Le 500 Nazioni 

             sostituite dai 50 stati  

          (terza  e  ultima  parte)

                       il WEST  COAST

  Oggi composto dai seguenti STATI E CAPITALI :

Alaska, capitale Juneau – Arizona, capitale Phoenix - California, capitale Sacramento – Nevada, capitale Carson City – Oregon,  capitale Salem  -  Washington, capitale Olympia  -

Prima dell’arrivo degli europei vivevano le Nazioni Indiane dei Chumash, Dinè, Nez Percè… mentre a cavallo della calotta articasettentrionale nell’iasola di Baffin stavano gli Inuit e in Alaska le tribù più ricche degli Aleutini, Tlingit, Haida, Kwakiuti, Nootka, ed altre ancora. Nelle immagini alcuni aspetti dell'Alaska: ghiacciao, alce, aurora boreale, tramonto, alba.

   L'ALASKA è un territorio estremo. Più grande dei 50 stati (un milione e mezzo di kmq, un quinto della superficie complessiva degli Stati Uniti) ha in se 19 montagne che raggiungono e superano i 4000 metri. Ivi è ubicato il più grande parco nazionale americano (il Wrangell St. Elias National Park – in acri:13 milioni -). Su tanta vastità abitano 550 mila abitanti molti dei quali nelle due città più importanti Anchorage e Fairbanks. Qui la natura elargisce bellezze primordiali come il Sole di mezzanotte in estate, le aurore boreali in primavera e autunno, la luna a mezzogiorno in inverno. Estremo anche il clima è estremo. Lo sbalzo di temperatura, per esempio, a Fairbanks può arrivare  a +35°C in estate e -45°C in inverno. Nel resto del paese, vicino al Canada, tra i -10°C di gennaio e i +14°C di luglio. Come abbiamo visto nel capitolo storico anticamente ci fu una trasmigrazione  dall’Asia passando dallo Stretto di Bering attraverso una striscia di terra formatasi in seguito alla glaciazione. Il suo splendido isolamento venne rotto millenni dopo dal danese Vitus Bering che navigava sotto le insegne dello Czar di Russia per cercare nuovi sbocchi commerciali. Tuttavia la vera colonizzazione iniziò nel 1867, quando il governo americano acquistò l’Alaska pagando allo Czar di Russia sette milioni e 200 mila dollari. Come nelle zone calde dell’Eldorado e più miti delle Black Hill anche qui la conquista da parte dell’uomo fu caratterizzata da numerose «corse all'oro». 

          

 

                           aurora boreale

Contrapposta alla glaciale Alaska è l’arida ARIZONA. Conta circa 4 milioni di abitanti ed è divisa in tre regioni. Nella settentrionale passa il Colorado River e vi si trova il Grand Canyon. La centrale,  brulla e montuosa; ed infine la terza, meridionale, completamente desertica. Il nome Arizona è di origine indiana e significa, appunto, «poca acqua». Le statistiche meteorologiche dell'Arizona hanno il record della minore piovosità e fanno la regione la prima degli stati più secchi degli USA. Di conseguenza il suo territorio è caratterizzato da pochi fiumi e grandi distese desertiche. Di quei fiumi uno però è famosissimo avendo scavato nei millenni il «Grand Canyon», appellativo che appare vezzosamente sulle targhe automobilistiche locali. Oltre a questo grande e unico canyon di selvaggia bellezza naturale, se ne trova anche un altro più modesto, ma sempre stupendo e suggestivo, dal nome Canyon De Chelly. Terza magnificenza dello Stato la straordinaria Monument Valley, nel cuore della riserva Navajo, oggi mèta importantissima di turismo etnico. Nelle valli desertiche dell’Arizona, in estate, non è difficile arrivare ai 50°C. Gli inverni sono miti. Un esploratore spagnolo nel 1535 esplorò la zona che dal 1625 in poi divenne sede di missioni. Sotto il dominio del Messico fino al 1848 fu ammesso, buon ultimo, nell'Unione nel 1912. 

