ALLA SERA

Questa poesia è stata scritta dal poeta Ugo Foscolo e fa parte di una raccolta di 12 sonetti tra cui anche “A Zacinto”.  Queste poesie affrontano entrambe il tema della morte. Nella poesia alla sera c’è un rapporto tra la natura ed il sentimento dell’uomo poiché l’idea della sera risveglia nel poeta il pensiero della morte ed il finire del giorno che rappresenta il segno del trascorrere del tempo. Il poeta nella poesia immagina la sera come la morte, ed è sempre da lui gradita sia d’estate che in inverno. Il poeta alla sera vaga con il pensiero, secondo lui gli uomini dopo la morte non troveranno niente, cioè vanno al nulla eterno e questo modo di vedere la morte viene chiamata Condizione Meccanicistica. Con il giungere della sera il  tempo passa e anche le preoccupazioni, gli affanni, e lui guarda alla  pace della sera in cui si paca il suo spirito ruggente. In questa poesia vengono affrontati 2 temi fondamentali quello della sera che rappresenta la morte dell’uomo e quello del finire del finire del giorno che è il simbolo del  trascorrere dell’esistenza del poeta.. I periodi non coincidono con il finire di ogni strofa, infatti in questo sonetto vengono individuati solo due periodi, il primo comprende le 2 quartine che affronta il tema della morte, mentre il secondo comprendente le 2 terzine che racchiude il tema della fine del giorno e della pace che si ha alla fine della morte. Questa poesia rappresenta una struttura ad anello perché sia nella prima che nell’ultima strofa il poeta fa riferimento alla morte. Alla sera  segue uno schema metrico alternato del tipo ABAB ABAB  CDC DCD . Vi sono due rime semantiche: la prima tra quiete e ciete; la seconda tra strugge , fugge e rugge. I versi sono endecasillabi di sinalefe e dieresi. Le figure retoriche sono: fatal quiete = poiché da l’idea che questa pace è il destino fatale che viene assegnato a tutti gli uomini..

 

 

 

 

A ZACINTO

Il poeta nella poesia A  Zacinto esprime il  suo dolore in quando non potrà tornare mai più nella sua terra nativa, dove secondo la leggenda è nata la dea Venere. Foscolo in questa poesia si paragona ad Ulisse, l’eroe greco famoso per le sue sventure, ma mentre questi riusci’ di nuovo a baciare la sua itaca il poeta non potrà neanche essere sepolto nella sua patria. Nelle prime due strofe si parla dell’isola dove sarebbe nata Venere nella terza strofa il poeta si paragona ad Ulisse mentre nell’ultima  Foscolo parla della sua sepoltura che non avverrà nella sua patria. A Zacinto è sonetto composto da due quartine e due terzine dove ci sono periodi complessi. Ci sono forme di scarto linguistico come Ove, Ne più mai, Fea; Ci sono parole chiavi come Mar, Sponde che danno idea dell’acqua. Il sonetto  segue uno schema metrico formato da due quartine e due terzine di endecasillabi ABAB ABAB  CDE CED. Le prime 2 quartine hanno rime alternate mentre le terzine incatenate. Nella prima quartina Vi sono rime semantiche tra sponde-onde che riportano all’idea dell’acqua e giacque-nacque che danno idea della vita. I Temi principali sono l’Esilio e il Distacco dalla patria. Nel sonetto si mettono a confronto 2 personaggi quello mitico Ulisse e uno reale Foscolo entrambi hanno in comune l’esilio. Ulisse è positivo mentre Foscolo è un pessimista pre Romantico. In questa poesia il poeta promette di non toccare più la sua terra nativa  “Zante” che si trova sul Mar greco dove nacque la dea Venere, che col suo sorriso fecondava  l’isola. Ulisse è contrapposto a Foscolo perché riuscì a baciare la sua itaca mentre a Foscolo non è concesso di ritornare perché è destinato ad essere sepolto in una terra sconosciuta. Il periodo non coincide con la fine della strofa, bensì il primo periodo termina alla fine della prima terzina. Solo nell’ultima parte c’è coincidenza tra struttura sintattica e la fine della strofa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’INFINITO

La lirica esprime il tema romantico della tensione di Leopardi verso l’infinito ed è uno dei momenti più belli perché c’è il succo del suo pensiero pessimistico. La poesia si divide in tre parti: Spazio reale (ques’ermo colle, questa siepe) Il tempo ( E come il vento) Lo Spazio all’infinito immaginato (questo mare; questa immensità) Nei veri 1-3 gli aggettivi dimostrativi questo, questa sono riferiti al colle e alla siepe. Nei versi 8-13 il finito è contrapposto all’infinito ci sono aggettivi questo e quello che si annullano a vicenda. La lirica segue una forma metrica composta da endecasillabi sciolti. C’è una rima interna tra sentendo e mirando. Le figure retoriche sono il mare e l’immensità che sono metafore che stanno per infinito. La parte denotativa della lirica ci dice che c'è un colle solitario, la siepe dove il poeta si nasconde dove vi è la fantasia del poeta che va all’infinito, poi c’è il vento che fa rumore e la natura primaverile. La parte connotativa è il naufragar mi è dolce in questo mare. In questa poesia Leopardi parla del colle solitario a lui caro e di questa siepe che aveva davanti che non permetteva allo sguardo di guardare oltre. Io immagino che sedendomi davanti alla siepe e guardando immagino che ci siano silenzi sovrannaturali e profondissimi tanto che il cuore per poco non prova qualche brivido. Ascoltando il vento che muove le piante avvicino la voce del silenzio a quella del vento e mi ritrovo a pensare all’eternità e penso alle stagioni già trascorse al tempo presente e al suo suono. Così in questi pensieri immensi affondo e sento il piacere di naufragare in questo mare dolcemente.