dei Tazenda. È assieme a loro, ai compagni e amici di una vita, Gino Marielli e Gigi Camedda, che Parodi compie il miracolo di regalare a questa terra una band che vola alto. Che porta il nome e la bandiera dei quattro mori fuori dai nostri contorni geografici. Beatles di casa nostra che per la prima volta impongono le melodie e i suoni della tradizione, le launeddas e la limba, nel cuore dello star system musicale, fondendoli con il progressive, il beat e il rock più contemporaneo. Fu una stagione indimenticabile. I concerti erano un'apoteosi, di folla e di emozioni, di canzoni cantate all'unisono, un live act adrenalinico fortemente identitario. Segno di un possibile e sempre sognato riscatto. Politico e culturale. Ma è proprio appena superato il culmine di questa bella storia di successo che Parodi guarda oltre e decide di compiere una rivoluzione apparentemente impossibile. Lascia i Tazenda e, marinaio avventuroso qual è, decide di navigare in mare aperto da solo. A leggere la bussola e le stelle gli ha insegnato il suo amato e caro Fabrizio De Andrè, sommo artista e maestro unico di vita. Parodi con coraggio e ostinazione inizia un altro viaggio. L'ultimo. Dentro la Sardegna, prima di tutto. Ripercorrendo quasi a ritroso le tracce di un'antica sapienza per darle nuova linfa e storia, conquistandosi il rispetto e la stima di chi da sempre lavora nel campo. E poi, soprattutto, quasi sulle rotte del suo caro Fabrizio, quella di «Creuza de ma», accostandosi ai cento porti del Mediterraneo, alla ricerca dei mille Sud da conoscere, amare e raccontare. Dai lidi di Noa in Israele a quelli di Savina Yannatou in Grecia. Circondandosi di musicisti straordinari, Parodi, ha compiuto escursioni, segnando nuove rotte, gettando ponti e indicando approdi che la musica sarda contemporanea saprà usare.
Andrea Parodi “Abacada” di Ivan Perella
Parlare di Andrea Parodi significa addentrarsi nel profondo della sua ottica musicale, mi spiego: aver avuto il coraggio di abbandonare una band che come i Tazenda andava molto bene anche in un mercato “intirizzito” come quello italiano, cantare coraggiosamente le proprie emozioni in lingua sarda, portare in giro per il mondo suoni e sensazioni di Sardegna e non solo; questo vuol dire aver una visione artistica quadrimensionale, dimensione che nella nostra antica terra ben pochi sono riusciti a far comprendere nel “continente”, senza violentare troppo le proprie radici glottologiche e culturali. Parlare solo del suo passato di leader e voce dei Tazenda sarebbe sminuire ciò che l'artista ha sempre voluto comunicare. I Tazenda erano una band di musica leggera, che ha avuto il coraggio di presentare un alternativa ad una anglofonia che spadroneggiava nel settore, ma se si va a guardare la discografia di Andrea Parodi, si scopre che la sua carriera è ben più lunga di...”Spunta la luna dal monte”. Nel 1982 il suo esordio con il Coro Degli Angeli “Canzoni di Mogol-Battisti” prodotto da Gianni Morandi. Nel 1987 ecco il primo disco in sardo “Misterios” (Tekno Records), dopo il quale unendosi ad altri due elementi del coro fonda i Tazenda. Ed ecco arrivare un fiume vero e proprio di successo sia commerciale (non facile) che di critica (difficilissimo!): 1988 “Tazenda”(Ricordi Records) e prima apparizione a San Remo Rock, 1991 “Murales” (Visa records) premio di critica a San Remo, e con la versione interamente in sardo di “Spunta...” dal titolo “Disimparados” (premio Tenco), vittoria in coppia con Paola Turci del Cantagiro, dulcis in fundo il Disco d'oro. Il 1993 è un anno molto importante per Parodi, visto che con la pubblicazione del live “Il popolo rock” (Visa Records) ha la possibilità di scrivere e cantare “Sa Dansa” con la più grande interprete sarda: Maria Carta. Fra il 1995 ed il 1997 rispettivamente vengono pubblicati “Forza Paris” e “Il sole di Tazenda”. Evidentemente il sole di Tazenda era destinato a tramontare, ma non certo quello di Andrea Parodi il quale di li a poco avrebbe portato avanti interessanti progetti solistici. “Abacada”, ultimo album solista di Parodi ha visto la partecipazione di numerosi artisti di calibro che hanno reso possibile la creazione di queste atmosfere. Primo fra tutti il percussionista Francesco Sotgiu, responsabile anche di alcuni arrangiamenti di brani dell'album, con