      

La CALIFORNIA deve il nome allo spagnolo Hernán Cortés che, nel 1500 chiamò Baja California la grande penisola che si estende dentro il Messico, ispirandosi  all'isola immaginaria di un popolare romanzo spagnolo dell'epoca. Il termine «Golden State» risale, invece, alla corsa all'oro del 1849, quando gli spagnoli davano la caccia all’El Dorado. Qui vivevano 250.000 indiani Chumash. Estesa sulla costa del Pacifico ha spostato dalla sua parte il baricentro socio economico prima sull’Atlantico degli Stati Uniti. La Baja California insieme alla parte messicana è una delle più belle regioni dello Stato.  Terzo per grandezza, 411 mila kmq di superficie, vanta un territorio di straordinaria varietà con foreste, spiagge, fiumi, laghi, deserti spettacolari e altissime montagne (4418 metri la cima più alta, il Monte Whitney) a cui si contrappone la.vastissima depressione della Death Valley 86 metri al disotto del livello del mare. La strada che congiunge Los Angeles a Las Vegas attraversa il deserto del Mojave che i turisti del gioco d’azzardo traversano in auto. Esso occupa un quinto dell'intero territorio. La California entrò nell'Unione il 9 settembre del 1850. La colonizzazione, partendo da est a ovest, arrivò più tardi che altrove, accentuata dalla ferrovia California Espress che attraversò il paese orizzontalmente. Prima un centinaio di tribù di sei diversi ceppi linguistici vivevano nella zona centrale, ricca di pesce e selvaggina. Dopo Hernán Cortés, il conquistatore spagnolo del Messico, le spedizioni lungo la costa dal Messico verso il nord, furono condotte da Juan Rodríguez Cabrillo, seguite dai pirati inglesi e olandesi, come Francis Drake. Nel 1769 Gaspar de Portolá e Padre Junípero Sierra fondarono San Diego. Nel 1776 Juan Bautista de Anza pose le basi della futura San Francisco. Come è costante nella storia del colonialismo ai missionari seguirono le truppe: Per convertire gli indiani al cristianesimo i frati francescani costruirono a catena 21 missioni, dislocate sotto la protezione di quattro presidi militari spagnoli e tre città che dovevano mantenere il controllo della California. L’occupazione incontrò molta resistenza e fu abbastanza precaria fino a quando (1822) venne integrata nel Messico. L'appartenenza messicana che fece sviluppare commerci e ampliare l'immigrazione, cessò nel 1846. La mentalità latina del potere messicano, pigro e inefficiente, si nel tempo si scontrò con quella dei pionieri di origine  anglosassoni che anelavano ad un governo maggiormente attivo ed all’altezza della situazione. Questi si ribellarono innalzando la bandiera della ‘California Republic’ cucita dalle donne col ricamo di una stella ed un orso sotto quella scritta. Dopo la marina e l'esercito degli Stati Uniti sconfissero le forze messicane e nel 1848 il Messico, con il trattato di Guadalupe, cedette la California agli Stati Uniti. La scoperta dell'oro richiamò avventurieri a frotte e segnò profondamente la storia dello Stato.

       

Anche il NEVADA (290 mila kmq costituiti da altipiani brulli e desertici, interrotti da catene montuose) è arido e asciutto quanto la terra dell’Arizona. Venne chiamato «Silver State» per le sue miniere d’argento oggi esaurite. La colonizzazione fu difficile poiché qualsiasi tipo di insediamento deve fare i conti con la necessità di convogliare l'acqua dei bacini lacustri sparsi per il territorio. A supplire la fine delle miniere d'argento, ed i costi dell’irrigazione che tarpano le ali alla agricoltura;  arrivò il gioco d'azzardo che porta nelle casse dello Stato milioni di dollari annui in contanti. Potenza del denaro: accanto alle case da gioco sparse nel territorio sono nate oasi di palme e di verde senza alcuna penuria di acqua. Il Nevada fu esplorato tra il 1820 e il 1830 dalle spedizioni di mercanti di pelli e cacciatori. Nel  1851 sorse il primo insediamento dei Mormoni. L’economia contemporanea dello, oltre al gioco d’azzardo, si basa sulle procedure rapide dei matrimoni e dei divorzi espediente per far trascorrere agli americani di tutti gli States soggiorni di attesa necessari ai due alterni compimenti. Annotazione di curiosità: Il gangster di Los Angeles, «Bugsy» Siegel, fondò il primo grande albergo accoppiato al casinò che oggi ancora vive sotto il nome di Flamingo Hilton.

