Tramonto sul Grande Lago |
| LA SUGGESTIONE DEI PELLEROSSA Queste stanze vogliono essere una RISERVA INDIANA virtuale in modo da dare al navigatore che vi approdi lidea di quel mondo ormai scomparso e fornire gli strumenti di un eventuale approfondimento agli interessati che ne vogliono sapere di più. Sarò grato anche dei contributi nella raccolta di immagini e informazioni onde rendere questa RISERVA sempre più rappresentativa. Io sono nato agli inizi degli anni30 in un periodo di autarchia cinematografica. Quindi da ragazzo non ho potuto vedere i film americani di quegli anni sullepopea dei cawboys (pastori di bovini) e la strage che essi fecero delle nazioni indiane. Nel dopoguerra però non ne persi alcuno seguendo passo passo la trasformazione culturale americana nei loro riguardi da Ombre Rosse a Balla coi Lupi. Però, anche quando i pellerossa venivano dipinti come selvaggi e scotennatori, nemici spietati e crudeli della civiltà, massacratori (loro!) dei viso pallidi; mi sono sempre messo dalla loro parte. Mi affascinavano di più le piume sulla testa, la cavalcata a pelo, i monili e i totem; le verdi immense praterie popolate di bisonti che quei torbidi, volgari, pistoleros dai grandi cappelli di feltro, il foular al collo, pantaloni di cuoio e pistole penzolanti sui fianchi pronte ad essere usate con la velocità della saetta. Anzi, nelletà in cui si sogna a occhi aperti, e la sera si cerca il sonno lavorando dimmaginazione; mi sono sempre identificato in guerriero, uomo di quelle tribù, lasciando correre i miei sogni di Mano Forte in quelleden naturalistico, passando il tempo a cacciare, o lottare col rivale Coltello Veloce per conquistare lamore della stupenda squaw Giunco dArgento. Naturalmente la vita degli indiani dAmerica non si svolgeva nel senso edulcorato come la immaginavo. Ma non doveva essere tanto distante data lesiguità del numero delle tribù rispetto allimmensità del territorio, alla dovizia della selvaggina (si pensi alle centinaia di milioni di bisonti). Al loro modo di vivere, errando di posto in posto, senza lasciare tracce, passando leggeri sulla terra mantenendo intatta la sua natura. Credo che la loro vita doveva essere non troppo difficile (almeno sino al sopraggiungere delluomo bianco). E poi senza tasse, ricevute, bollette, orari e costrizioni doveva essere proprio un bel vivere! Un popolo che non senta lesigenza di costruire città, inventarsi tecnologie, invece che al potere costituito affidarsi alle leggi della tradizione, alla giustizia dettata dai saggi che decidono di volta in volta deve certamente essere appagato di se. Da noi si dice che il bisogno aguzza lingegno. Gli indiani dAmerica di ingegno ne avevano abbastanza. Se non lo hanno aguzzato è stata una libera scelta per imprigionarsi in un mondo di regole e condizioni. Hanno preferito la libertà alle comodità pagate col suo prezzo. Sono quasi estinti piuttosto che integrarsi. Meraviglioso, ammirevole non vi pare? Pier Luigi Baglioni, scrittore in Genova. |
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