LA BATTAGLIA DI ‘LITTLE BIG HORN’

Un guerriero sono stato.

Ora è tutto finito.

Tempi difficili ho vissuto.

Toro Seduto

I Sioux con altre tribù della Nazione Indiana avevano combattuto accanto agli inglesi durante la guerra d’Indipendenza Americana. Dopo la vittoria degli indipendentisti e la costituzione degli Stati Uniti, stipulando trattati successivi, nonostante aver puntato sul cavallo sbagliato, i Sioux ottennero il controllo degli immensi territori del comprensorio centrale degli Stati uniti (parte di essi, poi, li rivenderono a Washintong che voleva allocarvi i coloni bianchi che in continuazione giungevano dall’Europa). Dopo la metà del 1800 questa progressiva avanzata verso ovest, dentro i Territori Indiani tracciava un linea verticale retta che divideva in due gli Stati Uniti.

Dalla costa Atlantica fino al centro, l’occupazione dei coloni era completata. Una estensione enorme fino alla fascia lungo la costa sul Pacifico, la California e l’Oregon, al di qua della Sierra Nevada e la Catena delle Cascate; c’erano le ampie distese, l’isola immensa dei Territori, assegnata alle tribù Sioux, Crow, Nasi Bucati, Cheyenne, Arapaho, Soshoni Com’anche, Navaho e Apache. Pressappoco la terra che oggi delimita gli stati dell’Oklahoma, Kansas, Nebraska, Sud Dakota, Wyoming, Colorado, New Mexico, Utah, Nevada, Idaho. Le due zone colonizzate, quella stretta sul Pacifico e quella dell’Atlantico fino al Missouri, erano però unite dalla Pista di Bozeman con la ferrovia che attraversava completamente le distese Indiane tra i fiumi Yellowstone, Big Horn River, Powder River (a nord) ed il Platte (a sud). Il cuore di codeste terre era sorvegliato dai Fort Smith, Fort Kearny , Fort Laramie e l’accampamento di Fetterman.

 

Dipinto di Miller in acquarello: Fort Laramie

 

I forti erano luoghi di sosta e approvvigionamento per i pionieri e coloni che viaggiavano verso l'Ovest, lungo l'Oregon Trail, attraversando a carovane territori anche sacri per gli indiani. I loro accampamenti e bivacchi, si curavano poco del rispetto della natura, facendo strage di selvaggina, tagliando alberi per la legna, lasciando fuochi pericolosi… cose a cui i pellerossa non erano abituati. Considerando un sacrilegio lo scempio le carovane erano costantemente attaccate. Ma nonostante la guerriglia la pressione dei nuovi arrivati fu sempre più forte, quindi sempre maggiori i conflitti. Le file dei carri di pionieri entravano proditoriamente nelle zone assegnate per legge ai Pellirosse, si insediano nei loro territori. Quando viene scoperto l’oro in quei paraggi l’invasione diviene tumultuosa. Alla prima i Cheyenne la subiscono senza reagire sperando che trovato e estratto l’oro i cercatori se ne sarebbero tornati via. Quando ciò non avviene iniziano gli attacchi e le uccisioni. Sono gli anni del periodo storico detto ‘Far West’ e immortalato dalla cinematografia americana fino al 1970 con la rappresentazione dei pellerossa come selvaggi sanguinari.

Sempre secondo codesta letteratura coloni invasori, pionieri, avventurieri e cercatori d’oro sono le vittime sacrificali per portare la civilizzazione americana. I nuovi arrivati recintano, massacrano i bisonti, sterminano la selvaggina. Le tribù della Nazione Indiana per rappresaglia attaccano le fattorie, devastano le coltivazioni. Il capo sioux Piccolo Corvo con 800 pellerossa guida le ostilità. Il governo degli Stati Uniti gli manda contro delle truppe scatenando la caccia ai ‘rivoltosi’. La lotta è impari. Ben presto l’esercito ha ragione di Piccolo Corvo e dei suoi uomini: più di trecento di loro saranno presi e impiccati. Piccolo Corvo coi superstiti si salva rifugiandosi in Canada.

Sconfitto Piccolo Corvo, la guerra si sposta verso i Cheyenne. Per punire una scorreria contro un treno, il colonnello Chivington alla guida di 700 soldati e 40 cannoni circonda l’accampamento di Sand Creek. Ci sono nei tepee 600 tra guerrieri, donne, vecchi, bambini e neonati. I soldati li assaltano, nonostante la bandiera bianca e quella degli Stati Uniti alzate a mo’ di resa, dando luogo alle più incredibili atrocità: tagliano gli organi genitali di giovani e ragazze; scotennano vecchi e bambini, sparano alle mamme che tengono in braccio i loro piccoli… Dopo il massacro, nella città di Denver, l’autore, il colonnello Chivington, è festeggiato come un eroe.