il proprio armamentario di strumenti tipici del folklore mondiale come jambé, tablas, darbuka, tar/bendir, iscartu, turbarineddu,e'canna, piatti, hannapida, conchiglie. Non mancano altre “guest stars” come Gavino Murgia (launeddas, sulittu, benas), Alessandro Fontoni (contrabbasso), Bèbo Ferra (chitarra folk), Fausto Beccalossi (fisarmonica), Monica Mureddu (voce), Gemiliano Cabras (basso, violoncello), Mark Harris (fisarmonica), Rossella Faa (voce), Mauro Palmas (mandola), Alessandro Simonetto (bouzuki), Faraualla (quartetto vocale femminile), Arnaldo Vacca (tamorra, karqueb, tar, daf, kanjira), Bruno Camedda (fisarmonica) Elena Ledda (voce). Senza dimenticare la partecipazione di Piero Marras e Africa X nel brano “Pandela”. Il disco si apre con “Efix” un brano di Gianni Virdis, cantautore sardo che in questo caso si è ispirato al tema del rimorso presente nell'opera di Grazia Deledda “Canne al vento”. E' la storia di un pastore e del suo rimorso per aver ucciso il suo ingiusto padrone e per questo si prenderà cura delle orfane. Il canto di Parodi si tinge di forti accenti mediorientali e da un contorno di suoni e colori di strumenti del vicino oriente e di un sitar. La title-track del cd , scritta da Sotgiu, è tratta da una melodia popolare greca, il testo è di Parodi. “Abacada” è un brano più recitato e cadenzato, dove Parodi duetta con Rossella Faa. “Camineras” si ispira ad una canzone berbera, ma la presenza delle launeddas ( in pratica sorta di flauti a canna, strumento tra i più tipici della tradizione sarda) ci riporta rapidamente a sapori e climi più vicini alla Sardegna. “Ninné” è una sorta di interludio registrato con la collaborazione delle voci a cappella del coro Faraualla, una ninna nanna con il sapore dei tempi perduti...... “Astrolicamus”, brano risalente al 1991, dolcissima ballata suonata in presa diretta, dove la voce di Parodi accompagnata da violino e chitarra acustica crea una melodia che, specie nel finale, lambisce i confini della musica jazz. Metissage di lingue e culture è il brano “Sale'ntu (danzalenu)”, dall'incedere straniato delle voci “tarantolate” del coro Faraualla del Salento a rappresentare la parte più meridionale della Puglia e delle forme di tarantella di quella regione. Ci è sembrato piuttosto riuscito questo “melting pot” sonoro tra il canto tradizionale sardo e l' intervento del “bassu” di Gavino Murgia. L'ascolto ora si sofferma sulla settima traccia del cd, un pezzo intitolato “Pandela”,una melodia del regista, musicista e critico cinematografico del Burkina Fasu, Gabin Dabirè. In sardo Pandela significa bandiera, ed il senso della canzone trova ispirazione dalla presenza dei quattro mori. Qui nuovo intreccio tra nord africa e tradizione locale , forte della partecipazione di Piero Marras e Africa X. Oasi di canto e di disteso lirismo, “Stabat Mater”, è un testo che fu già rielaborato e interpretato diversi anni fa da Maria Carta. Si tratta di un “gosos”, cioè un “tradizionale” sacro cavallo di battaglia della grande cantante di Siligo. Un omaggio ad un'artista che ha sempre avuto un ruolo di primo piano nella diffusione della cultura e delle tradizioni della Sardegna. Da sottolineare poi in “Inghirios”, il bellissimo duetto vocale di Parodi con Elena Ledda; il brano proposto è un tipico canto sardo, dalla struttura antifonale. Segue “Balai”, un pezzo articolato sui suoni mobili delle percussioni di Sotgiu. Il brano che chiude il lavoro di Parodi, “Soneanima” è certamente tra i più ispirati dell'album dell'artista sardo. E' un canto d'amore, dalle tinte autobiografiche, nel quale un uomo si nutre della figura della propria donna addormentata - come recita il testo della canzone - e cullata dalla luce della luna. Già in occasione del Premio Dessì, Parodi ha incantato il pubblico presente a Villacidro con lo Stabat Mater, ricevendo i calorosi quanto sinceri complimenti del premiato speciale, il Presidente Francesco Cossiga. Dopo la prima nazionale tenutasi al Teatro Comunale di Cagliari il giorno 8 Dicembre dello scorso anno, Abacada è uscito nei negozi a luglio. L'esibizione al Lirico di Cagliari, che per la prima volta ha ospitato una manifestazione di musica non lirica o classica è stata l'avvio di una serie di date in cui Parodi ha avuto modo di presentare il suo “Abacada”.