                                              

L’OREGON, tre milioni di abitanti su una superficie di 250 mila kmq, è strettamente intrecciato con lo Stato di Washington. Il paese ospita il sistema montuoso delle Cascade Range che dividono il territorio in due parti distinte: l’altopiano lavico a est, la fertile valle del Willamette River a ovest. Quest’ultima zona, con una flora caratterizzata da boschi d'alto fusto, coi pregiati abeti Douglas; pini, cedri, larici ed un fitto sottobosco popolato di castori; costituisce l’ambiente ideale per la grande varietà esistente di cervi, antilopi, orsi bruni, castori, scoiattoli (mentre lungo la costa si riproducono cormorani, pellicani e gru. Lo Stato dei Castori, il ‘Beaver State’ fonda la sua economia proprio sullo sfruttamento delle foreste, sull'agricoltura, sulla pesca e sull'attività estrattiva. Come in tutta la WEST COAST furono gli spagnoli dal 1700 in poi a esplorare l'Oregon risalendo dal Messico e attraversando la California. Ma la colonizzazione vera e propria iniziò soltanto nel 1821 dopo aspre contese coi nativi e guerre tra  Spagna, Francia, Inghilterra ed infine Stati Uniti. Qui terminava l'Oregon Trail, l’antica pista dei pionieri che traversava gran parte degli Usa, e che fu elemento essenziale della ‘conquista del WEST’. 

 WASHINGTON, lo stato «Evergreen». Quasi 180 mila kmq con popolazione di cinque milioni di abitanti, circondati dal Canada, dall'Idaho, dall'Oregon e a ovest, dall'oceano Pacifico, lo Stato di Washington è diviso in due dai monti delle Cascade Range il cui splendido Mount Rainier ha 4392 metri sul livello del mare. La parte a est comprende l’altopiano semi arido di colate laviche; l’occidentale comprende la depressione che raggiunge il Columbia River. La flora si alterna nelle varie zone dalla tipica foresta del Pacifico, alla tundra di artica; mentre la fauna è composta di alci, cervi, orsi, visoni, marmotte, scoiattoli, aquile, cormorani, e pellicani. Nei tanti corsi d'acqua sono abbondanti i salmoni. La sua città più importante è Seattle. I primi pionieri che arrivarono da queste trovarono un territorio di grande bellezza, ancora oggi tra i più notevoli di tutti gli Stati Uniti. Poi la storia fu in comune con quella dell'Oregon fino al suo ingresso nell’Unione.

   conclusione              La  storia degli Stati Uniti mi pare, nei due differenti contesti, una analogia con la storia italiana. Nel senso di un prima e di un dopo a cavallo della formazione dello stato attuale. Il prima degli americani è la vita dei nativi la loro storia dispersa nel sole fino all’arrivo dei ‘Visi Pallidi’. Il nostro prima sono gli statarelli che frantumarono l’omogeneità storica della nazione. Come i ragazzi americani conoscono poco o nulla della cultura dei loro Nativi, i ragazzi italiani hanno un vuoto enorme dei fatti occorsi nel lungo periodo pre unitario. Naturalmente escluse da ambo le parti sporadiche eccezioni.  Voglio dire che sia gli Stati Uniti che l’Italia nell’immaginario nazionale paiono nate dal XVII e dal XVIII secolo in poi. Gli italiani guardiamo Assisi, Firenze, Napoli… sapendo ben poco dei Papa Re, dei Borboni e del Gran Ducato di Toscana. La Repubblica di Venezia raggruppa in Marco Polo, o quasi, la sua storia millenaria. Così per i millenni precedenti la conquista contro i Nativi Americani. Certo quella epoca è più segreta della nostra, ma al fine del concetto che voglio esprimere, questo è ininfluente. Perché in entrambi i casi è la ‘rimozione’ voluta dai governi ‘unitari’ che conta. I Pellerossa vivevano nei deserti, nelle foreste e sui monti di caccia e di piante selvatiche. Furono chiamati «indiani» perchè Colombo credè di sbarcare nelle Indie e prese per indiani le tribù che conobbe. Le 500 Nazioni parlavano almeno duecento lingue, avevano differenti modi di vita e diverse ricchissime culture orbitanti  attorno ai sortilegi misteriosi della natura; tuttavia per secoli furono prima ‘bestie’, poi ‘selvaggi’ infine un incomodo umano da mettere nelle riserve. Fino a pochi anni fa, li sistemati dopo il genocidio e l’espropriazione, si preferì rimuoverli e dimenticarli.  Solo oggi si cerca di ricostruire il loro mondo, la civiltà meravigliosa delle 500 Nazioni come qui da noi, in Italia, col federalismo, si cerca di ricreare quella tradizione regionale conculcata dai Piemontesi dopo l’Unità.                       

    Pier Luigi Baglioni

     

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