Col passare degli anni i Pellerossa sono prostrati dalla fame, minati nella fiducia, ridotti allo stremo. Il generale Shermann, quindi, ritiene maturo il momento di prendersi anche l’estensione del Podwer River vicino ai Monti Big Horn, abitata dai Sioux e dagli Arapaho. Contro le truppe, vista l’inferiorità di combattere in campo aperto, Toro Seduto attua una guerriglia di resistenza del tipo ‘mordi e fuggi’. Per vendicare il massacro di Sand Creek Cavallo Pazzo tende una imboscata ad una colonna (80 soldati comandati dal tenente Fetterman) incautamente uscita da Fort Kearny. Nell’attacco 300 indiani muoiono sotto il tiro delle carabine a ripetizione ma alla fine tutti i militari restano sul campo. I successi di Toro Seduto, Cavallo Pazzo e Nuvola Rossa rendono la pista di Bozeman impercorribile. Tagliata fuori, nessun soldato o pioniere si azzarda più ad avventurarcisi. Di pari passo alla resistenza dei Sioux e Cheyenne nel nord-ovest, Kociss ed suoi Apaches combattono al sud tra le montagne del Nuovo Messico. La risposta del governo americano consiste nell’incrementare il massacro dei bisonti (un tanto a capo pagato sull’unghia) i quali passano in pochi anni dalle decine e decine di milioni a 541 unità (come abbiamo visto nel capitolo specifico).

A fronte della scomparsa dei bisonti la Nazione Indiana imposta la sua ultima disperata battaglia di sopravvivenza. Il casus belli è la scoperta dell’oro tra le catene montuose dette Black Hills, che per i Pellerossa sono dimora delle loro divinità. I Sioux nel 1868 le avevano ottenute con un trattato in dominio perpetuo dal governo americano (‘concesse’ a cuor leggero essendo aride e inospitali).

Poco appetibili al flusso migratorio finchè alcuni cacciatori scoprirono pepite nei torrenti. La voce dell’oro si diffuse così pionieri, avventurieri e cercatori d’oro a frotte dilagarono sul terreno contrastati dai Sioux. Sheridan affida ai generali Crook e Terry il compito di setacciare la terra, combattere i Sioux e ‘convincerli’ ad andarsene. Da quel momento i due generali imperversano distruggendo e saccheggiando ogni pacifico villaggio di tepee che incontrano sulla loro strada.

Con la guerriglia Nuvola rossa, toro Seduto e Cavallo Pazzo rispondono alla guerra di sterminio costringendo le truppe di Crook a ritirarsi. Cheyenne e Sioux ottenuto quel risultato vittorioso, vanno a nord, nella valle di Little Big Horn, per la stagione della caccia ove si uniscono a Toro Seduto coi suoi uomini. Nasce dall’incontro un patto di non lasciarsi più espropriare e aggredire impunemente. Quando il generale Terry decide di attaccare a Little Big Horn manda in avanscoperta due colonne di soldati, una agli ordini del generale Custer, una comandata da Gibbon. Custer è diplomato alla Accademia Militare (reduce della Guerra di Secessione sotto bandiera unionista, partecipe della prima fase delle Guerre Indiane), ha 37 anni, è fanaticamente ostile ai Pellerossa che considera più bestie che selvaggi. Gli indiani lo odiano chiamandolo ‘Lunghe chiome’ per i suoi capelli pettinati come le donne. La prosopopea verso le ‘orde selvagge’ gli sarà fatale. Nell’avanzata all’interno della Terra dei Sioux avvista un villaggio. Non si cura di alcuna ricognizione convinto della sua superiorità e attacca frontalmente per annientarlo. Nel villaggio però è atteso. Non ci sono solo donne, vecchi, bambini e indiani stremati e affamati come era abituato giù al sud. C’è Cavallo Pazzo e Toro Seduto coi loro orgogliosi guerrieri che lo affrontano. Gli tendono una imboscata sul terreno a loro congeniale mentre Custer ed i suoi 285 uomini sono allo scoperto, nel bel mezzo della valle. I Pellerossa, che brulicano sulla cima delle alture tutto intorno, scendono all’attacco cavalcando a pelo i destrieri intorno al quadrato dei militari. Nonostante le grandi perdite, gli indiani dopo una giornata di combattimento, fanno strage della compagnia e del suo comandante, il generale Custer, che sarà tra gli ultimi a morire al centro del quadrato.

 

George Armstrong Custer

 

Sarà l’ultima vittoria della Nazione Indiana contro gli invasori. Dopo il Congresso degli Stati Uniti si scuote. Indignato dal ‘proditorio massacro’ vota una legge che obbliga gli indiani a lasciare tutto il Powder River Country e le Black Hills coi pieni poteri al generale Sheridan di portare a termine l’operazione. Incalzati dai cannoni, senza cibo e munizioni, i Pellerossa non hanno scampo. Toro Seduto e pochi superstiti si rifugia in Canada. Cavallo Pazzo si arrende per salvare donne e bambini. Dopo l’atto di sottomissione verrà internato in una riserva insieme ai suoi dove verrà assassinato di li a poco. Contemporaneamente la ‘soluzione finale’ avviene anche in California e nell’Oregon ormai ‘civilizzati’. Terminata la spoliazione gli indiani vengono raggruppati e tradotti in scarne riserve. E dopo la ‘pacificazione’, la vendetta: il 7° Reggimento di Cavalleria (quello di Custer) raggruppa a Wounded Knee Creek i Sioux rimasti ancora liberi per deportarli nelle riserve. Invece, col pretesto d’un tafferuglio provocato da un gruppo si soldati, sparano a mitraglia sulla massa promiscua di indiani sterminandoli. Risparmiandosi così anche il viaggio di trasferimento.

Pier Luigi Baglioni

 

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