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LA STRANA NEMESI DEI LEGGENDARI MOHAWK
Nel 1500 le tribù
Irochesi (Seneca, Mohawk, Onondaga, Oneyda, Cayuga e Muscarora) abitando la
costa e l’immediato entroterra dove ora si trovano gli stati del Maine,
Massachusetts, Rode Island, Connecticut, Delaware, New York , Mariland…furono
le prime a subire l’impatto coi colonizzatori dell’America settentrionale
dopo lo sbarco del Mariflower. Dopo toccò ai Seminole che popolavano la
penisola della attuale Florida. Essi vivevano fieri e soddisfatti in villaggi
fortificati dominati dal matriarcato. La loro gloriosa stagione era nel pieno
del fulgore: Avevano fondato un grande Impero dando luogo al primo
esperimento unitario confederativo tra le tribù sparpagliate sul territorio
con un unico governo quando iniziò l’espansione degli ‘uomini bianchi venuti
dal mare’ che interruppe quel
processo di consolidamento che non si sa dove li avrebbe portati.
Come si sa i coloni
erano avidi di terre da coltivare e gli indiani, nella loro ingenuità, non
glie le negarono. I protestanti acquistarono dalle tribù parte del territorio
nei loro primi insediamenti, mentre i cattolici (sotto la guida dei
gesuiti) convinsero alcune famiglie a
partire verso il nord del San Lorenzo per sistemarsi nelle nuove terre.
Nell’attuale Caughnawaga canadese, ove ancora si trovano le riserve della
omonima Nazione Indiana, l’attività di sussistenza delle tribù continuò a
basarsi sulla caccia d’inverno (cervi, alci, orsi…) e la pesca d’estate
(salmoni). Poi, estendendosi la
colonizzazione e la presenza bianca, i giovani indiani trovarono più utile
entrare nel traffico e nel commercio delle cose che interessavano i nuovi
arrivati: pellicce, legname, merci varie… facendo la spola con le loro canoe
tra il nord ed il sud del Grande Fiume.
Passati tre secoli
dalle prime transumanze e dagli insediamenti yenkee, nella prima metà del
1800, l’economia della costa atlantica cambiò radicalmente. Finiti i primordi
della colonizzazione, il fruttuoso mercato delle pelli, del trasporto del
legname, e degli scambi di prodotti le tribù irochesi affrontarono un duro
periodo di recessione. Per sopravvivere si adattarono a svolgere varie
attività non proprio nobili e confacenti alla loro tradizione: fabbricavano
mocassini da vendere, o estratti
d’erbe secondo le ricette degli ‘uomini di medicina’… Oppure sfruttavano la
loro abilità di danzatori popolando i circhi equestri come quello fondato da
Buffalo Bill. E chi non seppe adattarsi divenne un ozioso sbandato alcolista
delle periferie urbane.
Questa deprimente
situazione dei Mohawk seguì passo passo la costruzione dello stato canadese
che nel contempo realizzava l’infrastrutture di comunicazione della nuova
nazione. Ma avvenne una cosa che diede una improvvisa svolta agli eventi. Nel
1886 la Compagnia Ferroviaria Canadian Pacific Railroad appaltò all’impresa
di costruzioni in ferro e acciaio ‘Dominion Bridge Company’ la costruzione di
un ponte ferroviario sul San Lorenzo. Il progetto era formato da una
struttura in carpenteria meccanica che, creando una luce sospesa, scavalcava
nel cielo il fiume da riva a riva. Alcuni piloni, però, toccavano il
territorio dei Caughnawaga che si posero a presidiare il suolo. Per rimuovere
la loro opposizione la compagnia si impegnò ad assumere come manovalanza i
giovani disoccupati della tribù.
Da questa foruita combinazione nacque la leggendaria
nemesi dei Mohawk, ‘funamboli dell’acciaio’. Andò, sunteggiando il racconto
scritto in una lettera alla famiglia di un funzionario della Dominion Bridge
Company, che questi giovani manovali indiani erano insofferenti all’umiliante
lavoro a loro incaricato di scaricare
il materiale e trasportarlo nel cantiere con le carrette. Così appena i capi
sviavano lo sguardo loro sfuggivano al controllo e facevano i cavoli propri.
Per divertirsi si arrampicavano sulle strutture come i capretti in alta
montagna, e saltavano da una capriata
all’altra come scimmie sugli alberi.
Vedendo quei giovani
indiani camminare nel vuoto, passeggiare sulle longarine sospese senza la
minima paura, stare ritti nel vuoto sopra il fiume senza accenno di
vertigine, i capomastri invece di redarguirli colsero il lato utile della
faccenda. Capirono che loro avevano una attitudine innata al
funambolismo e la loro abilità
soverchiava la destrezza delle pur valide maestranze bianche provenienti
generalmente dalla marineria quindi aduse a salir pennoni ed alberi maestri.
Poiché la posa in
opera di sbalzo delle traversine sul sottostante impetuoso ribollire della
corrente, con la necessaria ribattitura a caldo dei bulloni di cerniera, era
un lavoro ostico che nessuno faceva volentieri, venne naturale ai capi
proporlo a quei giovani Mohawk. I
quali non si tirarono indietro ma anzi fecero da quel momento la gara a cimentarsi
nei punti più pericolosi. Scrive il suddetto funzionario: “Non tardammo a
scoprire che indiani e chiodi erano fatti l’uno per l’altro. In altre parole
i Mohawk erano costruttori e carpentieri nati.”
Dopo quel ponte ne
arrivarono altri e dopo i ponti seguirono i grattacieli. I lavoratori
specializzati indiani percorsero allora a ritroso della strada fatta dagli
avi andando verso le grandi metropoli degli Stati Uniti d’America. Ove finito
un lavoro ne cercavano subito un altro spostandosi da Buffalo a Cliveland, da
Detroit a Chicago, fino a New York… dove una volta stavano i loro villaggi
fortificati. L’Empire State Building,
il Daily News, il Gorge Washington Bridge... decine e decine di ponti e
grattacieli… nacquero così dall’abilità degli indiani ‘funamboli
dell’acciaio’. “Questi visi pallidi…” avrà pensato qualche scoiattolo Mohawk
vedendo la stupefatta ammirazione degli uomini bianchi alla loro temeraria
maestria “… non sanno che la nostra gente nei secoli e secoli ha scavalcato
canyon camminando su tronchi sottili, superato fiumi su percorrendo lunghi
paletti come avessero la terra sotto i piedi. Magari sputando giù per vedere
quanto tempo metteva la saliva a toccare l’acqua.”
Pier Luigi Baglioni
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