TURISMO NELLE RISERVE INDIANE

Un ‘Grande atlante del mondo’ in cd rom al capitolo della suddivisione delle etnie negli Usa presentava questa tabella:

 

in cui i Nativi Americani, la vera razza autoctona dell’America settentrionale, venivano mischiati anonimamente nella generica voce ‘altri 4% ‘. Questo per dire quanta poca considerazione avessero i Nativi nella cultura occidentale. Le cose oggi sono molto cambiate data l’importanza che le antiche riserve indiane, già veri e propri ghetti di miseria e abbandono, hanno assunto nell’economia nazionale e nel turismo internazionale. Una parte importante si deve alla concessione dei diritti di impiantarvi case da gioco. Ma anche ai visitatori degli USA e vacanzieri interni non amanti del gioco d’azzardo esse costituiscono uno stimolo in quanto rappresentano la genuina alternativa della vera millenaria America, a quella ‘yankee’ dei grattacieli di Chicago e spiagge di Los Angeles; di Wall Street e Brodway o New Orleans e Maiami.

Alle soglie del 2000 nelle Riserve Indiane vive il 35 % della popolazione indiana. E’ quella parte di ‘popolo rosso’ che non si è integrato nell’american way of life e che ritrova (o non ha mai abbandonato) il gusto delle proprie origini di ‘prima’ dell’arrivo infausto dei pionieri. Digitando sul motore di ricerca di Altavista la voce ‘american native’ si possono trovare i siti dove le riserve indiane commerciano la loro merchandise, prodotti artigianali. Scrittori, nativi e no, che vendono i propri libri ispirati alla più affascinante civiltà del mondo, A agenzie di turismo che organizzano soggiorni e viaggi di studio in cui i Pellerossa –uso il termine nostro, popolare, fuori dal significato dispregiativo che assunse nel passato- portano gli ospiti a visitare i luoghi sacri una volta rigorosamente vietati ai ‘visi pallidi’. Lasciano assistere alle loro feste tradizionali con canti e balli. Fin poco tempo fa un singolo individuo poteva rifugiarsi nelle riserve e farsi adottare da una tribù; oggi gli ‘hunkapi’ -quelli come dei loro- non sono più accettati. L’iniziazione è stata abrogata e si ottiene soltanto col matrimonio.

donne navajos in riserva

Cosa offrono al turista le riserve indiane? Prima di tutto una serena parentesi di vita in armonia con la natura secondo le antiche leggi del Grande Spirito. Danze indiane ‘pow wow’ cioè i festeggiamenti con balli rituali e rodei di abilità delle loro ricorrenze. Gli stupendi interessanti musei ove vengono raccolti e collezionati gli antichi manufatti tribali. I markett coi prodotti, invece, del moderno artigianato. Se durante il soggiorno capiterà la ventura di un giovane indiano che abbia conseguito la laurea si vedrà come la comunità festeggi l’avvenimento in un sortilegio di tradizioni e contemporaneità.

Nello Stato di Washington, che aveva una ampia popolazione indiana prima dell’arrivo dei pionieri bianchi, è la riserva dei Tulalip. Occupa la parte occidentale della regione che si estende da Port Gardner fino alla città di Everett. In questa tribù la festa più notevole è la ‘Cerimonia del Primo Pesce’ che inaugura la stagione della pesca nelle acque ad est dell’isola di Camano.

Tra gli optional aggiuntivi di contorno ai soggiorni sono previste gite alle Blach Hills dei Lakota dove è stato girato il film ‘Balla coi Lupi’. Il luogo sacro di Win Cave e Little Big Horn. Si potranno fare cavalcate itineranti tra le rosse montagne di Monument Valley oppure andare a trovare gli Anasazi e vitare le migliaia di rovine del loro parco Mesa Verde.

 

Pier Luigi Baglioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pier Luigi Baglioni

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