ANSA - Mar 17 Ott 'L'indiano' (come veniva definito in ricordo anche dell'album, al quale aveva collaborato, che Fabrizio De André aveva dedicato al rapimento di cui era rimasto vittima con Dori Ghezzi) se n'é andato a 51 anni . E ora i suoi amici, i suoi colleghi, ma anche chi lo conosceva solo un po' e gia' gli voleva bene, lo piangono ricordandone la determinazione, la poesia e la leggerezza che lo hanno accompagnato sino all'ultimo istante. Nello choc generale, il primo a trovare parole sulla scomparsa di Andrea Parodi, folksinger e ex voce dei Tazenda - morto stamattina a Cagliari lasciando la moglie Valentina e due figlie, di cui una appena nata - e' Massimo Palmas, direttore artistico di Jazz in Sardegna. "Quello che mi viene da dire in questo momento - spiega - e' che ci ha lasciato un grande artista, protagonista di una bellissima storia musicale". Un uomo che, pur consapevole dell'irreversibilita' del male che lo aveva colpito, ha continuato a cantare ed a lavorare senza mai far pesare a chi gli stava vicino la sua terribile situazione. "Sino agli ultimi giorni - continua Palmas - con Andrea abbiamo sempre parlato di lavoro, dei programmi futuri, del prossimo concerto oppure dell'incisione discografica che presto avremmo dovuto fare insieme a Elena Ledda. Insomma, ha sempre rifiutato l'idea che questi programmi non si potessero realizzare. Alla fine la sensazione che mi rimane di lui e' la leggerezza con la quale ha affrontato questo suo dramma, riuscendo a restare di buon umore e addirittura mantenendo un senso dell'ironia persino quando il suo fisico era completamente debilitato". Da casa Parodi, dove e' andata immediatamente per confortare i parenti, Elena Ledda, la folksinger che proprio in questi mesi stava preparando con Andrea un album, ammette di non trovare parole. "Sono troppo abbattuta - spiega con la voce strozzata dal pianto - e ora proprio non so che dire". In lacrime anche Barbara Vargiu, dell'associazione culturale sassarese 'Le Ragazze Terribili', che conosceva Parodi da piu' di vent'anni. "Da quando i Tazenda ancora non li conosceva nessuno", precisa lei. Il ricordo e' quello di un tipo dal grande entusiasmo, mai perso anche dopo il successo nazionale arrivato grazie a una trasmissione di Pippo Baudo e a Sanremo. "L'immagine che ho in mente ora - continua Barbara Vargiu - e' quella di Andrea al suo matrimonio, nel 1999 a Osidda, in Barbagia. Una grande festa alla quale era stato invitato tutto il paese, con balli tradizionali e Valentina, la moglie, bellissima, che indossava un abito fatto a posta per lei da Paolo Modolo". Ma che tipo era Andrea Parodi? "In sintesi - ricorda ancora la sua vecchia amica - direi che era un sognatore, ma di quelli con i piedi per terra. Nel senso che era sempre alla ricerca di idee nuove, ma conosceva bene anche gli ostacoli che si trovano nel mondo della musica e quindi riusciva a non crearsi frustrazioni". (ANSA)




di Rosalba Satta
"Tornano i Tazenda" scrive, nella bella rivista "Lacanas", il giornalista Roberto Mura. E tornano davvero alla grande! "Vida" è il titolo del loro Cd ; album che comprende tredici canzoni. Così si legge nel retro della copertina. In realtà sono quattordici pezzi, perché la stupenda "Domo mia" apre e chiude l'ascolto di una melodia che, pur affrontando tematiche diverse , non si muove dall'anima che, rapita, e a dispetto della calura estiva, si lascia "invadere dal vento della primavera" che soffia, purificatore, nei versi della bella "Carrasecare". L'emozione è grande. E non poteva essere altrimenti : c'è tanta bella gente in questo Cd… Avvolge ed accarezza come ieri la voce dell'amatissimo Pierangelo Bertoli nella sempre attuale "Spunta la luna dal monte". C'è Piero Marras che, come è sua abitudine, continua a far danzare le note nel cuore degli assetati del bello, con le parole - dolcissime - del brano "Carrasecare". Ecco Fabrizio De Andrè che ha lasciato la sua impronta in "Pitzinnos in sa gherra", dove la poesia si sposa col doveroso richiamo al costruire, al dare… "puru si non as a ottenner bantos". Che dire di Eros Ramazzotti che si abbevera nelle nostre fonti sarde ragalandoci emozioni nuove? Ovviamente ci sono loro, i veri protagonisti : i Tazenda di ieri e di oggi. Luigi Camedda, Luigi Marielli, Giuseppe Dettori…e ultimo, ma non ultimo!, l'amatissimo Andrea Parodi al quale - come si legge in copertina, - "è dedicato questo lavoro" e "la cui presenza avvolge i nostri cuori e la nostra musica". Il tutto è un regalo fatto ad Andrea , alla musica . E poi a chi , come alcuni di noi, forse ingenuamente, continuano a cercare la poesia anche nei testi delle canzoni. E quando accade - come in questo caso - si soffermano… incantati, e sentono e vedono realmente "i cieli d'argento di luna, danzare sui mari e versare piogge da mille barili e lacrime in cento deserti…". "Ci piace pensare" - scrivono i Tazenda nella terza di copertina - "che tutte le difficoltà siano solo opportunità mascherate". Condivido: è una riflessione che rende più forti e da senso alla speranza. A me, oggi, nell' ascoltare , e nello riascoltare, la toccante "Domo mia" - che pare scritta e cantata al cielo affinché sentano altri oltre ad Andrea - piace pensare che determinati versi non nascano per caso, ma siano una risposta a un più o meno consapevole bisogno di riconciliazione spirituale dopo un inaccettabile addio terreno. E se è vero - come ci ricorda Pablo Neruda - che una poesia, come una canzone, non appartiene interamente a chi la scrive, io in quelle note, in quelle parole, nella musica e nel canto dei Tazenda ho sentito - nitido - il passo, il respiro e il canto di mio fratello Paolo. Sono certa che anche altri hanno avuto o avranno lo stesso sussulto e proveranno le stesse lubrificanti vibrazioni. Anche per questo, GRAZIE, Luigi Marielli. GRAZIE ragazzi . Col cuore.
