Lo sviluppo di sistemi
elettronici ed informatici, aderendo alla necessità di non alterare i reperti,
ha consentito, negli ultimi anni, l'utilizzo di talune strumentazioni anche nell'ambito
delle indagini su documenti.
L'indagine documentale, finalizzata alla scoperta di alterazioni su manoscritti dattiloscritti o stampati può servirsi di tecniche prima d'ora utilizzate solo per esami di altra natura (balistica, esplosivistica, merceologia, etc.).
Anzitutto, grazie a tecniche
analitiche in combinazione con il microscopio a scansione elettronica (SEM) è
possibile stabilire la natura del reperto in esame osservandone anche la
morfologia. Attraverso la tecnica SEM-EDX, l'analisi particellare permette di
determinare la composizione e l'aspetto di particelle delle dimensioni di un
micron.
L'analisi effettuata con le
tecniche sopra menzionate prevede una prima fase di ricerca nella quale con il
microscopio a scansione elettronica si individuano i corpuscoli presenti nel
reperto oggetto di indagine. La fase di ricerca, che tiene conto delle
caratteristiche atomiche delle particelle, si realizza sulla base
dell'intensità del segnale corrispondente agli elettroni retrodiffusi.
Il microscopio elettronico a
scansione è uno strumento che illumina mediante elettroni la superficie di un
campione: gli elettroni secondari prodotti da un fascio di luce incidente
vengono raccolti da rivelatori e trasformati in impulsi elettrici; tali impulsi
modulano la luminosità dei diversi punti di uno schermo video, sul quale si
formano le immagini dei reperti esaminandi.
La seconda fase, che
chiameremo la fase della verifica, consiste nella determinazione degli elementi
chimici presenti nella particella individuata. Questa fase è realizzata per
mezzo del microanalizzatore a raggi X. Il fascio elettronico incidente,
infatti, se dotato di sufficiente energia, riesce a indurre nel reperto
l'emissione di raggi X (EDX): la loro analisi spettrale fornisce i dati relativi
alla composizione e all'aspetto morfologico e dimensionale delle particelle
rilevate.
In altri termini, il
microscopio a scansione elettronica fornito di microanalizzatore a raggi X può
effettuare esami ottici non distruttivi portando il reperto esaminando a
livelli di ingrandimento molto avanzati consentendo, inoltre, l'identificazione
degli elementi a composizione del materiale in osservazione. Nel campo
applicativo le tecniche di osservazione e di analisi prefate hanno dimostrato
risultati apprezzabili nell'ambito dell'indagine grafica con sovrapposizione di
tratti di scrittura.
Se è agevole, considerato
l'altissimo numero di ingrandimenti ottenuto per via elettronica, verificare la
sovrapposizione di scritture realizzate con mezzi scrittori differenti, più
complesso risulta, invece, l'accertamento finalizzato a stabilire quale delle
due scritture sia stata scritta prima, nel caso di inchiostri della stessa
natura.
L'esame assume aspetti più
complessi che possono essere affrontati sia con la microscopia che con la
scomposizione informatica dei colori e delle relative tonalità dei diversi
inchiostri. Quindi, se da un lato l'esperto grafico utilizzando la microscopia
ottica ed elettronica può stabilire se l'inchiostro di una biro è sovrapposto
alla dattiloscrittura e viceversa, attraverso l'analisi di particelle
rinvenibili, ad esempio, a cagione della fibra in cotone o in plastica del
nastro, dall'altro lato si incontrano difficoltà rilevanti quando è stato usato
il medesimo mezzo scrittorio.
Ma, come si accennava prima,
è possibile procedere ad esame ottico digitalizzato, usando le proprietà dei
colori e attraverso software applicativi. In questa ipotesi, dopo aver
vettorializzato le scritture verificande, trasformandole quindi in dati
digitali, si procederà alla scomposizione degli inchiostri rilevati attraverso
i relativi canali di colore RGB, di tonalità HMS, di saturazione HSL. Questa
analisi di immagine verrà poi documentata attraverso la stampa su carta a
risoluzione fotografica o per stampa a sublimazione, rendendo osservabili le
diverse trasformazioni ottiche degli inchiostri, potendone distinguere le
caratteristiche colorimetriche (vedi tavole 1,2,3).
Il metodo sinteticamente
illustrato permette di risalire alla scrittura originaria nell'ipotesi di
tratti aggiuntivi. Accade spesso che il perito è chiamato a verificare la
manomissione di un assegno, in particolare della cifra in numeri e in lettere,
che il falsificatore ha alterato modificando un dato alfanumerico. L'esame
ottico computerizzato supera le difficoltà che possono rilevarsi da
accertamenti eseguiti attraverso l'uso di metodologie più convenzionali.
Infatti, l'utilizzo dell'illuminazione radente, per trasparenza e l'esame a
luce U.V., possono non consentire una soluzione certa dell'indagine.
Può accadere che, pur nella
diversità, gli inchiostri siano a composizione similare e per questo, nel caso
di raggi ultravioletti, assorbano l'energia e la riflettano ad una lunghezza
d'onda analoga; così come alcune sostanze che compongono gli inchiostri biro
penetrino nel substrato cartaceo allo stesso modo, producendo effetti di
fluorescenza non rilevabili nella diversità. Inoltre, alcune sostanze presenti
negli inchiostri sottoposte all'illuminazione U.V. emettono fluorescenza solo
nell'infrarosso e di conseguenza rimangono non visibili.