Omaggio ad Andrea Parodi al Circolo di Bareggio
Valentina Telò, Massimiliano Perlato mercoledì 4 luglio 2007 di exeo
AVVOLTI DALLA VOCE INFINITA DI ANDREA PARODI Un convegno e un grande concerto, quello programmato dall'associazione dei sardi emigrati “Amedeo Nazzari” di Bareggio, presieduto da Franco Saddi, di vasta portata emozionabile. A quasi un anno dalla prematura scomparsa, a causa di una malattia incurabile, l'atto di riverenza alla figura di Andrea Parodi è stato davvero prorompente. Lui è la Voce non solo di un gruppo musicale come lo è stato per i Tazenda, ma di un intero popolo, spesso silenzioso e misterioso come quello sardo. Si è vero, il grande pubblico lo rimpiange come la voce unica dei Tazenda, particolarmente per aver reso “pop” una lingua laboriosa e affascinante come il sardo. Un gruppo che ha fatto incetta di premi fra dischi d'oro, telegatti e riconoscimenti speciali dettati dalla critica. Scorrevano le immagini su un video che lo ritraevano sorridente, con i capelli legati a coda di cavallo o con una folta barba da asceta o, riferendosi agli ultimi momenti della sua esistenza, con i capelli rasati per la chemioterapia e il sottofondo musicale delle sue cantiche, mentre i relatori giunti per questioni d'affetto nella cittadina dell'hinterland milanese in una domenica afosa d'inizio luglio, parlavano e ricordavano episodi di vita dell'artista isolano. Impeccabile come abitudinario la conduzione di Giuliano Marongiu, punta di diamante della televisione “Sardegna Uno”, che ha saputo con maestria e giustezza, coinvolgere i partecipanti, cogliendo l'emotività e l'agevolezza di coloro che hanno conosciuto Parodi. Un percorso per riaffrontare il cammino delle origini di un artista che la Sardegna ricorderà a lungo. Un maestro che ha fatto della semplicità e della propria umanità, il proprio inappellabile imperativo. La sua figura oggi è considerata la più rilevante del panorama musicale isolano. Michele Pio Ledda, amico ma anche scrittore di diversi pezzi melodici utilizzati da Parodi ne ha portato la testimonianza più finalizzata tra una ripresa televisiva commovente e un canto suggestivo. “Adesso puoi aspettarci alla fine del mare, dove tutto è musica e la musica è tutto, dove incomincia il cielo e le reti hanno le maglie larghe perché niente possa essere trattenuto..” . Così inizia il suo lascito d'affetto ripreso nel film curato da Giuliano Marongiu. Tanti occhi, forse tutti, dei numerosi partecipanti al convegno luccicavano, oltre a quelli della moglie Valentina e della figlia Alessia, intervenuti all'autorevole rendez-vous. Ha colpito la semplicità e la delicatezza di questa donna, seppur ancora giovane che è stata per anni la vera spalla d'appoggio dell'artista, soprattutto nei momenti tremendi della malattia e della morte. I suoi occhi penetranti infondevano la commozione profonda nel rivedere le immagini del proprio marito applaudito e acclamato come non mai. Il percorso artistico è stato rammentato da Luigi Marielli, chitarrista e arrangiatore da sempre dei Tazenda, presenti per l'occasione per il concerto serale da dedicare all'amico Andrea. Un disco, l'ultimo, la cui partecipazione non solo virtuale di Parodi circonda i cuori della gente che lo ascolta. Un dono avuto anche da Eros Ramazzotti, una delle rockstar italiane più apprezzate, per l'incredibile duetto con i Tazenda ( Luigi Camedda con la nuova voce di Beppe Dettori gli altri componenti) che hanno inciso un brano orecchiabile ed estivo dedicato al grande Parodi, “”Domo mia”. Ma non solo: la raccolta intitolata “Vida”, comprende anche diversi cavalli di battaglia del passato glorioso come “No potho riposare” con cui i Tazenda hanno vinto la trasmissione televisiva “Numero Uno” sulle reti Rai condotta da Pippo Baudo. E “Spunta la luna dal monte” scritta con Pierangelo Bertoli e presentata a Sanremo del 1991, o “Pitzinnos in sa guerra” scritta a quattro mani da Luigi Marielli e Fabrizio De Andrè per il Festival del 1992. Tonino Mulas, presidente della FASI, ha voluto rimarcare l'importanza e il ruolo delle associazioni degli emigrati che negli anni si sono sempre prodigate per infondere fuori dall'isola, le valenze culturali sarde, anche pianificando i concerti degli artisti più conosciuti. Ed è in diverse di queste occasioni che ha avuto l'occasione di conoscere ed apprezzare la voce come espressione di suoni antichi e nuovi di Andrea Parodi. E' successo a Biella, ad Aosta, a Bergamo per un concerto dedicato ad un altro totem musicale della Sardegna come Maria Carta. Straordinario intermezzo musicale regalato da Giuliano Marongiu che ha presentato le launeddas di Roberto Tangianu che ha lasciato tutti con il fiato sospeso per la sua bravura. Valentina Telò, Massimiliano Perlato
Il concerto Dedicata ad Andrea la prima notte d'autunno. Sul palco - davanti ad una grande folla - si sono alternati le Balentes , Piero Marras , Elena Ledda , i Tazenda , Piero Pelù, Mario Pagani , Rita Marcotulli, Francesco Sotgiu , Gavino Murgia e Gianluca Corona. L'inizio d'autunno era una data carissima ad Andrea Parodi : gli ricordava il firmamento e i suoi misteri, per lui una suggestione perenne . E proprio il 21 settembre, all'Anfiteatro romano di Cagliari, una schiera di cantanti e musicisti gli ha reso un delicato omaggio postumo. Sul palco - davanti ad una grande folla - si sono alternati le Balentes , Piero Marras , Elena Ledda , i Tazenda, Nadia Sotgia , Gigi Marras , Piero Pelù, Mario Pagani, Rita Marcotulli, Francesco Sotgiu , Gavino Murgia e Gianluca Corona . Emozione palpabile . Ciascuno ha interpretato a suo modo un brano del ricco repertorio di Andrea Parodi. Il megaconcerto sarebbe piaciuto ad Andrea proprio per la dimensione che ha assunto . Una bella conferma da Valentina Casalena , dolce sposa del grande interprete : " Io sono felissima , gli artisti sono stati stupendi, qualcuno addiritura grandioso", dice Valentina . "Credo che anche lui sia soddisfatto". Non ne dubitiamo , avendolo conosciuto e apprezzato non soltanto per le straordinarie doti artistiche ma anche per l'estrema delicatezza del suo animo. Chissà come sono belle le sue nuove canzoni , sul palcoscenico invisibile dell'infinito. (Da "Lacanas" Rivista bilingue delle identità , numero 28 - 2007)

(Trascrizione dell'articolo a cura di Rosalba Satta)
Estate Cultura e spettacoli Musica popolare Il "Tenco" a Parodi e Ledda di Walter Porcedda
Cagliari. Andrea Parodi ed Elena Ledda vincono il Premio Tenco con il loro album "Rosa e resolza". E' la prima volta che accade in assoluto. Due artisti sardi, le più belle voci della nostra terra, assieme in un disco intenso, ricco di emozioni e di musica avvincente e ricca di rimandi alle nostre radici, hanno conquistato uno dei riconoscimenti più ambiti e stimati in campo internazionale. Qualcosa di straordinario davvero, che premia soprattutto la nuova musica sarda, quella che da decine di anni sperimenta e lavora in modo serissimo sul recupero delle tradizioni isolane mettendole a confronto e fecondo incontro con il patrimonio culturale mediterraneo. Di quella musica che ha proprio in Elena Ledda e Andrea Parodi due punte di diamante. La cantante, originaria di Quartucciu, è raggiante : " Sono emozionatissima e felice. Per me e per Andrea. Questo premio è il miglior riconoscimento per il nostro lavoro. Un lavoro lungo trent'anni che testimonia e dimostra ancora, per chi non lo capisce, che cantare nella nostra lingua, se si ricerca e si compone in modo serio e onesto, alla fine paga". "Felice per la Sardegna e per Andrea", è Valentina Casalena , la moglie di Parodi, produttrice dell'album assieme a Michele Palmas per l'etichetta S'Ard ( lavoro totalmente sardo e, quindi ancora maggior soddisfazione per il risultato raggiunto). "Per la Sardegna - ha spiegato ancora Casalena - è un evento di altissimo rilievo sul piano culturale e musicale. Un vero e proprio motivo di orgoglio. Per Andrea sarebbe stata sicuramente una splendida soddisfazione. Non dimentico che la scorsa edizione giunse nella cinquina dei finalisti per l'album inciso assieme ad Al Di Meola. Il disco "Rosa e resolza" è davvero bellisssimo e ha coronato un sogno inseguito a lungo, per oltre dieci anni, da Andrea ed Elena che progettavano sempre un incontro discografico". La vittoria di Andrea Parodi ed Elena Ledda per l'album interamente costruito, registrato e pubblicato in Sardegna, verrà ufficializzata nei prossimi giorni, assieme ai vincitori delle altre sezioni e al programma finale del Premio Tenco che, come è tradizione, si terrà sul palco del teatro Ariston di Sanremo dall'8 al 10 novembre. In quell'occasione Elena Ledda presenterà un brano tratto dal disco ( molto probabilmente sarà la bellissima "Sienda") e dovrà anche interpretare una canzone del cantautore genovese (ancora topo secret: di sicuro la nostra cantante la interpreterà alla sua maniera, cantando in sardo). Per niente facile , comunque , la sfida all'interno della cinquina dei finalisti. In campo, infatti, si affrontavano due autentici big napoletani come Teresa De Sio con l'album "Sacco e fuoco" ed Enzo Gragnaniello con "L' erba cattiva" e ancora i Lou Dalfin con i Sancto Ianne con "Mo' siente". Per la sezione dell'album dell'anno sono in corsa , invece , Franco Battiato ("Il vuoto"), Simone Cristicchi ("Dall'altra parte del cancello"), Patrizia Laquidara ("Funambula"), Morgan ("Da A a A"), Daniele Silvestri (""Il latitante"), e Gianmaria Testa ( quest'ultimo particolarmente accreditato come possibile vincitore con l'album "Da questa parte del mare"). Tra gli interpreti dei brani non proprio in lizza , Avion Travel (favoriti), Ginevra di Marco, mauro Ermanno Giovanardi, Alessio Lega e Mokacyclope, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti e i Tetes de bois.

Trascrizione di Rosalba Satta
Cultura e Spettacoli Canzone popolare Il Tenco , come anticipato da "La Nuova", assegna la Targa ai due grandi artisti per l'album "Rosa e resolza" Parodi e Ledda, premio alla musica sarda. Gli altri vincitori sono : Gianmaria Testa , Ardecore e Tetes de Bois
di Walter Porcedda
Cagliari. Adesso è ufficiale. Al disco "Rosa e resolza" di Andrea Parodi ed Elena Ledda sarà consegnata una delle quattro targhe del Premio Tenco. Come è stato anticipato nei giorni scorsi da "La Nuova Sardegna", ai due artisti sardi è andato l'importante riconoscimento, il primo del genere attribuito a degli artisti sardi. Nel passato, infatti , un premio per la migliore canzone in dialetto andò nel 1985 alla compianta Maria Carta per il brano "A David a ninnia", e nel 1991 ai Tazenda con il pezzo "Disimparados" (la sezione è poi scomparsa e dal 1996 si attribuisce il premio solamente agli album). Il premio è , innanzitutto, la dimostrazione che la musica sarda ha finalmente conquistato - grazie anche e soprattutto ai due artisti che ne sono un po' la punta di diamante - un posto di tutto rispetto all'interno di quella nazionale, guadagnandosi in questa occasione il plauso di una giuria specializzata e competente come quella della Tenco. Riconoscimento tanto più importante in quanto questo album, atteso e coltivato per anni come un sogno sia da Parodi che da Ledda, e inciso a poche settimane dalla scomparsa di Andrea, è un album interamente fatto in Sardegna. Pubblicato da un'etichetta, la S'Ard, che sta mettendo a segno un risultato dietro l'altro. Anche questo elemento è importante e da riflettere. Insomma, il Premio Tenco per Parodi e Ledda per il loro bellissimo album "Rosa e resolza", non arriva inaspettato ma è frutto davvero di una lunga e sofferta gavetta, di un lavoro di ricerca e crescita musicale condotto con alta professionalità dai nostri artisti. In questo caso ambasciatori di un movimento molto ampio e abitato da interessanti eccellenze. Oltre a Parodi e Ledda, gli altri premi sono andati agli Ardecore, i Tetes de Bois e a Gianmaria Testa. I quattro vincitori saranno premiati nel corso della trentaduesima edizione del Premio Tenco che si terrà dall'8 al 10 novembre al Teatro Ariston di Sanremo. Gianmaria Testa si è aggiudicato la vittoria per il miglior disco dell'anno con l'album "Da questa parte del mare". La categoria "opere prime" è stata vinta dai romani "Ardecore" con il disco "Chimera", mentre i Tetes de Bois con "Avanti Pop" hanno avuto la meglio nella sezione riservata agli interpreti. Al Premio Tenco hanno votato 120 giurati. ( Da "La Nuova Sardegna" del 2 ottobre 2007)
Cultura e società Canzone d'autore E' la prima volta che la prestigiosa Targa è attribuita, per la sezione popolare, a musicisti sardi. Nelle tre serate riprese da Raidue decine di artisti.
La musica migliore? Al Premio Tenco di Walter Porcedda "La vita , amico, è l'arte dell'incontro". Sono parole del grande poeta Vinicus de Moraes, diventate il motto del Premio Tenco che da domani alza il sipario sulla trendaduesima , ricchissima , edizione in luogo simbolo per la musica italiana come è il teatro Ariston di Sanremo. Una frase bellissima per una rassegna dedicata alla canzone d'autore - anzi la "rassegna" per eccellenza - che racconta molto bene la filosofia di questa manifestazione inventata nel lontano 1972 da un gruppo di appassionati della musica di qualità. Racconta naturalmente lo spirito di amicizia, con cui vengono messi assieme, uno vicino all'altro , gli artisti per rivelare ciascuno la propria arte e musica ad un pubblico composto da loro stessi e spettatori che amano le differenze come la poesia. E di poeti al "Tenco" ce ne sono davvero tanti. A cominciare dallo stesso Moraes, vincitore di una delle prime edizioni (fu nel 1975) che ha regalato questa frase da leggere e conservare come viatico anche per questa edizione che per tre giorni, da domani sera fino a sabato , mostrerà una galleria di grandi artisti - sono protagonisti di primo piano della scena nazionale ed internazionale accanto a nuove rivelazioni - assieme ad una ricca serie di avvenimenti collaterali (il tutto sarà ripreso anche da radio e tv. Il 30 novembre , il 7 e il 14 dicembre andrà in onda alle 24 su Raidue, mentre l'11 dicembre su Raitre, alle 23 e il 14 dicembre su Radio1 alle 21 andranno in onda degli speciali realizzati durante la rassegna). Il programma è intenso . Dagli incontri alle mostre, i concerti e, ovviamente , i premi . Decine di appuntamenti per un'edizione che, nata proprio come omaggio al grande cantautore genovese scomparso tragicamente quaranta anni fa , per la prima volta, viene a lui dedicata . Questo in coincidenza sia del quarantennale della scomparsa e la vicinanza del settantesimo anniversario della sua nascita (a marzo de prossimo annno). Ecco così il programma delle tre serate, presentate da Antonio Silva. Domani sera si esibiranno : Elena Ledda, vincitrice della Targa Tenco per il bellissimo disco "Rosa e resolza" inciso con Andrea Parodi ( la prima volta che degli artisti sardi sono premiati), Giovanni Block, Giorgio Conte , Simone Cristicchi , Marianne Faithfull, vincitrice del Premio come operatore culturale , Jacques Higelin, vincitore come cantautore , Massimo Ranieri, Shel Shapiro , Paola Turci . Venerdì è la volta degli Ardecore, vincitori per l'Opera prima , Edoardo Bennato, Sergio Cammariere, Carmen Consoli, Ginevra di Marco, Ricki Gianco , Mauro Ermanno Giovanardi, Max Manfredi, Paolo Simoni, Skiantos, Peppe Voltarelli. Sabato infine : Gerardo Balestrieri, Bonaveri , Teresa De Sio , Irende Grandi, Ada Montellanico, Morgan , Gino Paoli (con Rosario Bonaccorso, Roberto Gatto , Enrico Rava, Danilo Rea), Massimo Priviero, Gianmaria Testa per "Da questa parte del mare", miglior disco 2007 e i Tetes de Bois, vincitori come migliori interpreti per l'album "Avanti pop". Il premio "I suoni della canzone" isituito nella passata edizione (lo vinse il batterista Ellade Bandini )è andato invece a Beppe Quirici, bassista , produttore e arrangiatore. Edizione speciale che riserva altre interessanti novità . Ad esempio la presentazione del volume dello stesso club"Il mio posto nel mondo", curato da Enrico De Angelis, Enrico Deregibus e Sergio Secondiano Sacchi (domani), la presentazione del cd"Ernesto Che Guevara comandante", l'incontro con Giorgio Calabrese e Gianfranco Reverberi, i vecchi amici di Tenco . Quest'anno c'è anche una sorta di Premio Off che affiancherà la rassegna ufficiale e che proporrà musicisti emergenti e conosciuti in spazi esterni al teatro. Vi parteciperanno musicisti come Alessandro Grazian , Marco Berrutti e l'ex Csi Giorgio Canali . Per le esposizioni sono da segnalare "Le voci del Tenco" , un'installazione di Marco Nereo Rotelli , un artista che da anni compie una ricerca sulla luce e sulla possibilità di una "materializzazione" della parola poetica . La sua opera in questo caso è dedicata agli artisti che hanno vinto il Premio Tenco. E' stato realizzato elaborando con polveri d'oro e varie alchimie, una serie di scatti di Roberto Coggiola (fotografo e responsabile organizzativo del Premio Tenco) ed i nomi stessi degli artisti . L'altra mostra , come è avvenuto lo scorso anno , è dedicata alle polaroid giganti di Marina Alessi, che verranno scattate durante i tre giorni del "Tenco" e saranno subito esposte nella sala Incontri. (Da "La nuova Sardegna" del 7 novembre 2007)
(Trascrizione di Rosalba Satta)
Cultura e Spettacoli Canzone d'autore Il premio all'album "Rosa e resolza" consegnato all'Ariston di Sanremo a Elena Ledda e alla vedova di Parodi
"Il Tenco? "Un riconoscimento al nostro lavoro di ricerca" dall'inviato Walter Porcedda Sanremo. Mancano pochi minuti prima di salire sul palco del Teatro Ariston dove Elena Ledda, accompagnata da Mauro Palmas alle mandole e da Rita Marcotulli al piano, canterà "La ballata del marinaio" di Luigi Tenco e "De bentu" , dall'album "Rosa e resolza", inciso assieme ad Andrea Parodi, vincitore del prestigioso Premio Tenco che tra poco riceverà assieme a Valentina Casalena, moglie di Andrea, davanti al pubblico e agli altri artisti. Un'emozione forte. Un punto di arrivo importante nella carriera di un artista. "E' innanzi tutto un riconoscimento per il lavoro di ricerca svolto in tanti anni. E' un premio dato al movimento della lingua sarda, alla nostra musica e a quella popolare. E, soprattutto, a un'etichetta nuova come S'Ard, che alla sua terza produzione, vince il Premio Tenco. Un'etichetta che nasce in Sardegna, fatta da Sardi : musicisti , produttori, tecnici . Insomma è tutto il movimento sardo che riesce a vincere per la prima volta un premio nazionale così importante . -"Rosa e resolza", il disco con il quale avete vinto, lei ed Andrea Parodi, è progetto che risale a molto tempo prima della sua realizzazione . Ad ascoltarlo si percepisce una drammaticità che conferisce incredibile pathos all'opera . "Drammatico sicuramente lo è perché così sono le nostre voci : la mia e quella di Andrea . Nel senso bello del termine naturalmente, perché raccontano la vita in modo profondo . Se invece si pensa alla sua registrazione, devo dire che non c'è stato niente di drammatico o triste nel farla. Tutt'altro . Abbiamo inciso con gioia : questo era un album che volevamo fare a tutti i costi, a prescindere dalla malattia di Andrea. Chi ha avuto modo di avvicinarlo, sa bene come parlasse di tutto tranne che del suo male . Progettava , pur sapendo che la sua vita era a scadenza.". -Una vittoria tutta sarda. Come l'avrebbe vissuta Parodi? "Sarebbe stato felicissimo. Diceva che l'ultimo anno era il più bello della sua vita . Non si può dire che avesse sofferto per la mancanza di riconoscimenti da parte del pubblico . Mentre, al contrario , lo faceva soffrire l'assenza di riguardo da parte della critica e di molti colleghi musicisti . Sentimenti che cambiarono nell'ultimo anno . Ad esempio, da tempo desiderava conoscere la pianista Rita Marcotulli. Suonare con lei , fu così per lui un grande regalo. Lo stesso accadde con la cantante greca Sabina Yannatou". -Qual è stato il momento più bello vissuto assieme nel palcoscenico? "Sono tantissimi. Quello più forte, quando registrammo le prime due canzoni dell'album nella chiesetta di San Biagio a Quartucciu : aveva appena appreso del suo male . Nonostante ciò cantò con una forza incredibile . Altra emozione , il concerto del 20 maggio scorso a Sassari . Quel giorno quasi mi pentii di averlo invitato : il viaggio da Cagliari per lui fu duro . .. Anche allora cantò in modo meraviglioso . Finì con una lunga standing ovation . Quando cantava , Andrea si trasformava e il pubblico con lui. Tornò a casa e si mise persino a cenare : erano giorni che non toccava cibo . La mattina lo chiamai. "Come stai?", gli chiesi . E lui : "Sto innaffiando i fiori .". Cantare era la sua vera medicina … -Il caso vuole che il premio più prestigioso per la canzone d'autore, cioè il "Tenco", arrivi dalla Liguria, altra sua terra . "Questi ultimi anni cercava di recuperare le sue radici liguri . Una delle canzoni più belle dell'album , "Ruzaju", Andrea l'ha voluta scrivere in ligure . Quest'anno gli è stato attribuito un premio a Loano . Il giorno c'era tra il pubblico una grande commozione . Da lì, credo, sia partita anche la nostra vittoria al Tenco . Si capiva, era nell'aria l'amore della critica per questo album e quanto la Liguria fosse orgogliosa per questo figlio mancato . Il fatto di aver condiviso il premio con Andrea per me è più importante di averlo vinto con "Amargura", il mio ultimo album solista . E' stata l'unione di due artisti a vincere . Un segnale importante : vuol dire che collaborare è più importante che farsi la guerra". -Lei è una cantante amatissima all'estero , dalla Germania alla Francia , mentre in Italia è stato più difficile entrare nel grande circuito . Il "Tenco" potrà aiutare a cambiare direzione ? "Questo è un problema italiano, non mio. Nel senso che questo paese , riguardo alla musica popolare , è indietro di venti anni . Questo lo dico anche se so di essere amata dalla critica italiana e dall'elite che fa questo genere musicale . Non mi sento cioè incompresa . Iil problema è che in tv passa solo certa musica…Il "Tenco" mi aiuterà di certo , come mi ha aiutato quindici anni fa trovarmi al primo posto nelle classifiche di world music in Europa . Il mio disco arrivava dalla Francia - a quei tempi incidevo per l'etichetta Silex - e in Italia tutti si chiedevano "ma chi è questa?". Da quel momento c'è stata maggiore attenzione sia nei miei confronti che verso la musica popolare . L'anno scorso il Tenco è stato vinto , ad esempio, da Lucilla Galeazzi.". -"Amargura", segna come album solista il passaggio dalla musica sarda a quella medierranea . Continuerà su questa strada? "L'album "Amargura" è davvero un momento di passaggio. Il nuovo disco , al quale sto lavorando , seguirà le tracce di "Amargura" e quelle di "Rosa e resolza". -Il brano di Tenco che ha scelto di interpretare è "La ballata di un marinaio", perché? "Le mie preferenze vanno ai brani vicini alle mie corde. E' stato così anche nel caso di De Andrè (per l'album "Canti randagi"). Devo dire che per Tenco è stato assai più difficile . Non sempre puoi rifare ciò che ami : bisogna conoscere i propri limiti. Ho scelto "La ballata di un marinaio" per il suono , una volta tradotto in sardo ( è stata mia sorella Gabriella a farlo). Ha poi un testo attualissimo che parla di guerra , di gente che si uccide senza sapere neanche il perché". ( Da "La Nuova Sardegna" del 9 novembre 2007)
(Trascrizione di Rosalba Satta)














